francesco milleri gaetano caltagirone philippe donnet andrea orcel unicredit generali

CHI VUOLE DOMARE IL "LEONE", DOVRÀ FARE I CONTI CON ANDREA ORCEL – IL 5% DI GENERALI IN MANO A UNICREDIT SERVE AL “CRISTIANO RONALDO DEI BANCHIERI” COME LEVA PER IL NEGOZIATO CON IL GOVERNO SU BANCO BPM - IL DUPLEX MILLERI-CALTAGIRONE POTREBBERO ARRIVARE AL 40% DEI DIRITTI DI VOTO IN GENERALI SOLTANTO CON IL SUPPORTO DI UNICREDIT (OLTRE AL 5% DEI BENETTON E AL 2 DELLA FONDAZIONE CRT)…

1. ASSALTO A GENERALI, UNICREDIT SUPERA IL 5% LO USERÀ PER TRATTARE COL GOVERNO SU BPM

Estratto dell’articolo di Carlo Di Foggia per “il Fatto quotidiano”

 

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

[…] la vera notizia è stata l’annuncio di Orcel che UniCredit è salita “oltre il 5% in Generali”, considerando anche i titoli acquistati per conto dei clienti. Il 2 gennaio aveva annunciato di avere il 4,1%. La quota attuale supera i 2,5 miliardi di valore e può salire ancora.

 

Perché farlo? La risposta è legata all’assalto che UniCredit ha lanciato a Bpm a novembre e quello che il mese scorso il Monte dei Paschi supportato da Delfin e dall’imprenditore romano Franco Caltagirone, entrambi azionisti – ha lanciato su Mediobanca, che controlla Generali.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE PHILIPPE DONNET

L’obiettivo dell’ad di Delfin, Francesco Milleri, e di Caltagirone è sfilare il colosso assicurativo dell’ad di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, e cacciare i vertici del Leone, a partire dall’ad Philippe Donnet, mossa già tentata senza successo tre anni fa.

 

La goccia che fa fatto scattare il blitz, supportato stavolta dal governo (che tramite il Tesoro ha ancora l’11,7% di Mps) è stata la bizzarra alleanza che Donnet ha annunciato di voler stringere con il colosso francese Natixis nel risparmio gestito, che ha fatto infuriare il governo e buona parte dell’opposizione.

 

FRANCESCO MILLERI

L’appuntamento è a maggio con l’assemblea chiamata a eleggere il Cda di Generali. Nagel ricandida Donnet, ma Delfin e Caltagirone hanno il 17% delle azioni. Il primo può salire dal 9,9% attuale al 19,9% mentre il secondo dal 6,9 al 9,9% e starebbero già rastrellando azioni.

 

Con il supporto di altri azionisti che tre anni fa li supportarono, come Benetton e Fondazione Crt, e l’aiuto di UniCredit, si potrebbe arrivare al 40% dei diritti di voto, cioè la quota che nel 2022 permise la vittoria a Nagel&C.

 

La sponda di UniCredit servirebbe a ottenere il via libera all’Opa lanciata su Banco Bpm, che il governo voleva inizialmente fondere con Mps. Ieri Orcel ha detto di essere disponibile a rilanciare l’offerta. Stessa cosa che dovrà fare Mps, visto che l’offerta su Mediobanca al momento è solo con scambio di titoli: è atteso un rilancio “cash” di 1,5 miliardi. Ieri Mps e Mediobanca sono saliti in Borsa, segnale che il mercato sta iniziando a digerire l’operazione.

 

GLI INTRECCI DELLA FINANZA ITALIANA

2. L 5% DI GENERALI DECISIVO IN ASSEMBLEA QUEL FILO PER RICUCIRE TRA ORCEL E MILLERI

Estratto dell’articolo di Giovanni Pons per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/economia/2025/02/12/news/unicredit_quota_generali_commerzbank-423997093/

 

Nel giorno della pubblicazione dei conti 2024 Andrea Orcel non si aspettava di dover rispondere alla possibile uscita dal capitale Unicredit del suo azionista principale, la Delfin della famiglia Del Vecchio che detiene un 2,7%.

 

TORRE UNICREDIT A MILANO

«È stato un eccellente azionista per tanti anni, nei momenti difficili, e rispetto le loro decisioni. Il mio lavoro è far sì che la loro sia la decisione sbagliata se davvero dovessero vendere, al momento però non hanno venduto », ha replicato il ceo dai microfoni di Cnbc . E in effetti qualche ora dopo è arrivata la conferma che Francesco Milleri, il ceo di EssiloLuxottixa e di Delfin, non ha ancora deciso.

 

«Fonti vicine a Delfin esprimono soddisfazione per i risultati conseguiti da UniCredit, sottolineando la piena fiducia nella leadership di Andrea Orcel». Le stesse fonti confermano che al momento non è stata presa alcuna decisione relativa alla dismissione della quota detenuta in UniCredit.

 

La partita però è aperta e si incrocia inevitabilmente con ciò che sta succedendo in Generali, dove Orcel ha annunciato ieri di aver oltrepassato il 5%, mentre Delfin ha da tempo il 10% ma anche possibilità di salire fino al 20% avendo già in tasca l’autorizzazione da parte dell’Ivass.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

E quindi […] l’arbitraggio sarebbe semplice: Delfin potrebbe vendere il 2,7% di Unicredit il cui titolo ha raggiunto i massimi, raccogliere quasi 2 miliardi di euro e investirli a Trieste per portare la partecipazione almeno al 15%. Il resto può arrivare con prodotti derivati o prestito titoli in vista dell’assemblea dell’8 maggio per il rinnovo del cda.

 

Dunque l’assemblea Generali potrebbe diventare l’appuntamento spartiacque, quello dove si svelano gli schieramenti. «È prematuro, osserviamo la situazione da un punto di vista neutrale. Al momento opportuno prenderemo una decisione», ha detto Orcel agli analisti.

 

ALBERTO NAGEL

Intanto Alberto Nagel, ceo di Mediobanca, ha confermato che «data l’importanza del nostro investimento in Generali vogliamo essere sicuri che il management e il cda che verrà eletto siano i migliori possibili […]».

 

Mediobanca possiede il 13% di Generali e per continuare a consolidarla nel proprio bilancio con il metodo del patrimonio netto deve assolutamente avere un suo rappresentante nel cda.

 

Di qui la necessità di presentare una lista di maggioranza, che non sarà del cda uscente ma sarà in continuità con l’attuale, guidato da Philippe Donnet e presieduto da Andrea Sironi. Questa lista non avrà vita facile, però, dal momento che Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone stanno affilando le armi per l’assalto finale. Se Delfin si rafforzasse al di sopra del 10%, Caltagirone potrebbe anch’egli salire fino al 9,9% e a quel punto diventerebbe importante il 5% di Unicredit, oltre a un altro 5% posseduto dalla famiglia Benetton e al 2% della Fondazione Crt.

 

GENERALI

Se questa formazione dovesse raggiungere il 40%, la partita sarebbe vinta e a guidare il Leone di Trieste, secondo alcune fonti, potrebbe tornare da Zurich Mario Greco, uscito sei anni fa per incomprensioni con i soci Mediobanca e De Agostini.

 

 

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...