cremonini de luigi-olmo

VIDEO! “CESARE CREMONINI SUL PALCO? PRATICAMENTE E’ LA PARODIA DI DE LUIGI QUANDO FA OLMO” IL CANTANTE BOLOGNESE SI GODE IL SUCCESSO DEL TOUR E SE LA TIRA DA “MAITRE DA PENSER” AL RAGU': “IL MIO COMPITO NEL MONDO DELLA MUSICA NON È SCRIVERE LE CANZONI MIGLIORI MA TENERE INSIEME I VALORI E LE ESPERIENZE DI UNA GENERAZIONE CHE HA ASSORBITO LA MIGLIORE MUSICA DAGLI ANNI ’60 AI ’90” (ME COJONI, VASTE PROGRAMME!) - "COME PUÒ UNA CANZONE ESSERE BUONA SE UN ARTISTA DEVE FARNE UNA OGNI DUE MESI PER DUE ANNI DI FILA? SE SPARISCI SICURAMENTE FAI UN GRANDE DISCO…” - VIDEO

 

Gianmarco Aimi per rollingstone.it - Estratti

 

cesare cremonini 47

Un cenno, persone che si abbracciano e si guardano negli occhi, un discorso motivazionale, un urlo che si trasforma in un mantra: «Perché noi siamo quelli di Alaska Baby!». È l’immagine che condensa i momenti che ho passato vicino a Cesare Cremonini per scoprire che è in missione per conto della musica.

 

Sembra retorica, ma il protagonista di questa storia ne è fermamente convinto. Dopo 25 anni di carriera, vuole persuadere di questa sua vocazione tantissime altre persone. Più di mezzo milione, stando ai biglietti venduti per le 13 date del tour, tutte sold out, che però non rendono comunque l’idea. Tanto che, poco dopo la partenza, sono già stati annunciati quattro nuovi concerti.

 

 

Così, per capire meglio questo fenomeno, che con l’ultimo disco sembra aver sedotto tutti, anche colleghi come Jovanotti, Elisa e Luca Carboni o campioni dello sport come Valentino Rossi e Sofia Goggia, ho cercato di stargli accanto per due giorni fra la data zero di Lignano Sabbiadoro e la seconda di San Siro. Un viaggio con un artista atipico, un po’ cantautore e un po’ popstar, perfetto anello di congiunzione fra l’epoca analogica e quella digitale, in ideale equilibrio tra l’ultima sbornia della discografia anni ’90 e le fluide incertezze di questi anni ’20.

cesare cremonini 44

(..)

Esce dall’ascensore, indossa una tuta con il cappuccio, sembra essersi svegliato da poco e appena mi vede esclama: «Mi ricordo di te, ci siamo già visti, no?». L’occasione era stata l’uscita di Alaska Baby, quando mi aveva detto di sentirsi di nuovo un esordiente. Un esordiente che, gli faccio notare, si appresta a un tour che ha bruciato mezzo milione di biglietti in pochi giorni e sta per esibirsi per due volte a San Siro, il tutto con una produzione mastodontica per gli standard italiani.

 

Ma lui, con il suo classico intercalare bolognese che rende tutto più felpato, smorza gli entusiasmi: «Non bisogna lasciarsi impressionare dalle dimensioni dello show. Sono importanti, ma è un percorso a cui si arriva nel tempo». Gli chiedo se ci si abitua. «È come la MotoGP, la prima volta caschi e poi impari. San Siro è proprio la MotoGP dei live, ma la squadra è fondamentale. Da anni metto al centro la squadra e cerco di non farmi attrarre troppo dalle spettacolarizzazioni. A chi ama la musica dico sempre che anche in questi concerti in cui c’è uno show costruito, l’audio dev’essere al primo posto. Sembra un paradosso, ma è quello per cui lavoriamo».

cesare cremonini 33

 

 

Cremonini sorseggia un caffè, fuma una sigaretta, beve un bicchiere d’acqua, parla e poi ricomincia il giro: caffè, sigaretta, acqua. Continua a spiegarmi perché, nonostante le apparenze, il suono non vada trascurato: «Dopo aver lavorato mesi come un architetto per studiare l’interazione delle canzoni con la messa in scena, l’ultima riunione dev’essere sulla musica.

