costacurta leao allegri

“LEAO? UN ENIGMA. È PIÙ UNO SHOWMAN, NEL CALCIO LA BELLEZZA DEVE RISULTARE ANCHE EFFICACE” – LA BANDIERA ROSSONERA "BILLY" COSTACURTA IN UNA INTERVISTA A IVAN ZAZZARONI SUL “CORRIERE DELLO SPORT” TUMULA IL PORTOGHESE (“NON È PIÙ UN RAGAZZINO, A GIUGNO NE FARÀ VENTISETTE, NON VENTI”) E LE AMBIZIONI DEL MILAN: “NON E’ DA SCUDETTO, HA LA COPERTA CORTA” – "ALLEGRI? NON E’ TRA I PRIMI 5 MIGLIORI ALLENATORI. IL PIU’ BRAVO? CARLO ANCELOTTI, E GUARDIOLA - MOURINHO NON MI HA CONQUISTATO, VEDERE LE SUE SQUADRE NON MI È MAI PIACIUTO" – E POI PARLA DELLA MOGLIE MARTINA COLOMBARI PROTAGONISTA A “BALLANDO” E NEL NUOVO FILM DI ZALONE…

 

Ivan Zazzaroni per corrieredellosport.it

 

alessandro costacurta

Il signor Colombari va per i sessanta ma possiede ancora la bellezza e la grazia del dubbio. Nelle gambe ha una partita lunga 44 giorni, un mese e mezzo con la maglia del Milan, a tanto corrispondono le sue 663 presenze. È il Milanista Numero 3. «Hai detto niente? È un dato che mi lusinga. Sono dietro a icone come Paolo e Franco, parliamo di due tra i primi venti nella storia del calcio mondiale. È altrettanto vero che ne precedo altre, di leggende. Rivera su tutte. Seicento e passa partite nonostante i miei limiti». Billy è così: lucido, solo apparentemente leggero, rispondendo senza riserve suscita le associazioni più disparate tracciando una strada tutta sua.

 

Quale, il limite più evidente, signor Colombari? 

«Guarda che sono felice se mi chiami così, felice per Martina, per Achille. Si vede che miglioro chi mi sta vicino, questo è un periodo di progressi piacevoli. A Martina ha fatto benissimo Ballando con le stelle, s’è liberata e tolta di dosso il cappottone e il maglione, insomma tutta una serie di pesantezze».

In “Buen Camino” l’abbiamo vista quasi settantenne.

«Ma bella lo stesso. Adesso ne ha cinquanta, e mi sembra che stia proprio bene. Tu che l’hai vista da così vicino...».

Io da così vicino? Ma sentilo... Torniamo ai tuoi limiti, va’.

LEAO

«Di testa non ero forte e avevo il pe’ nde ghisa, il piede di ferro, come si dice dalle mie parti. Però ero veloce e sapevo leggere le situazioni, anticipavo le giocate degli altri. Arrivai al Milan nel momento migliore. Ho avuto fortuna. Paolo e Franco c’erano cresciuti, la maglia addosso a 16, 17 anni. Sono durato a lungo nonostante ogni anno arrivasse qualcuno forte. Nesta, Cafu, Stam. Anche a 35 anni riuscivo a ricavarmi degli spazi».

 

Chissà quanto deve averti odiato Filippo Galli al quale hai tolto un sacco di opportunità.

«Pippo era forte, l’hanno fregato gli infortuni. Avevamo fatto il settore giovanile, lui è un po’ più vecchio di me. Quando Sacchi arrivò la prima cosa che mi disse fu questa: “Billy, tu non guardare Franco e Paolo, guarda Filippo. Osserva come riesce a stare con loro pur non possedendo le stesse, straordinarie doti”. Da quel momento Pippo divenne il mio idolo, il principale riferimento. Per applicazione, concentrazione, attenzione, un modello. Filippo, dopo Sacchi, è stato fondamentale. Loro mi hanno protetto e in fondo hanno corretto i miei errori così come in campo facevano Maldini e Baresi».

 

Mi dicevi di Arrigo.

«Mi ha fatto capire dove e come sarei migliorato se l’avessi seguito. All’inizio i suggerimenti mi erano sembrati troppo rigidi, quasi fiscali. Sistema il piede così, aggiusta la tua posizione sull’attaccante, di fianco, non dietro. In precedenza nessuno mi aveva insegnato a stare in campo, nemmeno il magnifico Liedholm. Il resto l’ha fatto Capello, lavorando sulla mentalità, sulla costanza».

LEAO

L’esonero di Xabi Alonso ha rilanciato il tema della differenza tra gestori e allenatori.

«Ci sono allenatori da nazionale e altri da club. Pochissimi sono in grado di fare bene entrambe le cose, si tratta di mestieri diversi. Sono convinto che Pep, un fenomeno, in nazionale non si esprimerebbe al meglio, ha bisogno di lavorare con la squadra tutti i giorni. Conte, ad esempio, è riuscito a far bene sia in Nazionale, alla quale ha aggiunto tre cose, sia nel club. Non così Spalletti».

 

L’altro giorno mi ha sorpreso Guardiola rivelando che il più grande allenatore della storia, per lui, è Ferguson. Sono così distanti...

