LA GUERRA IN UCRAINA MINACCIA SCONQUASSI MAI VISTI PER L’ECONOMIA MONDIALE - UNA RECESSIONE ANCORA NON È IN VISTA, MA POTREBBERO FARSI PESANTI GLI EFFETTI COMBINATI DI UN RALLENTAMENTO DEGLI USA, DI UNA FRENATA DELLA CINA, DI CARESTIE NEI PAESI PIÙ POVERI, DI CRISI DEBITORIE IN ALCUNI EMERGENTI A CAUSA DEI TASSI PIÙ ALTI - L'ITALIA SI TROVA NELLA PARADOSSALE SITUAZIONE DI AVERE UN CAPO DI GOVERNO ALL'ALTEZZA DEL MOMENTO, E UN SISTEMA POLITICO PRIGIONIERO DI SÉ STESSO. PER IL FONDO MONETARIO, NEMMENO I FONDI DEL PNRR CI FARANNO ACCELERARE OLTRE UN “APPENA SOPRA L'1%” NEGLI ANNI FUTURI

-

Condividi questo articolo


reazione delle borse alla guerra tra russia e ucraina 5 reazione delle borse alla guerra tra russia e ucraina 5

Stefano Lepri per “La Stampa”

 

La guerra in Ucraina minaccia di rendere intrattabili tutti i problemi che l'economia mondiale aveva già da prima. Sul crinale fra inflazione e recessione le banche centrali dei Paesi avanzati già si muovevano con difficoltà, ed ora è molto peggio. La crisi alimentare che può essere scatenata dal blocco dei porti del Mar Nero minaccia sconquassi mai visti prima, tra carestie e migrazioni.

 

putin xi jinping putin xi jinping

Non c'è nemmeno il soccorso della Cina, che nella grande crisi finanziaria di 14 anni fa aveva sostenuto il mondo con la sua spinta di crescita. Pur se non sappiamo ancora quanto grave sarà il fallimento della politica di «zero Covid» sulla quale si incaponisce Xi Jinping, di certo la seconda economia del pianeta rallenta parecchio, e ripiega su vecchi rimedi dal fiato corto.

 

guerra in ucraina 5 guerra in ucraina 5

Davvero molti nodi vengono al pettine, e ci vengono tutti insieme. La Borsa americana era da tempo su livelli troppo alti, e ora cade verso la temuta soglia del «Bear market», del livello oltre il quale i ribassi rischiano di autoalimentarsi. L'eccessivo potere di mercato delle imprese americane, che gonfiava i loro profitti, le ha rese capaci di scaricare subito sui consumatori i maggiori costi.

 

MARIO DRAGHI JOE BIDEN MARIO DRAGHI JOE BIDEN

A sua volta l'inflazione negli Stati Uniti era stata alimentata dalle eccessive misure di sostegno adottate da Joe Biden, che hanno messo nelle tasche dei cittadini più soldi di quanti i lockdown gliene avessero fatti perdere; un errore necessario forse, in un Paese allora devastato da troppi licenziamenti (mentre in Europa ci aveva protetto la cassa integrazione).

 

Quando si arriva alle strette, tutti i rimedi hanno pesanti controindicazioni. Tanto che si ignora se gli aumenti dei tassi di interesse - medicina principale nel caso - risulteranno insufficienti oppure faranno anche troppo effetto, inducendo una recessione. I segnali che vengono dai dati, sui consumi e sull'occupazione, ancora non sono chiari.

 

christine lagarde con mario draghi christine lagarde con mario draghi

È probabile che la Federal Reserve, la banca centrale americana, si sia mossa troppo tardi; la costellazione di interessi economici che le si muove attorno troppo intensamente voleva mantenere alte le quotazioni di Borsa con il denaro facile.

 

Diverso è il caso in Europa, dove la Bce ha ammesso di aver sbagliato le previsioni, ma senza guerra non avrebbe fatto gran danno. Gli equilibri del nostro continente sono sconvolti da un grande Stato interessato solo alla conquista e non al benessere economico. Non ne usciremo senza trasformazioni profonde. Sottrarsi alla dipendenza energetica dalla Russia comporta una maggiore attenzione anche politica al Maghreb e all'Africa, per stabilizzare Paesi capaci di fornirci risorse.

 

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

Sarà un compito immane ricostruire l'Ucraina e aiutarla a rinnovare le sue istituzioni. Occorrerà un potere centrale europeo più robusto, con capacità di spendere. Una recessione ancora non è in vista, ma potrebbero farsi pesanti gli effetti combinati di un rallentamento degli Usa, di una frenata della Cina, di carestie nei Paesi più poveri, di crisi debitorie in alcuni emergenti a causa dei tassi più alti.

