1. MONTE DEI PAZZI DI SIENA: IN CINQUE ANNI LA FINANZA ROSSA DEI BANCHIERI IMPROVVISATI E POLITICANTI AZIONISTI HA DISTRUTTO UN PATRIMONIO REALIZZATO IN CINQUECENTO! 2. I MISTERI DELLA BANCA121 (CARA A D’ALEMA), LA FOLLIA DI ANTONVENETA, I DERIVATI ALEXANDRIA, SANTORINI: LA GESTIONE MUSSARI-VIGNI HA PORTATO MPS OLTRE IL BARATRO 3. DUE MILIARDI DI PERDITE: PER COSTRINGERE PROFUMO AD APRIRE I CASSETTI DEL PASSATO E SPUTTANARE IL SUO EX AMICO MUSSARI CI VOLEVANO LE INDAGINI DEI MAGISTRATI 4. BANKITALIA, CONSOB, EBA, MINISTERO DELL’ECONOMIA: DOVE ERANO LE AUTORITÀ MENTRE GLI STREGONI SENESI TRUCCAVANO I CONTI DELLA TERZA BANCA ITALIANA? 5. LOGGIA CONTRO LOGGIA, RESA DEI CONTI A SIENA: ANCHE L’EX SINDACO DIESSINO CECCUZZI, PER ANNI GRAN PROTETTORE DI MUSSARI, OGGI LO MOLLA AL SUO DESTINO. IL SUO ARCI-NEMICO ALFREDO MONACI, INVECE, FINISCE CANDIDATO NELLA LISTA MONTIMER 6. BERSANI E D'ALEMA E ROSY BINDI DIRANNO NULLA SUL FALLIMENTO DELL'UNICA BANCA ROSSA? VENERDÌ GRAN FINALE ALL’ASSEMBLEA DEI SOCI: A SIENA SBARCA BEPPE GRILLO

1 - DERIVATI ALEXANDRIA E SANTORINI, BANCA 121, ANTONVENETA: GLI ANNI DEI CONTI TRUCCATI DI BANCA MPS PORTANO 2 MILIARDI DI PERDITE
Cesare Peruzzi per "Il Sole 24 Ore"


Il rosso 2012 di Banca Mps supererà largamente quota 2 miliardi. Colpa delle svalutazioni di asset immateriali per 1,6 miliardi di euro realizzate nel primo semestre dell'anno, e colpa delle perdite su contratti derivati: non solo quello sottoscritto nel 2008 con Deutsche bank e denominato Santorini, ma anche l'operazione Alexandria siglata nel 2009 con Nomura che, come ha riportato ieri il Fatto quotidiano, peserà per almeno 220 milioni sui conti del gruppo bancario senese.

Le due mosse, decise dalla passata gestione della banca, quando presidente era Giuseppe Mussari e direttore generale Antonio Vigni, servirono a spalmare perdite su titoli azionari (Santorini) e Btp (Alexandria), con l'obiettivo di migliorare il bilancio, che comunque nel 2009 registrò un "crollo" dell'utile netto (poco sopra i 200 milioni) e l'azzeramento del dividendo. Un maquillage rimasto sotto traccia e scoperto solo negli ultimi mesi dall'attuale vertice di Rocca Salimbeni, che ha affidato ai consulenti di Pwc e Eidos il compito di verificarne l'esatta consistenza.

La notizia della nuova tegola sui conti del Monte, e le conseguenti polemiche sull'operato riconducibile alla gestione Mussari-Vigni (il primo peraltro ieri ha dato le dimissioni dall'Abi), ha penalizzato in modo pesante il titolo senese, che ieri ha lasciato sul terreno di Piazza Affari il 5,68% del proprio valore (a 9,27 euro), vanificando in parte il buon andamento delle ultime settimane.

A poco è servita la puntualizzazione della banca, che la richiesta aggiuntiva per 500 milioni di Monti bond avanzata prima di Natale, da sommare ai 3,4 miliardi indicati inizialmente, servirà proprio a coprire in via prudenziale «gli impatti patrimoniali di eventuali rettifiche di bilancio, nonchè i costi di chiusura delle operazioni in oggetto».

Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Banca Mps da meno di un anno, stanno facendo pulizia di bilancio e mettono le basi per il rilancio attuando il piano industriale, un'azione di cui anche ieri hanno dato atto azionisti della società (tra cui Alberto Giovanni Aleotti con il 4%) e istituzioni di riferimento della Fondazione Mps.
Con i 3,9 miliardi di Monti bond che lo Stato s'è impegnato a sottoscrivere (a un tasso d'interesse del 9%), Siena ritiene di poter chiudere i conti col passato e contemporaneamente soddisfare quell'esigenza di rafforzamento patrimoniale indicata dall'Autorità bancaria europea (Eba).

L'assemblea in programma venerdì è un passaggio decisivo, perchè dovrà approvare la delega al consiglio d'amministrazione per aumentare il capitale per 4,5 miliardi di euro complessivi nei prossimi cinque anni, a garanzia dell'esposizione finanziaria che il Tesoro potrà accollarsi nei confronti di Siena, comprensiva anche degli interessi 2012 (sugli attuali 1,9 miliardi di Tremonti bond) e 2013, fino a un importo massimo di 4,5 miliardi appunto.

A far notizia in queste ore, però, sono le mosse attuate in quelli che sono stati gli "anni critici" di Rocca Salimbeni, il 2008-2009, con il finanziamento dell'acquisto di Antonveneta (su cui sta indagando la magistratura), l'incorporazione di Banca 121 (altro capitolo doloroso per le casse senesi) e la stipula dei derivati che dovevano proteggere e invece hanno penalizzato i conti.

Alexandría, in particolare, è costituito da due contratti: il primo scaricava su Nomura le perdite di un derivato su crediti cartolarizzati (cdo); il secondo rimborsava di fatto la banca giapponese attraverso un asset swap e due operazioni pronti contro termine a 3o anni (vedere altro servizio).
Tutto in regola? Adusbef, l'Associazione dei consumatori, chiede che Consob e Bankitalia facciano chiarezza.

Nomura dice che l'operazione fu approvata dal consiglio d'amministrazione di Mps e dai revisori' di Kpmg, che però smentiscono. «Non risulta», dice una nota di Rocca Salimbeni. «Mai ricevuta la documentazione su Alexandria», dichiara Kpmg.
Anche la Fondazione Mps, azionista di maggioranza della banca, era all'oscuro e sarà interessante ascoltare cosa dirà il presidente Gabriello Mancini venerdì in assemblea.

2 - MONTE DELLA CASTA DI SIENA: LOGGIA CONTRO LOGGIA, L'EX SINDACO CECCUZZI COSTRETTO A MOLLARE IL "SUO" MUSSARI
Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"


Alessandro Profumo di tutto potrà essere accusato, ma non di non averci provato. Lo scorso maggio, all'indomani delle perquisizioni a strascico ordinate dalla Procura della Repubblica di Siena, anche a casa del suo predecessore Giuseppe Mussari, il presidente del Monte dei Paschi fu netto: "Non ho voglia di guardare indietro, siamo nominati per guardare avanti", disse. Messaggio chiaro: non sono qui per aprire i cassetti. Nel frattempo però li stavano aprendo gli ispettori di Bankitalia.

Quando Profumo ha capito che rischiava di essere travolto insieme al Monte della Casta di Siena, ha fatto calare il sipario sulla carriera dell'avvocato Mussari.
La scoperta degli agghiaccianti buchi di bilancio segna la fine del peculiare sistema Siena, basato sulla terza banca italiana in mano al Comune, e quindi alle cordate politiche cittadine e ai loro referenti nazionali. Un sistema oliato dal consenso popolare dovuto all'andazzo di una banca che paga dividendi alla Fondazione azionista, la quale a sua volta spartisce il bottino con enti locali e popolo (rappresentato da contrade del Palio, associazioni sportive e culturali che giustifichino le generose elargizioni della Fondazione).

