1. IL SOLLIEVO DEL MARACANÀ: “FINALMENTE DIO SI È RICORDATO DI ESSERE BRASILIANO” 2. LA RIVALITÀ, LA TENSIONE, GLI SFOTTÒ TRA ARGENTINI E BRASILIANI: IERI POTEVA MATERIALIZZARSI LA TEMPESTA PERFETTA. IL KO DI UNA NAZIONE SOTTO IL PESO DI UN'UMILIAZIONE CALCISTICA E DI CAMPANILE. CON LA VITTORIA DEI CRUCCHI, SCAMPATO PERICOLO 3. ERA GERMANIA-ARGENTINA, MA PAREVA GERMANIA-BRASILE. “PELÉ, PELÉ, MIL GOLS SÓ O PELÉ, MARADONA CHEIRADOR” (PELÉ, MILLE GOL SOLO PELÉ, MARADONA SNIFFATORE) 4. GLI ARGENTINI ERANO TANTI DA FAR IMPRESSIONE A COPACABANA, MA IN INFERIORITÀ AL MARACANÀ. CON I TEDESCHI, TIFAVANO E CANTAVANO IL CORO DI PELÉ TUTTI I BRASILIANI CHE AVEVANO PRESO IL BIGLIETTO DA MESI SPERANDO CHE IERI SAREBBE STATA UNA GIORNATA DIVERSA, CONTANDO DI VEDERE GIOCARE LA SELECAO DI SCOLARI E NEYMAR 5. MA IL CORO ERA ANCHE QUELLO DI “DILMA, DILMA, VAI A FARTI FOTTERE”. SI VEDRÀ NELLA PRIMA DOMENICA DI OTTOBRE, QUANDO IL BRASILE DOVRÀ SCEGLIERE IL SUO PRESIDENTE, SE I MONDIALI 2014 AVRANNO ADDIRITTURA INFLUITO SULL'ESITO ELETTORALE

Marcello Zacché per "il Giornale"

 

germania argentina finale mondiale 2014 37germania argentina finale mondiale 2014 37

Sostenevano ieri al Maracanà, al minuto 19 del primo tempo, che finalmente Dio si fosse ricordato di essere brasiliano. Guidando il piede di Higuain a calciare sul Corcovado la più limpida delle palle gol. Forse questo Brasile ne aveva già avuto abbastanza. Mario, di cognome Goetze, 94 minuti più in là; Mario come tutte le donne, le Maria di questo Paese cattolico e devoto; Mario, entrato non a caso solo alla fine del secondo tempo, ha confermato.

 

«Così ci siamo salvati, possiamo andare a casa e prendere sonno». Il tifoso carioca, studente universitario, figlio di uno dei più noti manager del Paese, non la pensa diversamente dal popolo delle strade di Rio. Ieri poteva materializzarsi, in Brasile, la tempesta perfetta. Il ko di una nazione sotto il peso di un'umiliazione calcistica e di campanile. Scampato pericolo. I verdeoro restano pentacampeao, invariato il solco con gli albiceleste, fermi a quota due. Poco, quasi nulla importa che la Germania abbia accorciato le distanze e ora insegua da tetracampione, insieme con l'Italia.

 

germania argentina finale mondiale 2014 36germania argentina finale mondiale 2014 36

«A caro prezzo - dice un chirurgo dell'ospedale universitario - abbiamo rischiato di aver apparecchiato il più succulento dei tavoli per poi lasciarlo alla scorpacciata del nostro peggior nemico». Il quale a sua volta è venuto in massa fin qui per vincere al Maracaná la coppa che i brasiliani avevano pensato per loro, battendo in finale quelli che gli hanno inflitto lo storico setteauno dell'8 luglio 2014. In tanti di questi paradossi la finale di ieri a Rio è stata e rimarrà unica.

 

Certo, questa la domenica carioca doveva essere un'altra cosa. Che festa sarebbe stata con il Brasile in finale al Maracanà. Bastava guardare le case, i condomini che si affacciano sul catino, colorati di bandiere e di gente, con la colonna sonora improvvisata di ritmi samba, a tutto volume. Almeno è servito a evitare la catastrofe argentina. Dentro, tra i 74.738 presenti invece, si tagliavano con il coltello la rivalità, la tensione, le paure tra due popoli sudamericani. Che Guevara mandato in soffitta e anche un po' farsi benedire, definitivamente, al gioco del calcio.

germania argentina finale mondiale 2014 35germania argentina finale mondiale 2014 35

 

Era Germania-Argentina, ma pareva Germania Brasile. «Pelé, Pelé, mil gols só o Pelé, Maradona cheirador» (Pelé, mille gol solo Pelé, Maradona sniffatore). Gli argentini erano tanti da far impressione a Copacabana, ma in inferiorità al Maracanà. Con i tedeschi, tifavano e cantavano il coro di Pelé tutti i brasiliani che avevano preso il biglietto da mesi sperando che ieri sarebbe stata una giornata diversa, contando di vedere giocare la loro selecao. Ma il coro era anche quello di «Dilma, Dilma, vai a farti fottere».

 

Che alzava il volume, dalla curva più brasileira delle altre, più si avvicinava la cerimonia di premiazione. Tutto a causa di quel 7-1 che ora pesa molto, ma molto di più delle proteste per le spese, la corruzione e gli sprechi di questi mondiali. Che pure ieri sono tornate a farsi sentire, con 250 manifestanti che si sono duramente scontrati con la polizia a un paio di chilometri dal Maracanà.

germania argentina finale mondiale 2014 34germania argentina finale mondiale 2014 34

 

Ma per Dilma, che ieri si è presentata allo stadio solo pochi minuti prima della partita, lasciando Putin e Merkel soli nella cerimonia di chiusura, con disappunto di Blatter, il peggio inizia ora. La Coppa delle Coppe, come l'ha chiamata la presidente, ha avuto successo. Il Brasile ha vinto la sua scommessa. Ma il trofeo se ne va altrove.

 

Non nel peggiore dei modi, ma quasi. Si vedrà nella prima domenica di ottobre, quando il Brasile dovrà scegliere il suo presidente, se i mondiali 2014 avranno addirittura influito sull'esito elettorale di una democrazia da 200 milioni di abitanti. Oggi partono tutti, si smonta il Fan fest e il Paese torna a misurarsi con i suoi problemi.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…