DOPPIA INTESA - BAZOLI COPIA E INCOLLA SE STESSO E IL CORRIERE DI OGGI RIPUBBLICA LA REPUBBLICA DEL 2002 - L'INTERVENTO BIBLICO DEL BANCHIERE IN TRANSFERTA A NEW YORK ERA STATO SCODELLATO TALE E QUALE A BRESCIA TRE ANNI FA.

Il 27 novembre del 2002, "La Repubblica" pubblicò ampi stralci dell'intervento di Giovanni Bazoli a Brescia sul tema «I dieci giusti e la salvezza della città di Sodoma». L'intervento del banchiere che inventò Tinto Prodi prendeva spunto dal brano della "Genesi" nel quale Abramo intercede presso Dio per salvare i giusti dalla distruzione di Sodoma e Gomorra, per riflettere sulle vittime innocenti delle guerre, nella convinzione che già nella Bibbia venisse superata "l'idea della responsabilità collettiva di un popolo.".

Dell'intervento del presidente di Banca Intesa potete pensare ciò che volete. La notizia è che oggi il "Corriere della Sera" pubblica un intervento gemello che Bazoli ha tenuto lo scorso 27 settembre alla New York University, e che per interi stralci ricalca parola per parola quello pubblicato sul quotidiano rivale quasi tre anni fa.

Ecco gli esempi più eclatanti:

1 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
Il tema centrale proposto dal brano della Genesi su Sodoma e Gomorra è quello della giustizia divina e più precisamente del giudizio divino nei confronti delle colpe commesse da una comunità.
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
Il tema centrale proposto da questo brano della Genesi è quello della giustizia divina e più precisamente del giudizio divino nei confronti delle colpe commesse da una comunità.

2 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
(Si tratta di una) questione che interessa in primo luogo la riflessione teologica, perché porta a indagare e a cercare di comprendere il disegno di Dio sulla storia umana. Dio, che per definizione è giusto, come può tollerare che gli innocenti periscano insieme ai colpevoli, anzi che spesso soccombano i giusti e prosperino gli empi?
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
(È) una questione che interessa in primo luogo la riflessione teologica, perché porta a indagare e a cercare di comprendere il disegno di Dio sulla storia umana. Dio, che per definizione è giusto, come può tollerare che gli innocenti periscano insieme ai colpevoli, anzi che spesso soccombano i giusti e prosperino gli empi?

3 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
Quando il comportamento che viola le regole della convivenza è posto in essere non da un singolo individuo (come accade negli ordinamenti interni), ma da una collettività, da uno Stato, come punire i responsabili senza colpire i giusti? è separabile la responsabilità collettiva di un popolo da quella dei capi? E, quando lo è, come può essere sanzionata senza che la punizione ricada sull'intero popolo?
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
Quando il comportamento che viola le regole della convivenza è posto in essere non da un singolo individuo, ma da una collettività, da uno Stato, come punire i responsabili senza colpire i giusti? È separabile la responsabilità dei capi da quella dei popoli? E, quando lo è, come può essere sanzionata senza che la punizione ricada sull'intero popolo? (...)

4 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
Per accertare se nel passo della Genesi che stiamo considerando si possa trovare una risposta a questi interrogativi che risulti valida e significativa anche per l'etica del nostro tempo occorre considerare il quadro culturale in cui la pagina si colloca.
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
Per accertare se nel passo della Genesi che stiamo considerando si possa trovare una risposta a questi interrogativi che risulti valida e significativa anche per l'etica del nostro tempo, occorre considerare il quadro culturale in cui la pagina si colloca.



5 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
In risposta all'incalzante interrogazione di Abramo il Signore si impegna infatti a salvare la città - città intesa come realtà storica, ma anche come figura simbolica di qualunque agglomerato sociale: comunità, civiltà, Stato - se in essa si troverà una manciata di abitanti giusti, almeno dieci. Dal seguito della narrazione apprendiamo poi che tale condizione non si avvera: un solo giusto non è sufficiente a impedire il castigo.
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
In risposta all'incalzante interrogazione di Abramo il Signore si impegna a salvare la città se in essa si troveranno almeno dieci giusti. È vero che, come apprendiamo dal seguito della narrazione, tale condizione non si avvera e che un solo giusto (Lot) non risulta sufficiente a impedire il castigo.

6 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
Tuttavia, poiché Dio non vuole che alcun innocente perisca per le colpe della moltitudine, Lot e la sua famiglia, gli unici giusti, vengono fatti fuggire. E' evidente che il salvataggio di Lot si fonda sul riconoscimento del suo merito individuale e quindi conduce all'acquisizione del principio della responsabilità individuale.
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
Tuttavia, poiché Dio non vuole che alcun innocente perisca per le colpe della moltitudine, Lot e la sua famiglia vengono fatti fuggire. È evidente che il salvataggio di Lot si fonda sul riconoscimento del suo merito individuale e quindi conduce all'acquisizione del principio della responsabilità individuale.

7 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
Questo è il modello di giustizia che ci è presentato dalla Sacra Scrittura e che ci permette di comprendere i criteri seguiti dalla Sapienza divina nell' indirizzare la storia e guidare il popolo di Israele. A questo punto resta da chiederci se tale modello sia destinato a realizzarsi nell' ordine terreno o soltanto in una prospettiva escatologica (~).
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
Questo è il modello di giustizia che si può desumere dalla lettura scritturale. Occorre chiedersi se tale modello può interessare anche le nostre scelte e il nostro tempo. (...)

