gianni melidoni

“QUANDO MI CERCÒ ‘LA STAMPA', ALLO STADIO DI TORINO SPUNTÒ UNO STRISCIONE ‘SE VIENI TI UCCIDIAMO’, PERCHÉ ERO VISTO COME FILO ROMANISTA” – IL GRANDE GIORNALISTA SPORTIVO GIANNI MELIDONI SI RACCONTA: “NON SONO MAI STATO UN VANITOSO, UN ESIBIZIONISTA, NÉ UN ARRAMPICATORE, EPPURE HO SUBITO MOLTE CAROGNATE E CATTIVERIE, CHE PENSO DI NON AVER MERITATO” – “AVEVO PREVISTO L’ORO DI BERRUTI NEI 200 METRI ALLE OLIMPIADI DI ROMA DEL 1960. LUI PER RINGRAZIARMI VENNE A TROVARMI NELLA MIA CASA AL MARE A SANTA MARINELLA” – LA MORTE DELLA FIGLIA LAURA: “PER IL DOLORE SVENNI E PER GIORNI RIMASI IMBAMBOLATO” – QUELLA VOLTA CHE FU MIRACOLATO DA SANTA RITA, GLI ANNI AL “MESSAGGERO”, IL PROCESSO DI BISCARDI E LO STATO DEL GIORNALISMO DI OGGI…

Estratto dell’articolo di Andrea Di Caro per il “Corriere della Sera”

 

gianni melidoni

«Non amo raccontarmi e non sono un vanitoso, ma se vuole venga pure domani a casa dopo le 11.30, prima devo andare in piscina. Nuoto ogni giorno, almeno un chilometro, una cinquantina di vasche. Un tempo erano molte di più, ma sabato compio 90 anni, accontentiamoci».

 

L’inconfondibile voce pastosa di Gianni Melidoni, decano dei giornalisti italiani, è rimasta intatta, così come la lucidità delle analisi, i ricordi e gli aneddoti puntellati da foto, premi, letture di biglietti ricevuti dai grandi nomi dello sport. […]

 

I numeri ricorreranno spesso: la vita rischiata a soli 6 anni, i primi articoli ad appena 14 per il Messaggero , assunto a 20, quindi 23 stagioni da capo dello sport e 2 da vicedirettore a via del Tritone, un prepensionamento amaro e mal digerito a 59 cui hanno fatto seguito 3 cause vinte, gli ultimi 2 anni di professione al Tempo , i 69 di matrimonio con la signora Mariolina, i 6 figli (Antonio, Rita, Elisabetta, Laura, Elena e Giorgio), le 11 Olimpiadi. E poi i numeri di nipoti, campionati, Europei, Mondiali, Giri d’Italia.

 

gianni melidoni con la moglie

Melidoni, 90 anni sono la bellezza di 32.850 giorni: considerate gioie e dolori, di cui uno atroce, pensa di averli vissuti tutti intensamente?

«Intensamente ho sicuramente vissuto il mio rapporto con la fede e il Signore, perché sono molto religioso. Per il resto, mi sono divertito a fare quello che sentivo, ho dato tutto quel che potevo e ho accettato ciò che la vita mi ha concesso. Non sono mai stato un vanitoso, un esibizionista, né un arrampicatore, eppure ho subito molte carognate e cattiverie, che penso di non aver meritato».

 

Viene riconosciuto come una grande firma romana, ma...

 «Ma sono nato a Napoli, come mio nonno e mio papà, ufficiale di Marina, che mi ha trasmesso l’amore per il mare. E tifavo per il Napoli, lo dico per sfatare la diceria che fossi romanista, mentre mi sono occupato indifferentemente di Roma e di Lazio con tanti amici nelle due società avendo raccontato lo scudetto biancoceleste nel 1974 di Lenzini, Maestrelli e Chinaglia e quello giallorosso nel 1983 di Viola, Liedholm e Falcao».

 

Si definisce un miracolato di Santa Rita, perché?

gianni melidoni

«A sei anni dovevo essere operato d’urgenza al cervello. Avevo 40 di febbre, la sera prima mia mamma, devota a Santa Rita, sentì un grande botto dalla mia cameretta. Venne, mi misurò la temperatura: era sparita. Non mi operarono più, fu una guarigione miracolosa. Mia figlia e una nipote si chiamano Rita».

