1. MIRABILE PEZZO DI ALBERTO STATERA OGGI SU “LA REPUBBLICA” SUI DISASTRI COMPIUTI DAI CAPITANI CORAGGIOSI DEL NOSTRO CAPITALISMO CHE NON HANNO MAI SOLDI VERI DA INVESTIRE, NON HANNO IDEE DA METTERE IN CAMPO, MA MORDONO, FUGGONO CON IL MALLOPPO E SI LASCIANO ALLE SPALLE UNA SCIA DI DEBITI A CARICO DEI CONTRIBUENTI 2. CI SONO TUTTI, DAI TEMPI DEL SALOTTO BUONO DI ENRICO CUCCIA, ALL’ITALIANITÀ DI ALITALIA, PASSANDO PER I GUAI DI NTV, IL TRENO AD ALTA VELOCITÀ CHE STA OR ORA DERAGLIANDO 3. TUTTI I PROTAGONISTI SONO CITATI: COLANINNO, MARCO TRONCHETTI PROVERA, LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO, DELLA VALLE, CORRADO PASSERA, LA FAMIGLIA RIVA MANCA UN SOLO NOME, UN SOLO CASO: IL DISASTRO DA QUASI DUE MILIARDI DI EURO DI SORGENIA SUB HOLDING DEL GRUPPO CIR PRESIEDUTO DA RODOLFO DE BENEDETTI CHE PER PURO CASO È L’EDITORE DI “LA REPUBBLICA” E DEL GIORNALISTA ALBERTO STATERA

1. DAGOREPORT

Rodolfo De BenedettiRodolfo De Benedetti

Mirabile pezzo di Alberto Statera oggi su Repubblica sui disastri compiuti dai capitani coraggiosi del nostro capitalismo che non hanno mai soldi veri da investire, non hanno idee da mettere in campo, ma mordono, fuggono con il malloppo e si lasciano alle spalle una scia di debiti.

 

Ci sono tutti, dai tempi del salotto buono di Enrico Cuccia, all’italianità di Alitalia, passando per i guai di Ntv, il treno ad alta velocità che sta or ora deragliano. Tutti i protagonisti sono citati: Colaninno, Troncheti Provera, Luca Cordero di Montezemolo, Della Valle, Corrado Passera, la famiglia Riva.

 

Manca un solo nome, un solo caso: il disastro da due miliardi di euro di Sorgenia sub holding del gruppo Cir prsiduto da Rodolfo De Benedetti che per puro caso è l’editore di Repubblica e di Alberto Statera.

 

Luca Cordero di Montezemolo Luca Cordero di Montezemolo

 

2. DA NTV A TELECOM, IL DECLINO DI UN CAPITALISMO SENZA SOLDI E SENZA IDEE

Alberto Statera per “La Repubblica”

 

«Articolo quinto, chi ha i soldi ha vinto», ripeteva con insospettabile umorismo Enrico Cuccia, mentre Bruno Visentini, serioso, invocava schumpeterianamente «la forza virile dell’imprenditore ». Ma mai come oggi carestia di pecunia e di vis imprenditoriale afflissero di più l’Italia, a giudicare dalle cupe cronache marziane del colonizzando capitalismo nazionale.

 

Luca Cordero di Montezemolo Luca Cordero di Montezemolo

L’ultima è di ieri: la grande sfida antimonopolistica dell’alta velocità ferroviaria, progetto lanciato otto anni fa con NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori), rischia di deragliare tra 156 milioni di perdite in due anni e 781 milioni di debiti. Ed è solo l’ultimo (per ora) grano di un rosario (quello delle preghiere ne ha 59) che, andando a ritroso, allinea una lista penitenziale dell’italico capitalismo che sembra non finire più tra aziende in crisi, marchi prestigiosi venduti all’estero e pietre degli scandali: da Alitalia a Telecom Italia, da Merloni Indesit a Loro Piana e Bulgari, da Sai Ligresti (per stare al fronte delinquenziale) a Riva, solo per citare i casi più noti.

Giorgio Squinzi Giorgio Squinzi


«Non è un’avventura per deboli di cuore», disse Luca Montezemolo della creatura ferroviaria partorita con Diego Della Valle, che doveva celebrare le magnifiche sorti e progressive della neonata concorrenza privata nella patria del pubblico e dell’assistito. Ma di lì a poco cominciò a denunciare l’arroganza dell’ex monopo-lista, il capo delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, che giocava «come arbitro e allenatore dell’altra squadra».

