“LA JUVE DI SPALLETTI VINCE MA SA DI AVANZI DI FRIGO: MIGLIORE IN CAMPO, LA TRAVERSA” - MAURIZIO CROSETTI SU “REPUBBLICA” FOTOGRAFA SENZA PIETÀ L'ESORDIO BIANCONERO A FROSINONE: “È UN TRAMONTO GIÀ VISTO, PIÙ CHE UNA NUOVA ALBA” - KOLO MUANI GIA' SUL BANCO DEGLI IMPUTATI, I 90 MINUTI IN PANCHINA DEL TALENTINO BOSNIACO ALAJBEGOVIC E LE RICHIESTE DA PARTE DI SPALLETTI DI UN BOMBER NONOSTANTE I BIANCONERI SIANO LA QUARTA SQUADRA PIU’ SPENDACCIONA D’EUROPA: “DEVE AVERE CARATTERISTICHE DIVERSE PERCHÉ...” – VIDEO
Da ilnapolista.it
C’è un’immagine che vale tutta la pagella: la Juve di Spalletti ha come migliore in campo, nel secondo tempo, la traversa. La firma è di Maurizio Crosetti, che su Repubblica racconta un debutto a Frosinone vinto ma privo di gioco e di gusto: una squadra che “sembra governare e non riesce a chiudere”, come se il tempo non fosse passato. A Frosinone, scrive, “è un tramonto già visto, più che una nuova alba”.
Il migliore del primo tempo, quello vero, è Bremer. Il numero 3 brasiliano ha deciso la gara di testa e continua a segnare a raffica: 11 degli ultimi 12 gol in Serie A di testa, più di qualunque difensore nei principali campionati europei negli ultimi quattro anni. Ed era andato vicinissimo al gol pochi minuti prima. Una certezza, nonostante negli ultimi due tornei abbia saltato più di 300 giorni tra crociato e menisco: “quando sta bene non c’è nessuno come lui”. Bene anche Conceição, e persino il redivivo Douglas Luiz se l’è cavata. Il resto, però, è un’altra storia, perché i “passi avanti” invocati dallo stesso Spalletti restano tutti da vedere.
Le cose non positive: attacco leggero e il portiere con i crampi
Davanti, la leggerezza. L’occasione sprecata da Kolo Muani nel primo tempo, scrive Crosetti, è “degna del miglior David, cioè del peggiore”. E gli altri hanno combinato poco o nulla, a parte i cambi di passo del “portoghese mignon”, oltre all’assist e a qualche tiro. Così la Juve ha rischiato troppo contro un avversario francamente debole: senza la traversa nel finale, la vittoria non sarebbe arrivata. Poi i crampi di Vicario — “un portiere con i crampi è come l’eclissi solare, mica facile vederla” — che non giocava dal marzo scorso: un campanello che sul tema portiere Spalletti conosce bene, ora che Perin saluta e va a Palermo.
Ed eccola, l’immagine che resta. La Juve ha portato molto palla, ha provato (poco) a segnare quasi soltanto così — “una caratteristica delle formazioni di secondo livello” — con ritmo estivo e guizzi rari. Da qui la stroncatura:
“Questa minestra sembra il solito avanzo di frigorifero, tre minuti nel microonde, una grattata di pepe e parmigiano e diventa mangiabile, ci si nutre, ma il piacere del gusto è un’altra cosa”.
La nuova Juventus, avverte Crosetti, non è nuova se non in misura marginale (resta da vedere il giovane Alajbegovic). E nemmeno Kolo Muani lo è: buon giocatore, non di quelli che fanno la differenza, con la prima punta ancora da cercare negli scampoli del mercato. Dopo un mercato “senza suggestioni né occasioni”, il verdetto è netto: “la Juve è questa e la conosciamo”, a occhio fortemente incompleta per puntare a qualcosa in più del posto in Champions appena svanito — proprio mentre Spalletti guarda in casa Napoli per rinforzarsi. Sabato, in casa col Parma, il primo esame per dare altro slancio. Vedremo.
Articolo di Domenico Marchese per repubblica.it – Estratti
La prima bocciatura. Con parole durissime. Perché? Cosa c’è dietro l’amarezza e lo sfogo di Spalletti? Le tantissime occasioni perse, su tutte quella di Kolo Muani a due passi dalla porta, hanno fatto arrabbiare il tecnico. Le parole a fine partita sul centravanti francese “Se non gioca da due anni ci sarà un motivo”, i 90’ in panchina di Alajbegovic, le richieste sul mercato nonostante i bianconeri siano la quarta squadra più “spendacciona” d’Europa.
Kolo Muani e i due anni “senza giocare”
Il principale imputato nel post-partita è stato Kolo Muani. Dei sette errori gravi, quello del francese, solo davanti alla porta e con Palmisani ormai fuori causa, è stato il più clamoroso.
Al punto da scatenare le riflessioni di Spalletti: “Ce lo siamo andati a prendere, l'abbiamo coccolato e sappiamo qual è il suo valore, ma si deve rendere conto che è due anni che non gioca e un motivo ci sarà – ha punzecchiato il tecnico -. A volte si crede di essere di un livello eccezionale e poi invece hai lasciato qualcosa da parte e lo devi andare a riprendere”. Già in passato Spalletti aveva messo da parte la carota affidandosi al bastone con Dzeko, quando allenava la Roma. Lo chiamò “bottiglione di acqua minerale da due litri” e il bosniaco se la prese non poco quando De Rossi gli spiegò la metafora.
Il mercato dei centravanti
Ecco perché Carnevali e Massara sono attivi sul fronte attaccanti, consapevoli che sarà prima necessario cedere. Zirkzee è un nome che piace, anche se forse servirebbe più un bomber che un attaccante bravo a giocare per i compagni: “Deve avere caratteristiche diverse perché ci sono partite che si giocano negli ultimi venti minuti ed è più facile metterla dentro di testa se gli altri si chiudono”. Un identikit più simile a Sorloth che all’ex Bologna.
Con la partenza di Di Gregorio, destinazione Premier, e in attesa dell’arrivo del polacco Grabara, la Juventus si prepara all’ultima settimana di mercato con un centravanti e un centrocampista da portare alla Continassa, ma anche con una rosa di esuberi difficile da sfoltire. Oltre ad un allenatore che non nasconde la necessità di rinforzare la squadra.
Gli zero minuti di Alajbegovic
Se con Dzeko, dopo l’incidente diplomatico, il rapporto è stato positivo, con un altro bosniaco, Kerim Alajbegovic, deve ancora iniziare. Dopo le parole al miele della vigilia, quando lo definì un calciatore che “crea lo shock temporale, che ti dà la scossa forte”, l’ha lasciato per tutta la partita in panchina, rimandando alla sfida con il Parma il suo eventuale debutto in Serie A.
Le motivazioni sono tante, e nessuna riguarda la fiducia che il tecnico ripone nel giovane talento arrivato in estate. L’andamento della partita, con il Frosinone in crescita nella fase finale, ha spinto Lucio a puntare su Boga, esperto e più scafato nella gestione del possesso, rispetto al bosniaco. Senza dimenticare la questione tattica: se i tifosi sognano il tridente Yildiz-Alajbegovic-Conceicao alle spalle di un centravanti, Spalletti non può abbandonare l’equilibrio a vantaggio del desiderio. Ecco perché a Frosinone, dove nacque la stella di Yildiz, Alajbegovic non ha neanche esordito.




