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REMBRANDT IN VATICANO - PER LA PRIMA VOLTA LE OPERE DEL PITTORE PROTESTANTE ESPOSTE OLTRETEVERE- IL DIRETTORE DEI MUSEI VATICANI PAOLUCCI: ''LA MOSTRA E’ FIGLIA DEL VIAGGIO DI PAPA BERGOGLIO IN SVEZIA E DELLA SUA VOLONTÀ DI RICUCIRE LO STRAPPO DEI CATTOLICI CON I PROTESTANTI'' - C’E ANCHE LA TELA DEL MUSULMANO CON IL TURBANTE

Carlo Alberto Bucci per la Repubblica - Roma

REMBRANDTREMBRANDT

 

Un uomo con il turbante da “infedele” entra in Vaticano. Per mano di un pittore, per giunta, protestante. Che per di più non censura l’eros né quando incide idilli campestri degli dei antichi. Né quando scava nel rame, esibendo i genitali, Adamo ed Eva cacciati dell’Eden. Per tutti questi aspetti, e per il fatto che il pittore è il meraviglioso Rembrandt, la mostra che, da oggi al 26 febbraio potranno vedere i visitatori dei Musei vaticani, è un’esposizione eccezionale.

 

Ieri il direttore Antonio Paolucci ha sottolineato come la mostra sia figlia del viaggio di papa Bergoglio a fine ottobre in Svezia e della sua volontà di ricucire definitivamente lo strappo dei cattolici con i protestanti, 500 anni dopo (1517) l’esposizione delle tesi di Lutero. E dalla Svezia arriva la collezione di 51 incisioni del genio olandese (1606-1669) raccolte dal pittore impressionista Andres Zorn (1860-1920) che ha lasciato tutti i suoi beni alla cittadina di Mora, che li conserva. Mai prima d’ora un’opera di Rembrandt era stata esposta in Vaticano.

 

LO STUPORE DI PAPA BERGOGLIOLO STUPORE DI PAPA BERGOGLIO

Figlio di una donna di origine cattolica, spesso raffigurata dal figlio come anziana profetessa, e di un mugnaio calvinista, Rembrandt non si mosse mai troppo da Leida, dove era nato, né da Amsterdam, dove si era trasferito nel 1631. Non venne in Italia. I suoi quadri di soggetto biblico e i suoi straordinari ritratti e autoritratti en travesti erano merce solo per una ristretta élite. Ma le sue acqueforti hanno viaggiato in tutta Europa. Reclamizzando il suo inconfondibile luminismo. Tale anche nell’inchiostro su carta.

 

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L’antologia delle incisioni collezionate da Zorn si fregia però di un dipinto a olio, un vecchio con turbante all’orientale, prestato (insieme con due grafiche) dalle collezione Kramer di Amsterdam. Tutti i lavori sono esposti su pannelli di tela rossa (con estroflessioni che ricordano le opere di Agostino Bonalumi; l’allestimento è firmato da Roberto Pulitani) posti al centro della saletta successiva alla Galleria delle carte geografiche.

 

La mostra, curata da Johan Cederlund e da Arnold Nesselrath, si apre con un Autoritratto di Zorn del 1905 e con due sue acqueforti influenzate dal tratto rembrandtiano. Poi si entra nel mondo del maestro olandese con l’immagine cruda dei Progenitori cacciati dal Paradiso, e per questo umiliati nella loro nudità.

 

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Forniti di piccole lenti di ingrandimento, i visitatori possono ammirare la grandezza del segno minuto del pittore della celebre Ronda di notte (1642) su tela. E un fascio, divino, di luce illumina il buio profondo dell’Adorazione dei pastori incisa. Ma anche i mendicanti, i clochard di oggi che, figli allora della pittura di genere, sono i prediletti di papa Bergoglio.

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