leonardo fioravanti

SINNER NEL TENNIS, ANTONELLI IN F1, MA ANCHE NEL SURF L’ITALIA SFORNA IL NUMERO 1 MONDIALE, LEONARDO FIORAVANTI: “TORNERÀ ANCHE IL GRANDE CALCIO. LE SCONFITTE AIUTANO A SVEGLIARSI, A ME È CAPITATO CON LA DELUSIONE DELLE OLIMPIADI, DOVE CREDEVO IN UNA MEDAGLIA. HO IMPIEGATO TANTO A METABOLIZZARE MA NON ERA IL MIO TEMPO" – GLI INIZI A MARINA DI CERVETERI A INSEGUIRE CON LA TAVOLA LE ONDE CREATE DAL TRAGHETTO DI RIENTRO AL PORTO DI CIVITAVECCHIA (“MI SEMBRAVANO ONDE PERFETTE ANCHE SE ERANO MINUSCOLE E TUTTO ERA INCASINATO”), GLI INCONTRI CON GLI SQUALI, LE LITI CON GLI ALTRI SURFISTI, L’INCONTRO CON LA MOGLIE CHE GLI HA DATO UNA NUOVA VISIONE: “VINCERE NON E’ TUTTO”  – VIDEO

Daniele Sparisci per corriere.it - Estratti

 

leonardo fioravanti

Leonardo Fioravanti, ventotto anni. Da bambino sul litorale laziale inseguiva con la tavola le onde create dal traghetto di rientro al porto di Civitavecchia. Il Tirreno diventava l’oceano, la fantasia viaggiava su un equilibrio breve e sottile. Oggi, dopo aver girato il pianeta, è diventato il surfista più forte del mondo, numero uno del ranking della World Surf League (l’equivalente dell’Atp del tennis) grazie a un successo in El Salvador e a un podio a Rio. Un risultato impensabile per un italiano in uno sport dominato da brasiliani, statunitensi e australiani.

 

Adesso, a freddo, ha realizzato di essere il numero uno, ma la prima reazione?

«La prima è stata correre da solo in una stanza d’albergo, mia moglie mi guardava e credeva che fossi matto. Siamo a metà stagione e ora devo restare in vetta, essere così competitivo in Brasile, davanti a fenomeni e a un tifo scatenato. Beh, lo ricorderò per sempre».

 

 

 

Debutto da giovanissimo, è entrato subito nel team di atleti Red Bull. Una carriera lanciata, nella quale non sono mancati infortuni e momenti difficili. Come si è rialzato?

«L’unico modo era continuare a spingere il mio livello, fisico e mentale, e crederci, non sono il tipo che molla se si mette una cosa in testa. La formula perfetta non esiste ma ho trovato una squadra incredibile attorno a me, dal coach (Richard “Dog”, ndr) a mia moglie Sophia».

 

leonardo fioravanti 89

Sua moglie che ruolo ha?

«Ci siamo sposati a settembre, è il mio sostegno numero uno. Vede un Leo che non vedo nemmeno io, tutti i giorni. E ha una pazienza infinita nel sopportarmi».

 

 

Perché?

«Mica è facile passare le giornate con me fra uscite in acqua, palestra e pensieri».

(…)

 

Allargare gli orizzonti, come in mare.

«Sophia mi ha dato una nuova visione. Fino a pochi anni fa per me contavano solo i risultati ma non era lo spirito giusto, non avevo equilibrio e infatti faticavo. Ecco, ora l’ho trovato e mi aiuta a essere migliore. Anche grazie all’età ho capito che ogni traguardo ha il suo tempo, e io sono nel tempo giusto».

 

leonardo fioravanti 34

Dove vivete?

«Lei è hawaiana, da dicembre a marzo siamo fissi lì (…)

 

Sinner nel tennis, Antonelli in F1, Fioravanti nel surf. L’Italia sforna numeri uno ma non nel calcio.

«Tornerà anche il grande calcio, non ho dubbi, credo che stavolta l’Italia lo abbia capito. Le sconfitte aiutano a crescere e a svegliarsi, a me è capitato con la delusione delle Olimpiadi, dove credevo in una medaglia, un periodo complicatissimo. Ho impiegato tanto a metabolizzare ma semplicemente non era il mio tempo».

 

Gareggia con la maglietta numero 46 in onore di Rossi. Valentino le ha fatto i complimenti?

