BAYERN-JUVE: “E SE CI FREGANO UN’ALTRA VOLTA?”

Massimiliano Nerozzi per "La Stampa"

Una fobia s'aggira per la Germania e quindi anche dentro la sempre fantastica Allianz Arena, casa Bayern, stipata pure stasera, primo round dei quarti di finale di Champions League.

Dunque, Bayern-Juve: ovvero, Germania-Italia sotto non troppo mentite spoglie, se sul prato ci saranno dodici giocatori dell'ultimo duello, a Euro 2012. «Macché, con quella partita questa non c'entra proprio nulla», allontana gli incubi Toni Kroos, uno dei gioiellini della ditta: a 23 anni, Messico '70 e l'Azteca saranno solo sbiadite immagini, e la disfatta del Mondiale 2006 lacrime davanti alla tv, ma a Varsavia fu piallato di persona.

Basta infatti lo sguardo altrove, il discorso che cerca subito altri argomenti in cui nascondersi, per capire che c'è davvero diffidenza quando si maneggiano nemici italiani. Se non timore, del tipo, vuoi vedere che ci fregano pure stavolta?

E davanti ai cattivi pensieri ci sono due strade: o finisci per essere troppo modesto, o troppo spaccone. Thomas Muller, un altro dei fenomeni made in Germany, le imbocca entrambe. Prima versione: «Dobbiamo prepararci per due grandi partite, e abbiamo speranza di farcela, ma di passare non c'è invece certezza». Seconda: «Ehi, potete tirare fuori tutte le statistiche che volete, su Germania e Italia, ma la verità è che le cose le sai solo dopo aver giocato la partita. Non c'entra nulla».

Un po' come fece Bastian Schweinsteiger, un altro in campo stasera, sull'uscio della semifinale europea: «Pirlo? Bravo, a 33 anni, ma credo che ci siano modi per fermarlo». Pure peggio il ct dell'epoca, Joachim Loew: «Il passato non conta». Forse, ma di certo è molto ingombrante, se Germania e Bayern contro l'Italia e le italiane hanno una fedina con più sconfitte che vittorie.

«Avere pregiudizi spesso si dimostra cosa molto utile», consigliava Freud. Niente, meglio la rimozione del trauma: «Vado a questa partita con grande ottimismo - sorride ancora Muller - anche perché qui siamo in un quarto di finale, mentre agli Europei era una semifinale. E poi c'è Bayern-Juve, non Germania-Italia: tutti questi discorsi non ci interessano, quello che è successo in passato. L'Europeo, il Mondiale, ci importa solo di passare il turno».

Tra cupi presagi, e il favore del pronostico che qui non vogliono, il Bayern s'aggrappa all'ultimo incrocio, 1-4 a Torino, il terribile dicembre juventino (2009): «Fu la svolta della stagione», allarga il sorriso Muller. Che poi rispolvera la gerontocrazia italiana, anche nel pallone: «Si dice che le vostre squadre hanno grandissima esperienza, perché giocano con giocatori di una certa età, ma ora anche noi l'abbiamo». Non basta per far passare la paura: «Non vogliamo che si ripeta lo scenario di due anni fa contro l'Inter».

Basta così: «Le squadre italiane hanno un calcio basato sul risultato e sanno cosa fare per ottenerlo, e forse noi abbiamo sbagliato in momenti cruciali. Ma sono esistite anche le vittorie tedesche. Non c'è trauma, non c'è complesso». Semmai di superiorità, economica, anche se poi, un punto in campionato del Bayern è costato 2,40 milioni e uno della Juve 1,36. Scoprirsi spendaccioni, sarebbe un trauma anche più grande.

 

ITALIA GERMANIA 2012 - IL GOL DI BALOTELLIITALIA GERMANIA 2006 - IL GOL DI DEL PIEROantonio conteJUPP HEYNCKES

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