 

Ai ragazzi ho detto: da adesso finalmente torniamo a fare quello che sappiamo fare. Io preferisco rinunciare a una passerella in più per dare valore al suono e ai professionisti che ci lavorano. Allora c’è un karma positivo». Anche qui, sembra banale, ma «ho iniziato ad avere grandi risultati quando ho messo al centro l’audio».

 

cesare cremonini

Cesare scalpita anche perché sta per scoccare l’ora in cui potrà raggiungere il palco, dopo le 18. Sorseggia un altro caffè, fuma un’altra sigaretta, beve un altro bicchiere d’acqua e mentre scendiamo lo stuzzico facendogli presente che alcuni trapper dal vivo si accontentano di casse gracchianti nonostante di fronte abbiano folle adoranti. «È una tendenza internazionale, l’Italia riflette quello che succede nel mondo.

 

 

Siamo artefici del nostro destino, ma anche carnefici nell’imitare gli altri. Io preferisco valorizzare i nostri riferimenti. È un bene che esistano altre forme di espressione da parte dei ragazzi, non ci può essere un pubblico di un solo tipo, più è vario e più ne beneficiamo tutti. Ogni tanto, però, è bello anche tornare a vedere Bruce Springsteen. Devi poi essere bravo tu a mischiare le carte nella maniera opportuna».

 

 

cesare cremonini luca carboni orsolini

Saliamo sul van. Siedo vicino a Ginevra Gulinelli, da 18 anni al suo fianco prima come ufficio stampa e dal 2020 come manager. A Cesare confesso che ho riascoltato tutta la sua discografia post Lùnapop, lui mi guarda stupito ed esclama: «Cazzo, avrai sentito come mi è cambiata la voce!». Effettivamente è un cambio notevole, da una acerba a una molto più ricca di sfumature. Stiamo per arrivare allo stadio, ma Cesare sgancia una delle sue dichiarazioni come se fosse la cosa più normale del mondo: «Sai, sono convinto che il mio compito nel mondo della musica non sia la carriera, scrivere le canzoni migliori, che la gente sia contenta di me, andare in classifica, diventare un intellettuale o guadagnare più soldi». Ah no? E qual è? «Sono tutte cose che mi piacerebbe accadessero, ma il mio primo compito è tenere insieme i valori e le esperienze di una generazione che ha assorbito la migliore musica dagli anni ’60 ai ’90, riuscendo a traghettarla nel presente e nel futuro rimanendo contemporanei. Lo sento come il mio compito nel mondo della musica. Se non puntassi a questo, non proverei soddisfazione in tutto il resto».

 

Cremonini si prepara alle prove, io vado a bere qualcosa al catering e incontro il suo insegnante di fisarmonica. Sì, avete capito bene. Dopo essersi appassionato allo strumento, non ha chiamato un musicista a suonare con lui, ha chiesto a Salvatore Cauteruccio di insegnargli da zero. «È molto portato», esordisce. E anche lui si stupisce dell’atteggiamento: «È strano per uno che non è un ragazzino, ma un artista affermato». Sembra aver bruciato le tappe: «Non è neanche un anno che gli faccio lezione ed è autonomo». In più si compiace dell’effetto emulazione: «È una bella storia che tanti giovani potrebbero imitare».

cesare cremonini bologna 1

 

 

Le prove scorrono senza intoppi: Elisa abbraccia Cesare e i due mostrano di avere un grande affiatamento, mentre per Luca Carboni, Cremonini dimostra un immenso rispetto per come lo ascolta concentrato e lo osserva mentre si avvia verso i gazebo in attesa del suo turno, come a non voler perdere neanche un gesto di un artista di riferimento.