«Avrà considerato le vittorie. Io l’ho affrontato il Manchester di Ferguson, una squadra che aveva gli incastri giusti, giocatori di livello elevatissimo».

Dunque Ferguson anche per te?

max allegri

«No». Ci pensa, un decina di secondi e poi: «Carlo. Carlo (Ancelotti, nda) e poi Pep i più grandi. Subito dietro Cruijff che il calcio l’ha cambiato. E Arrigo. Sacchi ha provocato un autentico terremoto, è stato l’ispiratore del Rinascimento del calcio, e non solo di quello italiano, Arrigo è la figura-chiave, Leonardo Da Vinci».

Allegri è fuori dai dieci?

«Non è nei primi cinque. Max conosce perfettamente il calcio e i calciatori, i tempi di gioco, sa come uscire da ogni situazione, la sue squadre sono capaci di soffrire nei momenti in cui è la sofferenza a prevalere. Non esistono squadre che non abbiano affontato momenti difficili, ne ha avuti parecchi anche il mio Milan migliore. Allegri è uno che ti dà tante tracce da seguire».

È più vicino a Mourinho che a Pep.

«Mou non mi ha conquistato, vedere le sue squadre non mi è mai piaciuto. Sto parlando di chi ha centrato il triplete, di un grande. Ma non ha mai migliorato le squadre che ha allenato».

 

L’intervista finisce qui. È stato bello, Billy.

Capisce, ride.

COSTACURTA GABBIA

Faccio finta di non aver sentito. Sempre a proposito di Max, il Milan è da scudetto?

«Secondo me, no. Ha la coperta corta. Se riesce a restare compatto può fare risultato. Per caratteristiche dei suoi, soprattutto dietro, è costretto a difendere basso».

Come valuti l’incidenza di Leao?

«Non sono un estimatore di Leao, non lo sono dalla prima ora, da quando aveva diciannove anni e qualcuno lo considerava un predestinato, un futuro Pallone d’oro».

I soliti giornalisti, giusto?

«Insieme a tanti Palloni d’oro io ho giocato, tutta gente che metteva il proprio talento al servizio della squadra. Leao... aspetta che voglio trovare l’aggettivo giusto... ecco, enigmatico. Leao è enigmatico. Non ho mai capito se le cose che fa siano fini a sé stesse. È uno showman».

Uno showman? Avviso ai professori d’estetica - disse Arturo Graf - nulla par bello se non interessa.

«È proprio questo il punto, nel calcio la bellezza deve risultare anche efficace, perciò interessante. E poi Leao non è più un ragazzino, a giugno ne farà ventisette, non venti».

La novità stagionale, in panchina, è Chivu.

baresi costacurta milan 1994

«Chivu è intelligente, può diventare un grande allenatore. È camaleontico, mi piace come modula l’atteggiamento tattico della squadra all’interno della stessa partita. Sono belle anche le risposte che dà quando è in diretta con noi a Sky. Chivu mi intriga».

Conte, Spalletti, Gasperini. Non ti faccio nemmeno la domanda, ti lascio libero di colpire.

«Spalletti è come Sacchi, come Gasperini. Sono allenatori che hanno bisogno del day by day per entrare nella testa della squadra. Antonio è davanti agli altri due».

Il nostro campionato ti diverte ancora?

«Sì, io mi soffermo sui particolari, mi affascina l’aspetto tattico. Amo il calcio poco interrotto ma allo stesso tempo sono interessato alle proposte difensive che la serie A riesce ancora a offrire».

 

Un paio di esempi, please.

billy costacurta si fa male in diretta

«I raddoppi, che gusto, le squadre che fanno il possibile per evitare i cross degli avversari perché, come dice Allegri, ogni cross è un potenziale pericolo. In Inghilterra crossano sempre tanto perché i difensori sono convinti di arrivarci per primi. Tassotti e Maldini erano fomidabili nell’evitarci gli interventi aerei, sapevano che io e Baresi non eravamo forti di testa».

Non solo i difensori alla Chiellini, anche quelli alla Costacurta sono una specie già estinta.

«Non c’entra con noi due, ma mi piace Palestra. A Cagliari è costretto a giocare da quinto, quinto me lo lasci dire?».

 

Mi fa un po’ male, ma prosegui pure.

alessandro billy costacurta

«Per me è un eccellente terzino destro nei quattro».

La pensi come Baldini che lo allena nella Under 21.

«Mi sa che a marzo lo perderà...».

Apprezzi la proposta difensiva, ma anche quella offensiva, se non sbaglio.

«Guardo tante partite dei campionati esteri, Inghilterra, Francia, Spagna, e confesso di divertirmi parecchio, in particolare con il Marsiglia, il Psg, il Lens, il Bournemouth, tutte squadre nelle quali si nota il grande lavoro di Roberto, Luis Enrique, Iraola e Sage».

Da area a area, come direbbe De Zerbi, poi nell’area avversaria contano il presidente e il direttore sportivo.

achille costacurta martina colombarimartina colombari achille costacurtabilly costacurta federica masolin paolo condò luca marchegianicostacurta maldinialessandro costacurta

 

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