NON FACCIAMO I BUFFON! IL PORTIERE DEDICA LA VITTORIA A QUATTROCCHI, AMMAZZATO IN IRAQ E L’INQUISIZIONE DI SINISTRA GLI RINFACCIA LE SUE SIMPATIE FASCISTE - MA SE AVESSE DEDICATO LA VITTORIA A CARLO GIULIANI SAREBBE UN CAMPIONE DI LIBERTA’

Tommaso Lorenzini per “Libero Quotidiano”

buffonbuffon

 

Spesso, con una punta di cinico compiacimento, fra addetti ai lavori e a microfoni spenti sentiamo dipingere i calciatori come degli analfabeti (nel migliore dei casi), qualcuno improvvisa barzellette «alla Totti» e ride di gente ritenuta incapace di mettere in fila un paio di idee.

 

Vero, è anche “merito” delle “puntute” interviste alle quali i giocatori rispondono con stereotipi al limite del lobotomizzato: «Abbiamo dato il massimo, sono contento di mettere in difficoltà il mister, sapevamo che era una partita difficile» e via così. Tuttavia, quando un calciatore possiede un’opinione autonoma ed ha pure il brutto vizio di esprimerla finisce quasi sempre al muro perché diversa dalla vulgata del politicamente corretto.

 

iraq fabrizio quattrocchiiraq fabrizio quattrocchi

Soprattutto se si chiama Gigi Buffon, la cui propensione alle uscite per non risultare mai banale (va ammesso) spesso rasenta l’autogol: ma stavolta tanto di cappello. Dopo l’1-0 della Juve sul Monaco in Champions, il 37enne capitano bianconero (e della Nazionale) ha fatto presente che a smettere proprio non ci pensa e poi, quasi commosso, ha chiuso l’intervista di rito così: «Dedico questa bella vittoria a due persone, morte nello stesso giorno (il 14 aprile, ndr), che mi hanno reso orgoglioso una di essere calciatore, l’altra di essere italiano.

 

buffon c16355fbuffon c16355f

Piermario Morosini e Fabrizio Quattrocchi, che è sempre nel mio cuore». Apriti cielo. Se il tirare in ballo Morosini - scomparso nel 2012 per attacco cardiaco - è costato a Buffon - fra le altre critiche - pure un elegante «come confondere la merda con il cioccolato: povero Moro», il web (che ormai incarna la Coscienza Collettiva del «si può/non si può») e commentatori “sinistri” di professione hanno immediatamente sfruttato l’omaggio al «mercenario» ma medaglia al valor civile Fabrizio Quattrocchi («vi faccio vedere come muore un italiano», esclamò ai suoi assassini islamici in Iraq nel 2004) per rinfocolare la loro acredine contro le note simpatie politiche di Buffon.

 

buffon buffon

Come Luca Bottura, blogger radical chic (particolarmente infoiato anche contro Libero) che ricorda a Gigi «quando ti presentavi in tv con magliette che inneggiavano al Duce, quando sceglievi come numero di maglia slogan nazisti, quando sul pullman-scudetto bianconero spuntavano simbologie nostalgiche gentilmente offerte dai soliti ultrà. Quando cioè ti ergevi a icona di quell’arietta incidentalmente totalitaria che pervade il nostro calcio e temo non lo renda migliore». Se avesse fatto un selfie con la t-shirt di Che Guevara sotto la maglia della Juve e avesse dedicato la vittoria - hasta, siempre! - a un Carlo Giuliani qualsiasi, Buffon si ritroverebbe oggi eletto a campione del libero pensiero, tutti a taggare #jesuisbuffon.

 

iraq fabrizio quattrocchi01 ,miniiraq fabrizio quattrocchi01 ,mini

E invece gli si chiede conto del perché non abbia dedicato il successo anche a Enzo Baldoni, Vittorio Arrigoni, perfino padre Paolo Dall’Oglio (rapito nel 2013 in Siria e ci auguriamo ancora in vita). E perché non a Totò (ieri l’anniversario della scomparsa) aggiungiamo noi? Gigi si è spesso trovato i fucili puntati addosso - anche i nostri - per frasi come quel «meglio due feriti che un morto» quando impazzava il calcioscommesse (e non era il solo a pensarla in quel modo), per le sue aziende che vanno male, o anche per quelle spese di condominio pagate in ritardo.

 

Ma trovare qualcosa di indecente nelle sue parole e nel ricordo di un uomo che più di mezza Italia considera un eroe, stavolta è un esercizio di stile che poteva riuscire solo all’Inquisizione di sinistra. Più facile fare come l’amministrazione di Genova, la città dove è cresciuto Quattrocchi: anche nell’11° anniversario della morte, i “compagni” se ne sono fregati alla grande.

GIANLUIGI BUFFON GIANLUIGI BUFFON

 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?