SERIE A, OVVERO LA SERIE B D’EUROPA - LE PARTITE DI CHAMPIONS SONO UN ALTRO SPORT RISPETTO ALLA SBOBBA CHE CI INFLIGGIAMO OGNI SETTIMANA - ALLA SERIE A MANCA QUASI TUTTO: VELOCITÀ, MENTALITÀ, AUDACIA, MODULI E I CAMPIONI

Paolo Ziliani per il "Fatto quotidiano"

La Champions come Avatar: dove tutto è illuminato e abbagliante, amplificato ed emozionante. Dove ti sembra di toccare con mano tutto quel che si muove davanti ai tuoi occhi, corpi e gesti, goccioline di sudore e fili d'erba divelti, persino suoni e persino odori, in un tripudio di sensi mai assaporato prima. Unica differenza: per godere di questo spettacolo, gli occhiali 3D non servono, la tv di casa basta e avanza. E insomma diciamolo: la Champions sta al campionato italiano come Mina sta a Emma; con tutto il rispetto per Emma, naturalmente, che ha vinto Amici e Sanremo. Ma se ascoltate Mina, capite che stiamo parlando di due mondi diversi.

Così, resta da capire cos'è diventato quello sportucolo che continuiamo a praticare nell'orticello di casa nostra, che ci fa litigare più che divertire, chiamato "campionato di Serie A".

Uno sport che un tempo radunava qui i migliori interpreti d'Europa e del mondo e non foss'altro per questo era una goduria. Poi qualcosa è cambiato. E il calcio è scappato altrove: in campionati diversi, ma soprattutto in Champions League. Chi ha assistito, martedì e mercoledì, ai match d'andata dei quarti di finale si sarà accorto che in Italia, da anni, stiamo buttando giù la sbobba. E ci manca tutto. Sette cose in particolare.

LA VELOCITÀ. Assistere a una partita del Real Madrid, che pure nel campionato spagnolo è terzo (l'Atletico è a +3, il Barcellona è a +2), è come sbarcare su Marte. Per tutti i 90 minuti le merengues giocano a una velocità, di gambe e di testa, impressionante: passaggi di prima, scambi e inserimenti ficcanti e corse a precipizio verso la porta avversaria sono il Pensiero Unico di CR7 e Ba-le, Di Maria e Benzema, Isco e Marcelo, Modric e Morata. Mai il Real aveva pigiato tanto sull'acceleratore come lo fa oggi con un italiano (Ancelotti) in panchina.

LA MENTALITÀ. Provare sempre a fare un gol in più. Anche quando vinci contro un avversario-monstre. E se per spagnoli, inglesi e tedeschi è la normalità, non lo è per i francesi: che in Europa, nella storia, hanno vinto la miseria di una Coppa Campioni (Marsiglia 1993) e addirittura zero Uefa (o Europa League). Ebbene, il Psg sta vincendo 2-1 contro il Chelsea di Mourinho e Blanc, l'allenatore, toglie lo stanco Lavezzi; ma non lo sostituisce con Marquinhos - un difensore, per tenere il 2-1 - lo cambia con Pastore: genietto incompreso che al 93' s'inventa un gol da urlo cha vale il 3-1 e l'ipoteca sulla semifinale. Chapeau!

L'AUDACIA. Di provarci sempre. Come Diego dell'Atletico che sul campo del Barcellona, a fine primo tempo, viene catapultato in campo perché Diego Costa, l'Incredibile Hulk dei colchoneros, si è fatto male. Che fa il brasiliano triste (ma solo ai tempi della Juve)? Invece di farsela sotto, s'inventa un numero che nemmeno Diego Costa: saetta da 30 metri e palla che s'infila all'incrocio per l'1-0 dell'Atletico. Un missile terra-aria d'incomparabile arditezza. Finisce 1-1. Ma l'Atletico, a sorpresa, è vicino alla semifinale.

I RECORD. Noi l'abbiamo fatto mezzo secolo fa: con Altafini che nella Coppa Campioni 1962-63, la prima vinta dal Milan, segnò 14 gol, primato tuttora imbattuto. Ce ne vantiamo ancora e giustamente: fingendo di dimenticare che 8 di quei 14 gol José li segnò, tenetevi forte, all'Union Luxembourg, come dire l'Asilo Mariuccia. Ebbene: proprio due sere fa Cristiano Ronaldo ha firmato, contro il Dortmund, il 14° gol di questa sua Champions. Dove di squadre di Lussemburgo non c'è traccia. Se esiste un dio, CR7 demolirà anche il muro dei 14 gol. E i suoi 15 o 16 saranno tutti veri.

I MODULI. C'è chi impazziva per il tiqui taca del Barcellona di Guardiola (football bailado), c'è chi impazzisce per il calcio-flipper del Real by Carletto (stile play station). Il giorno e la notte, il polo e l'equatore: ma due stili, nella loro diversità, inconfondibili e difficilmente imitabili. Noi? Una volta avevamo il catenaccio, poi arrivò il Milan tutto pressing di Sacchi e ora siamo all'era-Pompei: con le antiche vestigia che cadono in pezzi. Post scriptum: evitiamo per favore di parlare di modulo-Juve: in Turchia - e in Danimarca - potrebbero mettersi a ridere.

LA PROFESSIONALITÀ. Che si vede anche nelle piccole cose, quelle che sembrerebbero poco importanti. Come la mania, tutta italiana, di buttare la palla fuori e interrompere il gioco a ogni ruzzolone di un giocatore, amico o avversario non importa. Uno stillicidio stucchevole che trasforma la partita, già moscia di suo, in un coitus interruptus continuato. Come se in F1 ci si fermasse ai box un giro sì e uno no. Sai che pizza!

IL DISINTERESSE PER GLI ARBITRI. Che all'estero non sanno nemmeno chi siano, mentre in Italia diventano protagonisti già 48 ore prima delle partite con giornali e tivù che vivisezionano i precedenti di Gervasoni e Banti, Massa e Peruzzo con Juventus e Milan, Sampdoria e Sassuolo. Come direbbe quello: sticazzi!

 

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