 

E, come d’uopo, a stigmatizzare l’insolvenza della politica, peraltro rappresentata oggi dal ministro Federica Guidi, ex vicepresidente della Confindustria, colpevole di non aver confermato le agevolazioni tariffarie elettriche nate nel lontano 1963, all’epoca della nazionalizzazione, taglio che aggraverà NTV di qualche decina di milioni.

 

FEDERICA GUIDI IN SENATO FOTO LAPRESSE FEDERICA GUIDI IN SENATO FOTO LAPRESSE

Sacrosante alcune lamentele. Eppure, qualche dubbio sulla gestione della società privata mitica testa d’ariete contro i monopoli pubblici cominciò timidamente ad affiorare, ad esempio, quando fu affidata a quell’Antonello Perricone che in Rcs-Corriere della Sera soprannominarono “l’uomo del buco” per la sciagurata e testardamente perseguita acquisizione della spagnola Recoletos, che provocò una voragine di oltre un miliardo. Ma si sa, molti dei capitalisti italiani hanno nella politica l’amante preferita e, al tempo stesso, il capro espiatorio designato da sacrificare per qualsivoglia nefandezza, a cominciare dalle loro.

MARCO PATUANOMARCO PATUANO


Prendete le geremiadi degli ultimi due giorni d’agosto del presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, mentre gli imprenditori suoi autorevoli soci fuggivano a gambe levate da Telecom Italia, una delle ultime grandi imprese nazionali, incassando la “disfatta del Paloma”, dal nome dello yacht di Vincent Bollorè a bordo del quale il capitalismo italiano ha preso l’ultimo (“y final”?) meritato insulto.

 

Nello stesso giorno, l’inclito Squinzi pontificava nei pressi di quei campioni imprenditoriali di Cl e sussidiaria Compagnia delle Opere che «serve una politica che ci governi», che «bisogna avere una visione non punitiva verso le imprese, una visione contro la cultura anti-impresa».

 

Vincent BollorèVincent Bollorè

Giusto. Ma mai, nelle ripetitive geremiadi squinziane, si è colto un sia pur vago accenno al neghittoso capitalismo italiano, sfarinatosi fortunatamente dopo la mistica dei “salotti buoni”, ma comunque totalmente incapace di visione, di progetti credibili e parco non tanto e non solo di capitali, ma di capacità e di voglia di investirli.


Al governo in carica, con l’unico beneficio del tempo stretto, si possono già attribuire non pochi errori, ma il pulpito confindustriale con la sua ex sedicente “ala nobile” è il meno titolato per farlo. Telecom ne è la prova conclamata: «Neanche Superman — ha scritto il professore Salvatore Bragantini — riuscirebbe a tirar fuori Telecom dalla buca in cui i soci l’hanno ficcata!».

 

Passera Corrado Passera Corrado

In un destino che viene da lontanissimo. Da quando Roberto Colaninno la scalò senza avere i soldi. Di lì iniziò il declino del gruppo telefonico, perfezionato da Marco Tronchetti Provera, che continuò a drenare risorse. Fino, nei giorni scorsi, alla “disfatta del Paloma”, che vedremo tra poco dove ci porterà. Magari verso Berlusconi, che, notoriamente, con la politica non si mischia.

 

Del resto, non erano tutti autorevoli confindustriali i nobili cavalieri coraggiosi che avallarono con un po’ di soldi ciascuno la follia berlusconiana dell’italianità dell’Alitalia, sottraendola ai francesi per suoi personali scopi elettorali, che è costata a tutti noi italiani 5 o 6 miliardi di euro?

 

LEONARDO DEL VECCHIOLEONARDO DEL VECCHIO

Se ricordiamo bene, in quel coraggioso manipolo di capitalisti assai bisognosi di favori dal governo Berlusconi c’erano, con l’allora banchiere Corrado Passera, il quale oggi mette su un partito che già dal nome (“Italia Unica”) rivela la possibile consistenza elettorale, la Marcegaglia, Tronchetti Provera, Riva, Caltagirone, Benetton, insomma mezza Confindustria.


Dietro il capitalismo italiano «c’è la famiglia», dice ispirato negli stucchevoli speach agostani il presidente Squinzi. Dovrebbe confortarci. Ma quale famiglia? Se parliamo di imprese di buone dimensioni, i fondi internazionali ormai controllano il 38 per cento della Borsa di Milano, mentre le famiglie del capitalismo si scannano al loro interno. Vedi i Caprotti, vedi anche i Merloni, i Marzotto — chessò — i Berlusconi e tanti altri più piccoli.

