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“IL PONTE MORANDI AVEVA UN PROBLEMA DI PROGETTAZIONE. LO SAPEVAMO” – “IL FATTO” SCODELLA UNA NUOVA INTERCETTAZIONE DI GIANNI MION. SIAMO A INIZIO 2020 E L’ALLORA AD DI EDIZIONE, LA CASSAFORTE DEI BENETTON, PARLA AL TELEFONO CON L’AVVOCATO SERGIO EREDE, CONSULENTE DEL GRUPPO: “QUANDO ABBIAMO COMPRATO AUTOSTRADE ABBIAMO DETTO CHE CI STAVA BENE COSÌ COME STAVA. SICCOME LO SAPEVAMO, BISOGNAVA SEMPLICEMENTE…”

L'AUDIO INEDITO DI GIANNI MION PUBBLICATO DAL FATTO

https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/06/22/esclusivo-ponte-morandi-laudio-inedito-luomo-dei-benetton-al-telefono-aveva-un-problema-di-progettazione-lo-sapevamo-lintera-rete-e-vecchissima-da-rifare-tutto-e-a-rischio/7203061/

 

 

Estratto dell’articolo di Marco Grasso e Maddalena Oliva per www.ilfattoquotidiano.it

 

GIANNI MION

Il Ponte Morandi è caduto un anno e mezzo prima. Siamo a inizio 2020, qualche settimana dopo il crollo di una parte della volta della galleria Bertè, sulla A26. Mentre Autostrade prepara la linea di difesa generale, pensando al cosiddetto vizio occulto del Ponte Morandi, ai vertici del gruppo va in scena uno scontro frontale che in esclusiva Il Fatto Quotidiano può farvi ascoltare in questa nuova intercettazione.

 

Gianni Mion, amministratore delegato di Edizione, la cassaforte di famiglia attraverso cui i Benetton controllano Atlantia, dice: “Il Morandi aveva un problema di progettazione. Quando abbiamo comprato la società Autostrade abbiamo detto che ci stava bene così come stava. Siccome lo sapevamo che c’era quella cosa ed è stata ampiamente discussa e presentata in molte occasioni, bisognava semplicemente, come nostra responsabilità, dire: ‘Ragazzi, rifacciamo sto ponte’”.

 

Erede Sergio

Mion parla al telefono con Sergio Erede, uno dei più importanti avvocati italiani, consulente legale del gruppo: “Lo sapevamo?”, chiede Erede. “Certo che lo sapevamo – risponde Mion – è stata fatta una riunione, una induction alla presenza di tutti i consiglieri d’amministrazione di Atlantia, gli amministratori delegati, il direttore generale, il management, e hanno spiegato che quel ponte lì aveva una difficoltà di progettazione (…)

 

Quando ho chiesto all’ingegner Castellucci e ai suoi dirigenti, fra cui il direttore generale Mollo, chi è chi ci autocertifica la stabilità, mi è stato risposto che ce lo autocertifichiamo”. Per la prima volta è possibile sentire la voce diretta dei protagonisti in quei giorni concitati (lo stesso Mion, considerato il supertestimone dell’accusa nel processo di Genova,ha ricostruito in aula alcuni dei passaggi che questo audio svela).

DEMOLIZIONE DEL PONTE MORANDI

 

In quei giorni, l’allora premier Giuseppe Conte agita la revoca delle concessioni autostradali. Il governo Conte II (M5S, Pd e Iv) ha due strade davanti a sé. La prima è indicata dall’articolo 9 della convenzione che regola i rapporti tra lo Stato e la concessionaria ed è la risoluzione per “grave inadempimento”. È una tesi che ha bisogno di essere dimostrata, e dunque apre la porta a un contenzioso legale. Per questa ragione, è convinto l’avvocato Sergio Erede, questa strada è improbabile: la concessione di Aspi, secondo Erede, sarebbe blindata.

GIANNI MION

 

“Metti pure che siamo noi i responsabili del crollo del ponte, oggi circostanza non dimostrata – argomenta Erede – l’unica prova che oggi c’è è che la nostra manutenzione non fosse state of the art, può darsi. Non c’è la prova che questo eventuale deficit di manutenzione sia la causa del crollo”. “Si vabbè queste sono cazzate”, risponde a caldo Mion.

 

Per Erede, insomma, il vero rischio per la società verrebbe da un altro articolo della convenzione, il 9-bis, ovvero la risoluzione unilaterale del concedente. […]

 

ponte morandi genova

Mion, invece, è più convinto che Autostrade rischi proprio la risoluzione per grave inadempimento, perché “è tutto a rischio” e “può succedere di tutto”. Durissimi i giudizi dello storico manager sui Benetton: “Adesso loro hanno individuato l’inettitudine della famiglia Benetton, però la famiglia Benetton nella sua stupidità può dire: mi sono fidata di Castellucci, di Tomasi, ma anche dei controlli che dovevano esserci. Siccome stiamo parlando di una rete vecchissima, che ha mediamente più di sessant’anni, praticamente è da rifare tutto”.

ponte morandi genova 2

 

Come è andata a finire ormai è noto: non c’è stata nessuna revoca della concessione. Il governo ha liquidato Atlantia, la holding controllata dai Benetton, con oltre 8 miliardi di euro e, attraverso la Cassa depositi e prestiti, si è ricomprato Autostrade per l’Italia, accollandosi i debiti e le cause legali. Alla fine si è trovato a chi far pagare quel prezzo: alla collettività.

GIANNI MION GIANNI MION 1

 

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