E dunque a fine 2011, quando le cose erano ormai fuori controllo, il potente Mussari decide di ritirarsi alla prestigiosa presidenza dell'Associazione bancaria (Abi) (che gli ha consentito solo giovedì scorso di andare a conferire riservatamente con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano). Sceglie come successore un suo vecchio amico ed estimatore, Profumo, rimasto a spasso dopo il siluramento da Unicredit, e oggi accompagnato da un imbarazzante rinvio a giudizio per frode fiscale con l'operazione Brontos (evasione per centinaia di milioni di curo). Profumo è in amicizia con la senese Rosi Bindi e con i potenti del Pd che considerano il Monte cosa loro.

Si installa a Siena, a titolo gratuito, e promette di non voltarsi mai indietro. Però, a chi gli chiede dove stia allora il segno di novità, risponde con una frase di cui solo mesi dopo si capirà la vera portata: "Il cambiamento rispetto a Mussari è che non sono senese, non sono condizionato dalla storia".

La storia non è quella del glorioso Rinascimento, ma quella, più modesta, degli anni d'oro di Mussari, l'avvocato calabrese naturalizzato senese, che spendendo sapientemente la notizia mai ufficiale dell'alto patrocinio di Massimo D'Alema, scala prima la Fondazione, poi prende direttamente le redini della banca, sempre legatissimo al segretario locale del Pd e poi sindaco di Siena Franco Ceccuzzi.

Lubrifica il suo potere finanziando personalmente, per 673 mila curo in dieci anni, i Ds e poi il Pd, generosità consentita dal lauto stipendio che non risente della crisi. La madre di tutte le follie è l'acquisizione dell'Antonveneta per 10 miliardi contro un valore patrimoniale di poco superiore a 2 miliardi. La magistratura, ma anche la Banca d'Italia e Profumo, indagano. Per questo lasciare il passo a Profumo non è bastato. I panni si stringono addosso al sistema Siena, la banca va sempre peggio, e la Fondazione peggio che peggio. Non ci sono più soldi per il Palio, e la magistratura indaga anche sulla Mens Sana, squadra di basket che a spese del Monte domina da anni la scena.

La città sta ormai perdendo tutto, e quando appare chiaro che la piccola casta senese ha distrutto in cinque anni una ricchezza costruita in cinque secoli, si va, come suol dirsi, ai materassi: tutti contro tutti.
Ceccuzzi sgambetta sul filo di lana la famiglia Monaci: Alberto, potentissimo ex dc senese, è oggi presidente del Consigli o regionale toscano, in quota Pd-Margherita. Suo fratello Alfredo, da sempre inserito nel sistema Monte, punta alla presidenza della Fondazione, al posto dello stanco Gabriello Mancini, altro uomo di Monaci. Ma il povero Alfredo rimane fuori anche dal consiglio della Fondazione.

I monaciani tolgono la fiducia a Ceccuzzi, che deve dimettersi da sindaco. Alfredo, dopo aver cercato di contrapporsi a Ceccuzzi nelle primarie Pd per le elezioni del nuovo sindaco, si sistema con un posto nella lista Monti, come rappresentante della società civile, quella senza macchia.

Si scannano dentro il Pd, ma, a quanto pare, il disastro è tale da intaccare anche la tradizionale coesione massonica. Loggia contro loggia, la partita si gioca tutta sull'attesa delle mosse della procura di Siena, costretta suo malgrado a darla vinta a questa o a quella fazione.
Di fronte a questo spettacolo, Profumo ha tagliato corto: ha raccolto tutte le carte imbarazzanti e le ha spedite alla Procura. Tanto a Siena nessuno è più amico di nessuno.

3 - IL NUOVO MACIGNO CHE PESA SUL VOTO
Carlo Marroni per "Il Sole 24 Ore"


Lo scoppio di una nuova bolla finanziaria dentro Rocca Salimbeni tramortisce Siena, già provata da una crisi strutturale che va sempre più a fondo e che coinvolge altre istituzioni storiche della città. Prima Santorini, ora Alexandria: operazioni scoperte e portate alla luce del sole, che si sommano ad altri dossier come Casaforte, rivelato da Report.

