tardelli 3

“L’URLO MUNDIAL? UNA GRANDE RIVINCITA SU TUTTO, SU CHI NON MI VOLEVA, SU CHI MI HA SCARTATO” – MARCO TARDELLI PARLA DEI MONDIALI DEL 1982, DI BEARZOT, SCIREA E DELLA TRAGEDIA DELL’HEYSEL: “QUELLA PARTITA JUVE-LIVERPOOL NON SI SAREBBE DOVUTA GIOCARE. FU L’UEFA A DECIDERE E, SE NON SI FOSSE GIOCATA, SAREBBE ANDATA ANCHE PEGGIO, PERCHÉ SE TUTTI QUEI TIFOSI FOSSERO ANDATI PER LE STRADE, AVREBBERO CREATO PIÙ DANNI. CI DISSERO CHE ERA STATA LA POLIZIA A VOLER FAR GIOCARE – IL TIFO OGGI? BASTA GUARDARE ALLE CURVE DEL MILAN E DELL’INTER, E A QUELLO CHE È SUCCESSO. NON È CAMBIATO NIENTE, ANZI… CI SONO I SOLDI DI MEZZO”

Roberto Faben per “La Verità” - Estratti

 

marco tardelli

Marco Tardelli, 70 anni, ex calciatore ed ex allenatore, oggi opinionista a 90° minuto. Con la Juventus ha vinto 5 scudetti, una Coppa Uefa, una Supercoppa e una Coppa dei Campioni, quest’ultima in una circostanza drammatica, all’Heysel. Poi passò all’Inter e giocò l’ultima stagione in Svizzera, nel San Gallo. Con la Nazionale è stato campione del mondo in Spagna nel 1982, realizzando, al 69° minuto, la seconda delle tre reti, di pregevole fattura, con cui l’Italia sconfisse la Germania Ovest per 3 a 1. Goal iconico, sorgente di un grido la cui immagine di entusiasmo liberatorio rischia di superare, quanto a notorietà, quella dell’Urlo di Edvard Munch. Alle 19 e 31 il telefono squilla. «Ho poco tempo, sto andando all’aeroporto».

 

(…)

TARDELLI MARADONA 4

Nella memoria collettiva c’è quell’incontenibile esplosione di gioia. Tuttavia forse non tutti ricordano che anche quando segnò altre reti, come si nota da fotografie d’archivio, aveva lo stesso lampo, quasi spiritato, nello sguardo.

«Sì, ma non vincevo una Coppa del mondo».

 

Era pertanto nella sua indole?

«Sì, era nella mia indole esultare, perché mi sembrava la cosa giusta.

E poi, non è che fosse giusto o non giusto. Mi piaceva. Era una cosa dentro di me».

 

myrta merlino marco tardelli

E se dovesse attualizzare quel momento di massima realizzazione la sera dell’11 luglio 1982?

«Una grande gioia. Una grande rivincita su tutto, su chi non mi voleva, su chi mi ha scartato. Ma non ce l’avevo con nessuno, non era questo il problema. Sicuramente per me vincere una finale del Mondiale con la maglia azzurra e fare goal anche in finale… Mi sembra che non ci possa essere niente di più».

TARDELLI MARADONA 4

 

Altobelli, che segnò la terza rete, fu molto più contenuto nell’esultanza. Un altro carattere?

«Sì, ma ognuno esprime la sua gioia… quello che tira fuori da dentro. Io sono così».

 

Dà più gioia un goal, specialmente se di quella portata, oppure quando si è consapevoli di aver conquistato una donna?

«A me ha dato gioia quel goal lì. Sono due cose totalmente diverse, è difficile rispondere».

 

Dice che non sono confrontabili?

«No, assolutamente no».

 

walter veltroni marco tardelli foto di bacco

Le è capitato di pensare che, quando segnò nella finale Madrid, mandò in visibilio milioni di famiglie italiane?

«L’ho capito dopo, quando sono tornato in Italia».

 

Come l’ha capito?

«Dalla gente, da quello che mi chiedeva, dai sorrisi, dagli abbracci, dalle strette di mano, dalla voglia di fare una foto».

 

Le è accaduto di sognarsi di qualcosa di quei mondiali?

«No, difficilmente sogno».

 

TARDELLI MARADONA 3

Perché Enzo Bearzot la soprannominò «il coyote»?

«Perché non dormivo».

 

Non dormiva quasi mai?

«Dormivo pochissime ore. E allora lui mi disse: “Coyote, vai a dormire, smetti di ululare”. Bearzot è stato una persona enorme».

 

Che ricordo ha del vecio?

«È tutto un ricordo. Con Bearzot sono stati dieci anni di grande onestà, di grande severità, perché era anche una persona molto severa, pretendeva molto, voleva rispetto.

