lele adani

“UNA REUNION CON VIERI COME QUELLA DEGLI OASIS? ASSOLUTAMENTE NO” - LELE ADANI HA CAMBIATO IDEA NON SU BOBONE, MA SU ALLEGRI: “NON SONO IDEOLOGICO, ORA FA UN CALCIO EVOLUTO” – “LE DIFFICOLTÀ DELLA NAZIONALE? CE LA RACCONTIAMO CHE SIAMO ANCORA I PIÙ BRAVI A FORMARE I CALCIATORI, MA CI SIAMO FERMATI. IL SISTEMA FA FATICA AD ACCETTARE I GIOVANI. CAMARDA È UN ESEMPIO: TUTTI DEVONO DIFENDERLO COME ALTERNATIVA PER IL MILAN. E INVECE VA AL LECCE - IL MERCATO È IN MANO A 3-4 AGENZIE, CHE CONTROLLANO TUTTO" - "MAI PENTITO DI NON AVER FATTO L'ALLENATORE. FORSE POTREI FARE IL COMUNICATORE DI UN TECNICO O DI UNA SQUADRA. DE ZERBI SI TAGLIEREBBE LO STIPENDIO PER LAVORARE CON ME" - LA DIFFERENZA TRA MARADONA E MESSI E LA FRASE SUL PRANZO AL SACCO? "FA PARTE DEL GERGO DEI MIEI AMICI DEL PAESE. IN TV NON BISOGNA ESSERE ARIDI…” – VIDEO

 

https://www.lastampa.it/sport/calcio/2025/09/09/video/israele-italia_lele_adani_e_il_commento_al_gol_della_vittoria_pranzo_al_sacco-15301780/

 

 

Daniele Dallera,Paolo Tomaselli per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

lele adani

Lele Adani, partiamo dalla sua frase sul «pranzo al sacco» urlata per spiegare il gol vittoria di Tonali contro Israele: come le è venuto? 

«È una delle cose più spontanee che abbia mai detto. Se poi mi chiede come mi è venuto in mente non glielo so dire, ma fa parte del gergo dei miei amici del paese, per sottolineare un errore grossolano, quello della difesa israeliana. In una partita assurda». 

 

Ha ricevuto tante critiche? 

«Al contrario: ho sentito tanta condivisione. Gli odiatori dietro alla tastiera fanno notizia, ma gli amatori sono tanti e li trovo per strada: sani e puri, dai ragazzini agli ottantenni». 

 

Questa Nazionale ha il passo per andare al Mondiale? 

ALBERTO RIMEDIO E LELE ADANI

«Ha lo spirito per farlo: lo vuole fortemente e io credo che andremo. Però abbiamo delle lacune e Gattuso ha già provato a far qualcosa per colmarle». 

 

Ma perché la Nazionale fa tutta questa fatica? 

«Tutte le Nazionali si evolvono, i metodi per formare e crescere i giocatori ci sono ovunque e la Norvegia che è la nostra avversaria diretta ne è la riprova. Nelle stanze dei bottoni ce la raccontiamo che siamo ancora i più bravi a formare, ma non è così: ci siamo fermati. 

lele adani

 

(...) Abbiamo dei criteri, non solo nel calcio, che non ti ritengono adeguato in partenza. E diventano delle barriere. Anche per questo l’Italia sembra sempre indietro: il cambiamento spaventa». 

 

Questo riguarda anche l’impiego dei giovani italiani? 

«Certo. Le Nazionali giovanili arrivano spesso in fondo, ma poi quelli di Spagna, Portogallo o Germania fanno i titolari nel calcio vero. È una questione culturale, il sistema fa fatica ad accettare i giovani. Camarda è un esempio: tutti devono essere forti a difenderlo come alternativa per il Milan. E invece va al Lecce.  Siamo tutti complici». 

 

 

(...)

«Ormai nel nostro Paese tutti sanno che ci sono quattro-cinque intermediari che hanno in mano il giochino del calcio. E non per forza conoscono i calciatori e le esigenze degli allenatori. Però bisogna passare da loro e alla fine conta solo il lucro: so anch’io che il calcio è un business ma così si perde valore». 

lele adani

 

Sono tre mesi che parla bene di Allegri: è la dimostrazione che la sua posizione nei confronti di Max non era ideologica? 

«La battaglia ideologica la crea chi non ha argomenti.  Chi ha argomenti guarda il gioco. E io vedo partite fatte bene, percorsi diversi, tendenze invertite. La strada c’è ed è una cosa bella per tutti». 

