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“CHI HA SCRITTO IL PEZZO ERA COSI’ PIPPA CHE DA PICCOLO FINIVA SEMPRE IN PORTA?”- I CALCETTARI INSORGONO CONTRO 'ROLLING STONE' CHE STRONCA "I MAMMIFERI FLACCIDI" CHE GIOCANO A CALCETTO: “NULLA TESTIMONIA MEGLIO L’IDEA DEL PUNTO MORTO A CUI È ARRIVATA LA STORIA UMANA” – COMMENTO DA INCORNICIARE: “SI PUO' SUONARE LA CHITARRA SENZA ESSERE GILMOUR E SI PUO' GIOCARE A CALCETTO SENZA ESSERE MESSI. SI CHIAMA POESIA, ROMANTICISMO, STRONZAGGINE. SO SOLO CHE E' BELLISSIMO…”

I COMMENTI AL PEZZO DI ROLLING STONES

 

 

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Giacomo Guidi Chiedo scusa, ma vado per i 50, e nella mia infinita mediocrita', sono uno di quelli che ancora il giovedi' gioca a calcetto tra pensionati, inquartati, grassi, scionchi, calvi ed esodati. Eppure, capita che un match tra sciancati e adiposi possa ancora dare emozioni, qualcosa di cui parlare o ridere con gli stessi amici e colleghi. E' un male? Se non hai la tartaruga di CR7 e non giochi in Champions ti e' negato dare un calcio ad un pallone?

 

Si puo' dipingere senza essere Caravaggio o Magritte, si puo' scrivere senza essere Tolstoj, si puo' suonare la chitarra senza essere Gilmour, si puo' correre senza essere Bikila, e si puo' giocare a calcetto senza essere Messi. Mi piace giocare a tennis, e quando entro in campo mi pare di essere a Wimbledon o Parigi, almeno per quei 60 minuti. Si chiama poesia, romanticismo, stronzaggine, chiamatela come volete. So solo che e' bellissimo e che non ci rinuncerei mai. E che il povero, mancato scienziato, Dal Buono tutto cio' non ha la piu' pallida idea di cosa sia.

 

 

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Michele Stalteri Il risentimento di Enrico dal Buono può essere dovuto solo al fatto che da piccolo sarà stato così scarso che finiva sempre in porta e da grande non sarà stato più convocato se non 15 minuti prima dell’inizio della partita quando il decimo paccava. Articolo inconcludente come l’ultima stagione del trono di spade. Non ho ancora capito perché la mia partita del martedì , la mia pancia e la caduta dei miei capelli siano la causa di un decadimento della civiltà . Battute buttate a cazzo e demagogia da tennis club . seguirò ogni tuo articolo per romperti le palle . Hai trovato un amico

 

 

totti calciotto

Lorenzo Innocenti Credo che un articolo sulle scommesse sportive del sabato pomeriggio, con le automobili parcheggiate in doppia fila davanti alle ricevitorie, sarebbe stato assai più appropriato nel descrivere il fallimento sociale e civile...

 

 

Andrea Valdrè Meglio il commercialista con la raggiunta sicurezza economica che gioca a calcetto (con il Rolex) che lo sfigato laureato in scienza delle merendine (ovviamente con reddito di cittadinanza) che non gioca perché si crede un "intellettuale".

 

Alessandro Bonicalzi Nulla come un giornalista flaccido, che si danna per conseguire l’unica vittoria della settimana a prezzo delle diottrie, rende meglio l’idea del punto morto a cui è arrivata la Storia umana

 

 

 

 

IL CALCETTO DEL GIOVEDI’ SERA

 

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Enrico Dal Buono per www.rollingstone.it

 

Il calcetto del giovedì (o di un’altra serata infrasettimanale) è il più convincente argomento a disposizione di reazionari e antiprogressisti. Nulla come questi dieci mammiferi flaccidi, che si dannano per conseguire l’unica vittoria della settimana a prezzo delle articolazioni, rende meglio l’idea del punto morto a cui è arrivata la Storia umana.