 

DE BENEDETTI ipad DE BENEDETTI ipad

Per fortuna poi, c’è qualche rara grande impresa che va ancora bene, come la Luxottica di Leonardo Del Vecchio, “Mister 20 miliardi di dollari”. Ma siamo sicuri che anche lì non sia in corso una partita familiare, che può aver portato al licenziamento (45 milioni di “addolcimento”) dell’amministratore delegato Andrea Guerra per sostituirgli un triumvirato, una governance un po’ barocca? D’Altra parte, questi campioni del capitalismo italico sono un po’ ondivaghi, per usare un linguaggio forbito.

 

Sapete che cosa ha detto ieri Leonardo Del Vecchio a Fabio Tamburini sul Corriere della sera ? «Oggi, secondo me, lo Stato avrebbe bisogno di coordinare le grandi aziende che ancora controlla. Un istituto com’era l’Iri di una volta». Insomma, la politica è di puzzoni, ma in fondo lo Stato in economia non era tanto male.


Claudio Magris non sarà magari tra le anime più serenamente ottimiste della terra. Ma viene da non dargli torto quando scrive: «Il grande capitalismo dei tronfi ed inetti signori del mondo sempre più anonimi e scissi dalla dura realtà del lavoro, è spesso largamente, 

 

Ultimi Dagoreport

marine le pen giorgia meloni vannacci

DAGOREPORT - GIORGIA D'ARABIA, PRIMA DI DECOLLARE PER IL SUO BLITZ IN KUWAIT (A CACCIA DI PETROLIO, GAS E INVESTIMENTI), AVREBBE ANNUNCIATO AI "FRATELLINI" DELLA FIAMMA: SI VOTA A MAGGIO! - RINGALLUZZITA DAI DECRETINI SICUREZZA E DAL PUGNO DI FERRO CONTRO I MARANZELLI IN RIVOLTA, RASSICURATA DAI SONDAGGISTI "AMICI" CHE DANNO FDI AL 29% E IMPANTANATA LA MARCIA SU ROMA DI ROBERTO VANNACCI, ALLA DUCETTA NON CONVIENE ASSOLUTAMENTE DI STARE TROPPO CON LE MANI IN MANO - IL VOTO IN ESTATE È ESCLUSO: CON LE VACANZE CHE DIVENTANO UN MIRAGGIO E IL PORTAFOGLI VUOTO, MEJO EVITARE - PEGGIO ANCORA LE URNE A OTTOBRE, CON UNA FINANZIARIA DAVANTI - INOLTRE, BISOGNA SCHIVARE CHE L'INTERNAZIONALE PUTINISTA BY LE PEN-AFD SI PRENDA L'EUROPA - LA NUOVA ATTITUDINE SECURITARIA CHE HA PORTATO MELONI A FARE L'ENDORSEMENT ALL'AMAZZONE LEGHISTA SILVIA SARDONE A MILANO... - VIDEO!

mentana cairo

FLASH – PRENDETE I POPCORN: IL 9 NOVEMBRE CI SARÀ LA RESA DEI CONTI FINALE TRA URBANO CAIRO E ENRICO MENTANA – IL PROPRIETARIO DI LA7 E IL COMPAGNO DI FRANCESCA FAGNANI TROVERANNO L’ACCORDO, COME FANNO OGNI ANNO DOPO IL SOLITO TEATRINO DI CHICCO, OPPURE QUESTA VOLTA SANCIRANNO IL LORO DIVORZIO UNA VOLTA PER TUTTE? MENTANA CI È ANDATO GIÙ DURO IN DIVERSE OCCASIONI, DOGLIANDOSI A DOGLIANI DEL RADICAL-SINISTRISMO DELLA RETE: “È UNA TV ANTI-MELONI”. NON AVENDO TROVATO UNA POLTRONA ALTERNATIVA, FINIRÀ ANCHE STAVOLTA A TARALLUCCI E VINO?

