DAL BLA-BLA AL CHA-CHA-CHA, ROMA FURIBONDA DA MARISELA FA BARAONDA
TRA I RUDERI DELL'APPIA ANTICA C'E' SUNI AGNELLI E LE CASSATE SI SPRECANO
ALLA FACCIA DEL SOFÀ DESOLÉ, ECCO UN SALOTTO-OLÉ! (BALLA PURE LA COLF)

Reportage di Umberto Pizzi da Zagarolo




Correre dietro alle dame dei salotti romani non ha mai fatto male a nessuno. E' raggiungerle che è pericoloso. Crudeli, temutissime, devastanti col calicino in mano sul divanone damascato; una volta sedute a tavola diventano anche accanite politologhe, irriducibili agit-prop, aspiranti first lady. Normalmente, a fine cena, riescono a vincere il premio "Ve lo cucino io il potere", come miglior "Maria-saura Angiolillo" non protagonista dell'anno.

E quello che mostra agli illustri invitati non è una festa, è il "terzo ramo del Parlamento", "stanza di compensazione" per aspiranti ministri, "salotto di incubazione" per sottosegretari immaginari, luogo dove ogni uomo dovrebbe mandare la suocera per un mese, con tutte le spese pagate. In epoca non sospetta, James Joyce, che la sapeva lunga, così liquidava la vita all'ombra del Cupolone: "Roma mi fa pensare a un uomo che si mantenga mostrando ai viaggiatori il cadavere di sua nonna".

Se fossimo una nazione seria, dovremmo azzerare questa triste cadaverizzazione della chiacchiera "dinner & power", e far traslocare gli habitués del divanetto sull'Appia Antica, subito dopo la tomba di Cecilia Metella, all'indirizzo Villa la Furibonda. L'agitata in questione si chiama Marisela Federici, gran pezzo di donna sudamericana che balla sulle mani.

Alla faccia del sofà desolé, ecco un salotto-olé! Alla festa del suo compleanno (anni 57) nobili con flebo e l'amica del cuore Suni Agnelli, Antonella Romiti e Lamberto Dini con Donatella Zingone ingioiellata, ambasciatori a riposo (Reginald Bartolomew) e Giovanelli a rotelle, Cesara Buonamici e i Martuscello, Shalumith ex-Oren con curve da Loren e il neo-compagno Mario D'Urso.

E intorno, Guya Sospisio traforata di pizzi e Anna Coliva traforata dall'arte, la dottoressa Cristiana Del Melle indiavolata e Miki Gioia da Milano, Elettra Marconi con tutto il guardaroba addosso e i coniugi Pane, eccetera. Scrive Marino Collacciani su Il Tempo: "Capitolo a parte per le torte. Partiamo da quella della figlia Margherita (Eduardo era a Londra) con l'effige dell'Acquario. Per passare alle dodici torte di Susanna Agnelli, una per ogni segno dello Zodiaco, tanto per rendere onore a tutti gli ospiti. Per concludere con 57 cassatine (un modo molto... dolce di dichiarare la propria età), una per ciascun ospite".

Gesù! ma è la solita, immancabile, "cassatine" degli abbonati della Roma svippona? E' vero, ma Marisela fa la differenza. Non si riesce mai a capire se è una signora pazza o una pazza che vuole fare la signora. E allora: come si spiega il divertito successo di un salottone che propina inviti del tipo: Ore 12.00 Incontro di Primavera - Ore 13.00 Dialogo con Antonio Tajani - Ore 13.30 Santa Messa - Ore 14.00 Le "sorprese" dell'Appia? Forse per capire veramente come si può passare dalla messa in piega alla Santa Messa, dalle feste cha-cha-cha alle cene con il re dello Swaziland, conviene lasciar perdere le analisi più o meno dotte, le battutine più o meno perfide.

Per capire bisogna conoscere Marisela Rivas y Cardona, venezuelana di Caracas, alle spalle più di mezzosecolo, due figli, due matrimoni - uno con il creso libanese Roger Tamraz (quello della Tamoil), l'altro con l'imprenditore Paolo Federici. Preciso condensato di allegria latina e faccia tosta romana, riesce a incorporare il melting-pot nel suo timbro trillante e inconfondibile, confessa capricciosamente di essere "predestinata al potere: sono nata in una villa che si chiamava Casa Blanca, famiglia agiata, al fianco di un padre che professava il piacere di saper vivere". Fuga da Caracas per la solita rivoluzione post-prandiale, la pulzella vagabonda per Madrid (Hotel Ritz), collegio a Parigi (Les Oiseaux), università a Roma (Pro-Deo, nelle file dell'Opus Dei, in cattedra Guido Carli, facoltà Scienze politiche).

Tramite la giornalista Stella Pende, all'epoca fiancée di Gianni Bulgari, inizia a curare le relazioni esterne della maison del gioiello e dell'anello. "Alle undici del mattino", ricorda, "andavo in giro carica di collier e cabochon: sembravo la Madonna del Divino Amore". Quando dice il primo sì (nel 1982, in Egitto), chiude con Bulgari. Il matrimonio, invece, lo chiude dopo i classici 7 anni. E grazie all'amicizia con Suni Agnelli - che lei considera "una maestra, una disciplina" - trasloca in via XXIV Maggio, in un attico contiguo a quello di Suni, sopra l'appartamento di Gianni e Marella Agnelli. L'incontro fatale con Paolo Federici sboccia al Grand Hotel, grazie a un invito a cena di Maria Angiolillo. I testimoni delle nozze per Marisela firmeranno così: Cesare Romiti, Stella Pende e Susanna Agnelli.

Quando nel '91 inizia a riempire di gente i saloni e i giardini di casa (si chiama la Furibonda in omaggio alla sua effervescenza, of course), Marisela è un personaggio così antico da essere paradossalmente nuovo e provocatorio, molto diverso dalle schiere di finte-ingenue leziose, di fatalone con la parrucca rossa, streghe in pigiama-palazzo e fate in minigonna che, a quei tempi, affollano il salotto romano-centrico. Ecco, finalmente, una primadonna casereccia: vera e spontanea, nata per mangiare e danzare e cantare, mai aggressiva, con una voce cinguettante, inzuppata dei suoi succhi burrosi, impermeabile ai capricci e alle mode.

"Mi diverto io prima di loro", dice. "Ricevere vuol dire mettere in armonia le persone, dare allegria, sennò è meglio andare a nanna. Se vai al Circolo della Caccia, ti spari!". E rivela così la sua formula: "Mischiare un cardinale con una mignotta, uno scrittore con un bonazzo, qualche principessa, un po' di ricchi, una manciate di povere ma belle, Tajani con Bertinotti. Quindi mai strafare con la sfarzo. A Roma, poi, puoi dare pane e cipolle ma non segnare i posti a tavola. Puoi rovinare amicizie. Tutti pensano di essere più importanti del vicino di tavola. E' scemo, ma è così". A proposito del power-dinner, è netta, telegrafica: "Non punto al pranzo politico. Nessuno si diverte. Sono cene di lavoro. Allora è meglio affittare un separé al Toulà e buonanotte ai suonatori...":


Dagospia 08 Febbraio 2005