nicolo martinenghi

“ALLENARMI IN AUSTRALIA COME CECCON? HO VALUTATO L'IPOTESI. MA TUTTA QUESTA ESTEROFILIA UN PO' MI INFASTIDISCE. NELLA PROVINCIA ITALIANA C’È TUTTO” - IL CAMPIONE OLIMPICO DEI 100 RANA, NICOLÒ MARTINENGHI, SI E TRASFERITO DA VARESE E VERONA E SI E’ AFFIDATO A MATTEO GIUNTA, MARITO DI FEDERICA PELLEGRINI: “HO PENSATO ANCHE DI SMETTERE, POI MI È SEMBRATO IRRISPETTOSO: PER ME E PER IL NUOTO CHE MI HA DATO TANTISSIMO" – "LA POLEMICA CECCON-PELLEGRINI? PERSONALMENTE, ME L'ERO SCORDATA”

THOMAS CECCON - GREGORIO PALTRINIERI - NICCOLO MARTINENGHI

Giulia Zonca per la Stampa - Estratti

 

Vincere vuol dire toccare il vertice e non sapere più dove andare. Nicolò Martinenghi si è preso l'oro nei 100 rana alle Olimpiadi di Parigi e poi ha viaggiato, ha ballato, ha sfilato sulle passerelle dell'alta moda, è stato a feste piene di gente conosciuta.

 

Si è sentito felice, appagato, vuoto, confuso. Si è guardato allo specchio per capire se fosse ora di smettere di nuotare e ha deciso di ricominciare da capo. Per costruire un viaggio diverso cambia tutto, «perché la magia della realizzazione non finisce nell'attimo in cui la raggiungi, ma nemmeno ti basta».

 

Esiste davvero una sindrome post traumatica dopo il successo olimpico?

nicolo martinenghi giorgia meloni thomas ceccon

«Noi atleti di alto livello siamo macchine perfette. Per riuscire a toccare il meglio c'è una squadra di persone, sempre più specializzate, ad aiutarci e poi scendi da quel podio e nessuno ti può dire che cosa fare. Nemmeno chi ci è passato. Sei costretto a guardarti dentro e sei cresciuto puntando dritto a una meta, sempre quella, sempre avanti: la priorità, la stella cometa. Con la medaglia in mano cerchi il tuo riflesso, scopri chi sei davvero e può pure fare paura».

 

Lei ha avuto paura?

«Di non capire, sì. Sapevo già che me ne sarei andato via da casa prima di fare le valigie per Parigi e nel concetto di casa c'è tutto. Preso dal nuoto, non ho mai avuto il tempo di farmene una mia. Avevo finito un percorso, anche a livello umano: la quotidianità con la famiglia, lo stesso tecnico per quattordici stagioni, da quando ero ragazzino.

nicolo martinenghi giorgia meloni parigi 2024

Un'unica routine. Se fossi rimasto lì non avrei avuto scosse. Non c'era malanimo: io e il mio ex allenatore Marco Pedoja restiamo amici».

 

L'ipotesi di chiudere con l'oro le ha attraversato la mente?

«L'ho pensato, sarebbe stato un finale splendido. Poi l'ho detto ad alta voce, "smetto", e mi è sembrato irrispettoso: per me e per il nuoto che mi ha dato tantissimo e non so lasciare nel momento in cui posso restituire qualcosa in visibilità. Ho avuto pure la prova: due mesi e mezzo di vacanza, torno in Coppa del mondo con tre allenamenti nelle braccia e so di non essere competitivo, lo stesso scatta l'agonismo. Voglio andare avanti anche se continuo a tormentarmi. Sono stanco? Fino a che insegui il sogno ogni passo è pianificato, dopo dubiti di continuo, anche delle tue potenzialità».

 

Velasco ha detto: «Capisco quando gli atleti non hanno voglia, neanche io ho voglia di allenare ogni giorno, ma superare il muro fa la differenza». Condivide?

«Non è il desiderio di buttare giù un muro che ti fa uscire dal letto, è la consapevolezza che staresti peggio se non trovassi la forza per farlo. Io vivo della mia passione, sono un fortunato e quando non ho stimoli mi chiedo: e poi?

adam peaty nicolo martinenghi nic fink

 

Inutile essere ipocrita, far fatica mi dà soddisfazione.

Quando ho realizzato che avrei continuato ho messo in conto che per riuscirci servivano novità. Come ha detto Hamilton alla presentazione della Ferrari per il 2025. Parola d'ordine: rigenerarsi».

 

Per farlo il suo amico Ceccon, gemello olimpico, oro nei 100 dorso, è andato in Australia. L'avventura non la interessa?

«Ho valutato l'ipotesi. Ma non vai dall'altra parte del mondo prima di avere un nido in cui tornare. Io me lo sto costruendo adesso per la prima volta e poi tutta questa esterofilia un po' mi infastidisce. Sono arrivato al massimo qui, nella provincia italiana, da qui ho battuto australiani, americani, cinesi...».

 

Che cosa ha di speciale la provincia italiana?

«Tutto quello di cui hai bisogno in pochi km. Grandi livelli di professionalità, dal fisioterapista, allo specialista, qualsiasi figura la trovi e di pregio. Il concetto di comunità immediato, facile.L'erba del vicino non è sempre più verde, poi mi verrà il gusto di un'esperienza altrove. Quando avrò fissato un indirizzo di rientro».

 

Nicolò Martinenghi

Così, da Varese a Verona. Come è arrivato a Matteo Giunta, marito ed ex allenatore di Pellegrini?

«Ci siamo incontrati a Roma mentre Federica era impegnata con "Ballando con le stelle". Lui ha gestito un'atleta che ha stravolto la carriera dopo aver vinto molto. Faceva al caso mio».

 

Un'atleta che era abituata alle rivoluzioni.

«Sì, ma significa che a Giunta piacciono le sfide e questa, con me, lo è perché io ho annullato il Nicolò che c'era prima».

 

Primo giorno di scuola?

«Non toccavo una vasca da 50 metri dai Giochi. Dopo 400 metri ero bordeaux e volevo fare bella figura. Non capitava da parecchio. Giunta cerca il confronto e io, adesso, ho la maturità per apprezzarlo».

 

Oggi si allena nella piscina tappezzata di poster di Pellegrini e Ceccon, due che non si trovano troppo simpatici ultimamente. Come si sta lì in mezzo?

adam peaty nicolo martinenghi nic fink

«Non mi riguarda, io sto con l'uno e con l'altra e i loro faccioni sul muro sono così tanti che alla fine non li guardi più. Ho ripreso perché sono la persona che volevo diventare, non ho miti da inseguire o compagni da accontentare. Non ho frasi di maniera o sorrisi dovuti. Quando Ceccon tornerà da Brisbane riprenderemo l'amicizia, anche se mi allena Matteo».

 

Non le chiederà di scegliere?

«Non me lo aspetto, non è da lui. E riderei. Io non credo nemmeno che si ricordi più come è nata la polemica. Personalmente, me l'ero scordata».

Si ritroverà in Nazionale con un'altra generazione.

 

Ne ha voglia?

nicolo martinenghi 3

«Vado per i 26 anni e ne sono passati dieci dalle prime convocazioni. Allora ascoltavo molto, sarebbe bello se qualche ragazzo venisse a chiedermi uno scambio, non sono sicuro che succeda perché mi sembrano più pronti di quanto non lo fossi io, però meno curiosi. Molto meno curiosi».

nicolo martinenghi 5nicolo martinenghi 2nicolo martinenghi 1nicolo martinenghi 5Nicolò Martinenghi

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”