DAGO IN GONDOETA - LA CRITICA USA STRONCA IL FESTIVAL: BLINDATISSIMO E SOTTOTONO - FAENZA E BUY ACCOLTI DALLE RISATE - PREMIATI I CRITICI DI VILLA ARZILLA - IERI LOREN, OGGI BELLUCCI - SELMA VERSA DELL'OLIO DI RICINO SU BATTIATO.
1 - Volete divertirvi con un film sensibile, intelligente? "Mater natura" è per voi. Si parla di trans, certo, ma non è affatto un film pecoreccio, tanto meno pornografico. E specialmente non pretende di fare della sociologia d'accatto. Opera prima di Massimo Andrei, strappa applausi a scena aperta: ritmo, ironia, impegno. Complimenti.
2 - Se invece amate l'orrido sentite qui: lunedì mattina i giornalisti grandi firme si sono premiati tra di loro. Una scena malinconica, con il pio Gian Luigi Rondi ("a bit frail" come direbbero gli inglesi) che rischia di scivolare dal gradino. Morandini che è contento "di essere qui", Kezich che, a sentire il presentatore sembra essere stato costretto in albergo da un attacco di panico (forse all'idea di rivedere tanti "cari colleghi"). In seconda fila arrivano Aspesi,Tornabuoni e Cosulich. Il piu' giovane ha settanta anni.
In una comparsata moscia moscia, indegna di grandi esperti di cinema, il pubblico li guarda perplesso. E alla fine tira il fiato. Anche questa volta è fatta. Al prossimo premio.
3 - Bello "L'uomo del microfono", documentario di Antonello Sarno, giornalista di Studio Aperto che si mangia Anna Praderio (a proposito: dov'è finita?) in un boccone.
Ne esce una storia del cinema del nostro dopoguerra, agile, fresca, montata con taglio giornalistico e ritmi da tg. Applausi a scena aperta quando arrivano Sordi e Totò, e sfilano una quantità di attrici di una bravura sconvolgente: Loren, Vitti, Magnani.
Quando si riaccendono le luci della sala molti guardano Cucinotta e Bellucci sulla prima pagina del Gazzettino. Il confronto è devastante. E cala la malinconia...
4 - Vi abbiamo segnalato la situazione assolutamente scandalosa nella quale sono costretti ad operare centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Lunedì pomeriggio Davide Croff (scarpe bicolori bianche e marroni), è passato davanti alla sala stampa del Casino. Al solito decine di giornalisti costretti a lavorare seduti sulle scale, con i personal sulle ginocchia. L'indossatore delegato ha finto di non vederli. Loro sembravano non conoscerlo. Perchè li invitano, gli fan pagare l'accredito e li costringono a bivaccare sulle scale? A Cannes e a Berlino non succederebbe mai.
5 - "Everything is illuminated": e finalmente ci si diverte. Bel ritmo, buona colonna sonora, montaggio veloce. Il pubblico dell'area Alice, quello "vero", composto dagli "sfigati", i giovani frequentatori del festival, se lo gode sul serio.
La storia è semplice: un giovane ebreo americano torna in Ucraina a cercare le radici dei propri nonni scampati al nazismo. E in mezzo a mille disagi, contrattempi, colpi di scena che strappano applausi a scena aperta, Jonathan Safran Foer sembra un Forrest Gump della storia e dei drammi del ventesimo secolo.
Un po' fissato, con il suo bisogno continuo di raccogliere cimeli, il suo rifiuto per la carne (a tavola e a letto), la sua straordinaria, molto americana ingenuità.
A dimostrazione che si può offrire cinema intelligente e divertente. E a molti tromboni festivalieri fischiano le orecchie.
6 - "Gay bar venise, gay lido venice, gay park venezia, gay venezia, gay cruising venise, alberoni gay, alberoni gay beaches": vi bastano?
Queste sono le parole chiave digitate su uno dei computer (pochissimi, rispetto alle esigenze) a disposizione della stampa.
