koons

NON PRENDETECI PER IL KOONS - A FIRENZE C’È CHI VORREBBE TENERE LA STATUA "PLUTO AND PROSERPINA" DELL’ARTISTA USA IN FORMA PERMANENTE IN PIAZZA DELLA SIGNORIA - L'IRA DEI CRITICI, MONTANARI: “FOSSE VERO I RESPONSABILI ANDREBBERO APPESI AL PENNONE DEL BALCONE SOPRASTANTE”

KOONSKOONS

Camillo Langone per “il Giornale”

 

Ci voleva Oriana Fallaci. Ci voleva l' erinni della trilogia rabbiosa e orgogliosa per mettere al loro posto i liquidatori dell' identità fiorentina che dopo aver piazzato Jeff Koons in piazza della Signoria vogliono lasciarcelo per sempre.

 

Lei così superba nello sdegno, così perfetta nell' aggettivazione come quando definì «sgomentevole» l' allora sindaco Leonardo Domenici, colpevole di aver sostenuto il progetto dell' architetto giapponese Isozaki mirante a deturpare gli Uffizi con una «orrenda tettoia».

 

Ci voleva Oriana Fallaci ma Oriana Fallaci non c' è più e adesso tocca a noi combattere contro «un cartoccio pretenzioso scopiazzato da Bernini» (Angelo Crespi), «una follia cromata e dorata con un giallo che Firenze tutta bianca e nera ignora fin nell' intimo» (Pierfrancesco Listri), «un gadget di lusso, guarnito di ciclamini come il più delizioso dei centrotavola» (Tomaso Montanari), «una caramella, un soprammobile» (Vittorio Sgarbi).
 

sgarbi con il suo ultimo librosgarbi con il suo ultimo libro

L' antefatto è il seguente: nel settembre scorso in piazza della Signoria, a pochi metri se non pochi centimetri dai capolavori medievali e rinascimentali di Arnolfo di Cambio, Bartolomeo Ammannati, Giambologna, Benvenuto Cellini, e dalla copia marmorea del David di Michelangelo,

 

viene collocata una statua in acciaio inox alta più di tre metri dell' artista americano Jeff Koons, intitolata Pluto and Proserpina siccome dichiaratamente ispirata al Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini (mentre la congiunzione «and» al posto della congiunzione «e» è non dichiaratamente ispirata al colonialismo culturale di cui Koons è portavoce e il Comune di Firenze zelante collaboratore).

 

KOONSKOONS

Nel trionfalistico comunicato stampa il curatore Sergio Risaliti, già cantore di quel Michelangelo Pistoletto che nel piazzale di Porta Romana ha inflitto a Firenze un altro mostro d' artista, non riesce a escogitare concetti più nuovi di quelli del confronto e del dialogo, polverosi e noiosi come un discorso di Sergio Mattarella. Il comunicato ricorda che non si mettevano nuove statue davanti a Palazzo Vecchio da ben 500 anni: come dire che la lacuna andava colmata.

 

Meglio non ricordare a Risaliti che non da cinque bensì da sette secoli non vengono effettuate aggiunte alla Piazza dei Miracoli, cercherebbe di convincere il sindaco di Pisa ad affiancare alla Torre Pendente un grattacielozzo storto di Zaha Hadid per stimolare «il confronto e il dialogo».
 

Ormai siamo nel 2016 e la brutta statuina (nonostante le dimensioni ha un che di rattrappito) è ancora lì, forse per dimostrare la costante validità dell' aforisma di Prezzolini: «In Italia nulla è stabile, fuorché il provvisorio». Per giunta adesso c' è chi briga affinché ci rimanga per sempre.

 

Ovviamente fra costoro spicca Risaliti che delle innumerevoli critiche se ne impipa perché secondo lui l' arte contemporanea inizialmente viene capita da pochi e poi col tempo viene accettata da tutti.

 

KOONS KOONS

Sono due menzogne: il pisciatoio di Duchamp, per quanto epocale e intellettuale, io non lo accetto ancora, sono passati cento anni e mi repelle come il primo giorno; l' avversione verso Pluto and Proserpina non è un' esclusiva dei passatisti ma accomuna molti cultori e artefici dell' arte più attuale.

 

La critica più profonda al Koons fiorentino viene da Nicola Verlato, che è più giovane di Risaliti e anche più americano, vivendo da parecchi anni a Los Angeles. Il direttore di Artribune, Massimiliano Tonelli, ha lanciato nelle settimane scorse un appello al sindaco Nardella perché la statua rimanga in loco, con le solite nichilistiche motivazioni: per svecchiare, contaminare, mettere in discussione Michelangelo (ma perché, mi domando, anziché mettere in discussione la bellezza non si mette in discussione la bruttezza, ad esempio il Palazzo di Giustizia di Novoli?).
 

palazzo vecchio mostra di koonspalazzo vecchio mostra di koons

Verlato, eccellente pittore ben radicato teoricamente, gli ha appena risposto dimostrando il disvalore artistico dell' opera, non frutto di ispirazione bensì volgare riproduzione («Non del Bernini della Galleria Borghese ma di una porcellana francese di tardo Settecento»), con una lucidatura a specchio che produce una quantità di riflessi tale da annullarne il valore iconico: «La pretesa celebrazione di un capolavoro del passato diviene invece la sua disintegrazione».
 

La Fallaci non avrebbe potuto dire meglio, purtroppo però Verlato non è un bestsellerista e la sua presa di posizione rischia di rimanere nell' ambito degli addetti ai lavori. Il ben più mediatico Vittorio Sgarbi non ha voglia di fare barricate e propone una molto ragionevole soluzione intermedia:

 

«Ciò che in piazza della Signoria rappresenta una forzatura in una rotatoria starebbe bene, ad esempio davanti Porta al Prato». Sperando, aggiungo io, che lo smog produca in fretta la patina necessaria per mimetizzare la statua postmoderna con la porta dugentesca. Più facinoroso e quindi davvero fallaciano è Tomaso Montanari: «Fosse vero, che Koons rimarrà in piazza per sempre, i responsabili andrebbero appesi al pennone del balcone soprastante».

Tomaso MontanariTomaso Montanari

 

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO