IL TRIONFO DI VERONICA B.: SILVIO DIVIDE L'IMPERO TRA GLI EREDI DI SECONDO LETTO
E BARBARA ED ELEONORA VOLANO NEGLI USA PER UN MASTER IN ECONOMIA AZIENDALE
DE BORTOLI CORRE PER MILANO - PERCHE' PROFUMO HA "TRADITO" I DS UNIPOLIZZATI?
E BARBARA ED ELEONORA VOLANO NEGLI USA PER UN MASTER IN ECONOMIA AZIENDALE
DE BORTOLI CORRE PER MILANO - PERCHE' PROFUMO HA "TRADITO" I DS UNIPOLIZZATI?
1 - IL TRIONFO DI VERONICA: SILVIO DIVIDE L'IMPERO AGLI EREDI DI SECONDO LETTO
(BARBARA ED ELEONORA NEGLI USA PER UN MASTER IN ECONOMIA AZIENDALE)
Non passerà alla storia come statista, ma come padre generoso nessuno potrà rivolgergli critiche. Silvio Berlusconi ha sei ville, duemila cactus, centinaia di ibiscus, decine di guardie del corpo, e cinque figli. Sono ragazzi splendidi, impegnati nella gestione delle aziende (come Marina e Piersilvio), oppure piegati nello studio come Barbara (20 anni), Luigi (17 anni), ed Eleonora (19 anni). Ragazzi meravigliosi che hanno amici poveri, figli di operai, di muratori e di immigrati ma che portano nello zainetto due-tre telefonini per dimostrare che in Italia il benessere è nascosto. Purtroppo questi amici non hanno la fortuna che ieri è stata decisa dal Cavaliere. Il quotidiano "MF" spiega con abbondanza di particolari la decisione di Berlusconi di trasferire ai tre berluschini nati dal matrimonio con Veronica Lario il 21% di Fininvest.
Sembra che a questo nuovo riassetto famigliare abbia contribuito in modo determinante la volontà del Cavaliere di mettere in vendita entro i prossimi mesi un'altra quota di Mediaset al fine di trasformala in una public company, da una parte. Dall'altra, ha contribuito la volontà dell'intransigente Veronica che ha fatto fuoco e fiamme pur di garantire alle tre creature un futuro nell'impero del Biscione. La galassia del Cavaliere è composto da otto holding; fino a pochi giorni fa lui deteneva la maggioranza di sei delle otto finanziarie che custodiscono il 100% della Fininvest. In altre due holding la proprietà appartiene a Marina e Piersilvio nati nel 1966 e nel 1969 da Carla Elvira Dall'Oglio.
Adesso entra l'ultima generazione, ed entra dalla porta principale. Ha vinto la tosta Veronica e ha vinto la bontà di un padre generoso che ha sconfitto il cancro, ha fatto rinascere i capelli ed è pronto a distribuire il grano della sua fatica tra gli eredi di secondo letto. A Dagospia risulta che le berluschine Barbara ed Eleonora - abbandonati gli studi di filosofia - stiano per partire per gli Stati Uniti dove frequenteranno un master in economia aziendale che rappresenta il viatico per entrare a pieno titolo nel business di famiglia. L'impero è salvo.
2 - DE BORTOLI CORRE PER MILANO (80%)
Raccontano a New York che Michael Bloomberg, il tycoon dell'informazione economico-finanziaria, abbia deciso in una notte di fare il sindaco della Grande Mela. Per Ferruccio De Bortoli la scelta è più sofferta. Il direttore del "Sole 24 Ore" ha la tempra del passista e un carattere "cacadubbi" che esclude i colpi di testa. A Milano dove è nato il 2 maggio 1953 e dove ha messo radici, è legato da ragioni profonde. Gli piacciono le sfide, e l'idea di guidare una coalizione di centrosinistra a Palazzo Marino comincia a convincerlo - il centrodestra di Letizia Moratti dovrà vedersela anche con la lista di disturbo della transfuga Ombretta Colli.
Una spinta decisiva gliel'ha data la serie di incontri privati e pubblici (l'ultimo è avvenuto mercoledì scorso in un ristorante di piazza San Marco) il guru degli avvocati, Guido Rossi, l'uomo più "parcellato" d'Italia (si dice che solo agli olandesi di Abn Amro abbia spiccato una fattura di 40 milioni). De Bortoli ha inoltre preso atto che Confindustria, editore del "Sole 24 Ore", ha definitivamente rinunciato alla quotazione in Borsa, un obiettivo che avrebbe messo gas potente dentro il suo giornale. La decisione di candidarsi a Palazzo Marino è matura all'80%, ma prima di scendere in campo Ferruccio vorrebbe avere garanzie sul suo destino qualora la battaglia finisse male. Garanzie che nemmeno l'avvocato dei tulipani olandesi si sente di dare.
