1. ARRENDETEVI!!! SIETE CIRCONDATI! E CHI SE MOVE! CI SIAMO GIÀ ARRESI. E DA PARECCHIO 2. A PIAZZA SAN GIOVANNI È SUCCESSO QUALCOSA. IL RITORNO DI UN SOGNO, DI UNA SPERANZA. CHE NON CI HANNO CERTO DATO LE CAMPAGNE DI BERSANI, LA PIÙ GRIGIA, O DI MONTI, LA PIÙ INUTILMENTE RICCA, O DI INGROIA, LA PIÙ VECCHIA, O DI BERLUSCONI, LA PIÙ DIVERTENTE, PERCHÉ TUTTA COSTRUITA AL DI DENTRO DI UNA STRATEGIA TELEVISIVA, MA LA PIÙ LIMITATA ESSENDO ORMAI LA TV UNO STRUMENTO CHE COMUNICA QUASI SOLO COI VECCHI 3. GRILLO, A SAN GIOVANNI, HA DISTRUTTO L’IMMAGINE DI CROZZA A SANREMO, LUI SÌ, È UN VERO STAND-UP COMICO, HA INGLOBATO DENTRO UN EVENTO TELEVISIVO TUTTA LA GRANDE COMUNICAZIONE DA PRIMO MAGGIO COMUNISTA, BENIGNI E BERLINGUER COMPRESI 4. DOPO VENT’ANNI DI BUNGA BUNGA E UN ANNO DI MONTISMO, QUALCOSA È DAVVERO CAMBIATO 5. DAGO-VIDEO E DAGO-FOTO DALLA PIAZZA, VIDEO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DI GRILLO...

Video di Veronica Del Soldà per Dagospia

 

IL POPOLO DI GRILLO A SAN GIOVANNI

 

 

 

L’ARRIVO E LA PARTENZA DI GRILLO

 

 

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia

Dagoreport di Marco Giusti

Arrendetevi! Siete circondati! E chi se move! Ci siamo già arresi. E da parecchio. A Piazza San Giovanni è successo qualcosa. Non ve lo spiega bene il sito di "Repubblica", dove il bagno di folla di Beppe Grillo a San Giovanni è messo sullo stesso piano dell'abbraccio tra Bersani e Nanni Moretti in golfino color ruggine e impossibile pantalone di velluto a coste e dove l'unica notizia seria sembra quella della "pancia che ride" degli yogurt Danone.

E allora ti chiedi, ma anche Nanni Moretti una volta (ma quando?) ci portò in Piazza Navona per la nascita di una nuova era assieme a Paolo Flores D'Arcais e gli abbiamo creduto... anche Beppe Grillo tanti anni fa fece una serie di spot per gli yogurt Yomo con la regia di Nanni Loy, allora supermilitante PCI, e forse gli abbiamo creduto...

Quello che è accaduto non ve lo spiega bene nemmeno il sito del "Corriere", dove sotto l'appello al voto del Viminale "Votate! Votate! Votate!", come a Sanremo o nella vecchia "Canzonissima", troviamo Grillo assieme a Bersani, Monti e Berlusconi, mentre ci arriva la voce dello spot Campari "forse è vero che l'attesa del piacere..." e riappare un Crozza che pensavamo scomparso dopo il disastro a Sanremo, dopo quei cinque minuti di panico sul palco nei quali, il Fellini di "Roma" e del Teatrino della Barrafonda insegnano, nessun comico romano sarebbe mai precipitato. "Quella che mi hai buttato è la tua cena? Tié, ripigliala", urla Alvaro Vitali al Chiodo che gli ha gettato un gatto morto.

"Il funzionamento di un comico è di farti ridere ogni quindici secondi" diceva Lenny Bruce, padre di tutti i Grillo del mondo. E Grillo esegue. Mischiando Lenny Bruce al populismo scurrile di Coluche, il primo comico candidato politico d'Europa la cui forza, ricordava Dino Risi, Grillo soffriva parecchio sul set di "Scemo di guerra".

A Piazza San Giovanni però, come il Benigni dei vecchi tempi, Grillo ci ha fatto ridere ogni quindici secondi, alternando battute vecchie e nuove, scatenandosi sul Nano, che fa sempre ridere, "ha detto che non andava a Napoli perché non ci vedeva, ci ha visto bene invece a non andarci, sapeva che non ci sarebbe stato nessuno", o sul PD, dicendoci tutto quello che ognuno di noi voleva sentire.

O giocandosi la vecchia carta coluchiana del vaffanculo, ormai un po' antica, ma che funziona su parte di quei suoi neo-elettori appena fuggiti al catetere e alla piazza supertrash di Del Debbio. Della generazione dei vecchi comici-autori degli anni '80 da Carlo Verdone a Nanni Moretti (allora era visto come un comico) a Roberto Benigni, scomparsi il povero Massimo Troisi e fuori gioco Francesco Nuti, Grillo è rimasto l'unico in grado di poter tenere in piedi una piazza fisicamente per così tanto tempo con battute così precise senza perdere mai il ritmo. Un miracolo, a 65 anni. E con Casaleggio a fianco e non Pippo Baudo.

