montepaschi big

FARE I SOLDI CON L’ITALIA (DA UN SECOLO) - JP MORGAN SEMPRE PRESENTE: DALLA PRIMA GUERRA MONDIALE ALL’INGRESSO NELLA MONETA UNICA. ORA HA PUNTATO MONTEPASCHI - DOPO L’INCONTRO CON DIMON, RENZI CAMBIA IDEA: PRIMA VOLEVA L’INTERVENTO PUBBLICO, POI HA LASCIATO IL BUSINESS ALLA BANCA D’AFFARI USA. PER QUESTO E’ STATO LICENZIATO FABRIZIO VIOLA

 

jamie dimon jp morganjamie dimon jp morgan

Giovanni Pons per “Affari&Finanza - la Repubblica

 

Qualcuno l' ha definita la banca dei governi e degli istituti centrali, per come nel corso degli ultimi duecento anni si è sempre affiancata alle istituzioni offrendo il proprio apporto in termini di expertise e know how sulle più delicate materie finanziarie e monetarie.

 

Ma la JP Morgan, come tutte le altre grandi banche globali, non fa beneficienza, ma affari con imprese e istituzioni in giro per il mondo, grazie a una presenza territoriale che molti le invidiano.

 

VITTORIO GRILLI VITTORIO GRILLI

In Italia, per esempio, ha appena celebrato il centesimo anno di attività, iniziata nel 1915-16 con la partecipazione a un prestito di 25 milioni di dollari a favore del governo italiano in cui Guaranty Trust Company di New York, l' antenata della JP Morgan Chase di oggi, era coinvolta nel ruolo di co-head.

 

A cent' anni di distanza, la JP Morgan guidata in Italia da Guido Nola, con l' ex ministro Vittorio Grilli a capo dell' investment banking europeo, è ancora alla ribalta delle cronache finanziarie per essersi ritagliata un ruolo di primo piano nell' operazione di salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, non ancora conclusa e con una serie di ostacoli sulla sua strada.

MPS RENZI PADOANMPS RENZI PADOAN

 

La discesa in campo è stata preceduta, come spesso accade quando in gioco ci sono banche di rilevanza mondiale, da un incontro a quattr' occhi tra il numero uno globale, Jamie Dimon, e il premier italiano Matteo Renzi, propiziata, si dice, da un altro banchiere di standing internazionale, Claudio Costamagna, presidente della Cassa Depositi e Prestiti.

 

Un incontro fatale, dev' essere stato, poiché da quel momento Renzi ha abbandonato l' idea di intervenire con soldi pubblici nel capitale del Monte dei Paschi, per affidarsi mani e piedi alle cure della grande banca americana, chiedendo soltanto la presenza al suo fianco di Mediobanca.

fabio gallia claudio costamagnafabio gallia claudio costamagna

 

Il tandem stava già lavorando da un annetto con il Tesoro per negoziare con i riottosi uffici di Bruxelles della Concorrenza il tema della creazione di una bad bank in cui infilare i crediti deteriorati delle banche senza impattare sulla normativa per gli aiuti di Stato. JP Morgan e Mediobanca si sono poi inventate il meccanismo delle Gaacs, cioè le garanzie pubbliche sulle tranche di cartolarizzazioni, l' unico in grado di superare lo scoglio degli aiuti di stato. Uno schema poi trasferito sull' operazione Montepaschi dove JP Morgan si è detta disponibile a garantire una parte importante del bridge loan necessario per portare fuori dal bilancio della banca senese 10 miliardi di sofferenze nette.

 

Poi, insieme a Mediobanca, ha formato un consorzio di pre-garanzia per un aumento di capitale da 5 miliardi in cui sono confluiti altri colossi come Credit Suisse, Bofa Merrill Lynch, Deutsche Bank, Santander. La partita che JP Morgan si sta giocando in Italia è dunque forse la più visibile di sempre, sia per le ricadute in termini di reputazione sia per il ritorno in termini di remunerazione (una stima un po' grossolana indica in 500 milioni il monte commissioni che graverà sul bilancio Mps se verranno portati a termine prestito ponte e aumento di capitale). Più di una buona ragione per tagliare fuori l' advisor principale delle precedenti ricapitalizzazioni del Monte in cui la parte del leone la fece la svizzera Ubs.

CIAMPI DRAGHICIAMPI DRAGHI

 

D' altronde, come sa bene il governo ma anche i regolatori europei, evitare un bail in del Monte dei Paschi è un obbiettivo primario per non creare un effetto contagio sul sistema bancario italiano ed europeo. Che, come il fallimento di Lehman Brothers insegna, potrebbe avere costi esponenziali e ricadute pesanti per tutti i protagonisti.

 

Non è la prima volta che JP Morgan si schiera a fianco del governo italiano in situazioni difficili, offrendo i suoi servizi sempre ottimamente retribuiti. Era stato il New York Times nel febbraio 2010 a parlare per la prima volta dell' aiuto che JP Morgan offrì al governo italiano nella seconda parte degli anni '90 per facilitarne l' ingresso nell' euro.