 

A 14 anni lei iniziò già a scrivere per «Il Messaggero»: un bambino prodigio. Ricorda il primo articolo?

«A 12 anni scrivevo il giornalino del mio palazzo che distribuivo ai condomini. Finì nelle mani di un giornalista del Messaggero che chiese il permesso a mio padre di farmi iniziare. Il primo servizio fu al Motovelodromo Appio per Poligrafico-Frosinone: 20 righe. A 17 anni ho raccontato il Giro della Calabria vinto da Bartali. A 19 i campionati Europei di nuoto. A 20 sono stato assunto, attirandomi non poche invidie».

 

Riuscì a coniugare lavoro e studi?

«Fu impossibile perché a 21 anni nel 1956 sposai Mariolina e avemmo subito due figli. Lavoravo fino alle 4 di notte per l’impaginazione del giornale, poi tornavo a casa e cullavo Antonio e Rita fino alle 8, dormivo qualche ora e tornavo al Messaggero . A 30 anni avevo già 5 figli e il lavoro assorbiva tutto il tempo».

 

giovanni malago premia gianni melidoni

Come giudica il giornalismo di oggi?

«Male, il giornalismo che conoscevo io non esiste più. È morto. I social hanno ammazzato questo mestiere, modificandolo nel profondo. Io mi vanto di non avere il telefonino. Tutto è massificato, superficiale, confuso. Molte testate hanno perso copie, qualità e credibilità. Tranne pochi casi non ci sono più grandi firme e la concorrenza è svanita: una volta al mattino controllavi cosa aveva fatto il tuo competitor, se avevi preso o dato un buco. Oggi non si sa neanche chi ha fatto cosa. I giornali erano un tramite, adesso la comunicazione è diretta e i protagonisti la fanno dai profili social. Non mi sarebbe piaciuto lavorare oggi, non ho alcun rimpianto».

 

[…]

Uno stile brillante, per cui fu definito «il principe dei giornalisti sportivi», ma anche tante dure battaglie, come quella con il ct Bearzot prima dei Mondiali in Spagna. La sua mano, per parafrasare Mario Brega, poteva essere piuma o ferro.

«Contestai a Bearzot le scelte: non convocò Pruzzo capocannoniere e affermai che “dormiva in piedi”. Ho sempre detto e scritto ciò che pensavo».

 

gianni melidoni fabrizio paladini eusebio di francesco

Lei è stato per anni anche un volto tv, partecipando al «Processo di Biscardi».

«Aldo inventò un genere, con il confronto anche serrato tra giornalisti di Milano, Roma, Torino. Il calcio ha profonde radici socio-culturali, vive di campanilismo. Ma il nostro livello era alto. Non si sbagliavano i congiuntivi e partecipavano anche grandi personaggi, politici ed artisti come Carmelo Bene, che io portai al Messaggero . Poi in tv c’è stata una deriva e un imbarbarimento con teatrini sempre più volgari dove chi urla, insulta e la spara più grossa fa audience».

gianni melidoni col nipote niccolo

 

[…] Mai avuta voglia di lasciare Roma per fare altre esperienze?

«No. Ebbi offerte dal Corriere della Sera e dalla Gazzetta . Mi chiamò anche La Stampa , allo stadio di Torino spuntò uno striscione “Melidoni, se vieni ti uccidiamo”, perché ero visto come filo romanista. Ma Il Messaggero era un grande giornale e vivere a Roma una fortuna e un privilegio».

 

Un articolo a cui è rimasto particolarmente affezionato?

«Quello in cui, unico, avevo previsto l’oro di Berruti nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma del 1960. Lui per ringraziarmi, prima di rientrare a Torino con la macchina 500 ricevuta come premio per la vittoria, venne a trovarmi nella mia casa al mare a Santa Marinella. Ho una foto di Livio e mio figlio Antonio che mimano i blocchi di partenza a cui sono molto legato».

laura melidoni

 

[…] Lei ha vissuto il dramma più innaturale, la perdita di una figlia, Laura.

«Per il dolore svenni e per giorni rimasi imbambolato. La fede mi ha aiutato ad accettare quello che non dovrebbe mai accadere: sopravvivere a un figlio». […]

serata al piper per ricordare laura melidoni giovanni berrutiguido dubaldo gianni melidoni fabrizio bocca

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?