curacao

“NAZIONALI”… PER MODO DI DIRE  – QUASI UN QUARTO DEI CALCIATORI CHE GIOCANO AI MONDIALI 2026 E' NATO IN UN PAESE DIVERSO RISPETTO A QUELLO CHE RAPPRESENTA, PIÙ DEL DOPPIO RISPETTO AL 9% REGISTRATO AI MONDIALI DEL 2006 (IL MONDO E' CAMBIATO E CHI COME L'ITALIA E' RIMASTA INDIETRO SI DEVE ADEGUARE CON LO IUS SOLI SPORTIVO) – IN MOLTI CASI SI TRATTA DI FIGLI DI MIGRANTI O RIFUGIATI CHE SCELGONO DI GIOCARE PER LA SQUADRA DELLE LORO FAMIGLIE PER MOTIVI DI IDENTITÀ, MA CI SONO ANCHE MOLTI PIPPONI CHE, UNA VOLTA CHE SI RENDONO CONTO DI NON POTER GIOCARE IN SQUADRE PIÙ BLASONATE, OPTANO PER IL “PIANO B” - IL CASO DI CURAÇAO: 25 DEI 26 CONVOCATI SONO NATI FUORI DALL'ISOLA CARAIBICA...

Da www.ilnapolista.it

 

belgio egitto

I confini sono una balla, un artificio, un’impostura. E il paradosso è che poche cose ridicolizzano il concetto di nazionalismo come i Mondiali di calcio, dove le “rappresentative” nazionali competono per eleggere la migliore nazionale al mondo.

 

 Basta guardare i numeri, perché questo Mondiale è stracolmo di giocatori “che rappresentano paesi in cui sono nati ma non cresciuti, o cresciuti ma non nati, o nazioni in cui non hanno mai vissuto ma di cui hanno antenati – attraverso la madre, il padre o i nonni”, scrive il Times.

 

IL 23% DEI GIOCATORI NON È NATO NEL PAESE CHE RAPPRESENTA

Per capirci: “in ognuna delle prime sette giornate della fase a gironi del Mondiale, c’è stato un marcatore i cui genitori o luogo di nascita erano di una nazionalità diversa da quella indicata sulla maglia. Per sua natura, essendo il Mondiale più grande di sempre con 48 squadre partecipanti, questo è il torneo di calcio più eterogeneo della storia.

 

francia senegal mbappe

Eppure, anche in termini percentuali, non c’è mai stata una tale varietà di nazionalità in un singolo torneo. Dei 1.248 giocatori presenti a questo Mondiale, 292 erano nati fuori dal Paese che rappresentavano, pari al 23%, più del doppio rispetto al 9% registrato ai Mondiali del 2006, vent’anni prima”.

 

“Dei 75 gol segnati nella prima fase a gironi – continua il Times – il 15% è stato realizzato da giocatori nati in un Paese diverso da quello per cui giocavano. In parte, il calcio riflette le complesse dinamiche dell’identità nazionale moderna, in un mondo in cui confini e limiti si sono fatti sempre più sfumati.

 

spagna capo verde

 Ma l’integrazione nel mondo del calcio è stata accelerata anche da cambiamenti di strategia e mentalità, da parte degli organi di governo, delle federazioni nazionali e degli stessi giocatori”.

 

Ad esempio, nel 2021 la Fifa – spiega il giornale inglese – “ha semplificato il cambio di nazionalità per i giocatori, consentendo a chiunque avesse collezionato fino a tre presenze con la nazionale maggiore prima dei 21 anni di cambiare Paese. La regola precedente era più restrittiva e prevedeva che i giocatori non potessero cambiare nazionalità dopo aver ottenuto una sola presenza in una partita ufficiale con la nazionale maggiore.

 

L’allentamento di tali regole ha a sua volta incoraggiato i paesi ad adottare un approccio più strategico allo “scouting”, in cui i giocatori con i necessari contatti o un passato simile venivano identificati, inseriti in un database e poi contattati per verificare la loro disponibilità a cambiare squadra”.

norvegia iraq haaland

 

TUTTO IL MONDO È FRANCIA

Il caso di Curaçao è esemplare. Ma poi c’è l’elefante nella stanza: la Francia. “Ci sono ben 99 giocatori nati in Francia — 53 solo da Parigi o dalla sua periferia — ai Mondiali, di cui solo 23 fanno parte della rosa francese.

 

Il doppio della la Germania, che ha 50 giocatori ai Mondiali e l’Inghilterra che ne ha 48. Tra i giocatori della rosa inglese, 20 avrebbero potuto giocare per qualcun altro, mentre viceversa Haaland (Norvegia), Antoine Semenyo (Ghana) e Michael Olise (Francia) avrebbero potuto formare un tridente d’attacco inglese di tutto rispetto”.

GERMANIA CURACAO

 

“Il fatto che sia proprio questo Mondiale a raccontare in modo così vivido le storie di migranti e rifugiati è forse particolarmente toccante – scrive il Times – dato il contesto di esclusione in cui si svolge il torneo. Quattro paesi partecipanti – Iran, Haiti, Costa d’Avorio e Senegal – si sono visti sospendere, in tutto o in parte, il rilascio dei visti di viaggio, mentre ai giornalisti provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa è stato negato l’ingresso.

 

A un arbitro somalo è stato rifiutato l’accesso, mentre ai giocatori iraniani, costretti a stabilirsi in Messico, è stato permesso di entrare negli Stati Uniti solo nei giorni delle partite”.

omar artan 5

 

Per storia ed impostazione i Mondiali si confermano il luogo in cui “il concetto di nazionalità non è mai stato così fluido per i giocatori e il senso di identità è molto più profondo e complesso del semplice stemma che portano sulla maglia”.

 

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