pompei e l europa

POMPEI MON AMOUR - INVECE DI PIANGERE SUI RESTI CROLLATI O RIEMPIRVI LA BOCCA DI "PETROLIO D'ITALIA", ANDATE A VEDERE LA MOSTRA "POMPEI E L'EUROPA", PER SCOPRIRE LE IMPRONTE DELLA STORIA

1 - POMPEI, COSÌ L’EUROPA SCOPRÌ E AMÒ LA CITTÀ ANTICA

Tomaso Montanari per “la Repubblica

 

pompei   achille e chironepompei achille e chirone

«Chi parla male , pensa male e vive male . Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!». La morale cartesiana di Michele (Nanni Moretti) in Palombella Rossa potrebbe stare in epigrafe a tutto lo sgangherato discorso pubblico italiano sul patrimonio culturale: basti pensare alla distorsione del fatale termine “valorizzazione”, o all’osceno ritornello del “petrolio d’Italia”. Ma è a Pompei che essa si adatta in modo tutto speciale: da anni le parole con cui ne parliamo e ne scriviamo sono infatti consumate, scivolose, fallaci.

 

Sono parole che ci hanno fatto pensare che Pompei fosse un’”emergenza” (magari per giustificarne il commissariamento da parte della Protezione Civile) o un «tesoro» (che potesse legittimare faraonici progetti di luna park dell’archeologia, e speculazioni di ogni tipo). Trovare altre parole per Pompei è urgente: tanto da far accogliere con grande favore persino una mostra, nonostante che il desiderio di una moratoria assoluta delle esposizioni si faccia acutissimo nel momento in cui tonnellate (letteralmente) di opere d’arte vengono irresponsabilmente tradotte al gran bazar dell’Expo.

 

gustave moreau   achille e chironegustave moreau achille e chirone

Ma «Pompei e l’Europa» è un’altra cosa. Perché dietro c’è un solido progetto culturale e scientifico: un primo frutto intellettuale del governo affidato al generale Giovanni Nistri (direttore del Grande Progetto Pompei) e all’archeologo Massimo Osanna, soprintendente e ora curatore di questa mostra insieme alla storica dell’arte Maria Teresa Caracciolo e allo storico dell’architettura Luigi Gallo.

 

La mostra non vuole sciorinare i “capolavori” restituiti dalla terra che copriva Pompei, né esserne una sostituzione, un succedaneo commerciale da far girare per il mondo (come è invece accaduto anche molto di recente). È, invece, un invito a ritornare nelle strade della città antica, o ad andarci per la prima volta: ma vedendola attraverso gli occhi dei pittori, degli architetti e degli scrittori europei che la amarono dal tempo della sua scoperta, alla metà del Settecento, fino al terribile bombardamento del 1943.

 

Nel 1839 l’architetto tedesco Johann Daniel Engelhardt affermava che «un giovane architetto dovrebbe assolutamente visitare Pompei, anche se questa si trovasse in Giappone». Visitare la mostra significa ritrovare le parole con cui l’Europa, per due secoli, ha parlato di Pompei: per poterle ritessere in un discorso nuovo.

 

paul delaroche   fanciulla nuda in un labrum pompeianopaul delaroche fanciulla nuda in un labrum pompeiano

La prima di queste parole è «contesto». Nel 1747 fu il grande antiquario veronese Scipione Maffei a intuire perché la scoperta di Pompei fosse un evento fuori scala: «O qual grande ventura de’ nostri giorni è mai che si discopra non uno ed altro antico monumento, ma una città!». Riavere Pompei significava conoscere l’antichità non attraverso una somma di oggetti disparati, ma poter camminare, respirare in una città antica “resuscitata”.

 

Ci volle un secolo, e il genio di Giuseppe Fiorelli, perché questo diventasse possibile: ma intanto Pompei aveva fatto capire che il patrimonio culturale è una rete di relazioni che va conosciuta tutta intera. Quando, cinquant’anni dopo, Napoleone smontò il contesto vivo dell’arte italiana per portarne il fior fiore al museo imperiale del Louvre, un grande intellettuale francese — Antoine Quatremère de Quincy — gridò che «il paese stesso è il museo... senza dubbio non crederete che si possano imballare le vedute di Roma!». Era la lezione di Pompei: una lezione che oggi abbiamo dimenticato.

