antonio ricci

"QUALE MENTE PERVERSA POTEVA PENSARE A UN’ABOLIZIONE DI 'STRISCIA'? CON PIER SILVIO BERLUSCONI NON C’È STATO ALCUN TIPO DI FRIZIONE" – ANTONIO RICCI, TORNATO CON LA NUOVA "STRISCIA" SU CANALE 5 IN PRIMA SERATA, PARLA DI PIER DUDI (“MAI VISTO DA SOLO, MEGLIO CHE CI SIA SEMPRE UN TESTIMONE”), DEI FUORIONDA SU GIAMBRUNO (“PIER SILVIO MI HA DETTO CHE GLI HO TOLTO DIECI ANNI DI VITA. MA COSA AVREI DOVUTO FARE?”), DI DE MARTINO (“L’AVEVO PRESO PER 'STRISCIA'. POI AMADEUS È ANDATO VIA DALLA RAI MESI DOPO. QUANDO C’È DI MEZZO BEPPE CASCHETTO CI SONO DIETRO PENSIERI DIABOLICI”), DELLA RAI “CHE HA MESSO IN PIEDI UNA DELLE EDIZIONI PIÙ TAROCCATE DI 'AFFARI TUOI', UN GIOCO CHE INDUCE ALL’AZZARDO IN UNA MANIERA PREPOTENTE: È L’OPPIO DEI POVERI” – LE BORDATE CONTRO “L’ARROGANZA LIBERTICIDA” DI BAGLIONI PER LE SUE “PINZATURE” DA ALTRI AUTORI: “NOI CONTINUEREMO AD AZZANNARGLI LA CAVIGLIA MOLLICCIA E BOTULINATA FINCHÉ NON CHIEDERÀ SCUSA” - UMBERTO ECO DICEVA CHE HO UNA MENTE CRIMINALE? È UN COMPLIMENTO, PERCHÉ NON VOGLIO CHE..."

 

Renato Franco per “7 – Corriere della Sera” - Estratti

 

C’è stato un attimo in cui ha pensato che Striscia la notizia potesse sparire dal palinsesto? 

«È sempre stata un’ipotesi impensabile, se non da chi credeva nell’assurdità di una macchinazione tafazzista. Mi vanto di dire che comunque Striscia — anche la scorsa stagione — è stata la trasmissione più vista di Canale 5, dopo quelle di Maria De Filippi.

antonio ricci

 

Quale mente perversa poteva pensare a un’abolizione di Striscia se non semplicemente per fare polemica? Ma non abbiamo abboccato. Ho orrore di presentarmi come un “piangina” alla Fabio Fazio». 

 

Antonio Ricci — pizzetto da guru, occhi al laser, battuta sempre pronta — è tornato in onda con la creatura ideata quasi 40 anni fa: un programma sospeso tra satira, denuncia e spettacolo, che ha segnato l’ibridazione definitiva tra informazione e intrattenimento, influenzando profondamente toni, tempi e temi del racconto televisivo nazionale delle ultime quattro decadi. 

Superato il rischio di essere «La voce dell’assenza», quest’anno lo slogan del tg satirico di Canale 5 è «La voce della presenza». «Uno slogan che ha anche una valenza sessuale». 

 

Addirittura sessuale? 

«Siamo qua: in tutta la nostra presenza, potenza e possanza, anche fisica». 

 

La svolta è comunque epocale: da appuntamento quotidiano a settimanale (ogni giovedì) in 5 puntate. È un format che si era usurato? 

PIER SILVIO BERLUSCONI ANTONIO RICCI

«Il problema di Striscia è essere troppo poco vecchia: è la trasmissione più moderna, più attuale del panorama televisivo italiano e sfido chiunque a dire il contrario. Solo l’anno scorso abbiamo sperimentato più di venti rubriche nuove con tanti nuovi inviati. Siamo stati i primi a introdurre i deepfake, facciamo educazione digitale, siamo oltre, siamo troppo veloci, poniamo troppi problemi, diciamo cose che necessitano di un ragionamento in un momento complicato vista la difficoltà a trovare un pubblico che nel frattempo è migrato da altre parti». 

