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MA CHE CE FREGA DI ‘MAFIA CAPITALE’, IMMIGRATI E MONNEZZA: E’ TEMPO DI ROMA PRIDE! IN UNA CITTÀ FORMATO MICROONDE (34 GRADI) VA IN SCENA IL CARNEVALE DELL’ORGOGLIO LGBT

Liberiamoci...Gay Pride 2015 invade Roma

 

Video di Veronica Del Soldà per Dagospia

 

Fotografie di Luciano Di Bacco

ignazio marino   carmine fotiaignazio marino carmine fotia

 

Manuela Pelati per il “Corriere della Sera - Edizione Roma”

 

Allegria e slogan. «Ora i matrimoni» Roma Pride, corteo pacifico e festoso, tra carri e maschere. Anche Orfini con Marino Con il termometro di piazza della Repubblica che segnava 34 gradi e il camion di Acea che spruzzava acqua sui manifestanti, il corteo colorato e allegro dell’orgoglio gay ha sfilato ieri pomeriggio per le strade del centro storico da via Cavour a piazza Vittorio, dal Colosseo a via dei Fori Imperiali per finire in piazza Venezia. «A Roma l’amore conta e questa città mantiene le sue promesse» ha detto il sindaco Ignazio Marino quando si è messo alla testa del corteo, aprendo la sfilata con lo striscione di Roma capitale.

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Davanti al sindaco i City Angels e dietro migliaia di persone in festa. «Siamo duecentomila» hanno detto più volte gli organizzatori anche se alla fine della manifestazione non se ne contavano più di cinquantamila. Con cartelli, volti e bandiere colorati, travestimenti e canti, tra i venti carri allestiti a festa, il bus rosso a due piani del Roma Pride è stato il primo.

 

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Sulla fiancata la scritta: «Liberiamoci». A seguire chi si baciava e chi ballava tra le bandiere arcobaleno della pace. Tra i cartelli: «La mia libertà protegge la tua» e «L’amore tra uguali non è così diverso». Sul carro dell’Arcigay palloncini a cuore, maschere ed esibizioni di muscoli, tra le scritte: «Amore per le differenze è vittoria della libertà».

 

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E poi i carri «No alle etichette» e i manifestanti con tacchi vertiginosi e fisici perfetti, qualcuno vestito con l’abito bianco da sposa. Sul carro del Gay village tra l’esplosione di energia e musica anche l’ex parlamentare Vladimir Luxuria. Tra le persone a piedi con i volti segnati dai colori dell’arcobaleno molti diciottenni non solo romani: «Siamo qui per una questione di giustizia e di diritti». Una donna bionda con la bici e il passeggino incorporato con sopra due bambini di pochi mesi ha detto: «Li ho portati per nove mesi dentro di me e ora sono fiera di farli sfilare qui». In corteo anche coppie che hanno chiesto la trascrizione del matrimonio.

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E il sindaco in testa al corteo ha rimarcato proprio questo: «Oggi festeggiamo quello che abbiamo realizzato». Marino quest’anno, sfidando il prefetto, ha effettuato le trascrizioni dei matrimoni gay contratti all’estero e il 21 maggio scorso con il «wedding day» ha siglato le unioni civili. A fianco del sindaco la prima firmataria della delibera sulle unioni civili, Imma Battaglia di Sel. «È urgente la risposta del governo con leggi contro l’omofobia e per il riconoscimento dei matrimoni gay».

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Dietro allo striscione di Roma Capitale ha sfilato gran parte della giunta: dal vice sindaco Luigi Nieri agli assessori Alfonso Sabella (Legalità), Alessandra Cattoi (Scuola e Pari Opportunità), Marta Leonori (Commercio) e Estella Marino (Ambiente), alla presidente dell’assemblea capitolina Valeria Baglio, ai minisindaci Daniele Torquati e Valerio Barletta. E anche il presidente del Pd Matteo Orfini ha seguito il corteo: «È giusto essere qui con il Pd e il sindaco».

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Andrea Maccarone portavoce del Roma Pride ha detto: «Chiediamo una legge sui matrimoni, sulle adozioni, sull’identità di genere». E sul carro del Circolo Mario Mieli di cui Maccarone è presidente campeggiava il volto del premier Matteo Renzi a un bivio con la scritta: «Prendi il verso giusto». Ai lati due strade con le frecce, da una parte verso Egitto, Cina e Iran mentre dall’altra verso Francia, Spagna e Brasile. Ovvero le nazioni «giuste» che hanno riconosciuto i diritti della comunità Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender). Tra i manifestanti il leader di Sel Nichi Vendola: «I diritti non si possono dare col contagocce, briciole, frammenti di diritti». 

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