Non solo per lui, ma per tutti, anche per l’avversario».

 

Conserva qualche souvenir, anche minimo, di quei Mondiali?

«No, non ho niente del Mondiale, perché preso dai fratelli, dagli amici, eccetera.

Ho la Coppa del mondo, una copia che abbiamo avuto tutti».

marco tardelli myrta merlino foto di bacco

 

Che oggetti erano quelli andati a fratelli o amici?

«Maglie, giornali, calzettoni... Ma non ero uno che teneva tanto queste cose.

 

Invece conservo maglie dei giocatori che ho incontrato…». Quale ricordo manifesta di Gaetano Scirea, suo compagno alla Juve?

«La bellezza della persona. Non si arrabbiava mai, ti aiutava sempre, sempre attento, un ragazzo anche sorridente. Spesso e volentieri pensava e non sorrideva, però era un ragazzo anche sorridente. Non ho mai litigato con lui».

 

E con altri le è accaduto di litigare?

«Capita sempre di litigare con qualche compagno. Se trovi un compagno che ha il tuo carattere, spesso litighi, ma litigio vuol dire in campo, poi tutto finito».

 

tardelli adani

Ricorda il preciso momento in cui ha saputo dell’incidente stradale fatale, il 3 settembre 1989, a Babsk, in Polonia?

«Purtroppo sì, perché è indelebile. Stavo facendo La domenica sportiva come ospite fisso vicino a Ciotti. Arrivò la notizia in diretta. Ciotti la lesse e io me ne andai dallo studio».

 

Mercoledì sera del 29 maggio 1985, Bruxelles, stadio Heysel, finale di coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Una strage, a causa del folle assalto degli hooligan un’ora prima dell’inizio della partita: 39 vittime, di cui 32 italiani, oltre 600 feriti. Cosa vi dicevate, voi giocatori, prima dell’inizio, posticipato, della partita?

«Sapevamo poco. Eravamo negli spogliatoi. Pensavamo che non facessero giocare la partita. Invece poi l’hanno fatta giocare. Siamo andati in campo. L’abbiamo saputo dopo».

marco tardelli gabriele gravina foto di bacco (2)

 

Dopo la fine della partita?

«Sì, certo».

 

La Juventus batté il Liverpool per 1 a 0 con rete di Platini su rigore e vinse la Coppa dei Campioni. Che atmosfera avvertì quanto rientraste nello spogliatoio?

«Eravamo tristi. Era il mondo del calcio che aveva perso, quella sera. Avevamo perso tutti, tifosi, giocatori, dirigenti».

 

Non c’era voglia di festeggiare.

«No. Poi, quando vinci la Coppa qualcosa c’è, ma, sicuramente, con il cuore pieno di lacrime».

 

A La Storia siamo noi, Giovanni Minoli le chiese se quei festeggiamenti sotto la curva erano proprio necessari. Lei rispose: «Non dovevamo farlo, l’abbiamo fatto. Non conoscevamo il livello della tragedia, ma, sinceramente, in questo momento, chiedo scusa».

gentile e tardelli

«Quella partita non si sarebbe dovuta giocare. Fu l’Uefa a decidere e, se non si fosse giocata, probabilmente sarebbe andata anche peggio, perché se tutti quei tifosi fossero andati per le strade, probabilmente avrebbero creato più danni. Ci dissero che era stata la polizia a voler far giocare».

 

L’aspetto inquietante e oscuro legato alle tifoserie, oggi…

«Basta guardare alle curve del Milan e dell’Inter, e a quello che è successo. Non è cambiato niente, anzi… Ci sono i soldi di mezzo, in ciò che avviene nello stadio, soprattutto esternamente. Droga, scommesse, prostituzione…».

 

marco tardelli foto di bacco (2)

In un match di Coppa della primavera del 1977 tra Juve e Magdeburgo, si scambiò la maglia con Jürgen Sparwasser, eroe della Germania est che, ai Mondiali di Monaco del ’74, realizzò la rete della vittoria contro i tedeschi dell’ovest. Per questo Sparwasser fu minacciato dal regime.

«Dissero che non doveva scambiare la maglia con il capitalista, che ci sarebbero state conseguenze. Ma era il miglior giocatore della Germania dell’est e non potevano fargli niente».

 

Ma i giocatori che si scambiano le maglie, poi le conservano?

giovanni malago marco tardelli foto di bacco

«Certo. Ne ho tante, di Keegan, Platini, Maradona…».

 

Curiosità spicciola: quando si portano a casa, si lavano?

«Io non le lavo».

 

Ha allenato anche l’Irlanda.

«Sì, una delle più belle esperienze».

 

Si considera un inquieto?

«Inquieto no, abbastanza vivace, dico quello che penso, sto bene con me stesso, sono abbastanza sereno».

tardellitardelli mundial 82

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