3 - PERCHE' PROFUMO HA "TRADITO" I DS UNIPOLIZZATI?
Sono bastate poche parole di Alessandro Profumo ad accendere le fiamme sul titolo RCS. Ieri 14 milioni di pezzi sono passati di mano (il 2% del capitale) e la quotazione è salita del 9%. Speculazione pura perché il bancario di Unicredit ha semplicemente detto a proposito di un'OPA sul Gruppo RCS: "tutto è possibile, ma non concordo sul suo grado di probabilità". L'inferno vero si è scatenato invece sulla botta che il capo di Unicredit ha sferrato sull'operazione Unipol-BNL, "un'operazione che non mi sembra chiarissima". Fino a tarda ora il mondo della politica (e in particolare i DS) si chiedevano il perché di questa "battutaccia". Profumo è un uomo prudente che non ha mai espresso giudizi sulle altre banche. È vero che ormai vola alto come una mongolfiera sopra l'Europa, ma ha sempre avuto simpatie di sinistra, e invece di parlare del convertendo Fiat dove non si capisce che cosa farà la sua banca, mette in difficoltà i più forti alleati del suo amico Prodi. La spiegazione più banale è che abbia voluto vendicarsi a distanza di mesi dell'improvviso abbandono del suo ex braccio destro Pietro Modiano, che oggi al S. Paolo rappresenta il braccio "sinistro" di Fassino (Modiano è anche il marito del deputato DS Barbara Pollastrini). Troppo banale. E allora resta il perché di quelle parole usate come pietre rotolanti. Forse - hanno detto al Botteghino - si è solo montato la testa.
4 - GLI ULTIMI GIORNI DI POMPEI
Non ci voleva molto a capire che il "faraone dei telefoni", Naguib Al Sawiris avrebbe imbalsamato le ambizioni di Tommaso Pompei. Sin dall'inizio l'operazione di acquisto di Wind era parsa strana e targata politicamente. L'egiziano - sconosciuto nel mondo della finanza italiana - era riuscito a spuntarla grazie all'aiuto degli USA che gli hanno affidato la ricostruzione della rete telefonica in Iraq. Quanto è bastato per convincere Palazzo Chigi e Paoletto Scaroni (che voleva quotare Wind in Borsa) sulla bontà delle sue intenzioni. Purtroppo Tommaso Pompei, che ha iniziato la sua carriera nella Sigma ed è stato nominato a capo di Wind nell'agosto del 1988, non legge Dagospia in modo sistematico altrimenti avrebbe capito sin dal 7 aprile che il Faraone l'avrebbe silurato. Lo scontro era inevitabile. Gli interessi del gruppo Orascom sono nel Mediterraneo e il quartier generale al Cairo e a Londra. Il 12 luglio scorso Sawiris a Milano aveva parlato delle "necessità di dare a Wind maggiore efficienza". Era il benservito per Pompei e per una folla di dirigenti Wind che stanno preparando le valigie.
5 - I MUSCOLI DI PAOLO CUCCIA
Quando le signore attempate lo vedono, seminudo e abbronzato, nella piscina dell'Hilton hanno un tuffo al cuore ed esclamano in coro "beautiful!". Paolo Cuccia ha un fisico bestiale che cura con la stessa attenzione con cui ha sempre coltivato la sua carriera. Il manager romano, responsabile della direzione Corporate e Investment Banking di ABN Amro, è un tassello della lobby romana. Nel suo passato ci sono esperienze di ogni genere. Per un anno il compagno di banco di Francesco Rutelli ha lavorato al Banco di Roma poi Cesare Geronzi lo ha parcheggiato per un biennio alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Ma la performance più significativa è stata quella di amministratore delegato dell'ACEA, la società privatizzata abilmente da Linda Belinda Lanzillotta.
