GOSSIP D'ARTE - LE LETTERE INEDITE DI TRUMAN CAPOTE: "AVESSI VISTO CHE RISSA IERI SERA TRA DYLAN THOMAS E LA MOGLIE. L'HA ATTERRATA CON UN PUGNO E POI HA CONTINUATO A PRENDERLA A CALCI NELLO STOMACO FINCHÉ LEI NON È SVENUTA".

Masolino D'Amico per "La Stampa"


Spesso per scrivere dell'America gli scrittori americani hanno bisogno di distanziarsene. Dalla casa di Ravello donde sfornò tanti romanzi sulla storia degli USA, Gore Vidal amava indicare ai suoi ospiti un'altra villa poco lontana: «Lì J. Fenimore Cooper ha scritto L'ultimo dei Mohicani», diceva. Sempre a Ravello Truman Capote, autore che Vidal sarebbe meno propenso a citare data la vecchia rivalità tra ex ragazzi prodigio, produsse la sceneggiatura di un folle film che John Huston avrebbe poi girato da quelle parti («Beat the Devil», ovvero Il tesoro dell'Africa, 1953).

In precedenza Capote aveva lavorato a Roma a un'altra pellicola poco fortunata, Stazione Termini di De Sica; prima ancora, tra il '50 e il 51, aveva scritto a Taormina L'arpa d'erba, libro con cui confermò il successo dell'esordio con Altre voci, altre stanze. Oggi le lettere di Truman Capote, amorevolmente curate dal suo eccellente biografo Gerald Clarke (Too Brief a Treat, Random House 2004, 492 pp), consentono di seguire i lunghi soggiorni all'estero dell'autore e, fino a un certo punto, le vicissitudini della sua meteorica carriera.

Sono spesso, anche, brillanti e piacevoli, anche se forse meno di quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Capote si è lasciato dietro una fama di showman, di intrattenitore mondano, di snob bene accolto sugli yacht dei Bill Paley e degli Agnelli, dove in cambio si esibiva (in inglese si dice «to sing for one's supper»). Questo è vero per il Capote dell'ultima fase, ossia per quello che non scriveva quasi più. Ma prima era stato un lavoratore solitario, indefesso e incontentabile, dalla produzione sorvegliatissima. Nelle dimore europee alquanto spartane che affittava in luoghi meravigliosi ma anche, a quei tempi, economici, lui e il suo convivente fisso e collega letterato Jack Dunphy conducevano una vita quasi monastica.

Sì, le lettere raccontano ogni tanto le avventure o disavventure piccanti di altri frequentatori di quei posti, esponenti più o meno illustri della confraternita che ancora non si chiamava gay (tra gli altri compaiono Gide, Auden, Tennessee Williams, Fulco della Verdura, il pioniere della dietologia Gayelord Hauser...): ma l'autore delle lettere vi figura sempre come testimone, mai come protagonista, immerso com'è nel proprio artigianato quotidiano.

Sì, ostenta frivolezza, e ha il vezzo di apostrofare il corrispondente con epiteti degni della penna di una ragazzina sentimentale - «honey», «precious baby», «darling», «love-lamb», ecc. Gli amici sono la vera famiglia di questo bambino mai veramente cresciuto e ostentatamente bisognoso di affetto, ma non ci sono intenzioni erotiche, e del resto Truman come dichiarò non fu mai incline agli amorazzi, gli piacevano solo i tipi tranquilli e rassicuranti come il suo fedelissimo partner, che durante la follia dell'ultimo periodo tradì seducendo padri di famiglia di una certa età.

Le lettere consentono di dividere il percorso di Truman Capote in tre fasi molto nette, di cui la prima e meglio documentata è la più allegra. Qui un Truman avido di essere ricambiato, specie quando si trova in posti dove non succede niente, invia vivaci resoconti e descrizioni d'ambiente a interlocutori congeniali, uno dei più costanti dei quali è l'inglese Cecil Beaton, altra celebrità nascente e ambiziosa. Questo periodo finisce quasi di colpo nel novembre del 1959, quando lo scrittore rimane affascinato da un articolo di cronaca su un misterioso omicidio in una sperduta cittadina del Kansas; e senza por tempo in mezzo si reca sul posto.

Inizialmente guardato con sospetto da quella comunità molto chiusa e molto religiosa, il piccolo, buffo individuo dal sesso incerto e dalla voce femminea fatica a farsi prendere sul serio, ma ben presto rompe il ghiaccio ed entra in buoni rapporti con tutti e in particolare con uno degli investigatori incaricati di fare luce sul delitto. Quando i due assassini vengono identificati e arrestati, il 30 dicembre, lui ha così accesso a informazioni di prima mano. Nel marzo 1960 i rei confessi sono condannati a morte, l'episodio sembra concluso, e Capote si accinge a scrivere il libro che ha in mente, il primo romanzo-reportage basato su una minuziosa, addirittura maniacale ricostruzione capillare dei fatti.



