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“IL CALCIO E’ LA MIA VITA” - IL “MAESTRO” PIRLO RIPRENDE LA SUA AVVENTURA CON IL NEW YORK CITY: “RESTERO' NEL CALCIO. NON SONO NAUSEATO DAL PALLONE - IL CALCIO ITALIANO È IN CRESCITA: TANTI GIOVANI TITOLARI (GLI ATALANTINI, BERNARDESCHI E BELOTTI) E GLI ALLENATORI PIÙ PREPARATI: ABBIAMO CAPITO CHE IL CALCIO NON SI GIOCA SOLO IN SERIE A - TRUMP? BISOGNA LASCIARLO LAVORARE"

 

 

PIRLOPIRLO

 

 

Enrico Currò per la Repubblica

 

Pirlo, torna in scena The Maestro.

«Bel soprannome, mi ci sono abituato. Domenica ho il raduno del New York City, poi il ritiro in Florida».

 

La MLS inizia a marzo: l’ultima stagione, a 37 anni?

«Vedremo. Per adesso c’è questa e me la voglio godere. Spero di finirla bene, poi vedrò come mi sento».

Ha detto: quando smetterò, resterò nel calcio.

«Confermo. Ho ancora tanta passione, mi piace vederlo e parlarne, non sono nauseato o saturo. È la cosa che so fare meglio. Non so ancora in quale ruolo: dirigente, allenatore, chissà. Non puoi capirlo prima. Quasi tutti i miei ex compagni che hanno smesso oggi allenano. E sono appassionatissimi ».

 

Il suo grande amico Nesta, ad esempio.

«Allena a Miami: lo vedo spesso. Diceva: non farò mai l’allenatore. Ora è malato del mestiere. E anche Gattuso, a Pisa, finalmente è contento».

 

Un ex campione dà qualcosa in più?

«Vedo Paolo Maldini, quando viene in America per lavoro, so che ha in testa tante idee e invece rimane fermo. Campioni come lui ce ne sono stati pochi, vorrebbe trasmettere quello che lui è stato per il Milan. È un peccato».

 

Fassone ha contattato anche lei per il Milan cinese: vero o falso?

PIRLOPIRLO

«Le voci le ho sentite anch’io, ma sto ancora giocando e non sarei in grado di dare una mano a una società, che sia il Milan, l’Inter, la Juventus o il Brescia. In futuro vedrò ».

Boban, con Infantino, ha riempito la Fifa di ex.

«Hanno mangiato pane e calcio fin da bambini. Chi meglio di loro?».

Invece nella Figc non c’è posto per i campioni del mondo del 2006.

«Ma di ct ce n’è già uno e noi eravamo 23. Se qualcuno vorrà entrare, magari passando dalle giovanili, non credo che ci saranno preclusioni. Deve prevalere la meritocrazia, non basta avere vinto un Mondiale».

 

Intanto calciatori e allenatori italiani non rimangono più nell’orticello: questione di ingaggi?

«No, finalmente l’abbiamo capito: il calcio non si gioca solo in Serie A. Abbiamo imparato che esistono anche altri modi di vivere questo sport».

 

Ma che cosa poteva imparare in America, The Maestro?

«Tanto. Un altro tipo di vita. L’inglese. Un approccio al calcio più sereno. Era quello che cercavo. E poi sul campo si fa sul serio: se uno ha voglia di farsi una passeggiata, ha sbagliato posto».

PIRLO DYBALAPIRLO DYBALA

Com’è la sua New York?

«Difficile immaginare un’esperienza più importante, anche per i miei due figli. È il centro del mondo. Ti dà grande energia e voglia di fare, ti apre mille possibilità: le nuove iniziative devono passare per forza da qui».

 

Il suo quartiere?

