giuseppe conte atreju

“IL PD? NOI SIAMO DISPONIBILI A DIALOGARE. SE VERRÀ FUORI UNA ALLEANZA DIPENDERÀ SOLO DAI PROGRAMMI. IL CANDIDATO E I CRITERI DI SCELTA VENGONO DOPO” – IL CAMALE-CONTE SI TIENE LE MANI LIBERE A SINISTRA E AD ATREJU SFIDA LA DESTRA SUL SUO TERRENO: DAL PATTO DI STABILITA’ ALL’IMMIGRAZIONE (“CON ME GLI SBARCHI ERANO PIÙ CONTENUTI, CON MELONI SONO AUMENTATI”) – "LA STAMPA": “L’OBIETTIVO DI CONTE È RECUPERARE L’ORIGINALITÀ CHE AVEVA IL M5S DEI TEMPI D’ORO QUANDO PRENDEVA VOTI A DESTRA SU SICUREZZA E ANTI-EUROPEISMO E A SINISTRA SU GIUDICI E QUESTIONE MORALE. PIÙ IL PD GLI PERDONA TUTTO, COMPRESA LA SPARATA DA FINE MONDO SULL’EUROPA E TRUMP A PROPOSITO DI UCRAINA, PIÙ LUI…” - VIDEO

 

 

Alessandro De Angelis per la Stampa - Estratti

 

Ci diciamo: andiamo sentire un po’ che dice Giuseppe Conte ad Atreju, dopo che questa settimana l’ha sparata grossa sull’Europa. Da cartellino rosso. Ma il Pd, si sa, è poco esigente.

 

 

giuseppe conte atreju

Eccoci, sala stracolma. Sorpresa: di Europa e Trump qui manco se ne parla, perché non gli viene neanche chiesto. Ops, tocca cambiare pezzo (ma fino a un certo punto, vedrete perché). L’articolo diventa su come – con quale armamentario politico – il leader pentastellato combatte gagliardamente nell’arena.

 

Perché di questo si tratta: un’intervista che non è un’intervista, perché più che domande ci sono obiezioni politiche; un conduttore, Tommaso Cerno, che è un agit prop perso tra il proprio Narciso e il delirio adulatorio verso Giorgia Meloni e parla più dell’ospite; una sala che contesta ogni risposta.

 

Per darvi un’idea del clima alla festa del primo partito italiano: a un certo punto spunta a un lato del palco Giovanni Donzelli che, rivolto alla sala, si sbraccia per dire «calma, lasciamolo parlare». Insomma, invitano uno per dire «quanto siamo democratici», poi lo accolgono come un tifoso della Roma nella curva della Lazio nel giorno del derby.

 

 

giuseppe conte tommaso cerno atreju

Bene, la notizia è che Conte, sotto la pochette e il panciotto, pare un leone (...) risponde non col politicamente corretto ma, si sarebbe detto una volta, “a brigante, brigante e mezzo”. Aggiorniamolo: a populista, populista e mezzo. Di sinistra, campo largo, alternativa, chiamatela come volete c’è poco o nulla. È un Conte show, con la sua capacità camaleontica, inafferrabile sul tema delle alleanze, incatalogabile nello schema destra-sinistra. Che si gioca la sua partita con assoluta libertà, di vedute e azione.

 

 

La sequenza sull’immigrazione dice tutto. Gli si dice che l’Albania serve – sentite pure questa – per «superare il sistema Soumahoro» e per far capire che qui non sono graditi (questo s’era capito). Mica risponde coi valori dei vescovi, ma, citando il Conte 1, il Conte 2, il Conte forever, col «con me gli sbarchi erano più contenuti», altro che «blocco navale» (ricordiamo che, per i distratti, il Conte 1 rivendicato era quello dei porti chiusi di Salvini, una barbarie). Alé. E poi rivendica pure che, ai suoi tempi, “Angela” (Merkel) ci provò a trasformare l’Italia nell’hub europeo per i migranti, ma trovò un muro perché allora «l’Italia non si fece espropriare dalla sovranità», mentre ora c’è un colabrodo.

giuseppe conte atreju 2025

 

Cita «l’onore», la «schiena dritta», il vero patriottismo e, nello scavalcamento a destra, rifaccia agli astanti pure il decreto flussi per 500 mila migranti fatto da chi predicava la «sostituzione etnica». Perché con quel decreto, a proposito di islamici, mica arriva «gente bionda e cattolica». Alé.

 

 

Vabbè, facciamola breve. È tutto così, sui vari terreni, compreso, e non è un dettaglio, sul patto di Stabilità che, ovviamente, lui, sempre in nome dell’onore dell’Italia, non avrebbe accettato con cotanta arrendevolezza. È il tentativo di sfidare la destra sul suo terreno. Ne vuole sfruttare le contraddizioni. E, più in generale, recuperare quell’originalità che aveva il movimento dei tempi d’oro quanto prendeva voti (a destra) su sicurezza e anti-europeismo e a sinistra su giudici e questione morale. I sondaggi dicono che un pezzo di quell’elettorato è nel sonno dell’astensione e l’ambizione neanche tanto dissimulata è di risvegliarlo.

MENAGE ATREJU - MEME BY EMILIANO CARLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA

 

 

Poi, solo poi, se ci sono le condizioni, si arriva al tavolo col Pd per negoziare assetto, programmi e guida. Sentite come la mette in materia: «Noi siamo disponibili a dialogare. Se verrà fuori una alleanza dipenderà solo dai programmi e se ci sono le nostre battaglie di sempre. Il candidato e i criteri di scelta vengono dopo».

 

Se ne parlerà il prossimo autunno, dopo una lunga campagna d’ascolto nel Paese. Avete capito bene? Non è proprio il film che proiettano al Nazareno. Quello di un’alleanza ormai scontata, poi le primarie, e tutti assieme appassionatamente.

 

 

Insomma, tutto chiaro. Più il Pd gli perdona tutto, compresa la sparata da fine mondo sull’Europa e Trump a proposito di Ucraina, più lui ritrova un ubi consistam recuperando la sua identità profonda e la caratura da leader. E alla fine: giro tra gli stand tra strette di mano e selfie. L’anno scorso qui non lo aveva fatto. Non è un caso.

ELLY SCHLEIN - ROBERTO FICO - GIUSEPPE CONTE giuseppe conte foto lapresse

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…