STRAMA INTER, SI CAMBIA: IN POLE C’È MAZZARRI

Matteo Dalla Vite e Carlo Laudisa per "gazzetta.it"
Dieci gare per tenersi l'Inter. A meno che altri collassi a breve impongano scelte drastiche. E in tal senso le gare contro Tottenham (quasi inutile), Samp e Juve daranno il polso circa le sue capacità di reagire a difficoltà, eventi e venti contrari. Sue di Andrea Stramaccioni, ovvio.

CI RISIAMO... - Di certo, un anno dopo ci risiamo: e guarda caso nei due campionati in cui la squadra (che comunque oggi è a -4 dalla Champions e ha 6 punti in più di un campionato fa) s'è ritrovata a gennaio, il 2, dopo le vacanze di Natale. Un anno dopo ci risiamo perché 13 mesi fa Ranieri perse in casa contro il Bologna e di fatto si aprì la crisi nerazzurra. Un anno dopo perché c'è sempre all'orizzonte la Juventus, il 25 marzo allora (Ranieri saltò subito dopo) e nel pre-Pasqua oggi. E insomma: un anno dopo, l'Inter è ancora lì a porsi domande. Soprattutto Moratti col suo ultimatum che mette in bilico tecnico e non solo.

FIGO-BARESI - E nel frattempo, e in attesa che i risultati cambino come dice il presidente, è emerso un retroscena ormai passato ma che chissà se tornerà ad affiorare. Il «dietro le quinte» coinvolge proprio la panchina di Stramaccioni che - scelta assoluta e in passato stra-difesa da Moratti - sarebbe stato molto a rischio dopo il crollo di Firenze (1-4).

Il sussurro è uscito dopo (quindi a pericolo scampato) e racconta di una fiducia traballante già allora: se l'Inter non avesse passato il turno nella gara esterna di Cluj (vinta 3-0), la dirigenza avrebbe anche pensato di affidare la conduzione al duo Figo-Baresi. Un crollo in Romania dopo quello di Firenze sarebbe stato insopportabile. Un sussurro da riportare quindi, che oggi suona sinistro e che difficilmente troverà conferme immediate. Sempre che in queste 3 gare non avvenga un crollo irreparabile...

IL PIANO B... - Di certo in questo periodo il presidente interista Massimo Moratti ha cominciato a "pianificare" il futuro, che non è detto sia figlio di un ribaltone. Aspetterà i risultati e quel "terzo posto fondamentale": se la poltrona dei Preliminari di Champions non sarà dell'Inter, ecco che i cambi in almeno due settori saranno inevitabili. Il cosiddetto Piano-B. Ed è per questo che il presidente ha interpellato Leonardo. Il ritorno dell'ex tecnico sarebbe nelle vesti di dirigente impegnato sia sul mercato e sia nella comunicazione, una sorta di Galliani interista.

Ora - anche dopo le parole del presidente e in caso di arrivo di Leo - bisognerà valutare gli spazi del d.t. Marco Branca, del d.s. Piero Ausilio e del d.g. Marco Fassone, ex del Napoli. Non a caso il nome di Walter Mazzarri per un futuro tecnico è quello più gettonato in questo momento, ma non vanno dimenticati Laurent Blanc e Walter Zenga. Il tutto ribadendo un aspetto: Strama è l'allenatore dell'Inter, e lo sarà fino a prova contraria. Perché adesso, o va bbene bbene o male male.

2. MORATTI HA PERSO LA PAZIENZA - STRAMA-BRANCA, È QUASI ADDIO

Fabio Monti per "Il Corriere della Sera"

O l'Inter cambia oppure Moratti cambierà l'Inter. Le parole pronunciate dal presidente a metà giornata hanno il sapore di un ultimatum. Domenica sera, Branca si era riconfermato ai microfoni di Sky. Alla domanda «sarà al 100% l'Inter di Stramaccioni e di Branca quella dell'anno prossimo?», il d.t. aveva risposto: «Assolutamente, poi queste cose le decide sempre il nostro presidente, ma per quanto ne so io, questo sarà».

La partita con il Bologna ha coinciso con la nona sconfitta in 28 partite ed è arrivata la risposta di Moratti: «Branca ha detto che deciderà il presidente e sono della stessa idea, quindi decido io. Si ragiona per vedere che cosa succede ogni giorno. Per conto mio, mi va bene se tutto rimane così, ma con risultati diversi».

È tutta l'Inter (dirigenti, staff tecnico e medico, giocatori) a essere stata messa in discussione da Moratti, che questa volta non ha fatto sconti a nessuno, nel breve vertice di domenica sera, con aggiornamenti in un lunedì tempestoso.

Così le parole presidenziali hanno il sapore di un preavviso di congedo per d.t. e allenatore, fin qui difesi ben oltre il difendibile. Dopo aver spinto per Benitez al posto di Mourinho nel 2010, Branca, nelle ultime due stagioni, ha smantellato la squadra, partendo da Gasperini e proponendo un cambio generazionale che tale non è stato e che si è rivelato fallimentare e costoso.

Moratti ha sì potuto tagliare il monte ingaggi, ma ha speso molto per acquisti super valutati (Pereira, Silvestre, l'operazione Schelotto, con la cessione di Livaja) o inadeguati (Kuzmanovic).

C'è poi la questione tecnica. A proposito della partita con il Bologna, Moratti è stato lapidario: «C'è stato una specie di collasso, specialmente nel primo tempo. Per noi è una grossa delusione; c'è anche arrabbiatura, ma poi bisogna anche essere freddi nel valutare la cosa e cercare di ricostruire il morale».

Il presidente ha notato una serie infinita di contraddizioni (a parte la posizione di Benassi): vista la condizione fisica di alcuni uomini, si sta chiedendo come si lavori ad Appiano. A parte gli infortuni traumatici di Mudingayi e Milito, tutti i problemi muscolari di questi mesi non sono il segnale di un lavoro fatto in profondità; molti giocatori risultano sovrappeso; altri continuano a non essere in condizione (Kuzmanovic in panchina con il Bologna, dopo aver saltato il Tottenham); la squadra corre poco e male (cfr. i movimenti di Schelotto); arriva sempre in ritardo sulle prime e seconde palle.

L'esperimento delle vacanze lunghe, per festeggiare al di là dell'oceano anche il Capodanno, sta riproducendo i disastrosi risultati della gestione-Ranieri nel periodo fine gennaio-fine marzo 2012. E non è bello continuare a sbagliare la formazione di partenza. Ha detto Moratti: «Forse i giocatori scendono in campo con timore; forse è una questione psicologica o di preparazione della gara. Poi le cose si riaggiustano, ma domenica è stato buttato via un tempo e questo è grave».

La conclusione è che di fronte a un simile sfascio e a promesse che non hanno riscontri nella realtà (il terzo posto), Stramaccioni potrebbe anche non finire la stagione sulla panchina dell'Inter, ma non è questo l'obiettivo del presidente. Però almeno con la Samp (dopo il Tottenham), qualcosa di diverso si dovrà vedere.

MLo sa anche Stramaccioni che ha parlato ieri sera: «Capisco l'arrabbiatura del presidente, che è anche la mia e la nostra. Dobbiamo recuperare qualche giocatore e la sicurezza che avevamo in campo. La testa può contare più delle gambe. Niente è perduto: mancano dieci partite e dobbiamo credere al terzo posto, che è lontano quattro punti. Ai nostri tifosi, che ce l'hanno con noi e hanno ragione, non posso chiedere niente. Fin qui ci hanno dato tanto, è venuto il momento di dare qualcosa noi a loro».

 

 

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