 

Però è un cambio di prospettiva. Da uno a dieci quanto rosica? 

«Io non rosico. Mi diverto, per me è una nuova sfida. Cosa posso volere di più? Ho più Telegatti di tutti. Sono stato osannato dai più grandi. Sono andato alla Sorbona e la Bocconi ci ha studiato. Nella mia situazione è impossibile rosicare». 

 

antonio ricci

Almeno sarà un po’ dispiaciuto. 

«No, perché sono troppo pragmatico. Io non ho mai chiesto niente. Se mi propongono di fare Striscia la faccio. Se servono dei prime time sono pronto. Se si tratta di tamponare Don Matteo, la fiction più forte della Rai, non posso mica tirarmi indietro». 

 

Come è cambiata Striscia? 

«Questa è un’occasione per provare tempi diversi, per avere una narrazione più distesa, meno sincopata. In access (la fascia tra le 20.30 e le 21.30) dovevamo comprimere in quel minutaggio una serie di servizi e capisco che potesse essere faticoso seguire tutto il programma, ma era assolutamente doveroso farlo in quel modo perché abbiamo un’idea alta di pubblico. Se tu vai sul basso, raccatti più facilmente». 

 

Gerry Scotti va sul basso e raccatta facilmente con La Ruota della Fortuna? 

andrea giambruno striscia

«Quella è un altro tipo di trasmissione che richiede un’attenzione diversa, Gerry Scotti è bravissimo». 

 

Se l’aspettava un exploit così? 

«Nessuno se l’aspettava in questi termini. Infatti ci avevano chiesto di essere pronti a subentrare a Gerry Scotti a metà ottobre se avesse fallito». 

 

Poi cosa è successo? 

«Che la Rai non si è accorta che il programma di Gerry è partito a luglio. Bastava tamponare con Pino Insegno, mettere un quiz contro un altro quiz. Invece hanno dormito e hanno fatto crescere la valanga. Quando sono partiti con Affari Tuoi si sono trovati davanti a un muro fatto e finito, invalicabile. Gerry Scotti sta andando da dio e giustamente è stato lasciato lì». 

antonio ricci

 

Da lì è arrivata la proposta di Mediaset di fare le prime serate. 

«Uno dei problemi di Canale 5 è sempre stato la prima serata. Problema parzialmente risolto adesso allungando l’access anche se è imprevedibile quanto possa durare questa soluzione». 

 

Perché ha scelto ancora Greggio e Iacchetti? 

«Per la prima serata mi sono affidato alla tradizione. È la scelta giusta, in coppia sono affiatati, si intendono, fanno ridere». 

 

Che ne pensa di Iacchetti in questa nuova veste pro-Pal? 

«È fenomenale, anche perché è la persona più buona del mondo, non è capace di fare del male a nessuno. Sentirlo dire che era pronto a dare un pugno è particolarmente comico perché è inimmaginabile: se uno gli fa buh lui subito si ritrae, com’è da personaggio. Onestamente però anche per lui era troppo quella provocazione: definisci che cos’è un bambino. Anche il mite Iacchetti ha perso la brocca». 

fuorionda giambruno striscia

 

Cosa gli ha detto quando lo ha visto? 

«Bravo, però adesso sparisci dalla televisione, non ti far più vedere per un bel po’. Mi ha obbedito: è andato ovunque». 

 

Le veline sono diventate sei. 

«Ezio si è raccomandato di fargli un cartello con i nomi, non ci si raccapezza». 

antonio ricci gabibbo

 

Per certi versi forse le veline sono più attuali adesso di qualche tempo fa. L’ossessione per il corpo è ancora più violenta in questi tempi. 