La "diversificazione" di ACEA un multiutility è stata un disastro e proprio oggi arriva la notizia che Atlanet (la società telefonica messa in piedi con la Fiat per fare nuovi business) sarà venduta. Adesso Cuccia vive il suo momento di gloria con gli olandesi che vogliono espugnare l'AntonVeneta. Il referente italiano dei "tulipani" di Amsterdam è Francesco Spinelli, responsabile strategie di ABN-Amro in Italia, ma Cuccia dichiara trionfante al "Sole 24 Ore": "ora siamo più sereni e orgogliosi". Un'esibizione muscolare ai bordi del potere.
Dagospia 02 Agosto 2005
(BARBARA ED ELEONORA NEGLI USA PER UN MASTER IN ECONOMIA AZIENDALE)
Non passerà alla storia come statista, ma come padre generoso nessuno potrà rivolgergli critiche. Silvio Berlusconi ha sei ville, duemila cactus, centinaia di ibiscus, decine di guardie del corpo, e cinque figli. Sono ragazzi splendidi, impegnati nella gestione delle aziende (come Marina e Piersilvio), oppure piegati nello studio come Barbara (20 anni), Luigi (17 anni), ed Eleonora (19 anni). Ragazzi meravigliosi che hanno amici poveri, figli di operai, di muratori e di immigrati ma che portano nello zainetto due-tre telefonini per dimostrare che in Italia il benessere è nascosto. Purtroppo questi amici non hanno la fortuna che ieri è stata decisa dal Cavaliere. Il quotidiano "MF" spiega con abbondanza di particolari la decisione di Berlusconi di trasferire ai tre berluschini nati dal matrimonio con Veronica Lario il 21% di Fininvest.
Sembra che a questo nuovo riassetto famigliare abbia contribuito in modo determinante la volontà del Cavaliere di mettere in vendita entro i prossimi mesi un'altra quota di Mediaset al fine di trasformala in una public company, da una parte. Dall'altra, ha contribuito la volontà dell'intransigente Veronica che ha fatto fuoco e fiamme pur di garantire alle tre creature un futuro nell'impero del Biscione. La galassia del Cavaliere è composto da otto holding; fino a pochi giorni fa lui deteneva la maggioranza di sei delle otto finanziarie che custodiscono il 100% della Fininvest. In altre due holding la proprietà appartiene a Marina e Piersilvio nati nel 1966 e nel 1969 da Carla Elvira Dall'Oglio.
Adesso entra l'ultima generazione, ed entra dalla porta principale. Ha vinto la tosta Veronica e ha vinto la bontà di un padre generoso che ha sconfitto il cancro, ha fatto rinascere i capelli ed è pronto a distribuire il grano della sua fatica tra gli eredi di secondo letto. A Dagospia risulta che le berluschine Barbara ed Eleonora - abbandonati gli studi di filosofia - stiano per partire per gli Stati Uniti dove frequenteranno un master in economia aziendale che rappresenta il viatico per entrare a pieno titolo nel business di famiglia. L'impero è salvo.
2 - DE BORTOLI CORRE PER MILANO (80%)
Raccontano a New York che Michael Bloomberg, il tycoon dell'informazione economico-finanziaria, abbia deciso in una notte di fare il sindaco della Grande Mela. Per Ferruccio De Bortoli la scelta è più sofferta. Il direttore del "Sole 24 Ore" ha la tempra del passista e un carattere "cacadubbi" che esclude i colpi di testa. A Milano dove è nato il 2 maggio 1953 e dove ha messo radici, è legato da ragioni profonde. Gli piacciono le sfide, e l'idea di guidare una coalizione di centrosinistra a Palazzo Marino comincia a convincerlo - il centrodestra di Letizia Moratti dovrà vedersela anche con la lista di disturbo della transfuga Ombretta Colli.
Una spinta decisiva gliel'ha data la serie di incontri privati e pubblici (l'ultimo è avvenuto mercoledì scorso in un ristorante di piazza San Marco) il guru degli avvocati, Guido Rossi, l'uomo più "parcellato" d'Italia (si dice che solo agli olandesi di Abn Amro abbia spiccato una fattura di 40 milioni). De Bortoli ha inoltre preso atto che Confindustria, editore del "Sole 24 Ore", ha definitivamente rinunciato alla quotazione in Borsa, un obiettivo che avrebbe messo gas potente dentro il suo giornale. La decisione di candidarsi a Palazzo Marino è matura all'80%, ma prima di scendere in campo Ferruccio vorrebbe avere garanzie sul suo destino qualora la battaglia finisse male. Garanzie che nemmeno l'avvocato dei tulipani olandesi si sente di dare.