Lo spaccato è di una gestione passata quando l'istituto era presieduto da Giuseppe Mussari che ieri, dopo le ultime rilevazioni, si è dimesso da presidente dell'Abi - del tutto sganciata da una realtà che nell'immaginario collettivo, non solo senese, era certamente conservatrice, ma quantomeno al riparo alla finanza corsara. E invece sembra che le cose siano andate in modo del tutto diverso. La crisi Mps - tamponata dai Monti-bond governativi, la cui crescita di 500 milioni a 3,9 miliardi ora appare chiara nei motivi - si aggrava in un momento fin troppo delicato nella tribolata vita degli stakeholder della banca, quelli che dovrebbero tenere mano ferma e soprattutto godere di potéri reali. Invece è tutto il contrario.

La Fondazione - che ha il 34,9% del capitale - è controllata dal Comune, che dalla scorsa estate è commissariato per la spaccatura all'interno della maggioranza di centro-sinistra, consumata proprio sul "controllo" del Monte.
Il sindaco uscente, Franco Ceccuzzi, è il candidato ufficiale alle elezioni comunali: è stato lui a volere Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ma certo è che non è estraneo alle gestioni precedenti, essendo stato per anni il leader indiscusso dei Ds senesi, motore politico del "groviglio armonioso" tra politica e finanza.

Ora predica discontinuità su tutta la linea, ed è quindi possibile che si arrivi a un cambio netto anche in Fondazione (che nel frattempo con ogni probabilità avrà diluito ancora la sua quota, specie se i corsi torneranno ad essere tonici come nell'ultimo mese e mezzo), i cui organi scadono a luglio. Il candidato di Ceccuzzi fino a qualche tempo fa, Alessandro Piazzi (che è già in Fondazione) «non sarebbe certo una discontinuità», fanno notare fonti vicine alla maggioranza.

Ma ancora mancano diversi mesi, e si devono svolgere le elezioni, da cui emergerà soprattutto la forza di Ceccuzzi e i suoi. Non del tutto neutro sarà anche il risultato del voto nazionale: la campagna elettorale contribuisce ad alimentare il fuoco.
All'assemblea di venerdì prossimo infatti è atteso Beppe Grillo. Sempre più, quindi, la palla sembra passare in mano ad Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, che si trovano ormai a trattare direttamente a tutti i livelli per mettere in sicurezza la banca, che nell'operatività quotidiana sta tornando lentamente a marciare.

 

Sede MPSGIUSEPPE MUSSARI PIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARI GIUSEPPE MUSSARI FABRIZIO VIOLAMUSSARI BAZOLI resize GIUSEPPE MUSSARI resize GIUSEPPE MUSSARI resize Giuseppe Mussari ADS logo NOMURAANTONIO VIGNI ALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA bankitalia big GIORGIO NAPOLITANOROSI BINDIMassimo Dalema

Ultimi Dagoreport

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....

giovanni malago giorgia meloni giancarlo giorgetti andrea abodi gianluca rocchi

DAGOREPORT - IL CASO ROCCHI E' ARRIVATO COME IL CACIO SUI MACCHERONI PER ABODI E GIORGETTI, PRETESTO PERFETTO PER COMMISSARIARE LA FIGC, SCONGIURANDO IL RISCHIO CHE COSI' POSSA CADERE NELLE MANI DELL'INAFFIDABILE MALAGO’ - LANCIATO DA DE LAURENTIIS, "MEGALO' SAREBBE IN LIEVE VANTAGGIO SUL FILO-GOVERNATIVO ABETE - A PARTE GIANNI LETTA, TUTTO IL GOVERNO, IN PRIMIS IL DUO ABODI-GIORGETTI, DETESTA L'IDEA DI MALAGO' E PUNTEREBBE A NOMINARE COMMISSARIO FIGC IL PRESIDENTE DI SPORT E SALUTE, MARCO MEZZAROMA, CARO ALLA FIAMMA MELONIANA…

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...

giorgia meloni giancarlo giorgetti daria perrotta

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…