Come dire, i giornalisti informano e si informano...
E se qualcuno domani non si presenta in Sala grande adesso sappiamo perchè.
7 - Accoglienza sconfortante, questa mattina al Palagalileo, per il primo film italiano in concorso, "I giorni dell'abbandono" di Roberto Faenza, con la Buy: gli spettatori hanno preso in parola il titolo e si sono abbandonati a risate, risate, risate.
8 - (Adnkronos/Cinematografo.it) - George Clooney senza acuti in un festival blindatissimo e sottotono. Questo il bilancio della 62ª Mostra del Cinema che finora emerge dalle cronache della stampa Usa. Fin dall'inizio ''Variety'' e ''Hollywood Reporter'', le due più prestigiose riviste di cinema americane, dedicano grande attenzione alle rigide misure di sicurezza in vigore al Lido. ''Squadre di sommozzatori che scandagliano la laguna'', ''tiratori scelti sui tetti'': un clima di ''massima allerta'', scriveva il primo alla vigilia, che ''non dovrebbe però frenare la consistente presenza di star''.
Appena il giorno successivo, nella cronaca della cerimonia d'apertura, lo stesso ''Variety'' lamentava però tra le righe la sola presenza di Ang Lee e John Woo tra i nomi di calibro internazionale. Simile l'approccio dell'''Hollywood Reporter'' che si desume dall'accoglienza riservata all'arrivo di George Clooney.
In un articolo comparso sul suo sito web, l'illustre pubblicazione salutava con entusiasmo l'apporto di glamour fornito dal divo alla Mostra. Niente a che vedere con la verve mostrata nel 2003 quando accompagnava ''Prima ti sposo, poi ti rovino'', fa però notare Charles Master. ''Se allora aveva brillantemente intrattenuto i giornalisti inscenando un matrimonio con l'attrice, questa volta il divo approccia la conferenza stampa con una sobrietà consona all'argomento di 'Good Night and Good Luck''', scrive Master. Positivo, seppur non entusiastico, anche il giudizio critico sul film. Attento ai risvolti politici più che agli aspetti artistici, Nick Vivarelli applaude comunque ''la maestria artistica e cognizione di causa'' con cui l'opera seconda di Clooney ricostruisce le vicende del cronista Edward R. Murrow.
Apprezzato anche ''Brokeback Mountains'' di Ang Lee, ''l'Hollywood Reporter'' riserva a sorpresa l'accoglienza più calorosa al ''Casanova'' di Lasse Hallstrom. Ray Bennett elogia senza mezze misure ''l'intelligente operazione di intrattenimento'', esaltando soprattutto le scenografie e la ''frizzante sceneggiatura'', che ''spazia da Shakespeare a Monthy Python''. Fra gli altri titoli del cartellone, ''Variety'' riserva un giudizio appena tiepido al coreano ''Sympathy for Lady Vengeance'' che tanto ha entusiasmato la critica italiana, mentre stronca senza mezze misure ''I fratelli Grimm e l'incantevole strega'' di Terry Gilliam. ''Un'ottima occasione - è il lapidario commento di Robert Koehler - che il regista ha trasformato in un mal congegnato pastone di tutto il repertorio favolistico due fratelli''.
9 - (Anselma Dell'Olio per "Il Foglio") MUSIKANTEN di Franco Battiato, con Manlio Sgalambro (Orizzonti) Confessiamo: siamo gli infami che hanno riso quando è stato citato Wittgenstein (così abbiamo finalmente messo a frutto la lettura del "Tractatus", con annessi e connessi, fatta quando ancora non eravamo rincretiniti vedendo tanti filmacci americani). Confessia¬mo: siamo gli idioti che alla frase "il tempo non ci definisce, lo spazio non ci colloca" abbiamo guardato l'orologio sbuffando.
