biennale d'architettura 2025

AL VIA LA BIENNALE D’ARCHITETTURA - APRE SABATO A VENEZIA “INTELLIGENS. NATURAL.ARTIFICIAL. COLLECTIVE” A CURA DI CARLO RATTI - LA FILOSOFIA CHE SUPPORTA LA MOSTRA È QUELLA DELLA PENSATRICE AMERICANA DONNA HARAWAY: UN MONDO DI ESSERI FLUIDI, DI NUOVE PARENTELE INTERCONNESSE CON NATURA E ROBOT - NON CI SONO RUSSIA E ISRAELE, C’È L’UCRAINA MENTRE LA GRAN BRETAGNA DEDICA UNA PARTE DEL SUO PADIGLIONE ALLA RICOSTRUZIONE DI GAZA. IL PADIGLIONE ITALIA È A CURA DI GUENDALINA SALIMEI CON IL PROGETTO (UNA VOLTA TANTO COMPRENSIBILE) TERRAE AQUAE. L’ITALIA E L’INTELLIGENZA DEL MARE - DOMENICA ARRIVA JEAN MICHEL JARRE CON L’INSTALLAZIONE OXYVILLE: IN UNA STANZA VUOTA... - VIDEO

 

Pierluigi Panza per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

 

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La Biennale di Architettura, che si aprirà sabato a Venezia, mette in mostra come vivremo (come vivranno gli attuali neonati) dopo l’annunciata «morte dell’uomo» (Michel Foucault) e l’annunciata «fine della Storia» (Francis Fukuyama).

 

All’Arsenale, in uno stupefacente susseguirsi di grandi installazioni ben allestite, il curatore Carlo Ratti presenta gli spazi «progettati» dalle tre intelligenze che domineranno il mondo del futuro: quelle della Natura naturante, dell’Intelligenza artificiale e quella pensata da una collettività anonima nell’era dell’ipertecnologia digitale e globale.

 

«L’adattamento richiede un cambiamento fondamentale nella pratica architettonica — afferma Ratti —. La mostra Intelligens. Natural. Artificial. Collective invita alla collaborazione tra diversi tipi di intelligenza per ripensare insieme l’ambiente».

 

Il titolo è un neologismo la cui parte finale, gens , significa popolo in latino: è un invito ad adattarci insieme al mondo di domani prima che la distopia prenda il sopravvento.

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La filosofia che supporta la mostra è quella della pensatrice americana Donna Haraway (sabato le sarà assegnato il Leone d’oro): un mondo di esseri fluidi, di nuove parentele interconnesse con natura e robot. In mostra più di 300 contributi di 750 partecipanti: architetti e ingegneri, matematici, scienziati del clima, filosofi e artisti, codificatori, comunicatori, scrittori e intagliatori, agricoltori e stilisti.

 

(...)

 

Si inizia la visita alle Corderie dell’Arsenale con un duro confronto: le temperature globali aumentano mentre le popolazioni esplodono prima di diminuire: bisogna trovare adattamenti. Così, nel Parco-Natura,scorgiamo una gigantesca architettura di batteri progettata da Beatriz Colomina, Patricia Urquiola, Mark Wigley ( The other side of the hill ), poi delle architetture frattali, dei superorganismi e una roccia di «terra cruda» appesa al soffitto.

carlo ratti

 

La «Capanna primitiva» dell’abate-teorico Marc-Antoine Laugier, dal 1755 archetipo di ogni architettura, sopravvive come metafora degli interventi di riforestazione e in un prototipo di dimora autosufficiente per il deserto cileno. L’allestimento più iconico è il grande arco costruito dai thailandesi con sterco di elefanti e barriti sonori sul fondo.

 

I materiali sperimentali sono «elementi di collegamento tra persone e natura» in Material Bank di Margherita Palli e Stefano Capolongo del Politecnico di Milano e immettono nell’Artificial Park dove si eleva un reattore compatto che ricicla le scorie nucleari producendo energia pulita (il «Revolutionizing clean energy» di Pininfarina, newcleo, Fincantieri), che è circondato da solitari robot.

 

Quello chiamato Am I a Strange Loop? risponde alle domande usando ChatGpt mentre gli umanoidi realizzati da Mit, Politecnico di Torino, università svizzere e cinesi sono «in apprendimento»: stanno imparando a camminare ma a fine Biennale sapranno «offrire uno spritz». Un umanoide dell’Eth di Zurigo scende dal cielo delle Corderie come un angelo sterminatore che cita il mito di Ganimede rapito di Palazzo Grimani.

 

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Nella Collective section, che finisce con una scalinata con funzione di Speaker’s corner, c’è spazio per la decorazione vernacolare (supportata dalla tecnologia), che va tutelata in quanto espressione folk, e ci sono progetti per Venezia.

 

Venice Forever di Cibic e del Nobel per l’Acqua, Andrea Rinaldo e Intelligent Venice (di Renato Brunetta e Benno Albrecht e altri) sono riflessioni sulla rigenerazione della città mentre AquaPraça di Ratti è una piazza galleggiante (omaggio al Teatro del Mondo di Aldo Rossi 45 anni dopo) che sarà costruita per il Padiglione Italia della Cop30 a Belém, in Brasile.

 

biennale d architettura 2025 padiglione italia

All’esterno delle Corderie è brevettabile la stazione per vaporetti e altri veicoli acquatici (delle specie di mosconi) di Norman Foster: sembra il finger di un aeroporto e sarebbe adatto per una linea di vaporetto dallo scalo all’Arsenale. A proposito di mosconi: alle Tese delle Vergini stanno reintroducendo in natura una specie di moscone, ma è il grillo Zeuneriana marmorata creduto estinto. Nel futuro dominato dagli umanoidi ci sarà posto per tutte le specie viventi, purché in via d’estinzione, affinché non ci si senta colpevoli di aver tradito la biodiversità. L’individuo europeo, privato di genealogia, può avviarsi lungo questa strada.

 

Ai Giardini il Padiglione centrale è chiuso per i lavori finanziati dal Pnrr: sulla facciata, però, il Politecnico di Torino presenta Constructing , enormi diagrammi sui partecipanti alle Biennali d’architettura da quelle di Gregotti e Portoghesi a oggi. I padiglioni nazionali sono 66 (in restauro quello della Francia). Le nuove partecipazioni sono quattro: Repubblica dell’Azerbaigian, Sultanato dell’Oman, Qatar (presente la sceicca, una delle maggiori collezioniste d’arte contemporanea del mondo) e Togo.

 

Il tema dei padiglioni è, per lo più, sempre quello del climate change .

 

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Non ci sono Russia e Israele, c’è l’Ucraina mentre la Gran Bretagna dedica una parte del suo padiglione alla ricostruzione di Gaza, naturalmente partendo dai suoi abitanti non dal progetto di Trump. Il Padiglione Italia è a cura di Guendalina Salimei con il progetto (una volta tanto comprensibile) Terrae Aquae.

 

L’Italia e l’intelligenza del mare . Il Padiglione della Santa Sede è un «restauro aperto» dell’altare della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice: propone l’architettura come atto di cura nel decennale della pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco.

 

Sabato assegnazione dei Leoni d’oro e domenica arriva Jean Michel Jarre con l’installazione Oxyville: in una stanza vuota, il pubblico sarà invitato a chiudere gli occhi e ascoltare per 10 minuti una composizione basata sull’album Oxymore.

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