FEDERATLETICA NELLA BUFERA: SI DIMETTE IL SEGRETARIO ALESSANDRO LONDI POCHI GIORNI DOPO IL RITROVAMENTO DI UNA CIMICE NEL SUO UFFICIO - I 18 MESI DI GUERRA SENZA ESCLUSIONE DI COLPI CON IL PRESIDENTE DELLA FIDAL, STEFANO MEI, SU SOLDI, COMMISSARIAMENTI, EPURAZIONI E SULL'ASCESA DELLA CONSULENTE MORANDINI, CHE AVREBBE ASSUNTO UN RUOLO PIÙ IMPORTANTE DELLO STESSO MEI AL CONI (CON CUI IL NUMERO UNO FIDAL HA RAPPORTI MOLTO FREDDI) – IL CASO DELLE CIMICI: CHI SPIAVA CHI? FAIDA INTERNA O UN’INDAGINE PENALE COME QUELLA CHE SQUASSA LA DANZA SPORTIVA? – LA PREOCCUPAZIONE DI CONI E SPORT E SALUTE
Marco Bonarrigo per il "Corriere della Sera" - Estratti
Dalla serata di ieri, Alessandro Londi non è più il segretario generale della Fidal. Si chiude un periodo travagliato per l’atletica italiana, molto vincente sul piano sportivo, che ha provocato «grande preoccupazione» nei vertici del Coni e di Sport e Salute non solo per le «cimici» trovate il 9 aprile negli uffici di via Flaminia, delle quali si cerca di capire l’origine — chi spiava chi? Faida interna o un’indagine penale come quella che squassa la danza sportiva? —, ma anche per la guerra senza esclusione di colpi tra Londi e il presidente Stefano Mei.
Tutto è partito dalla rielezione di Mei nel settembre 2024, affiancato da un consiglio federale «monocolore» dopo tre anni di battaglie con un’opposizione che ne contestava ogni scelta: dalle spese ai commissariamenti dei comitati regionali, ai licenziamenti dei dipendenti.
A contribuire in modo decisivo alla vittoria di Mei era stato ancora il suo mentore e amico Londi.
Ma, con la rielezione, il clima in Fidal è cambiato: a Mei, stravincere non è bastato. Nell’aprile del 2025, su indicazione di Londi e richiesta della procuratrice Maria Cecilia Morandini, la Fidal ha processato e squalificato venti tesserati, tutti sostenitori dell’opposizione, per «lesa maestà» del presidente: avevano sottoscritto un articolo web («Ti piace vincere facile») che criticava la mancanza di democrazia in Federazione.
L’inedita sanzione per reati d’opinione (tra le ragioni che hanno convinto il governo a sollecitare al Coni una riforma urgente della giustizia sportiva, che verrà formalizzata a breve) non è isolata: ci sono «dissidenti» che hanno totalizzato oltre 200 giorni di sospensione, come il revisore dei conti Giuseppe Legato, che ha segnalato alla magistratura numerose — presunte — irregolarità. Il governo Fidal si libera dell’opposizione e vince sui campi di gara ma ha problemi economici.
Nel Consiglio federale del 7 gennaio 2025, Mei rivela di aver chiesto e ottenuto dal Comitato siciliano un prestito temporaneo di 400 mila euro per fronteggiare «una situazione di scarsa liquidità», a ottobre Londi fa presente che la forte dipendenza dai fondi statali della Fidal rischia di complicare ogni procedura burocratica, assimilandola a un ente pubblico.
Gli allarmi non frenano le spese: vengono assunti quattro nuovi dipendenti (siamo oltre quota 100), il presidente quadruplica il suo compenso (da 36 a 150 mila euro, che con i bonus toccano quota 200 mila), vengono allargati numero e gettoni di collaboratori e consiglieri, che triplicano il bonus rispetto al passato.
A fine anno scoppia, furibonda, la guerra tra Mei e Londi. Mei imputerebbe al segretario di aver costruito un «asse politico» con la consulente Morandini, che ha assunto un ruolo più importante del suo al Coni (con cui il numero uno Fidal ha rapporti molto freddi), Londi a Mei di non contenersi nell’ingaggiare nuovi collaboratori.
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