«È sempre stato il mio idolo, mi ha mandato un messaggio stupendo, uno dei più belli fra quelli ricevuti. Anche Marco Materazzi mi ha scritto, sono cresciuto guardando la sua Inter».

 

Alle Hawaii come si cucina la carbonara?

«Di solito chiedo a mamma o agli amici in visita di portare un bel po’ di guanciale di scorta. E vai di carbonara e di amatriciana».

 

Il primo ricordo da bambino?

leonardo fioravanti e la moglie sophie

«Le giornate passate in acqua con mio fratello Matteo e una piccola comitiva di surfisti italiani, eravamo una quindicina e siamo ancora amici. Io ero il più piccolo, mi chiamavano “il nano”, seguivo mio fratello. Andavamo a Cerenova e a Marina di Cerveteri: mi sembravano onde perfette anche se erano minuscole e tutto era incasinato».

 

La prima onda cavalcata?

«Ho frammenti di ricordi felici, sempre in quei mari. Io piccolissimo nel mare, sempre insieme a mio fratello, all’Ocean Surf di Cerveteri».

 

Sente ancora Kelly Slater, la leggenda del surf, che cosa le dice?

«Lo sento e lo vedo. È un amico di famiglia, lui e la moglie: ora ha due bambini, ceniamo spesso insieme. È stato super carino, anche lui mi ha mandato un messaggio bellissimo, lo chiamerò per chiedergli consigli su come affrontare questo periodo, su come gestire tutto quello che mi sta succedendo, saranno importanti le sue dritte».

leonardo fioravanti 3

 

Che cosa si prova a rappresentare l’Italia, un Paese senza oceano?

«È un onore, in Italia siamo pochi a surfare, ma un tifo come il nostro è unico. Capita ancora che qualche atleta mi chieda: “Ma tu veramente sei italiano?”. E io rispondo di sì con un grandissimo senso di orgoglio».

 

Il surf può essere pericoloso, mai avuto paura?

«Non una sola volta, diverse. Soprattutto alle Hawaii, in alcune situazioni ti capita di stare sott’acqua per molto più tempo di quello che avresti pensato. È in quei momenti che devi restare calmo e in controllo, aspettare che l’onda passi e ti lasci risalire in superficie. Andare contro la forza dell’oceano è impossibile, il mare va rispettato, sono le onde che decidono e non l’uomo. Bisogna avere pazienza e disciplina».

 

Squali ne ha mai incontrati, come si è comportato?

«Ne ho incontrati diversi, per fortuna non troppo da vicino. Quando vedi uno squalo muoversi in modo aggressivo, o semplicemente uno molto grosso, la paura viene. Una volta me ne è passato uno molto vicino, per fortuna ho preso un’onda al volo e sono subito uscito dall’acqua. Ma è normale, è il loro mondo, non sono lì per mangiare l’uomo, spesso si avvicinano soltanto per curiosità».

 

 

È vero che i surfisti arrivano alle mani per localismi e diritto di precedenza?

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«Può succedere, dipende dal Paese in cui ti trovi. La cosa più importante, quando arrivi in un posto nuovo, è salutare tutti, mostrare umiltà e rispetto per le abitudini locali. In genere non ci sono problemi, ma capita di trovare surfisti molto aggressivi, specie fra chi non viaggia. Bisogna attenersi a quelle regole non scritte del nostro mondo, mai rubare un’onda, mai comportarsi come se il mare fosse tuo».

 

Il regalo più bello che si è fatto?

«Bella domanda. Non me ne faccio tanti perché la mia vita è già un regalo. E io trovo più gioia nel fare doni a mia moglie, alla mia famiglia».

 

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Qual è l’onda perfetta che insegue nella vita?

«Sempre la prossima. L’onda perfetta non esiste, ne arriverà sempre una migliore. È una questione di filosofia di vita: io sono sempre positivo, affronto la vita con il sorriso».

 

Quando ha scoperto la meditazione e che benefici le porta?

«La pratico da parecchi anni, ma ho approfondito dal 2024. Da quando, dopo le Olimpiadi, le cose non sono andate come volevo, ho fallito l’obiettivo ed è stato un momento molto duro. La meditazione mi ha aiutato a trovare equilibrio e gioia oltre i successi. Mettevo troppa pressione su risultati e carriera, e alla fine ho capito che le vittorie non sono tutto. Bisogna saper vivere»

 

 

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