«Il problema di cercare le veline è trovare delle ragazze che non vogliono andare su OnlyFans. Abbiamo cercato lavoratrici che stanno sui tacchi otto ore al giorno piuttosto che a casa a farsi vedere i piedi». 

 

L’ultimo fuorionda, su Giambruno, fece il giro del mondo. 

«Pier Silvio mi ha detto che gli ho tolto dieci anni di vita. Ma del resto cosa avrei dovuto fare?». 

 

Con Pier Silvio Berlusconi non ha avuto nessuna discussione? 

ANDREA GIAMBRUNO VIDEO STRISCIA

«Non c’è stato alcun tipo di frizione. Se interessa la mia trasmissione la faccio. Se non interessa va bene lo stesso. Non ho esclusiva». 

 

Che rapporto avete? 

«In tutta la mia vita non l’ho mai visto cinque minuti a quattr’occhi». 

 

Non si fida lui a stare da solo con lei? O il contrario? 

Sogghigna. «Penso che sia meglio così: meglio che ci sia sempre un testimone». 

 

Stefano De Martino adesso non è più il competitor da affrontare. 

«Io sono sempre stato mosso dall’idea di rinnovare, non di invecchiare. Stefano l’avevo preso per Striscia. Ho il suo messaggio: vengo con Herbert Ballerina». 

 

Amadeus ha rovesciato il tavolo: se ne è andato e vi ha fregato. 

antonio ricci

«In realtà c’è ancora un punto misterioso perché avevo raggiunto l’accordo con De Martino a ottobre e Amadeus è andato via dalla Rai mesi dopo». 

 

Cosa è successo? 

«Quando c’è di mezzo Beppe Caschetto (il manager di molte star della tv, ndr) ci sono dietro pensieri diabolici che per noi umani — o disumani, come nel mio caso — non sono sondabili. Poi quando Amadeus se ne è andato dalla Rai, chiaramente si è indebolita l’offerta di Mediaset». 

 

Una sliding door. De Martino è quello che ha pugnalato quasi a morte Striscia. 

«La Rai aveva due esigenze: lanciare il personaggio De Martino e ammazzare Amadeus, quindi ha messo in piedi una delle edizioni più taroccate di Affari Tuoi. E non lo dico io, lo dicono gli statistici: anche uno che ha fatto le elementari inorridisce perché non era mai successa una cosa del genere con i pacchi alti sempre alla fine e vincite da centinaia di migliaia di euro». 

antonio ricci beppe grillo

 

Ora Affari Tuoi insegue. Fa più fatica? 

«Per me non ancora. Ma tra un po’ dovranno cambiare i pacchi con un altro gioco. Nel frattempo mi colpisce sempre che nessuno s’indigni che la tv di Stato promuova un gioco che induce all’azzardo in una maniera così prepotente: è l’oppio dei poveri». 

 

 

 (...)

Ci sono Staffelli, Militello, Lucci. Manca Brumotti: non voleva che lo menassero ancora? 

«A novembre Brumotti era disponibile, solo che la trasmissione è slittata a gennaio, e nel frattempo aveva già preso altri impegni. So che lo avete visto anche da Tommaso Labate a Realpolitik, ma giuro che non l’abbiamo mandato lì per punizione». 

 

stefano de martino

Lo interrompe una telefonata di Giancarlo Scheri. Lui risponde affilato come al solito: «Cosa sei di Canale 5? Ah già, il direttore. So anche che sei un giocatore di pallavolo — alzatore — che è l’unica cosa che si ricordano di te a Galatina. Volevo dirti che sono contento del risultato di Zelig perché vuol dire che ci sono ancora tre milioni di spettatori che apprezzano la comicità. Non siete riusciti a eliminarli». 

 

Ecco, da questa telefonata si capisce perché lei sta sulle balle a tanti. 

«È chiaro che dopo 45 anni di successi stai sulle balle, ma io stesso mi sto sulle balle da solo». 