carlo messina giorgia meloni

DAGOREPORT - GIORGIA MELONI NON SE LO ASPETTAVA DI FINIRE SBATTUTA COME UN UOVO DA CARLO MESSINA - DAVANTI ALLA RICHIESTA PER ULTERIORI 5 MILIARDI DI EURO A CARICO DEL SETTORE DEL CREDITO E ASSICURATIVO PER SOSTENERE LA MALCONCIA LEGGE DI BILANCIO 2027, IL CEO DI BANCA INTESA NON L’HA TOCCATA PIANO: “AVEVAMO UN ACCORDO TRIENNALE CON IL GOVERNO, IO CI HO CREDUTO” – LO SDENG DEL KAPPAO: "SE L’ESECUTIVO GIUDICA NECESSARIO RACCOGLIERE RISORSE AGGIUNTIVE PER LA MANOVRA, “ALLORA TUTTE LE AZIENDE CHE HANNO UTILI SUPERIORI A 500 MILIONI, POTRANNO CONTRIBUIRE” - BEN DETTO, CARLETTO: PERCHÉ PALAZZO CHIGI NON BATTE CASSA A ENEL, ENI, POSTE, FERRARI, LAMBORGHINI, LEONARDO, ETC.? INSOMMA, CARA GIORGIA, “DEVE ESSERCI RISPETTO RECIPROCO” - MICA È FINITA. MESSINA NON DEVE AVER DIMENTICATO NÉ TANTOMENO GRADITO L’INTERVENTO A PIEDI GIUNTI DELLA DUCETTA CONTRO LO SPEZZATINO DI MPS PROGETTATO DA INTESA - MA ORMAI L’UNICO OSTACOLO DI INTESA SI CHIAMA ANTITRUST. ANCHE SE MESSINA NON LA FINISCE DI SOTTOLINEARE CHE L’ACQUISIZIONE DELLA QUOTA DI GENERALI VA VISTA IN ‘’UN’OTTICA PURAMENTE FINANZIARIA’’, PRONTO ANCHE A DISFARSI DEL SUO 3,1% DEL LEONE, SARÀ L’ANTITRUST A DECIDERE SE INTESA, ANCHE COME ‘’SOCIO SILENTE” CHE STA FUORI DAL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, CON LA SUA PRESENZA PUÒ ‘’CONDIZIONARE’’ O MENO IL SUO COMPETITOR NUMERO UNO DEL MERCATO ASSICURATIVO...

matteo salvini giorgia meloni autotrasportatori

QUANDO NON SANNO CHE FARE, A DESTRA LA BUTTANO IN CACIARA – IL GOVERNO HA SCELTO DI ATTACCARE GLI AUTOTRASPORTATORI CHE PROTESTANO AL SUD EVOCANDO LE INFILTRAZIONI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, CON IL SOLITO TIC DI PREGIUDIZIO ANTI-MERIDIONALE - UNA PARABOLA RIDICOLA PER GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI, DUE PROFESSIONISTI DELLA PROTESTA, QUANDO ERANO ALL’OPPOSIZIONE. DUE PROTAGONISTI POLITICI CHE HANNO FATTO DELLA PROPAGANDA URLATALA LORO CIFRA POLITICA E DI COMUNICAZIONE, FINO A QUANDO SI SONO RITROVATI AL GOVERNO – LA DUCETTA AVREBBE FATTO MEGLIO AD ANDARE AL VOTO SUBITO: I NODI STANNO VENENDO AL PETTINE E SARÀ UN AUTUNNO DI FUOCO

meloni piantedosi crosetto militari droni

FLASH! - DOPO 4 ANNI DI GOVERNO, L'ARMATA BRANCA-MELONI SI RITROVA I MARANZA IN RIVOLTA E INVECE DI PENSARE A VANNACCIZZARSI E DI MILITARIZZARE LE STRADE DI MILANO CON 500-SOLDATI-500, TIPO STATO SUDAMERICANO, PERCHE' I CAPOCCIONI DI PALAZZO CHIGI NON PROVVEDONO A COPRIRE IL GRAVE DEFICIT DI ORGANICO NELLE FORZE DELL'ORDINE E ASSUMONO I 30MILA AGENTI CHE MANCANO ALL'APPELLO? - E POI, UNA MODESTA PROPOSTA: PERCHE' NON UTILIZZARE I DRONI, GIA' NELLA DISPONIBILITA' DEL MINISTERO DELLA DIFESA, PER MONITORARE LE CITTA' E CONTROLLARE L'ORDINE PUBBLICO? - INFINE, C'E' L'EXTREMA RATIO: DISCONNETTERE NELLA ZONA DELLA GUERRIGLIA I CELLULARI...