 

L'Italia si trova nella paradossale situazione di avere un capo di governo all'altezza del momento, e un sistema politico prigioniero di sé stesso. Ieri il Fondo monetario si è mostrato assai pessimista sulle prospettive della nostra economia: nemmeno i fondi del Pnrr ci faranno accelerare oltre un «appena sopra l'1%» negli anni futuri. E intanto una parte della maggioranza continua a proteggere i balneari, che daranno il loro contributo all'inflazione facendoci pagare più cari gli ombrelloni questa estate.

guerra in ucraina 4 guerra in ucraina 4 concessioni balneari concessioni balneari L INCONTRO TRA JOE BIDEN E MARIO DRAGHI VISTO DA CARLI 1 L INCONTRO TRA JOE BIDEN E MARIO DRAGHI VISTO DA CARLI 1 reazione delle borse alla guerra tra russia e ucraina 6 reazione delle borse alla guerra tra russia e ucraina 6 evacuazione civili mariupol 14 evacuazione civili mariupol 14 reazione delle borse alla guerra tra russia e ucraina 3 reazione delle borse alla guerra tra russia e ucraina 3 evacuazione civili mariupol 8 evacuazione civili mariupol 8

 

Condividi questo articolo

business

MILLERI E UNA NOTTE - DEL VECCHIO ERA RICOVERATO DA OLTRE UN MESE AL SAN RAFFAELE DI MILANO PER UN “INSULTO” AL CUORE, AGGRAVATO DA UNA POLMONITE BILATERALE - IL PAPERONE DI AGORDO INTRAPRESE MALVOLENTIERI LA CONQUISTA DI MEDIOBANCA, FATTA SOPRATTUTTO SU SOLLECITAZIONE DEL SUO DELFINO FRANCESCO MILLERI, CHE HA SEMPRE MALSOPPORTATO (EUFEMISMO) NAGEL. UN’OSTILITÀ CHE SI TRASFORMÒ IN ASTIO QUATTRO ANNI FA, ALL’EPOCA DEL FALLITA PRESA DELLO IEO E DEL MONZINO - A QUESTO PUNTO, TUTTO IL MONDO DELLA FINANZA È GOLOSO DI SAPERE SE I SETTE EREDI PERMETTERANNO ANCORA AL VISPO MILLERI DI CONTINUARE A GETTARE MILIARDI SULLA IRTA STRADA CHE PORTA A ESPUGNARE PIAZZETTA CUCCIA, O MAGARI LO CONVINCERANNO A CAMBIARE IDEA…

DEL VECCHIO FU: RIUSCIRÀ MILLERI A CAVARSELA ALLA PROVA DEI SETTE EREDI? - IL FONDATORE DI LUXOTTICA, PIÙ CHE METTERE IN SICUREZZA LE AZIENDE DI FAMIGLIA, HA VOLUTO METTERLE AL RIPARO "DALLA FAMIGLIA". ”UN MANAGER LO PUOI LICENZIARE, ANCHE SE COSTA CARO, UN FIGLIO NO”, ERA UNO DEI SUOI MOTTI. ORA PER LE DECISIONI PIÙ STRATEGICHE COME L'EROGAZIONE DI CEDOLE E LA SOSTITUZIONE DI AMMINISTRATORI, OCCORRE UN QUORUM DELL'88%, CHE È COME DIRE IL PLACET DI SETTE EREDI SU SETTE - ANCHE LE BATTAGLIE PER CONQUISTARE GENERALI E MEDIOBANCA, IN CORSO DA TRE ANNI, FORTISSIMAMENTE VOLUTE DA MILLERI E FINORA FRUSTRATE, POTREBBERO ESSERE ABBANDONATE DAGLI EREDI…

BONO NON VA IN PENSIONE – L’EX NUMERO UNO DI FINCANTIERI TORNA SUBITO IN PISTA CON “NOMISMA MARE”, LA NUOVA DIVISIONE DELLA SOCIETÀ DI CONSULENZE FONDATA DA ROMANO PRODI NEL 1991: LÌ RITROVERÀ ANCHE MASSIMO PONZELLINI, EX PRESIDENTE DELLA BANCA POPOLARE DI MILANO – L'OBIETTIVO È "ANALIZZARE E STUDIARE GLI ASPETTI DELLE ATTIVITÀ INTERCONNESSE CON IL MARE" (UN AMBIENTE CHE BONO CONOSCE PIUTTOSTO BENE, VISTI  VENT’ANNI DI GOVERNANCE NEL COLOSSO DELLA CANTIERISTICA...)

MILLERI, OGGI E DOMANI – SARÀ L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI ESSILUX, FRANCESCO MILLERI, IL GARANTE DELLA CONTINUITÀ NELL’IMPERO DI DEL VECCHIO: DIVENTERÀ ANCHE PRESIDENTE DEL COLOSSO DELLE LENTI – LO SCHEMA DELLA SUCCESSIONE ERA STATO PREPARATO PER TEMPO DAL PAPERONE DI AGORDO: IERI È STATO COOPTATO NEL CDA DI ESSILOR-LUXOTTICA ANCHE MARIO NOTARI – LA HOLDING DELFIN È BLINDATA DAI DISSIDI TRA I FIGLI DI DEL VECCHIO, CHE HANNO CIASCUNO IL 12,5%:  PER LA VENDITA A UN SOCIO ESTERNO SERVE L’88% DEL CAPITALE, PRATICAMENTE L’UNANIMITÀ – I NODI MEDIOBANCA E GENERALI