 

arturo martini   il bevitorearturo martini il bevitore

La seconda parola, tutt’altro che banale, è «conoscenza». Di fronte alle lettere in cui il grande Winckelmann denunciava gli errori delle autorità napoletane, tutta l’Europa colta — la Repubblica delle Lettere, come si diceva allora — rivendicò la sovranità della conoscenza contro quella giuridica della dinastia borbonica: Pompei apparteneva a tutti coloro che la volevano conoscere. Ancora oggi è urgente chiedersi “di chi è Pompei”, e ancora oggi è rivoluzionario rispondere che è di chi la studia, aprendone a tutti la conoscenza.

 

Un’altra parola terribilmente urgente è «lavoro». Il 20 dicembre del 1860 il grande soprintendente Giuseppe Fiorelli (l’inventore del nuovo metodo per ottenere i celeberrimi calchi dei corpi dei pompeiani: calchi restaurati, e resi nuovamente visibili, in occasione della mostra) annota di aver scritto ai «sindaci dei comuni vicini, onde tutte le persone bisognevoli di lavoro fossero inviate agli scavi, riservandomi di determinare il numero dei lavoratori». Quella era la manovalanza degli scavi: ma quanto lavoro — a partire da quello per i nostri famosi cervelli in fuga — potrebbe oggi dare una Pompei che torni ad essere una città aperta della ricerca!

 

picasso   due donne che corrono sulla spiaggiapicasso due donne che corrono sulla spiaggia

Potrà sorprendere, ma un’ultima parola che scaturisce dalla città morta è «politica». Nel 1848 «i custodi delle rovine di Pompei, usati a vivere taciturni tra gli squallidi avanzi di un popolo che da 18 secoli è scomparso dalla terra, hanno ivi giurato fedeltà al Re e alla costituzione con un grido che rimbombando fra queste solitudini troverà un’eco nel cuore di tutti gli italiani, della cui antica gloria, potere e indipendenza qui gelosamente conserviamo molte sacre reliquie».

 

E noi? Qual è il nostro posto in questo cortocircuito continuo tra l’Italia del passato e quella del futuro? Tra le opere esposte c’è un bellissimo quadro di Filippo Palizzi che mostra una ragazza in bilico sul ciglio degli scavi di Pompei, un’immagine che fa salire alle labbra un famoso verso di Hölderlin: «Dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva». Ci ripetiamo che Pompei è in pericolo: ebbene, questa mostra serve a ricordarci perché dobbiamo salvarla. Perché possa essere Pompei a salvare noi: ancora una volta.

 

 

2 - LE UMANISSIME IMPRONTE DELLA STORIA

Maurizio Bettini per “la Repubblica

 

pompei   achille e briseidepompei achille e briseide

Orme e impronte non sono segni come gli altri. «Mai tagliare con un coltello l’orma di un uomo! » prescriveva un precetto attribuito a Pitagora; il quale suggeriva anche di cancellare dal materasso l’impronta del proprio corpo, quando al mattino ci si alza dal letto. In Grecia poi si raccomandava ai ragazzi di lisciar bene la sabbia su cui si erano seduti, in palestra, per non lasciare tracce della loro bellezza agli amatori. Il fatto è che orme e impronte nascono attraverso un contatto fisico, di conseguenza danno l’impressione di trattenere in sé qualcosa della persona che le ha impresse — di lei non si limitano a suggerire un’immagine o un ricordo, ma ne suscitano direttamente la “presenza”.

 

E questo è per l’appunto Pompei: una gigantesca, tragica, vivente impronta lasciata dall’antichità sul suolo della Campania. Il tempo, che ineluttabilmente cancella le orme del passato, a Pompei è stato preceduto da una cascata di cenere e lapilli: che queste impronte ha preservato intatte fino al momento in cui gli scavi hanno riportato alla luce la città sepolta. Per tale motivo Pompei ha sempre esercitato su chi la visita un’attrazione del tutto speciale, diversa da quella suscitata da altri monumenti, fin anche il Partenone o il Colosseo: perché nelle sue vie, nelle sue case, nelle sue piccole tabernae la vita antica — paradossalmente congelata da una colata di fuoco — ha lasciato non solo una

pompei   due persone rannicchiate sotto la lavapompei due persone rannicchiate sotto la lava

memoria, ma una presenza.

 

Che poi orme e impronte, non metaforiche ma reali, dagli scavi di Pompei ne sono fiorite numerose. Gli oggetti di materiale deperibile, come infissi, mobili o stoffe, nel loro secolare consumarsi all’interno della coltre di cenere vi hanno lasciato la cava effigie delle proprie forme. Fu Giuseppe Fiorelli, direttore degli scavi di antichità nel Regno di Napoli, che nel 1863 ebbe l’idea di far colare gesso liquido in queste cavità, ricavandone calchi pieni e perfetti.