Ed è l'unico politico a trasmettere energia e a prometterci qualcosa come un rinnovamento. Passando ieri da Saxa Rubra ho visto una schiera di manifesti elettorali tutti di Rivoluzione Civile, dove brillavano accanto ai faccioni di Ingroia e Fotia quello incredibile di Sandro Ruotolo coi due cani e dove qualche attacchino sciagurato aveva messo non per scherzo il manifesto di un comico del centro sud impossibile, certo 'Nduccio, che faceva delle serate non so dove.

Nel quadro totale 'Nduccio era perfettamente compatibile con i candidati di Rivoluzione Civile. Grillo non ha fatto manifesti, gli ha lasciati a Ingroia, a Storace, ai Fratelli d'Italia. Sono vecchi e costano. Non ha fatto spot, gli ha lasciati a Monti, che ha infarcito i video delle stazioni italiane con immagini al'americana che sembrano provenire dalla tv di dieci anni fa.

Non ha fatto apertamente tv, che ha lasciato quasi interamente a Berlusconi, che da subito ha puntato a riprendersi i vecchi e i rinconjoniti abbandonati ai margini dei programmi delle reti generaliste. Ma se Berlusconi, abbandonando le campagne di affissioni giganti di venti e dieci anni fa, ha facilmente dominato la scena televisiva proponendosi come l'ospite ideale di tutti, quello capace di farti salire l'ascolto, lanciandosi da Giletti a Santoro, dalla D'Urso a Lucia Annunziata, civettando pure con Landini, ricaricandosi continuamente di colori e effetti da studio, al punto di presentarsi ieri a Napoli dentro un video dove era truccato come Elio a Sanremo con ciglioni e testa da Peter Griffin, vero e proprio ologramma da vecchia tv o immagine pixelata che non tiene più il segnale, Grillo ha intelligentemente invaso qualsiasi tv con una finta degna di Garrincha.

Cioè negandosi ufficialmente a qualsiasi intervista, con tanto di incredibile sceneggiata su Sky con un "mi si nota più se vado o se non vado" alla Moretti, salvo poi lasciandosi riprendere e trasmettere sin continuazione. Come se fosse solo lui il nuovo invincibile che arrivava dalla rete e dalla sprofondo delle nostre coscienze.

Come se fosse un evento sempre starlo a sentire, di nascosto da lui, fino alla celebrazione finale di san Giovanni. Che è stata il suo vero e proprio capolavoro. Cioè la riappropriazione da comico, e da comico televisivo, di una piazza politica sfruttata come il "solo" evento mediatico di tutta la campagna elettorale 2013.

Per questo Berlusconi si è negato a Napoli, sapendo che il paragone sarebbe stato impossibile, solo mettendo in rete un film con le scene hard dei suoi bunga bunga avrebbe potuto rispondere mediaticamente. Per questo Bersani è ricorso all'abbraccio (freddissimo, guardatelo) a Nanni Moretti, avendo forse ricevuto un no (è solo un'ipotesi, calma) dal più importante, elettoralmente, Roberto Benigni e dal suo agente Lucio Presta, il grande emarginato di Sanremo 2013.

Magari poteva ricorrere a Alessandro Siani, che ha riportato mezza Italia al cinema è già naviga su un incasso cinematografico di otto milioni di euro, ma sarebbe stata una mossa troppo brillante per Bersani. Meglio Moretti...

Grillo, alla fine, ha avuto gioco facile, ha dribblato tutti e ha segnato a Piazza San Giovanni, lasciando Ezio Mauro a Fabio Fazio per il dopo festival, cacciando a suo modo giustamente tutti i giornalisti italiani dal palco (come avrebbe fatto un Moretti), scatenando l'evento che tutti noi, dentro al cuore, sapevamo possibile e volevamo così.

Il ritorno di un sogno, di una speranza. Che non ci hanno certo dato le campagne elettorali di Bersani, la più grigia, o di Monti, la più inutilmente ricca, o di Ingroia, la più vecchia, o di Berlusconi, la più divertente, perché tutta costruita al di dentro di una strategia televisiva, ma la più limitata essendo ormai la tv uno strumento che comunica quasi esclusivamente coi vecchi.

Grillo, a San Giovanni, ha distrutto l'immagine di Crozza a Sanremo, lui sì è un vero stand-up commedia, ha inglobato dentro un evento televisivo, perché questo era, tutta la grande comunicazione da primo maggio comunista, Benigni e Berlinguer, attaccando pesantemente il PD e Bersani esattamente come fece tanti anni fa a Sanremo con Craxi e i Socialisti.

Anche se è un paese strano, ancora scosso dalla vittoria di Marco Mengoni al Festival, dal goal di Totti alla Juventus, dal richiamo incredibile di Siani al cinema, dove nell'unico reality politico che abbiamo fatto si è preferito Bersani a Matteo Renzi, l'unico in grado di poter competere in tv con Berlusconi e sul palco con Grillo, dove dopo vent'anni di berlusconismo e un anno di montismo non siamo ancora usciti dalle nostre prigioni, è stata una campagna elettorale meravigliosa. E qualcosa è davvero cambiato.

 

VIDEO: L'INTERVENTO DI BEPPE GRILLO A PIAZZA SAN GIOVANNI (INTEGRALE)

 

Arriva Grillo Popolo di Grillo POpolo di Grillo Beppe Grillo Beppe Grillo POpolo di Grillo POpolo di Grillo POpolo di Grillo POpolo di Grillo POpolo di Grillo Popolo di Grillo POpolo di Grillo POpolo di Grillo POpolo di Grillo Grillo va via

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...