 

 

totti calciotto

Il pallone che rimbomba nella palestra quando viene colpito, il ritmo pateticamente lento di quei rimbombi: ecco come suona la disperante musica del benessere. Una volta raggiunta la sicurezza economica, una volta realizzato il proprio compito biologico di duplicatori di DNA, i quarantenni del ventunesimo secolo si trovano prigionieri di un giorno della marmotta in cui l’unica variabile rimasta – oltre alle fantasiose trovate delle malattie e della morte – è il punteggio di quella partitella. 13 a 9 può dare il tono emotivo a tutta la settimana.

 

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Per questo alcuni non riescono a rinunciare ad arroganze e scorrettezze nel corso di sessanta minuti al termine dei quali, comunque, nulla sarà cambiato. Non ci saranno premi partita né promozioni, interviste tv né favori delle tifose. Si zoppicherà fino a uno spogliatoio dove i phon da parete, pur incapaci di spostare una foglia secca, non indisporranno però quasi nessuno: le calvizie hanno preso ormai possesso di quelle teste meritevoli di 3mila e 200 euro al mese, lordi.

totti calciotto

 

Il disoccupato o così detto freelance arriva per primo, si cambia negli spogliatoi, abbozza figure di stretching con l’aiuto di una panchina o di una grondaia: potrà compensare le sfortune lavorative scongiurando gli strappi. Gli altri entrano direttamente in campo all’ultimo minuto, ancora in giacca ma con la cravatta già lenta, si scambiano giusto due parole, quelle importanti sono già state pronunciate su WhatsApp. Il tema centrale delle rapide conversazioni sono i turni in porta: chi tiene il tempo?

 

Non quello col Rolex, che se lo sfila prima del gioco: quello col Casio, il povero, o quello con lo Swatch, l’alternativo (giustamente punito). Ma a questi ultimi viene concesso l’onore della gestione democratica della noia: cinque minuti tra i pali per uno, dovranno fingere di parare quando tutti sanno che l’unico obiettivo sarà proteggersi dalle pallonate in faccia o sui maroni.

 

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Non è irrilevante che questi calcetti si giochino durante la settimana: il weekend, da momento di trasgressione quale era in gioventù, si è trasformato in gabbia familiare con 48 sbarre da 60 minuti ciascuna: acquisti per la casa, festicciole dei figli, riparazioni e abluzioni. I pachidermi glabri hanno il permesso di razzolare sull’erba sintetica solo in un tempo altrimenti inutilizzabile se non per sparecchiare o per obnubilarsi alla tv: dalle 21 alle 22 del mercoledì o del giovedì. È come se il peso dell’esistenza adulta, incarnabile per comodità rappresentativa nella figura della moglie, li lasciasse correre al parco solo perché legati al suo lungo guinzaglio invisibile.

 

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Dopo la doccia, rigirandosi la fede attorno all’anulare, con gli addomi sformati che liberano gocce tiepide tra piastrelle splendenti (sono lontani i tempi del calcio a 11 e dei pavimenti screziati di erba e di fango), due occhi sono attraversati da un breve lampo di trasgressione: “Andiamo a farci una birra” – già che sono fuori, ottimizzano la libera uscita.

 

“Stasera non posso”, qualcuno abbassa colpevolmente la testa: e gli altri lo guardano come ergastolani che compatiscano il compagno trascinato verso la cella d’isolamento.

Ma c’è l’ex gloria di promozione o prima categoria, spesso un po’ più vecchio o più grasso degli altri, altrimenti non sarebbe lì, che deve dimostrare di essere campione fuori e dentro il campo: “Coraggio, in un’ora sei a casa”.

 

E c’è pure il commercialista maligno, verosimilmente cornuto, quello che ruba un paio di metri per ogni rimessa laterale: “Analcolica, su”. In ogni caso tutti, chi non sa calciare che di punta e chi ancora azzarda pericolosi doppi passi, chi ha vinto 16 a 8 e chi ha perso per un autogol di ginocchio all’ultimo secondo, tutti hanno perso la guerra. La banalità di una vita vulnerabile soltanto al cancro e all’infarto li ha conquistati. “Però hai visto che filtrante ti ho fatto?!”.

GIORNALISTE PARLAMENTARI PARTITA A CALCETTORENZI CALCETTO

 

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