 

Forse questo Milan è costruito meglio della ultima Juve di Allegri? 

«Quella squadra i giocatori buoni li aveva: si può sempre perdere, intendiamoci, ma se non fai un calcio evoluto, io non posso far passare per buono ciò che non lo è. E il Milan di Udine si vede che è un’altra cosa». 

 

lele adani

Le sue pulsioni da allenatore ci sono ancora? 

«No e non mi sono mai pentito. Eppure c’è un mio amico allenatore che mi ha detto che è disposto a ridursi lo stipendio per avermi con lui». 

 

Non è una mancanza di coraggio la sua? 

«Assolutamente no, poi con tutti gli insulti che prendo da commentatore, coraggio ne ho (ride ndr ). La passione per la comunicazione è fortissima». 

 

Quindi in panchina mai? 

«Forse in un ruolo nuovo, che unisca la parte calcistica a quella comunicativa, operando per un allenatore o una squadra, per arrivare più diretti alla gente: c’è ancora distacco fra chi fa il calcio vero e chi lo comunica. C’è una barriera». 

 

Ma voi ex calciatori opinionisti non ve la tirate troppo, non avete troppo peso? 

«Dipende da come vivi questa passione-professione. Se tu la senti come una vocazione ti meriti il rispetto: ma devi approfondire, saper vivere nei dissensi, non devi essere arido, devi esporti. Dipende come uno fa il mestiere». 

 

lele adani

Il passaggio dalla tv digitale al mondo Rai in questi tre anni come è stato? 

«Ho due direzioni: una con “Viva el Futbol” sul digitale e una sulla Rai. Il mio spirito è lo stesso, magari può cambiare la forma. In Rai mi trovo benissimo, ho libertà e sapete cosa vi dico? Sento la responsabilità di parlare al Paese. E la Domenica Sportiva si è evoluta molto». 

 

(...)

 

lele adani coppa italia

Nel dibattito su chi sia stato migliore tra Maradona e Messi su cosa ci dobbiamo concentrare? 

«Secondo me sul fisico: in particolare sull’elasticità incredibile che aveva Diego, contrapposta alla rigidità di Messi. Certe cose che faceva Diego con il corpo e il pallone, Leo non le può fare» . 

 

Giusto il Pallone d’oro a Dembelé o meritava Lamine Yamal? 

«Dico Dembelé: si premia la stagione, non il talento in generale» . 

 

L’allenatore che comunica meglio qual è? 

«Quello che può lasciare un’impronta e scrostare vecchie abitudini è Cesc Fabregas, che ha una comunicazione molto calcistica e non arretra su quello in cui crede: viene da un percorso e da una proprietà non italiana che spende bene e che come lui se ne sbatte di tutto quello che dicono gli italiani». 

 

(...)

vieri adani cassano ventola

Conte non si lamenta troppo? 

«Non sono in disaccordo con lui: la squadra è stata allungata, non così rafforzata». 

 

Lui ha qualcosa in più degli altri? 

«Ha un rispetto unico del lavoro. Nessuno chiede tanto a sé stesso, allo staff e ai calciatori, come fa lui.  Interiormente è quasi una missione.  E poi si sottolinea troppo poco la sua evoluzione negli ultimi due anni: ha studiato tantissimo ed è tornato a sentirsi nei top 5 al mondo» . 

 

adani vieri

Si sono riuniti gli Oasis: lo faranno anche Adani e Vieri? 

«Assolutamente no». 

 

L’allenatore che si taglierebbe lo stipendio per lavorare con lei è De Zerbi? 

«Sì». 

 

Ha appena battuto col Marsiglia il Psg e ha detto che lui «è contro il potere»: allenerà mai una grandissima squadra con questo atteggiamento? 

«In Francia c’è troppa disparità di mezzi. Ma la natura di Roberto è stare con quelli un po’ più deboli e trovare il piacere nel conflitto coi più forti. Ma allenerà una grande squadra, altrimenti sarebbe uno spreco. Se Silvio Baldini va all’Under 21 è la prova tangibile che i sogni si realizzano: è stata una scelta perfetta, stupenda, quella di cui ha bisogno un Paese» . 

adani allegri

 

Sarebbe uno spreco anche se Adani non allenasse? 

«Non allenerò: romperò ancora le scatole parlando» . 

lele adani pranzo al sacco israele italiaroberto de zerbilele adani con la coppa italia nicola ventola daniele adani antonio cassanonicola ventola antonio cassano daniele adani

 

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…