MAL DI PANCIA A SINISTRA PER LA SCELTA DELLA BELLA MANSI AI VERTICI DELLA FONDAZIONE SENESE - LA NEO PRESIDENTE DISSE NO A DENIS VERDINI CHE LE OFFRÌ LA CANDIDATURA DEL PDL ALLA REGIONE

Roberto Mania per "La Repubblica"

«Più che preoccupata sono consapevole di quel che mi aspetta», dice Antonella Mansi, 39 anni, imprenditrice della chimica, appena nominata all'unanimità presidente (per la prima volta donna) della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Nomina politica, fortemente politica, di quel che è stata, e che più non sarà, il bancomat di un sistema di potere che è tracollato trascinando nel baratro una banca (la più antica di tutte), i suoi manager, pezzi della politica locale con tutti i suoi addentellati romani. Il Pd, certo, ma non solo. Perché nel "groviglio armonioso" di Siena tutti hanno avuto sempre la loro parte.

La Mansi ha detto sì alla Fondazione dopo aver detto no prima a Denis Verdini che l'avrebbe voluta candidata del Pdl alla Regione Toscana in disputa con il democratico Enrico Rossi che invece (da governatore) ha avuto un ruolo chiave nella scelta di ieri da parte della Deputazione generale senese; e un no anche ad Alessandro Profumo, presidente di Mps, che l'avrebbe voluta nel cda di Rocca Salimbeni.

No alla politica perché all'epoca voleva continuare a guidare la Confindustria Toscana (l'ha fatto dal 2008 al 2011), no al banchiere "non di sistema" perché era già presidente della piccola Banca Federico Del Vecchio, cassaforte della ricca borghesia fiorentina. No per coerenza, dice. La stessa che l'ha portata ieri a dimettersi dal consiglio di amministrazione Bassilichi, società fornitrice del Montepaschi, e al cui presidente Marco qualcuno attribuisce l'idea di aver buttato in campo il nome della Mansi per la Fondazione.

Perché la Mansi non era il candidato del sindaco Bruno Valentini, renziano atipico con un lungo passato nella Cgil, che piuttosto aveva lanciato l'ex garante della privacy Francesco Maria Pizzetti. A lei, invece, avrebbe pensato anche il past president della Confindustria regionale, Sergio Ceccuzzi, per bruciarla - dicono i maligni senesi - e aprire la strada a Fabrizio Landi (ex Esaote) vicino a Matteo Renzi. Veleni e congetture, come sempre tra le contrade di Siena.

Certo la Mansi - pragmatica e post ideologica, sostengono i suoi ex colleghi Giovani confindustriali - di sinistra non è. Anzi. Ma la sinistra per così dire ortodossa (quella che rappresenta il presidente Rossi e il capo regionale della Cgil Alessio Gramo-lati) l'apprezza perché da numero uno degli industriali toscani ha scelto il dialogo e si è mostrata affidabile.

E d'altra parte Matteo Renzi crede poco ai corpi intermedi, al gioco del dialogo sociale, mentre Antonella Mansi deve proprio al network confindustriale la sua ascesa dall'azienda di famiglia (la Nuova Solmine, primo produttore di acido solforico in Italia) alla vicepresidenza della Confindustria nazionale, nella squadra di Giorgio Squinzi con la delega pesante all'organizzazione.

Così sembra che lo stesso Squinzi abbia contattato il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni (il Tesoro è l'organo vigilante sulle Fondazioni) per sostenere la candidatura della Mansi, industriale della chimica come Squinzi che in Federchimica ha avuto come vice proprio il padre della neo presidente della Fondazione Mps.

Ma in Confindustria c'è chi vede il rischio di un possibile conflitto di interessi: come si può essere nello stesso tempo rappresentante degli industriali e presidente di una Fondazione bancaria? Risposta della Mansi: «Non ho assolutamente intenzione di dimettermi. Non c'è alcuna incompatibilità statutaria. Ho preso un impegno con Squinzi e intendo rispettarlo a meno che il presidente non mi chieda di fare un passo indietro. E stia tranquillo chi pensa che mi candiderò per la prossima presidenza della Confindustria: io non lo farò».

Sì perché Antonella Mansi da Siena, Cavaliere al Merito della Repubblica italiana, ora è diventata un potenziale candidato forte per il dopo Squinzi. Mancano tre anni e qualcuno comincia a temerla. «Antonella è un diesel », avverte un confindustriale.

 

antonella mansi antonella mansi MANIFESTAZIONE PDL A VIA DEL PLEBISCITO AGOSTO DENIS VERDINI ALTERO MATTEOLI LA CONDANNA DI BERLUSCONI PELLEGRINAGGIO A PALAZZO GRAZIOLI DENIS VERDINI Profumo Alessandro ENRICO ROSSI ANDREA RICCARDI FRANCESCO PIZZETTI MARIA CRISCUOLO_1matteo renzi in barca su diva e donna SQUINZI CECCHERINI A BAGNAIA

Ultimi Dagoreport

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…

theodore kyriakou la repubblica mario orfeo gedi

FLASH! – PROCEDE A PASSO SPEDITO L’OPERA DEI DUE EMISSARI DEL GRUPPO ANTENNA SPEDITI IN ITALIA A SPULCIARE I BILANCI DEI GIORNALI E RADIO DEL GRUPPO GEDI (IL CLOSING È PREVISTO PER FINE GENNAIO 2026) - INTANTO, CON UN PO’ DI RITARDO, IL MAGNATE GRECO KYRIAKOU HA COMMISSIONATO A UN ISTITUTO DEMOSCOPICO DI CONDURRE UN’INDAGINE SUL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ TRICOLORE E SULLO SPAZIO POLITICO LASCIATO ANCORA PRIVO DI COPERTURA DAI MEDIA ITALIANI – SONO ALTE LE PREVISIONI CHE DANNO, COME SEGNO DI CONTINUITÀ EDITORIALE, MARIO ORFEO SALDO SUL POSTO DI COMANDO DI ‘’REPUBBLICA’’. DEL RESTO, ALTRA VIA NON C’È PER CONTENERE IL MONTANTE ‘’NERVOSISMO’’ DEI GIORNALISTI…