 

In questa stanza esiste il famoso cassetto dove ha tutti i segreti che tiene come sua assicurazione? 

Si guarda in giro sornione. «Ci ho pensato quando ho visto Signorini dalla Fagnani che diceva che tutto ha un prezzo. Io ho pensato lungamente al prezzo che potrei tirar su con tutti i segreti che custodisco. E non riesco a immaginare niente che valga più di 15 euro». 

antonio ricci

 

(...)

Umberto Eco diceva invece che lei ha una mente criminale. Secondo me per lei è un complimento. 

«Certo che è un complimento, perché non voglio che scoprano l’uomo pacioccone che sono. E poi non mi piace il termine cattivo, perché cattivo in latino — captivus — significa prigioniero: io non mi sento prigioniero. Tutto quello che vorrei è essere libero. Però poi, chiaramente, la tua libertà si scontra con chi non la sopporta e vuole limitarti». 

 

Nel suo staff c’è qualcuno che la critica? 

«In giro esistono staff molto nordcoreani. Io però ho sempre avuto ben presente il pericolo di non essere sottoposto a critica e autocritica. A volte sopperisco con dei trabocchetti: propongo ai miei collaboratori robe finte e di poco valore per vedere se abboccano». 

 

Non pensa mai alla pensione? 

«Finché chiedono, faccio. Poi, in altri campi, ho così tanti progetti che sto pensando seriamente alla reincarnazione». 

 

La politica che sentimenti le suscita? 

pier silvio berlusconi antonio ricci 4

«Ormai la pace dei sensi. Ai politici se gli dici le cose peggiori sono contenti. Ti vengono a cercare. L’importante è apparire in televisione. L’anno scorso abbiamo sperimentato un nuovo modello di satira. Li facevamo prendere a calci negli stinchi da un bambino (finto figlio della Boccia). Una novità totale nel campo della satira». 

 

Non vota più? 

«Ormai da tanto, ma mi piacerebbe tornare a votare». 

 

Ha fatto più danni la tv prima o i social ora? 

«È una gara che non avrà mai fine, la storia dell’uomo è una storia di masochismo terribile: fare dei danni con l’illusione di fare del bene. Sinceramente io non pensavo di arrivare alla mia età e vedere quello che sto vedendo adesso». Sorride: «Nella mia geniale intelligenza che spazia per ogni dove, continuo a stupirmi che ci sia uno che dice: voglio la Groenlandia perché mi serve». 

 

 

(...)

Immagino che però ci possa essere Baglioni in quella schiera. Non si è pentito dell’«accanimento» su di lui? 

«Ma è lui che deve pentirsi, deve pentirsi amaramente, per il pubblico e per gli autori da cui ha attinto». 

 

CLAUDIO BAGLIONI

Lo avete accusato di presunti «scopiazzamenti». 

«Noi abbiamo sempre parlato in maniera più elegante ma non meno efficace di “pinzature”. Il capolavoro lo ha fatto quando ha preso tre autori diversi e ha costruito un ritornello: da tre strofe ne ha fatta una, il famoso triplete. Quasimodo: “Ma come è sempre tardi per amare”.

 

Yourcenar: “L’amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere soli”. Tennyson: “È meglio aver amato e perso, che non aver amato mai”. In Mai più come te di Baglioni diventa: “E com’è sempre tardi per amare / l’amore è la pena da scontare per non volere stare soli / e meglio è amare e perdere che vincere e non amare mai”». 

 

Si dice che il genio è anche quello di andare a pescare e rimescolare il già fatto. 

«Assolutamente. L’arte come atto di saccheggio è nobile, ma denunciandolo, rendendolo pubblico. Non esiste che denunci chi invece te lo fa notare: questa è arroganza liberticida. Noi continueremo così, ad azzannargli la caviglia molliccia e botulinata finché non chiederà scusa». 

antonio ricci con il tapiro d oro antonio ricci

 

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