Confessiamo: siamo gli scemi con il cervello da pulce (e un sospetto di camicia nera, suggerisce l'incriticabile regista) che ancora non hanno capito perché, nello stesso salotto, Fabrizio Gifuni parla con accento da Sturmtruppen e Beethoven invece ha la cadenza cilena di Alejandro Jodorowsky. Non era nostro invece il telefonino con la suoneria mozartiana che squillava durante la proiezione.
Dagospia 06 Settembre 2005
2 - Se invece amate l'orrido sentite qui: lunedì mattina i giornalisti grandi firme si sono premiati tra di loro. Una scena malinconica, con il pio Gian Luigi Rondi ("a bit frail" come direbbero gli inglesi) che rischia di scivolare dal gradino. Morandini che è contento "di essere qui", Kezich che, a sentire il presentatore sembra essere stato costretto in albergo da un attacco di panico (forse all'idea di rivedere tanti "cari colleghi"). In seconda fila arrivano Aspesi,Tornabuoni e Cosulich. Il piu' giovane ha settanta anni.
In una comparsata moscia moscia, indegna di grandi esperti di cinema, il pubblico li guarda perplesso. E alla fine tira il fiato. Anche questa volta è fatta. Al prossimo premio.
3 - Bello "L'uomo del microfono", documentario di Antonello Sarno, giornalista di Studio Aperto che si mangia Anna Praderio (a proposito: dov'è finita?) in un boccone.
Ne esce una storia del cinema del nostro dopoguerra, agile, fresca, montata con taglio giornalistico e ritmi da tg. Applausi a scena aperta quando arrivano Sordi e Totò, e sfilano una quantità di attrici di una bravura sconvolgente: Loren, Vitti, Magnani.
Quando si riaccendono le luci della sala molti guardano Cucinotta e Bellucci sulla prima pagina del Gazzettino. Il confronto è devastante. E cala la malinconia...
4 - Vi abbiamo segnalato la situazione assolutamente scandalosa nella quale sono costretti ad operare centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Lunedì pomeriggio Davide Croff (scarpe bicolori bianche e marroni), è passato davanti alla sala stampa del Casino. Al solito decine di giornalisti costretti a lavorare seduti sulle scale, con i personal sulle ginocchia. L'indossatore delegato ha finto di non vederli. Loro sembravano non conoscerlo. Perchè li invitano, gli fan pagare l'accredito e li costringono a bivaccare sulle scale? A Cannes e a Berlino non succederebbe mai.
5 - "Everything is illuminated": e finalmente ci si diverte. Bel ritmo, buona colonna sonora, montaggio veloce. Il pubblico dell'area Alice, quello "vero", composto dagli "sfigati", i giovani frequentatori del festival, se lo gode sul serio.
La storia è semplice: un giovane ebreo americano torna in Ucraina a cercare le radici dei propri nonni scampati al nazismo. E in mezzo a mille disagi, contrattempi, colpi di scena che strappano applausi a scena aperta, Jonathan Safran Foer sembra un Forrest Gump della storia e dei drammi del ventesimo secolo.
Un po' fissato, con il suo bisogno continuo di raccogliere cimeli, il suo rifiuto per la carne (a tavola e a letto), la sua straordinaria, molto americana ingenuità.
A dimostrazione che si può offrire cinema intelligente e divertente. E a molti tromboni festivalieri fischiano le orecchie.
6 - "Gay bar venise, gay lido venice, gay park venezia, gay venezia, gay cruising venise, alberoni gay, alberoni gay beaches": vi bastano?
Queste sono le parole chiave digitate su uno dei computer (pochissimi, rispetto alle esigenze) a disposizione della stampa.
Come dire, i giornalisti informano e si informano...
E se qualcuno domani non si presenta in Sala grande adesso sappiamo perchè.
7 - Accoglienza sconfortante, questa mattina al Palagalileo, per il primo film italiano in concorso, "I giorni dell'abbandono" di Roberto Faenza, con la Buy: gli spettatori hanno preso in parola il titolo e si sono abbandonati a risate, risate, risate.
