TRAVAGLIO SFONDA LA MARINA MERCANTILE - “ANZICHÉ VERGOGNARSI DI PRESIEDERE LA MONDADORI, UN’AZIENDA RUBATA GRAZIE A UN GIUDICE CORROTTO COI SOLDI E NELL’INTERESSE DEL SUO PAPI, LA MARINA SOSTIENE DI AVERE “SCOPERTO UNA FALLA CLAMOROSA CHE MINA DALLE FONDAMENTA UN CASTELLO DI INGIUSTIZIE” - COSE CHE CAPITANO ALLE RAGAZZE CHE, DA PICCOLE, PAPI FACEVA ACCOMPAGNARE A SCUOLA DA VITTORIO MANGANO PERCHÉ NON FACESSERO BRUTTI INCONTRI”...

Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

"Siamo alle sentenze ad personam!", tuona Marina Berlusconi in un'intervista-scendiletto gentilmente offerta dal Correre della Sera di cui, essendo consigliera di Mediobanca, è azionista. La nota giureconsulta di scuola arcoriana ignora che tutte le sentenze sono ad personam, nel senso che riguardano sempre una persona fisica o giuridica. Ma forse la signora pretende che, per condannare uno di Milano, i giudici condannino tutti i milanesi onde evitare sentenze ad personam.

I suoi alti lai riguardano la sentenza della Corte d'appello di Milano che ha condannato la Fininvest (da lei presieduta) a risarcire la Cir con 564 milioni per averla scippata della Mondadori (da lei presieduta) con la celebre sentenza del giudice Metta, corrotto da Previti per conto di B.

Anziché vergognarsi di presiedere un'azienda rubata grazie a un giudice corrotto coi soldi e nell'interesse del suo Papi, la Marina sostiene di avere "scoperto un tarlo, una falla clamorosa che mina dalle fondamenta un castello di ingiustizie". Il tarlo, la falla - come spiega sul Fatto Antonella Mascali - sarebbe un taglio fatto dalla Corte d'appello nel citare il passo di sentenza della Cassazione del 2007: quella sulla richiesta dell'Imi di revocare la sentenza Imi-Sir (l'altro verdetto Metta comprato da Previti, quella volta per conto dei Rovelli) che condannava la banca a un mega-risarcimento non dovuto di 1.000 miliardi di lire.

Secondo la Fininvest, i giudici di Milano, omettendo il riferimento alla revocatoria, avrebbero fatto dire alla Cassazione che non occorre revocatoria per liquidare i danni del caso Mondadori, mentre la Suprema Corte avrebbe detto il contrario. E qui la Berluschina infila uno sfondone dopo l'altro.

1) La sentenza Metta su Imi-Sir divenne definitiva, dunque aveva un senso chiederne la revoca. La sentenza Metta su Mondadori non passò mai in giudicato, perché dopo l'appello lo scippatore Berlusconi e lo scippato De Benedetti (ancora ignaro della corruzione), si accordarono per la restituzione di parte del maltolto. Dunque non c'era materia per chiedere la revoca.

2) Infatti la Cir non ha chiesto un altro processo per riavere la Mondadori: ha chiesto il danno da reato (la corruzione del giudice Metta che truccò la sentenza). 3) La Corte d'appello non cita la Cassazione del 2007 per affermare che non occorra la revocatoria, ma per dimostrare che basta un giudice corrotto su tre per rendere nulla una sentenza. Quando parla di tarlo e di falla, la signora Marina scambia le mele con le pere.

4) Per dimostrare che, per liquidare il danno, non occorre revocatoria, la Corte cita un'altra sentenza di Cassazione, la "18.5.1984 n. 3060". Ma fa anche notare che l'eccezione della Fininvest è "tardiva", dunque non può essere considerata: andava presentata in primo grado, dinanzi al giudice Mesiano, ma allora i giureconsulti arcoriani, capitanati dall'ex giudice costituzionale Vaccarella, se la scordarono. Ora è tardi. Infatti il presunto tarlo nella sentenza d'appello viene segnalato non nel ricorso in Cassazione, ma al ministro della Giustizia e al Pg della Cassazione perché puniscano disciplinarmente i giudici cattivi che fanno sentenze ad personam.

Primo caso al mondo di una parte che perde una causa e, anziché impugnare la sentenza, va a piangere dal ministro (che, fra l'altro, dipende da Papi). Del resto è dal 1990 che l'affare Mondadori si gioca su tavoli truccati. La corruzione del giudice Metta. Le leggi ad personam per mandare in fumo il processo. Il linciaggio del giudice Mesiano per porto abusivo di calzini turchesi. L'incredibile sospensiva concessa alla Fininvest dopo la prima condanna a rifondere 750 milioni alla Cir.

I maneggi della P3 per influenzare la Corte d'appello. La legge vergogna per chiudere con 8,6 milioni il contenzioso da 173 della Mondadori col fisco. E ora le minacce ai giudici d'appello in base a tarli e falle inventati di sana pianta: cose che capitano alle ragazze che, da piccole, Papi faceva accompagnare a scuola da Vittorio Mangano perché non facessero brutti incontri.

 

MARCO TRAVAGLIO marina berlusconi GetContent asp jpegCARLO DEBENEDETTI E MARINA BERLUSCONI silvio e marina berlusconiRaimondo Mesiano "pedinato" dal Tg5Vittorio Mangano in tribunale nel 2000

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