 

«Con l' aiuto di JP Morgan - ha scritto il quotidiano americano - l' Italia riuscì nel suo intento. Nonostante alti deficit, un derivato attivato nel 1996 consentì di portare il budget italiano in linea con i parametri swappando valute con JP Morgan a un tasso di cambio favorevole e mettendo più soldi nelle mani del governo. Come contropartita l' Italia si impegnò a futuri pagamenti che non erano contabilizzati come passività».

JP MORGANJP MORGAN

 

Tra i tanti italiani che si sono fatti le ossa negli uffici della banca americana, c' è chi oggi ricorda che quell' operazione era stata denominata in codice Cristal , ed era coperta dal massimo riserbo anche all' interno della banca tanto che ne erano a conoscenza una decina di alti funzionari appena. E non è un mistero che l' esplosione del debito pubblico italiano, avvenuta dalla metà degli anni '80 in poi, ha rappresentato una vera e propria manna, in termini di commissioni incassate, per quelle banche d' affari internazionali che erano presenti con propri uffici e team nel Belpaese ed erano riuscite ad agganciare un cliente importante come il Tesoro italiano.

 

GORNO TEMPINI GORNO TEMPINI

Tra queste c' era sicuramente la JP Morgan, ma anche la Lehman Brothers, la Morgan Stanley, la Goldman Sachs, la Merrill Lynch oltre ad alcune ditte europee come Credit Suisse e Deutsche Bank. Tutti a consigliare come gestire al meglio quella massa crescente e sempre più articolata rappresentata dal debito pubblico italiano, il secondo al mondo.

 

Quando a metà degli anni '90 cominciò il processo di convergenza tra i tassi italiani e quelli tedeschi diventò fondamentale il rispetto del parametro del 3% di deficit sul Pil, obbiettivo che sembrava alla portata del governo Prodi che poteva contare sull' ex banchiere centrale Ciampi alla guida del Tesoro e Mario Draghi alla direzione generale.

 

 

Fu così che, racconta chi stava in JP Morgan all' epoca, un genietto dei prodotti derivati di nome Bertrand des Pallieres, si inventò uno swap tra lo yen e la lira che permetteva di contabilizzare immediatamente un utile per la Repubblica Italiana e che veniva pagato a rate negli anni successivi senza figurare come passività nella contabilità nazionale.

 

 

matteo del fante (4)matteo del fante (4)

Negli anni Duemila la potenza di JP Morgan aumenta notevolmente sfruttando la possibilità offerta sotto la presidenza Clinton di diventare banca universale, spaziando in tutti i segmenti dell' attività bancaria, dai crediti ai mutui, dalla gestione del risparmio al private e all' investment banking.

 

Prima si fonde con la Chase Manhattan, poi con Banc One e quando scoppia la grande crisi finanziaria nel 2007-08 è costretta a rilevare Bear Stearns sull' orlo del collasso e Washington Mutual piena di mutui subprime. Anche se subirà, insieme alle altre grandi banche del sistema americano, la ricapitalizzazione forzata da parte del Tesoro per permettere al sistema bancario di continuare la propria attività di prestatore di fondi all' economia reale.

 

JP Morgan ha dunque le spalle larghe, è diventata la prima banca Usa ma è ancora molto presente in Europa e in Italia quando scoppia la crisi dei debiti sovrani innescata dalla Grecia. Goldman Sachs è accusata di aver aiutato il governo ellenico nel mascherare il debito pubblico, la stessa costruzione dell' euro è messa sotto pressione e tutte le banche americane ed europee, attraverso i loro dipartimenti speculano sulla disintegrazione della moneta unica, che però non avviene.

MARCO MORELLI MARCO MORELLI

 

Nel momento peggiore della crisi la Deutsche scarica sul mercato miliardi di titoli di Stato italiani, ma Jp Morgan cerca di distinguersi dal coro, fedele alla tradizione, aumentando la propria esposizione verso controparti italiane: 5 miliardi nel 2011 diventano 7,5 miliardi nel 2015 e 8,4 nel marzo 2016.

 

Dopo aver cresciuto negli ultimi trent' anni banchieri che via via assumono posizioni di rilievo nel panorama finanziario italiano (da Giovanni Gorno Tempini e Matteo Del Fante approdati alla Cdp dopo essersi fatti le ossa nella divisione obbligazionaria della JP Morgan, a Marco Morelli, oggi chiamato a guidare il Montepaschi in una situazione difficile, a Federico Imbert, che in seguito alla fusione con Chase Manhattan diventò numero uno in Italia del nuovo gruppo americano) oggi si trova nella fortunata congiuntura di avere Grilli chairman europeo, il fiorentino Francesco Rossi Ferrini a presidiare i fondi sovrani, e tutto il team milanese (in Italia la banca impiega 160 persone) a remare per salvare il Monte e arrichire la banca.

FABRIZIO VIOLAFABRIZIO VIOLA

 

Il legame con il governo Renzi è talmente forte che su suggerimento di JP Morgan non solo è stato licenziato Fabrizio Viola ma è stato insediato al suo posto Marco Morelli. Tuttavia per mandare in porto l' operazione occorre fare filotto, a partire dal referendum costituzionale sul quale Renzi rischia la poltrona. E il rischio di insuccesso, questa volta, è molto elevato.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…