8 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
(nel momento stesso in cui) si avvia una riflessione su questo tema, appare impressionante la differenza che emerge tra tale modello e la giustizia umana.
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
Se si avvia una riflessione su questo tema, appare impressionante la distanza che emerge tra tale modello e la giustizia umana.

9 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
Anzi, nel caso di regimi dittatoriali, significa colpire un'intera popolazione incolpevole a causa di una minoranza di responsabili. Esattamente l'opposto di come si comporta la giustizia divina, che salva - come abbiamo visto - un'intera popolazione colpevole a causa di una minoranza di giusti.
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
Anzi, nel caso di regimi dittatoriali; significa accettare che sia colpita un'intera popolazione incolpevole a causa della condotta di una minoranza di responsabili: esattamente l'opposto di come si comporta il Dio della Genesi, che riconosce ai meriti di una minoranza di giusti.

10 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
Un secondo spunto di interesse attuale che si può cogliere nel nostro passo riguarda il ruolo salvifico che vi è attribuito alle minoranze: i dieci giusti, la cui presenza, se si fosse verificata, avrebbe indotto il Signore a salvare la città intera.
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
Un secondo spunto di interesse attuale che si può cogliere nel nostro passo riguarda il ruolo salvifico che vi è attribuito alle minoranze, alla presenza di dieci giusti, che avrebbe indotto il Signore a salvare la città intera.

11 - Giovanni Bazoli per "La Repubblica" del 27/11/2002
Chi sono costoro? Sono i cittadini che, per mantenersi fedeli a un codice di valori etici (fidei et justitiae fidelis, potremmo dire qui a Brescia), vengono a trovarsi nella condizione di vivere ed operare in opposizione agli orientamenti prevalenti nella società. Minoranze in contesti politici, ma anche e soprattutto minoranze in contesti culturali, ideologici, di costume. Molte pagine della Sacra Scrittura, e non solo il testo esaminato, attribuiscono a minoranze emarginate di uomini virtuosi - il «sale della terra» ovvero, per usare la definizione di Isaia, il «resto di Israele» - il compito di salvare intere popolazioni. Ma ci dobbiamo chiedere ancora una volta se si tratti di una prospettiva che interessa solo l'ordine soprannaturale o anche quello temporale. La virtù (si può anche dire la santità, se intesa in termini laici) di pochi può preservare dalla rovina i molti?
Se guardiamo al nostro tempo dobbiamo constatare che il ruolo delle minoranze è reso particolarmente arduo e sacrificato in un contesto come quello attuale. La manipolazione del consenso, anche in forza del potere condizionante dei mezzi di informazione, è la minaccia più grave che incombe oggi sulla democrazia. La scelta di obiettivi tarati sul minimo comun denominatore di interessi immediati ed egoistici risulta mortificante per ogni progetto politico, ma rappresenta la strada più sicura per assicurarne il successo, in termini di audience o di voti. Al termine di questo percorso non emergono le virtù, ma il loro contrario. (...) Chiaramente qui non è in gioco la fiducia nel popolo, sulla quale si fonda la democrazia. Ma, in certi momenti, quando l' influenza di tendenze negative risulta prevalente, occorre ribellarsi all' imperativo del consenso quale metro unico di valutazione dei comportamenti.
Giovanni Bazoli per il "Corriere della Sera" del 30 settembre 2005
(Chi sono i giusti?) Sono i cittadini che, per mantenersi fedeli a un codice di valori etici, vengono a trovarsi nella condizione di vivere ed operare in opposizione agli orientamenti prevalenti nella società: minoranze in contesti politici, ma anche e soprattutto minoranze in contesti culturali, ideologici, di costume.
Molte pagine della Sacra Scrittura, e non solo il testo esaminato, attribuiscono a minoranze emarginate di uomini virtuosi il compito di salvare intere popolazioni. Ma ci dobbiamo chiedere ancora una volta se si tratti di una prospettiva che interessa solo l'ordine soprannaturale o anche quello temporale. La virtù di pochi può preservare dalla rovina i molti?
Se guardiamo al nostro tempo dobbiamo constatare che il ruolo delle minoranze è reso particolarmente arduo e sacrificato nelle società e nelle democrazie più evolute: La manipolazione del consenso, anche in forza del potere condizionante dei mezzi di informazione, è la minaccia più grave che incombe oggi sulla democrazia. Infatti, la scelta di obiettivi tarati sul minimo comun denominatore di interessi immediati ed egoistici, nonostante che risulti mortificante per ogni progetto politico, rappresenta troppo spesso la strada più sicura per conquistare il successo, in termini di audience o di voti.
Ed è chiaro che in tale contesto rischiano di non emergere e prevalere le virtù, ma il loro contrario. Con ciò non si intende affatto mettere in discussione il principio politico e giuridico del primato della maggioranza, sul quale si fonda la democrazia. Ma, in certi momenti, quando l'influenza di tendenze negative risulta prevalente, occorre ribellarsi, parlare e agire controcorrente, opporsi all'imperativo del consenso quale metro unico di valutazione dei comportamenti. (...)


Dagospia 30 Settembre 2005