BALO-DIPENDENTI? – CONTRO LA SPAGNA VEDREMO QUANTO VALE L’ITALIA SENZA BALOTELLI (E PRANDELLI RISPOLVERA GILARDINO)

Franco Ordine per "Il Giornale"

Il problema del club Italia a Fortaleza è un bel rompicapo. Come si scala la montagna della Spagna, campione del mondo, senza disporre degli artigli, del tacco magari, oltre che della potenza fisica di Mario Balotelli? La soluzione è una sola e fa tornare alla mente la storica battuta del paron Rocco: «Che vinca il migliore? Sperem de no!».

Ma oltre che studiare alchimie tattiche, si può anche cercare nelle carte della Nazionale di Prandelli qualche spunto capace di dettare un pizzico di fiducia per i sodali azzurri rimasti senza la falcata del milanista, i suoi corpo a corpo, le sue proteste, i suoi tweet che smascherano improbabili dichiarazioni. «Dobbiamo stare più attenti in difesa e fare il nostro gioco» detta Maggio. Sembra una ricetta elementare, facile facile. E invece forse può essere proprio questa la soluzione al problema numero uno dell'Italia sbucata a Fortaleza per la semifinale della Confederation cup contro la Spagna, che agli ultimi Europei abbiamo affrontato due volte (1-1 nel gironcino, sconfitta 4-0 in finale).

La distrazione di primo grado, rimediata nella sfida col Brasile, dal ragazzone bresciano non ha procurato una lesione muscolare ma la formazione di un edema del vasto laterale del quadricipite: tradotto vuol dire che non è il caso di rischiare e quindi il bomber torna a casa, come è già successo ad Abate. Solo che SuperMario è un eroe, e gli eroi fanno fatica ad arrendersi: «Mi sento un perdente ad andarmene così - si è sfogato ieri -. Vorrei restare qui, ma c'è il preliminare di Champions e quindi mi devo curare. Comunque i miei compagni di nazionale faranno bene anche senza di me».

Già, perché la Nazionale senza Balotelli non è un inedito assoluto. Basta scorrere l'attività del club Italia dall'agosto del 2010 (notte del debutto, al fianco di Cassano, a Londra con la Costa d'Avorio) per capire che il calcio italiano è già riuscito a fare a meno di Mario e delle sue imprese balistiche. La sua carriera in azzurro sintetizzata da alcune cifre (25 presenze, 10 gol firmati) è soltanto all'inizio. Anche l'europeo, il suo trampolino di lancio, il capolavoro assoluto i due lampi alla Germania in semifinale, non fu fondato sulla pietra di Balotelli, tenuto al riparo prima, lanciato dopo quasi un'ora contro la Spagna nel girone e quindi diventato, tappa dopo tappa, uno dei protagonisti.

Per arrivare all'europeo, Prandelli ha fatto spesso a meno di Balotelli rimasto invischiato nelle secche del City, oppure in qualche "balotellata" delle sue e perciò fuori dal giro azzurro. Sono state addirittura 14 le sfide saltate da Mario tra il debutto assoluto di Londra nell'agosto del 2010 e il Brasile di sabato notte a Salvador de Bahia, giugno del 2013: e nel periodo di assenza, passata sotto silenzio, non sono mancati i rivali illustri, tipo la Germania, ad esempio, o addirittura la Spagna piegata in amichevole, nello stadio di Antonio Cassano, agosto del 2011, con gol di Montolivo e Aquilani.

Certo, il ct si arrangiò con un bel numero di guastatori fornitigli dal campionato italiano e non solo. Per esempio si affidò a Pazzini, oppure puntò su Pepito proveniente dalla Liga nei panni di nuovo Rossi per mettere al sicuro l'amichevole di Kiev con l'Ucraina (raddoppio di Matri). È il caso allora di rivolgersi alla cooperativa azzurra per tirare fuori dalla notte di giovedì quelle risorse che appartengono di solito ai gruppi di uomini veri, prima che calciatori di rango. Nel ritiro blindato di Fortaleza, è vero, non ci sono sostituti che accendono la fantasia dei tifosi e nemmeno candidature che possano stuzzicare la fantasia di Cesare Prandelli. Con Destro dirottato in Israele per l'europeo dell'under 21, con Pazzini ko per un intervento al ginocchio e Osvaldo fuori per codice etico (il famoso insulto rivolto al suo allenatore Andreazzoli), c'è poco da inventare.

Scontato il nome di Gilardino, oggi irriconoscibile rispetto a quel centravanti che fece la fortuna di Parma, Milan e Fiorentina. Da fantascienza una fanteria cinese con El Shaarawy e Giovinco, e il sostegno di Giaccherinho

 

 

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