profilo di giovane donna attribuito a. leonardo da vinci lucrezia crivelli

LA FAIDA LEGALE SUL "RITRATTO DI GIOVANE DONNA", ATTRIBUITO A LEONARDO DA VINCI, DA ANNI BLOCCATO IN UN CAVEAU SVIZZERO – L’OPERA, CON UN VALORE STIMATO TRA I 60 E I 200 MILIONI DI EURO, È STATA SEQUESTRATA DU RICHIESTA DELLA PROCURA DI PARMA - AL CENTRO DELL’INDAGINE C’È L’INTERMEDIARIO MAURIZIO ZIVERI, ACCUSATO DI AVER TENTATO DI VENDERE IL DIPINTO SENZA IL CONSENSO DEGLI EREDI DELLA PROPRIETARIA ORIGINARIA - DA ANNI SI SCONTRANO PIÙ PARTI: UNA EREDE ITALIANA, UN GIURISTA SVIZZERO CHE NE GESTIVA LA VENDITA E CREDITORI CHE ASPETTANO MILIONI LEGATI ALLA POSSIBILE CESSIONE DEL QUADRO - LE VERSIONI SULLA PROVENIENZA SONO OPPOSTE: PER ALCUNI IL DIPINTO ERA IN ITALIA FINO AGLI ANNI ’80, PER ALTRI…

Estratto dell’articolo di Gianluca Paolucci Sara Tirrito per "la Stampa"

 

profilo di giovane donna attribuito a leonardo da vinci

Da almeno dieci anni il profilo di Lucrezia Crivelli fissa il buio nel caveau di una banca svizzera. Il piccolo ritratto è conteso tra una signora italiana che vive nei Paesi Bassi, un intermediario parmense e un avvocato svizzero che da anni ne gestisce la vendita sostenendo di non essere stato pagato.

 

Il valore stimato dell'opera oscilla tra i 60 e i 200 milioni di euro. A rendere la contesa particolarmente interessante è l'attribuzione: sarebbe il Ritratto di donna in profilo di Leonardo da Vinci.

 

Il 17 febbraio 2026 la Corte dei reclami del Tribunale penale federale svizzero ha dichiarato irricevibile un ricorso contro il sequestro dell'opera, disposto il 2 dicembre 2025 dal Ministero pubblico ticinese su richiesta della procura di Parma.

 

I magistrati emiliani indagano dal luglio 2025 su Maurizio Ziveri, l'intermediario parmense, per riciclaggio di beni culturali ed esportazione illecita di opere d'arte. Secondo la ricostruzione dell'accusa, nel 1978 l'antiquaria Luigia (detta Luisa) Gaulli, vedova Colombo, aveva affidato il dipinto a Ziveri affinché trovasse un acquirente.

 

Alla morte di Gaulli, nel 1987, Ziveri avrebbe tentato di commercializzarla senza il consenso degli eredi. Il ricorso contro il sequestro era stato presentato da creditori che vantano somme complessive per 4,4 milioni di euro, con un rimborso che doveva avvenire attraverso la vendita del quadro.

 

Di quest'opera si parla sui media svizzeri da almeno vent'anni. Da quando, nel 2006 fu al centro di una contesa tra Ziveri e il precedente fiduciario Pier Giovanni Keller, con in mezzo una società panamense creata per assicurare la vendita in anonimato. In seguito a un disallineamento tra i due, nel 2017 la pretura di Lugano stabilì che il quadro dovesse essere tenuto al sicuro da un notaio, che ne decise la custodia in una banca.

leonardo da vinci

 

Fu in quegli anni che Maria Vittoria Colombo, nipote della prima proprietaria nota, Luisa Gaulli, lesse in un articolo di Mauro Spignesi - oggi giornalista del Corriere del Ticino - che il quadro si trovava in Svizzera. «Prima - spiega - pur avendolo visto per anni a casa di mia nonna, non sapevo dove fosse finito il dipinto».

 

Secondo gli esposti presentati dalla donna a Berna e a Parma, sua nonna aveva acquistato l'opera nel 1946 in una galleria italiana. Dal 1978 al 1981 lo aveva affidato in detenzione fiduciaria a Ziveri, che conosceva da tempo, e poi erano sparite le tracce. La nipote è certa di averlo visto in casa di sua nonna, che lo espose fino agli Anni 80.

 

Una cronologia che contrasta con quella di chi lo ha tenuto in mano subito dopo, che sostiene si trovi in Svizzera dal 1927. A tentare di gestire la vendita per conto di Ziveri è stato per anni Reto A. Mauerhofer, giurista specializzato in diritto societario, secondo cui «il dipinto è in Svizzera dal 1927, senza mai attraversare una frontiera». «Non è possibile - spiega - che la signora Colombo abbia visto il dipinto nelle stanze di sua nonna. Abbiamo tutti i documenti bancari per provarlo».

 

Subentrato nella gestione del dossier dopo la morte del fiduciario precedente, Mauerhofer si è trovato da solo a condurre una trattativa di vendita che non si è mai concretizzata. «Avevamo acquirenti seri - spiega -, persone capaci di acquistare l'opera per 60 o 70 milioni, anche dall'Asia. Ma Ziveri alzava sempre il prezzo facendo naufragare ogni trattativa».

 

Diversa la versione di Colombo, secondo cui «le vendite non andavano in porto perché i documenti sulla provenienza del dipinto non erano ritenuti solidi».

 

Nel 2017 un accordo giudiziale aveva affidato l'opera in garanzia a un notaio luganese, concedendo a Ziveri due anni per saldare circa 4,5 milioni di franchi di spese e rientrare in possesso del quadro. Il termine, prorogato a causa della pandemia, è scaduto nel 2021 senza alcun pagamento.

leonardo da vinci

 

A spostare la vicenda sul piano penale è stata quindi Colombo, che nel 2025 ha sporto denuncia presso i carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e segnalato l'opera all'Ufficio federale della Cultura di Berna, innescando l'indagine di Parma e la richiesta di assistenza giudiziaria alla Svizzera. «Siamo tutti nella stessa barca - dice Mauerhofer -. Voglio trovare una soluzione perché il dipinto venga venduto e tutti ricevano quanto spetta loro, Colombo inclusa».

 

[…]. Negli atti sono citate due perizie, del 1933 e del 1952, che attribuiscono l'opera all'artista. A confermarne la paternità fu anche Carlo Pedretti, definito dalle parti «Tra i massimi esperti di Leonardo», deceduto nel 2018. In effetti però gli studiosi contemporanei, non hanno un'opinione chiara al riguardo. Secondo Pietro Marani, esperto di Leonardo da Vinci e professore onorario al Politecnico di Milano, la paternità dell'opera è tutt'altro che certa. […]

 

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