mobilita sanitaria

MA CHE PAESE E' QUELLO IN CUI PER CURARSI BISOGNA SPOSTARSI DI CENTINAIA DI CHILOMETRI? LA MOBILITÀ SANITARIA VALE 5 MILIARDI DI EURO, DEI QUALI 2,88 DERIVANO DA RICOVERI DI MALATI CHE DAL MERIDIONE SI SPOSTANO VERSO IL CENTRO-NORD: IN UN SOLO ANNO LE PRESTAZIONI CHE RICHIEDONO UN ALTO LIVELLO DI PROFESSIONALITÀ SONO AUMENTATE DEL 12% - I GOVERNATORI DEL NORD LAMENTANO CHE I MERIDIONALI INGOLFANO LE LORO LISTE D’ATTESA E CHE EMILIA ROMAGNA E LOMBARDIA SPENDONO PIÙ DI QUANTO INCASSANO. E AL SUD I CONTI DELLA SANITÀ SONO SEMPRE IN NEGATIVO. E AD AVVANTAGGIARSENE SONO LE STRUTTURE PRIVATE CHE…

Estratto dell’articolo di Paolo Russo per “la Stampa”

 

MOBILITA SANITARIA

«Non ce la facciamo più», ha denunciato il presidente dell'Emilia-Romagna, Michele de Pascale, parlando dell'emigrazione sanitaria. A suo dire - ma la pensa così anche il governatore lombardo Attilio Fontana - il fenomeno penalizza due volte le regioni del Nord: la prima, intasando le strutture sanitarie facendo così aumentare le liste d'attesa; la seconda, dal punto di vista economico, perché «il saldo attivo di quanto incassano le regioni che attraggono i cittadini del Sud è un'illusione, perché in realtà ci porta meno soldi di quelli che spendiamo per curare questi pazienti».

MOBILITA SANITARIA

 

Fatto è che la mobilità sanitaria in Italia vale ormai 5 miliardi di euro, dei quali 2,88 miliardi derivano da ricoveri di assistiti che prevalentemente dal Meridione si spostano verso il Centro-Nord.

 

Medici e governatori del Nord lamentano un aumento della "mobilità a medio-bassa complessità": visite specialistiche o interventi chirurgici di routine, insomma prestazioni che si potrebbero ottenere anche vicino casa, se le strutture locali avessero conquistato la fiducia degli assistiti.

LISTE DI ATTESA MALATI DI TUMORE - DATAROOM

 

Ma l'ultimo rapporto Agenas, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, smentisce i rappresentanti dei camici bianchi e delle regioni settentrionali, mostrando una migrazione sanitaria spinta dalla necessità, più che dalla ricerca della struttura o del medico "più in vista".

 

Dal 2019 al 2023, ultimo anno di rilevazione del fenomeno, i ricoveri fuori regione non sono infatti aumentati, ma leggermente diminuiti, passando da 707 mila a poco più di 668 mila. La spesa, invece, è rimasta sostanzialmente stabile, aumentando appena da 2, 84 a 2, 88 miliardi.

 

MOBILITA SANITARIA

Un incremento dovuto alla mobilità legata ai ricoveri per prestazioni ad alta complessità, come oncoematologia, trapianti, cardiochirurgia o ortopedia avanzata, solo per fare qualche esempio. Prestazioni che richiedono un alto livello di professionalità e tecnologia e che in un solo anno sono aumentate del 12%, mentre la componente dovuta a prestazioni più semplici, fruibili anche nella propria regione, è diminuita in pari percentuale.

 

Ad avvantaggiarsene - mette in rilievo sempre l'Agenas - non sono però gli ospedali pubblici, ma «le strutture private accreditate, che gestiscono quasi i tre quarti delle prestazioni ad alta complessità».

 

LISTE D ATTESA - SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO

Insomma, il fenomeno della migrazione sanitaria sta diventando un business per i privati, mentre sia per gli assistiti sia per le regioni del Nord, e ancor più per quelle del Sud, il saldo è negativo.

Questo nonostante le regioni di provenienza rimborsino le prestazioni fornite altrove.

 

Così, tra chi arriva e chi va a curarsi fuori regione, la Campania ci rimette 211 milioni, la Calabria 191 e la Sicilia 139, mentre l'Emilia-Romagna ha un saldo positivo pari a 387 milioni, la Lombardia a 383 e il Veneto a 115 milioni. Anche se, come ha spiegato De Pascale, non è tutto oro quello che luccica, perché questa capacità di attrarre pazienti si traduce in un allungamento delle liste d'attesa e in oneri aggiuntivi, visto che i rimborsi non sempre coprono i costi, soprattutto per le prestazioni più complesse.

GIORGIA MELONI - ORAZIO SCHILLACI

 

«Quando un napoletano sale su un treno per farsi operare a Brescia o a Padova non è mobilità sanitaria. È l'ammissione che lo Stato ha rinunciato a garantire l'uguaglianza dei diritti», ha ammesso il ministro della Salute, Orazio Schillaci.

 

Che ha anche richiamato le regioni inadempienti, affermando che sì, «servono più risorse e il governo ne ha aggiunte come non mai per il prossimo anno, ma questo non basta se vengono spese male, lasciate nei cassetti o dirottate a coprire i buchi di bilancio».

LISTE D ATTESA - SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO

 

[…]

la proposta lanciata dal presidente dell'Ordine dei Medici, Filippo Anelli. Premesso che la legge non consente di rifiutare una prestazione a un cittadino di un'altra regione, «questa libertà di scelta strangola le regioni del Sud, che si trovano a dover pagare prestazioni fuori regione, aggravando la propria situazione economica. Serve perequare strutture e personale con un intervento deciso dello Stato, prevedendo un finanziamento ad hoc per recuperare i divari che si sono creati».

GIORGIA MELONI ORAZIO SCHILLACI

 

Inoltre, per Anelli, anziché far migrare i pazienti, si potrebbe spostare i medici, «mettendo su una rete di servizi che porti le eccellenze e le competenze lì dove c'è bisogno, finché quell'ospedale non cresce sviluppando le competenze necessarie».

 

[…] Un Nord che si fa "tutor" della malandata sanità meridionale, in cerca di risorse ma soprattutto di competenze, non solo mediche ma anche gestionali.

LISTE DI ATTESA OSPEDALELISTE D ATTESA - SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO

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