UN FISCO PER L’ESTATE - IL RINVIO DELLE TASSE È UN BLUFF: IL 20 LUGLIO ARRIVA LA STANGATONA - A VUOTO LE RICHIESTE DI SPOSTARE I VERSAMENTI IRPEF E IRES AL 30 SETTEMBRE. GLI AUTONOMI CHE HANNO AVUTO DIRITTO ALLA SOSPENSIONE DEI VERSAMENTI DI MARZO APRILE E MAGGIO DELL'IVA E DEI CONTRIBUTI DOVRANNO RIPAGARE TUTTO. IN UN'UNICA SOLUZIONE O A RATE FINO A DICEMBRE - I COMMERCIALISTI SCRIVONO A CONTE L'UNICA VIA DI USCITA È UNA “SANATORIA EX POST”

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Da il Giornale

 

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L'unica via di uscita a sentire molti commercialisti è una «sanatoria ex post». Già da qualche giorno la categoria si sta lamentando e nelle pagine social sta rimbalzando l'allarme. Intanto per il 20 luglio, che si sta avvicinando. Il governo Conte aveva in qualche modo illuso i contribuenti, su un nuovo rinvio dei versamenti delle imposte (in questo caso agli autonomi).

 

Un altro bluff.

 

Non è successo niente, nonostante gli addetti al settore, cioè i commercialisti, abbiano più volte segnalato quanto sia difficile rispettare la scadenza del 20 luglio. Impossibile per molte partite Iva, alle prese con le conseguenze del lockdown, avere oggi quella liquidità per pagare le imposte che venti giorni fa mancava. Da allora non è cambiato niente, forse in peggio.

 

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Poi, sempre per le partite Iva, c'è la scadenza del 16 settembre. Il «D-day» denunciato dal Giornale in un fondo del 10 luglio, è un ingorgo fiscale difficilmente risolvibile. Gli autonomi che hanno avuto diritto alla sospensione dei versamenti di marzo aprile e maggio dell'Iva e dei contributi dovranno ripagare tutto. In un'unica soluzione o a rate fino a dicembre. Tornando alla scadenza più prossima, il primo rinvio concesso dal governo dal 30 giugno al 20 luglio per il versamento dei saldi 2019 e degli acconti 2020 per quanto riguarda Irpef, Ires e Irap per i contribuenti soggetti agli «Isa» (gli indici sintetici di affidabilità), non è sufficiente.

 

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I professionisti e i contribuenti hanno atteso la conversione del decreto Rilancio, sicuri che il governo Conte avrebbe introdotto un altro rinvio, ma non è successo e ieri il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti Massimo Miani ha inviato al premier Giuseppe Conte e al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri una lettera-appello per sollecitare il rinvio.

 

«Essendo ormai imminente la scadenza del 20 luglio si rinnova formalmente e come urgente priorità di tutti gli oltre 118mila iscritti al nostro Ordine professionale la richiesta di proroga al 30 settembre del termine per i versamenti relativi alle dichiarazioni dei redditi e dell'Irap 2020».

 

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Una proroga, aggiunge Miani, «che peraltro è necessario disporre o quanto meno annunciare ufficialmente con il massimo anticipo possibile rispetto alla data del 20 luglio». Il problema è che al momento l'esecutivo potrebbe non avere il tempo materiale per approvare un altro rinvio, ha spiegato Enrico Zanetti, ex viceministro all'Economia e commercialista. Troppo tardi per inserirlo tra gli emendamenti del decreto Rilancio, difficile farlo rientrare nel testo finale del decreto Semplificazioni. Resta quindi l'ipotesi di un condonino.

GIUSEPPE CONTE GIUSEPPE CONTE

 

Nel senso che la proroga sarebbe approvata dopo la scadenza del 20 luglio, magari proprio in sede di conversione del decreto Semplificazioni. Le opposizioni lo hanno chiesto esplicitamente (sono intervenuti Matteo Salvini leader della Lega e Claudia Porchietto di Forza Italia) Scadenza slittata, senza applicazione di sanzioni per chi non avesse pagato entro il 20 luglio. Paradossalmente, tanti meno saranno i contribuenti che rispetteranno la scadenza del 20 luglio, tanto più il governo sarà interessato a varare il rinvio. Un'altra brutta pagina nel rapporto tra fisco italiano e contribuenti.

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i paesi con il fisco tortuoso i paesi con il fisco tortuoso

 

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