enrico letta pier carlo piercarlo padoan mario draghi daniele franco monte dei paschi di siena mps

IL TESORO HA SOLO 4 MESI PER “LIBERARSI” DI MPS MA COSTERÀ 3,7 MILIARDI (DOPO AVER SPESO GIÀ 5,4 MILIARDI NEL 2017) - ORA DRAGHI SPERA CHE LA MAGGIORANZA NON METTA TROPPI BASTONI TRA LE RUOTE - LA CAUSA DI UN DISSESTO GIGANTESCO È DEL PD: DALL'ACQUISIZIONE SCONSIDERATA PER OLTRE 10 MILIARDI DI EURO DI ANTONVENETA PER EVITARE CHE IL MONTE DIVENTASSE PREDA DI ALTRE BANCHE, ALLA SOTTOSCRIZIONE SCELLERATA DI CONTRATTI DERIVATI…

 

Gian Maria De Francesco per "il Giornale"

 

andrea orcel

C'è un dato incontrovertibile nella trattativa Unicredit-Mps. Se il Tesoro ha atteso che il gruppo guidato da Andrea Orcel si avvicinasse, come da tempo auspicato, all'istituto senese, è perché dalla Commissione Ue e dalla Bce non devono essere giunti segnali rassicuranti.

 

monte dei paschi di siena

Le autorità europee non intendono prorogare la scadenza del 31 dicembre 2021 per l'individuazione del partner destinato a rilevare il Monte dei Paschi entro i primi sei mesi del prossimo anno. E Unicredit, dopo che Intesa Sanpaolo ha acquisito Ubi Banca, è l'unica realtà con le spalle sufficientemente larghe per «digerire» le parti migliori di un complesso attanagliato da oltre un decennio da una crisi irreversibile.

MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

 

Insomma, Via XX Settembre per uscire dalle secche in cui si è impelagato rilevando la maggioranza di Mps nel 2017, ha a disposizione poco più di quattro mesi. Ora la speranza del premier Draghi e del ministro dell'Economia Franco è che la politica non metta troppi bastoni tra le ruote dopo aver causato un dissesto gigantesco.

 

PIERCARLO PADOAN CON ELKETTE DI UNICREDIT

La responsabilità soggettiva della crisi di Rocca Salimbeni è del Pd: ha avallato l'acquisizione sconsiderata per oltre 10 miliardi di euro di Antonveneta per evitare che il Monte diventasse preda di altre banche perdendone il controllo. E ha chiuso gli occhi sulla sottoscrizione scellerata di contratti derivati per garantire un minimo di dividendi alla Fondazione controllante, dissanguata dagli aumenti di capitale che hanno sostenuto la crescita.

ursula von der leyen consegna a mario draghi la pagella di bruxelles al recovery plan italiano 1

 

Ma c'è anche la responsabilità oggettiva di un'opposizione senese che non ha mai alzato troppo la voce. Oggi la politica usa argomenti capziosi per modificare una situazione alla quale non esistono alternative praticabili, salvo voler perdere la faccia con il commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager, e il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen.

 

monte dei paschi di siena

E così si utilizza il tema dei costi che comunque il Tesoro dovrà sopportare per agevolare Unicredit. Lo Stato, infatti, dovrà garantire la neutralità patrimoniale a Unicredit, cioè dovrà assicurare che il suo capitale non si deteriori in virtù dell'acquisizione. E questo significa confermare, come già fatto per legge, i crediti d'imposta sugli attivi (dta) per oltre 2 miliardi, ma anche una ricapitalizzazione di Mps per altri 2 miliardi di cui 1,5 a carico del socio pubblico.

margrethe vestager

 

Allo stesso modo, se tutto andrà come previsto, lo Stato tramite Amco assorbirà oltre 4,4 miliardi (dopo gli 8 miliardi già assunti nel 2020) di non performing loans del Monte, scaricandolo (si vocifera di Fintecna) inoltre del contenzioso legale di 6,5 miliardi circa.

 

L'operazione potrebbe anche effettuarsi con una scissione parziale di Mps a favore di Unicredit che ne acquisirebbe la parte in bonis lasciando la bad company allo Stato che, in cambio, diventerebbe socio di minoranza di Orcel & C.

 

DANIELE FRANCO MARIO DRAGHI

Ecco, la politica dimentica che questi costi sarebbero, in ogni caso, stati imputati al Tesoro anche nella remota ipotesi in cui fosse rimasto socio di maggioranza. Certo, dopo aver speso già 5,4 miliardi nel 2017, il contribuente medio non può certo sorridere dinanzi a questa evenienza.

 

Ma nel 2016 e nel 2017 ci fu una generale accettazione dell'intervento pubblico affinché non si ripetesse il caso delle quattro banche «risolte» (Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti) con gli obbligazionisti azzerati in piazza. Tant' è vero che, giustamente, quasi nessuno ha protestato quando Intesa ha rilevato la parte in bonis di PopVicenza e Veneto Banca. E, peggio ancora, nessuno protesta quando la concessione «politica» del credito genera questi disastri. Lasciando a Draghi e a Franco soli quattro mesi.

Margrethe Vestager e Thierry Bretonmargrethe vestager

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)