 

E non solo di oggetti, ma soprattutto di persone: uomini e donne sorpresi dall’eruzione, fuggiaschi che non ce l’avevano fatta, fissati nelle pose più dolorose e svariate. Come si può immaginare il ritorno alla luce di questi scomparsi suscitò ogni genere di fantasie e di racconti. A questi “doppi” degli antichi abitatori di Pompei, miracolosamente riemersi attraverso le impronte che di sé avevano lasciato, si vollero attribuire nomi, qualifiche, occupazioni, sentimenti: perfino identificare con commozione l’ultimo atto da essi compiuto prima della fine, si trattasse d’amore o di disperazione.

 

pompei   donna incintapompei donna incinta

«La morte ha plasmato le sue vittime alla maniera di uno scultore», scrisse René de Chateaubriand con meravigliosa, francese retorica. Solo che, assai paradossalmente, i poteri dell’orma tanto più si rivelano forti, quanto meno definita è la figura della persona che l’ha impressa.

picasso e leonide massine nella casa di marco lucrezio a pompeipicasso e leonide massine nella casa di marco lucrezio a pompei

 

È ciò che testimonia la singolare vicenda di un’impronta pompeiana che (si diceva) fu lasciata da un seno femminile. Nel 1772 il Giornale dello Scavo riferisce infatti di aver ravvisato, nella cosiddetta Villa di Diomede, la traccia del «petto di una donna ricoperto da una veste». A dispetto del tenore di questa registrazione, invero assai poco sensuale, una volta esposta nel museo di Portici, la misteriosa impressione darà vita a ogni sorta di sogni e fantasie letterarie.

 

Come documenta Giuseppe Pucci nel bel saggio dedicato ai calchi, pubblicato nel Catalogo della mostra, di questa impronta scrissero fra i tanti Sir William Hamilton, l’abbé de Saint-Non e ancora René de Chateaubriand: che la vide nel 1801 e di quel seno mantenne un ricordo assai vivo. Cinquant’anni dopo Théophile Gauthier, in un racconto dal titolo Arria Marcella. Souvenir de Pompéi, immaginerà perfino un incontro fra il giovane Octavien — anche lui affascinato da quell’impronta — e una fanciulla il cui seno gli sembra corrispondere in tutto e per tutto a quello contemplato al museo.

DE CHIRICO POMPEIDE CHIRICO POMPEI

 

Nel frattempo attorno a Octavien, preso d’amore, Pompei si ripopola miracolosamente dei suoi antichi abitanti, di nuovo presenti; e la vita, quella autentica, torna a scorrere nelle vie e nelle piazze della città. Potenza suscitatrice di un’impronta.

Ultimi Dagoreport

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)

marco rubio giorgia meloni donald trump jd vance vaticano papa leone xiv pietro parolin

DAGOREPORT – MARCO RUBIO ATTERRERÀ GIOVEDÌ A ROMA NON TANTO IN QUALITÀ DI SEGRETARIO DI STATO AMERICANO, BENSÌ COME CANDIDATO AL DOPO TRUMP – RUBIO SA BENISSIMO CHE LA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA È PERDUTA SENZA IL DECISIVO VOTO DEI CATTOLICI AMERICANI, CHE NON HANNO PRESO PER NIENTE BENE L’IGNOBILE GUERRA A COLPI DI INSULTI DELL’IDIOTA-IN-CAPO A PAPA LEONE – UNA VOLTA OTTENUTO DA TRUMP IL VIA LIBERA PER IMBARCARSI PER ROMA, RUBIO È RIUSCITO A STRAPPARE UN INCONTRO CON IL SUO OMOLOGO DELLA SANTA SEDE, IL CARDINALE PIETRO PAROLIN, MA IL DISCO VERDE PER UN’UDIENZA AL COSPETTO DEL TOSTISSIMO PAPA PREVOST NON C’È, PER ORA – PER L’ARRIVO DI RUBIO, L’AMBASCIATORE USA (IN VACANZA) IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, STA ORGANIZZANDO UNA BELLA CENETTA CON I MINISTRI TAJANI E CROSETTO – PER RUBIO UN INCONTRO PREVISTO ANCHE CON LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CHE, VISTI I NEGATIVISSIMI SONDAGGI ITALIANI SUL PRESIDENTE PIÙ MENTECATTO DELLA STORIA, L’HA MOLLATO AL SUO DESTINO RINCULANDO A TESTA CHINA TRA LE BRACCIA DELL’EUROPA….

meloni giuli buttafuoco venezi biennale

DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…