 

 

Al ritorno, sempre in van, gli accenno a un parallelismo fra scuola emiliano-romagnola e napoletana, che mantengono un legame fra generazioni. Anche perché lo sperimenterà durante le tappe del tour, visto che si esibirà anche al Dall’Ara di Bologna (che lo ha riabbracciato in due concerti) e per la prima volta al Maradona di Napoli, dove non tornava da 25 anni. «Sono d’accordo ed entrambe sono state centrali nella musica, da Lucio Dalla a Pino Daniele. Lì non esistono industrie discografiche, ma esistono delle industrie culturali. E non poggiano su certi nomi, ma sulla gente. Le regole le dettano le persone che abitano queste città e sono ancora più severe. Da discografici, manager o promoter ricevuti stimoli relativi al mercato, ma sia a Bologna che a Napoli se abbandoni un certo tipo di valori ed etica, la gente non ti appoggia più. In queste città gli artisti sono in osmosi con le persone, non sono ingranaggi». Ci salutiamo e ci diamo appuntamento a San Siro.

CESARE CREMONINI A SAN SIRO

 

(…) Mentre lo attendiamo, ne approfitto per riascoltare la registrazione del nostro dialogo, e mi colpisce un passaggio: «Io ho vissuto un periodo nel quale il giornale per cui tu scrivi, Rolling Stone, determinava una discussione sulla musica, che purtroppo oggi non esiste più. E persino adesso, mentre ti rispondo, che tu scriva per questa testata per me significa qualcosa e porto un grande rispetto. Anche se c’è stato un periodo di quegli anni d’oro in cui spingeva la musica alternativa».

 

Ma che cos’è la musica alternativa oggi? «Se guardo a chi era alternativo allora e adesso ha visibilità perché in tv, penso che io per 15 anni non sono andato in televisione, se non come ospite a Sanremo nel 2022. Che cos’è alternativo oggi? È indefinibile. Un tempo, invece, dovevamo fare i conti con il significato di questa parola. Ora alternativo non ha più senso. Io per fortuna non sono ancora nel revival (non a caso sette canzoni di Alaska Baby sono in scaletta, nda) perché mi metto in gioco. Però mi colpisce, nonostante io non vada in tv, la mia popolarità continua a crescere. Com’è possibile? È la dimostrazione che la musica, una delle più grandi forme di comunicazione mai concepite, rimane l’essenza migliore per far circolare la nostra personalità».

 

CESARE CREMONINI A PETTO NUDO A SAN SIRO

 

«Quando mi chiedono un consiglio, la mia risposta è semplice: sparisci e fai un grande disco». E se dovessero sparire e non tornare con un grande disco? «Se sparisci sicuramente fai un grande disco, perché se non sparisci non lo fai di certo. La gente continua a dire: come mai la musica pop è ripetitiva? La mia risposta è: come può una canzone essere buona se un artista deve farne una ogni due mesi per due anni di fila?». Oggi infatti hanno assunto più importanza gli autori, con i quali anche lui ultimamente ha collaborato. «Si fanno tante polemiche sugli autori, ma ci sono sempre stati, solo che ora sono più evidenti perché sono diventati personaggi. Fanno un lavoro molto importante per gli artisti. Per me non sono un male a prescindere. Il male, semmai, è che la discografia pretenda dagli artisti canzoni in serie senza pensare che nessun artista può scrivere 40 capolavori in due anni. Ma in due anni puoi scrivere un grande album, questo è sicuro».

 

 

cesare cremonini

Mancano pochi minuti all’inizio del concerto. Cesare si avvia nel retropalco, dove la manager gli dà delle caramelle alla mela («Gliele ha consigliate Nicoletta Mantovani, le usava anche Luciano Pavarotti») e poi raduna la band per il rito pre concerto, tutti abbracciati, con Cremonini che si rivolge a ognuno di loro per poi esplodere tutti insieme nell’urlo liberatorio: «Perché noi siamo quelli di Alaska Baby!». Dall’altra parte più di 50 mila persone li attendono in un moderno Colosseo e loro non li deluderanno, per due ore e mezza, accompagnadole in un viaggio che passa dal ritrovare se stessi alla scoperta di Un giorno migliore.