«Chelsea. Atmosfera unica. Tante gallerie d’arte, una passione che mi ha trasmesso Braida al Milan. La High Line, il parco sopraelevato sotto casa. Il lungofiume sull’Hudson. Ho visto dal vivo gli Us Open e il basket della Nba. Sono stato al Madison Square Garden.

 

E faccio la spesa, con le bottiglie in mano. Mi fermano per una foto, ma è tutto più normale. L’approccio degli americani con lo sport è più rilassato, senza giornali o trasmissioni in tv dove ci si scanna. Finisco la partita e sto in pace fino alla settimana dopo».

 

Non sarà perché il calcio non è lo sport più importante?

PIRLO NEW YORK CITYPIRLO NEW YORK CITY

«No. È in costante crescita, è già diventato il terzo, dopo basket e football, con un numero di praticanti altissimo, tra bambini e ragazze».

Ma adesso il boom è in Cina.

«Non conosco quel calcio, ma so che qui non è possibile quel tipo di investimenti. Nel professionismo americano ci sono regole su costi e ricavi, c’è il salary cap, senza che questo ostacoli la crescita tecnica».

Il NY City, con lei e David Villa, vuole soffiare Khedira alla Juve.

«Del mercato non ho idea, faccio il giocatore. Siamo una squadra competitiva, la prima ad avere raggiunto i play-off a soli 2 anni dalla nascita del club. Ora cerchiamo un passo avanti, dipenderà dal lavoro».

 

Conte non riteneva allenante la MLS: niente Europeo per lei e Giovinco.

«Il calcio è uguale per tutti, la MLS è soltanto più lontana. Tra me e Conte non c’erano segreti: l’Europeo non era una mia priorità, altrimenti sarei rimasto alla Juve. Giovinco ha fatto bene a Toronto. Lo convocherei: la MLS non è diversa dal campionato cinese o belga, per dirne due dai quali sono stati pescati azzurri».

La Nazionale di Ventura andrà al Mondiale?

«Penso di sì. Il calcio italiano è in crescita nell’ultimo anno, con tanti giovani titolari. Il livello è tornato alto, anche se non ci sono più 6-7 squadre per lo scudetto. Non è detto che la Nazionale debba passare per i play-off: mancano tante partite e la Spagna deve temerci».

PIRLO INTERPIRLO INTER

 

Però gli unici italiani premiati sono gli allenatori.

«Bastava buttarsi e andare ad allenare all’estero, la stoffa c’era. A livello difensivo siamo i più preparati: ci inculcano la tattica fin da piccoli. Ma io ho fiducia anche nei nuovi calciatori».

 

Nella classifica del Pallone d’Oro, dopo voi di Berlino, il nulla.

«Io sono contento dei tanti giovani all’altezza e del ricambio generazionale. Tra i 30 del Pallone d’oro si entra per i risultati di squadra. Io vedo talenti, oltre a Verratti: Belotti, Bernardeschi, quelli dell’Atalanta ».

La Juventus rivincerà?

«Ha una grande classe dirigente. In Italia è la più forte, basta che ritrovi il ritmo: una battuta d’arresto ogni tanto fa bene. In Europa può arrivare fino in fondo, anche se la Champions ha tante variabili».

 

L’Inter dei cinesi?

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«Si è ripresa bene, ha prospettiva. È piena di buoni giocatori».

Il presunto Milan cinese?

«Sulla trattativa si vedrà nei prossimi mesi. Per ora parla il campo e vedo un bel futuro, grazie al lavoro di Montella e ai tanti italiani».

 

Il suo Brescia?

«Spero che si risollevi, col mio amico Brocchi».

Foto dal suo profilo instagram: il dibattito elettorale tra la Clinton e Trump.

«Non so che cosa potrà accadere, ma bisogna essere fiduciosi e lasciare lavorare Trump».

Chiusura sempre con instagram: Pirlo in riva al mare che calcia il sole all’orizzonte.

«Una foto riuscita: è il mio modo di calciare. E il calcio è la mia vita».

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