8 - (Adnkronos/Cinematografo.it) - George Clooney senza acuti in un festival blindatissimo e sottotono. Questo il bilancio della 62ª Mostra del Cinema che finora emerge dalle cronache della stampa Usa. Fin dall'inizio ''Variety'' e ''Hollywood Reporter'', le due più prestigiose riviste di cinema americane, dedicano grande attenzione alle rigide misure di sicurezza in vigore al Lido. ''Squadre di sommozzatori che scandagliano la laguna'', ''tiratori scelti sui tetti'': un clima di ''massima allerta'', scriveva il primo alla vigilia, che ''non dovrebbe però frenare la consistente presenza di star''.
Appena il giorno successivo, nella cronaca della cerimonia d'apertura, lo stesso ''Variety'' lamentava però tra le righe la sola presenza di Ang Lee e John Woo tra i nomi di calibro internazionale. Simile l'approccio dell'''Hollywood Reporter'' che si desume dall'accoglienza riservata all'arrivo di George Clooney.
In un articolo comparso sul suo sito web, l'illustre pubblicazione salutava con entusiasmo l'apporto di glamour fornito dal divo alla Mostra. Niente a che vedere con la verve mostrata nel 2003 quando accompagnava ''Prima ti sposo, poi ti rovino'', fa però notare Charles Master. ''Se allora aveva brillantemente intrattenuto i giornalisti inscenando un matrimonio con l'attrice, questa volta il divo approccia la conferenza stampa con una sobrietà consona all'argomento di 'Good Night and Good Luck''', scrive Master. Positivo, seppur non entusiastico, anche il giudizio critico sul film. Attento ai risvolti politici più che agli aspetti artistici, Nick Vivarelli applaude comunque ''la maestria artistica e cognizione di causa'' con cui l'opera seconda di Clooney ricostruisce le vicende del cronista Edward R. Murrow.
Apprezzato anche ''Brokeback Mountains'' di Ang Lee, ''l'Hollywood Reporter'' riserva a sorpresa l'accoglienza più calorosa al ''Casanova'' di Lasse Hallstrom. Ray Bennett elogia senza mezze misure ''l'intelligente operazione di intrattenimento'', esaltando soprattutto le scenografie e la ''frizzante sceneggiatura'', che ''spazia da Shakespeare a Monthy Python''. Fra gli altri titoli del cartellone, ''Variety'' riserva un giudizio appena tiepido al coreano ''Sympathy for Lady Vengeance'' che tanto ha entusiasmato la critica italiana, mentre stronca senza mezze misure ''I fratelli Grimm e l'incantevole strega'' di Terry Gilliam. ''Un'ottima occasione - è il lapidario commento di Robert Koehler - che il regista ha trasformato in un mal congegnato pastone di tutto il repertorio favolistico due fratelli''.
9 - (Anselma Dell'Olio per "Il Foglio") MUSIKANTEN di Franco Battiato, con Manlio Sgalambro (Orizzonti) Confessiamo: siamo gli infami che hanno riso quando è stato citato Wittgenstein (così abbiamo finalmente messo a frutto la lettura del "Tractatus", con annessi e connessi, fatta quando ancora non eravamo rincretiniti vedendo tanti filmacci americani). Confessia¬mo: siamo gli idioti che alla frase "il tempo non ci definisce, lo spazio non ci colloca" abbiamo guardato l'orologio sbuffando.
Confessiamo: siamo gli scemi con il cervello da pulce (e un sospetto di camicia nera, suggerisce l'incriticabile regista) che ancora non hanno capito perché, nello stesso salotto, Fabrizio Gifuni parla con accento da Sturmtruppen e Beethoven invece ha la cadenza cilena di Alejandro Jodorowsky. Non era nostro invece il telefonino con la suoneria mozartiana che squillava durante la proiezione.
Dagospia 06 Settembre 2005