Le lettere testimoniano l'ossessione crescente per l'opera in corso. Capote è convinto della sua idea ma allo stesso tempo insaziabile di nuovi particolari, e per averne coltiva l'investigatore di cui sopra e tutta la famiglia di costui, che colma di gentilezze: li fa invitare a Hollywood e intrattenere da divi, condivide con loro le proprie frequentazioni, sia pure solo per lettera - sono stato dai Chaplin, ho mandato un telegramma di congratulazioni al nuovo Presidente «e ho ricevuto una risposta da Jackie che diceva che in un primo momento avevano creduto che fosse di Harry Truman, prima di rendersi conto che a) Harry non era in Svizzera e b) che non avrebbe detto "con amore e abbraccioni"!».

Dopo due anni il libro è quasi finito, e grande è l'attesa, ma l'esecuzione della condanna dei due rei viene rinviata, nuovi avvocati chiedono la revisione del processo. Capote si rende conto di avere le mani legate. «Il problema è: sono arrivato a un punto del mio libro in cui ho bisogno di sapere come il libro finirà! Ora: trovi che sia possibile che la sentenza non venga eseguita? So che è una risposta impossibile da dare - ma cosa pensi tu? Cosa pensi davvero?». Così scrive al predetto poliziotto amico, e col passare dei mesi l'incertezza diventa agonia. Il 14 aprile del 1965, Hickock e Smith vengono impiccati.

Nel settembre dello stesso anno A sangue freddo esce a puntate sul New Yorker, e in volume l'anno dopo, ottenendo immediatamente un successo stratosferico. Capote si trova sulla cresta dell'onda, e se ne inebria; nel novembre dà al Plaza Hotel di New York la festa più mondana e più chiacchierata del decennio. Ma il trionfo segna anche l'inizio della sua fine. L'incubo è durato troppo, e dopo le giuste celebrazioni del capolavoro Truman non riesce a rimettere i piedi sulla terra. E' la sua ultima fase, e vista da fuori è quasi sinistra. Le garrule, spiritose missive cessano quasi del tutto.

E' ormai l'era della teleselezione, ma c'è anche il fatto che Capote non ha più voglia di ritirarsi per produrre. L'amico Jack, austero e abitudinario, continua a passare gli inverni a Verbier, ma da solo, mentre Truman svolazza come una falena impazzita, beve, ingoia stimolanti, frequenta i Vip, e, a corto di argomenti (pubblica solo racconti, eleganti ma sforzati), si fa dare anticipi per un libro in cui promette di rivelare gli altarini dell'alta società - libro che non scriverà mai, ma di cui darà per disperazione anticipazioni scandalose che gli procureranno l'ostracismo proprio di quei potenti di cui era diventato il giullare. Morirà precocemente nel 1984, a meno di sessant'anni, logorato da abusi di ogni genere ma soprattutto dall'incapacità di ridiventare il folletto leggero e operoso di prima della gloria.


AVESSI VISTO CHE RISSA IERI SERA TRA DYLAN THOMAS E LA MOGLIE
(da una lettera datata New York 29 febbraio 1952 e indirizzata alla editor di Vanity Fair).


Mercoledì scorso Mrs Crane ha dato un elegantissimo dinner party in onore di Dylan Thomas al quale ero stato invitato ma purtroppo non sono potuto andare - e dico davvero purtroppo, sentiti i resoconti delirantemente divertenti. A quanto pare Mrs Thomas in preda a un furore di qualche tipo ha improvvisamente afferrato i due vasi Ming di Mrs Crane e li ha scaraventati in terra spargendo l'acqua e i fiori su ogni cosa. Al che Mr Thomas, alquanto ubriaco anche lui, l'ha atterrata con un pugno - allentandole quattro denti e spaccandole il labbro - e poi ha continuato a prenderla a calci nello stomaco finché lei non è svenuta. Al che Lolly H. e Louise [CRANE], con grandi urli di esterrefazíone e solidarietà, hanno tentato di far rinvenire Mrs Thomas.

A questo punto Mr Thomas ha detto a Louise che era china sulla supina Mrs Thomas: «Che diavolo ha da piagnucolare per quella donna? Lei ha bisogno della stessa roba. Lei ha bisogno di un bel calcio in culo.» Col che ha sferrato un calcio a Louise mandandola lungo distesa per terra. La povera Mrs Crane si è ritirata nella sua camera da letto in uno stato di notevole choc, e quel suo vecchio maggiordomo e la cameriera sono riusciti a far uscire nel vestibolo Mr e Mrs Thomas. Poi - e questa è la mia parte preferita - Mr Thomas è rientrato nel salotto e con molto garbo ha chiesto a Louise e alla compagnia in genere se qualcuno gli poteva prestare due dollari perché non aveva i soldi per un taxi!»

Truman Capote


Dagospia 01 Settembre 2005