3 - PERCHE' PROFUMO HA "TRADITO" I DS UNIPOLIZZATI?
Sono bastate poche parole di Alessandro Profumo ad accendere le fiamme sul titolo RCS. Ieri 14 milioni di pezzi sono passati di mano (il 2% del capitale) e la quotazione è salita del 9%. Speculazione pura perché il bancario di Unicredit ha semplicemente detto a proposito di un'OPA sul Gruppo RCS: "tutto è possibile, ma non concordo sul suo grado di probabilità". L'inferno vero si è scatenato invece sulla botta che il capo di Unicredit ha sferrato sull'operazione Unipol-BNL, "un'operazione che non mi sembra chiarissima". Fino a tarda ora il mondo della politica (e in particolare i DS) si chiedevano il perché di questa "battutaccia". Profumo è un uomo prudente che non ha mai espresso giudizi sulle altre banche. È vero che ormai vola alto come una mongolfiera sopra l'Europa, ma ha sempre avuto simpatie di sinistra, e invece di parlare del convertendo Fiat dove non si capisce che cosa farà la sua banca, mette in difficoltà i più forti alleati del suo amico Prodi. La spiegazione più banale è che abbia voluto vendicarsi a distanza di mesi dell'improvviso abbandono del suo ex braccio destro Pietro Modiano, che oggi al S. Paolo rappresenta il braccio "sinistro" di Fassino (Modiano è anche il marito del deputato DS Barbara Pollastrini). Troppo banale. E allora resta il perché di quelle parole usate come pietre rotolanti. Forse - hanno detto al Botteghino - si è solo montato la testa.
4 - GLI ULTIMI GIORNI DI POMPEI
Non ci voleva molto a capire che il "faraone dei telefoni", Naguib Al Sawiris avrebbe imbalsamato le ambizioni di Tommaso Pompei. Sin dall'inizio l'operazione di acquisto di Wind era parsa strana e targata politicamente. L'egiziano - sconosciuto nel mondo della finanza italiana - era riuscito a spuntarla grazie all'aiuto degli USA che gli hanno affidato la ricostruzione della rete telefonica in Iraq. Quanto è bastato per convincere Palazzo Chigi e Paoletto Scaroni (che voleva quotare Wind in Borsa) sulla bontà delle sue intenzioni. Purtroppo Tommaso Pompei, che ha iniziato la sua carriera nella Sigma ed è stato nominato a capo di Wind nell'agosto del 1988, non legge Dagospia in modo sistematico altrimenti avrebbe capito sin dal 7 aprile che il Faraone l'avrebbe silurato. Lo scontro era inevitabile. Gli interessi del gruppo Orascom sono nel Mediterraneo e il quartier generale al Cairo e a Londra. Il 12 luglio scorso Sawiris a Milano aveva parlato delle "necessità di dare a Wind maggiore efficienza". Era il benservito per Pompei e per una folla di dirigenti Wind che stanno preparando le valigie.
5 - I MUSCOLI DI PAOLO CUCCIA
Quando le signore attempate lo vedono, seminudo e abbronzato, nella piscina dell'Hilton hanno un tuffo al cuore ed esclamano in coro "beautiful!". Paolo Cuccia ha un fisico bestiale che cura con la stessa attenzione con cui ha sempre coltivato la sua carriera. Il manager romano, responsabile della direzione Corporate e Investment Banking di ABN Amro, è un tassello della lobby romana. Nel suo passato ci sono esperienze di ogni genere. Per un anno il compagno di banco di Francesco Rutelli ha lavorato al Banco di Roma poi Cesare Geronzi lo ha parcheggiato per un biennio alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Ma la performance più significativa è stata quella di amministratore delegato dell'ACEA, la società privatizzata abilmente da Linda Belinda Lanzillotta.
La "diversificazione" di ACEA un multiutility è stata un disastro e proprio oggi arriva la notizia che Atlanet (la società telefonica messa in piedi con la Fiat per fare nuovi business) sarà venduta. Adesso Cuccia vive il suo momento di gloria con gli olandesi che vogliono espugnare l'AntonVeneta. Il referente italiano dei "tulipani" di Amsterdam è Francesco Spinelli, responsabile strategie di ABN-Amro in Italia, ma Cuccia dichiara trionfante al "Sole 24 Ore": "ora siamo più sereni e orgogliosi". Un'esibizione muscolare ai bordi del potere.
Dagospia 02 Agosto 2005