 

Cremonini le trascorre tutte in uno stato di semi-trance: canta, suona, balla, recita, improvvisa, si perde e si ritrova con il pubblico che non lo lascia un attimo. Poi i due momenti chiave, con Elisa in Aurore boreali e Luca Carboni in San Luca, che mi rimandano a ciò che mi ha detto: «Lei è un’artista da quando ci siamo incontrati. Io ero il frontman di una band di grandissimo successo a 19 anni, ma senza il peso di produrre arte. Volevamo vivere un’esperienza rock and roll e non avevamo al nostro fianco una Caterina Caselli, come è successo a Elisa, che l’ha trattata come una grande artista. È cresciuta fin da bambina con quella mentalità, mentre io ci sono arrivato in seguito, ero in un gruppo che cavalcava la leggerezza in cerca del proprio mood e di nuovi sound. Oggi, però, siamo due persone che viaggiano sulle stesse onde di forza creativa. E abbiamo vissuto un’esplosione di connessione artistica».

cesare cremonini ivan zazzaroni

 

 

Sul palco omaggia Luca Carboni definendolo una leggenda della musica. «Non riesco a fare qualcosa che sia solo per la mia musica, lo faccio per la musica intesa in senso più ampio. È un principio. Collaborare con Luca, per esempio, è stato un atto spontaneo, di vera continuità, che non ha assolutamente nulla di commerciale. È un legame con una domanda che continua ad assillarmi: che valore ha quello che faccio per la musica?».

 

Torno dietro al palco per assistere allo show da una posizione inedita. Non c’è caos, anzi, pochissime persone vanno avanti e indietro e tutto scorre senza tensioni mentre le regie verificano l’intero spettacolo da schermi e pc. Prima dell’ingresso per La ragazza del futuro, mi intrattengo con Erika Rombaldoni, coreografa e ballerina talmente incredibile che qualcuno, mi spiega ridendo, vedendola sui ledwall l’ha scambiata per il prodotto di un’intelligenza artificiale.

milan bologna cesare cremonini

 

 

Il concerto finisce, tutti escono ordinatamente. Cesare è l’ultimo con una salvietta al collo, stremato, si aggrappa sulle spalle di Ginevra. D’altronde, pare che dopo ogni live perda circa quattro chili di liquidi. Un giro di saluti veloci, poi riparte subito verso l’hotel per ricaricarsi. E mentre se ne va, seduto su uno dei seggiolini della curva di San Siro, ripenso a quel che mi ha detto su come nascono le sue canzoni: «Nessuno vuole essere Robin, Ragazze facili, Marmellata #25, 50 Special, Le sei e ventisei e La nuova stella di Broadway sono tutti brani che ho scritto e prodotto da solo. Sono miei figli e penso che siano le migliori canzoni che ho scritto perché captano sensibilità non solo personali, ma anche di tante altre persone.

I LUNAPOP NEL 2001

 

Ci sono invece altre canzoni come La ragazza del futuro, Logico e Ora che non ho più te che sono sempre di successo, ma che esprimevano una necessità di dialogo con gli altri per arrivare a qualcosa di più in profondo. Non dimentichiamo le collaborazioni Gaber-Luporini, Mogol-Battisti, Vasco-Curreri, Dalla-Roversi, tutti artisti che hanno instaurato un dialogo con qualcuno. Anche per me è stato utile, in alcuni casi. Avere l’umiltà di riconoscere che ti può servire un dialogo, perché da solo non riesci a sobbarcarti quel ragionamento, è il massimo che si possa desiderare. Se togliessi questa parte di dialogo, avrei tante buone canzoni, però non mi sentirei completo.

valentino rossi cesare cremonini

 

Bisogna saper leggere cosa significa lavorare in squadra. Purtroppo oggi la retorica insegna al pubblico una non-verità: che un co-autore serve a chi non sa scrivere canzoni. Non è sempre così. Ci sono interpreti che lavorano sull’immagine tre quarti della loro vita e hanno bisogno di autori che gli costruiscano tutto, ma quello è un altro campionato. Li rispetto, ma io mi sento di fare altro».

 

Alla fine Cremonini ha convinto anche me, come tanti altri, di essere in missione per conto della musica. Per mantenere viva un’arte capace di trasformare una canzone in un messaggio universale. E per riuscirci, a differenza di tanti altri, Cesare Cremonini non dimentica di restare umano, affinché ogni nota diventi un atto di verità.

 

fabio de luigi

 

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”