LA ROSA DI RAVENNA - ANNA LA BURROSA METTE SOTTOSOPRA IL PREMIO GUIDARELLO: TRASHIZZA IL DIALOGO TRA ERSILIO TONINI ("IL CARDINAL TONINO") E SERGIO ZAVOLI ("DA QUANTO TEMPO FA IL GIORNALISTA?". "DALL'OTTOCENTO").
Emanuele Conti per la Voce di Romagna
Anna La Burrosa è planata su Ravenna come un'aliena. L'hanno chiamata a presentare il premio Guidarello e lei, neanche si trovasse davanti a un piatto di coda alla vaccinara, non si è certo tirata indietro.
Un appetito professionale pari a quello fisico: la debordante giornalista calabrese, ineguagliata protagonista di memorabili clic nella sezione "Stracafonal" del sito Dagospia, ultimamente interviene un po' dappertutto. Infaticabile. Spazia dalla tivvù alla carta stampata accumulando riconoscimenti e un bel po' di quattrini.
Un talento esploso grazie anche al centrodestra, dicono. Sarà per questo che la conduzione di sabato sera al teatro Alighieri non è stata affatto impeccabile: La Burrosa in realtà è un'agente segreto al servizio di Sua Emittenza spedita nel cuore della Romagna rossa a boicottare la manifestazione simbolo di Ravenna. Non c'è altra spiegazione alle gaffe e ai numerosi infortuni verbali.
Di fronte a quel sant'uomo dell'Ersilio si è impappinata come una velina sulla Critica della ragion pura: "Il cardinal Tonino", lo ha chiamato. L'Alighieri è venuto già dalle risate. Chissà, forse la contemporanea presenza di Tonino Guerra l'ha mandata in tilt. E per fortuna che, con quel cognome, non ha dato del militarista al poeta di Santarcangelo.
Non ha neanche mancato di sfoggiare il suo potere taumaturgico: "Non vedo l'ora di visitare il Guidarello". Dovesse resuscitarlo, lo meriterebbe come compagno. Una scultura utile per la vita e per il lavoro: il guerriero "bello e romantico" diverrebbe una star a Saxa Rubra. Un po' meno telegenico di Bertinotti, un pochino di più di La Russa, sicuramente più preparato di entrambi. Immaginatelo nei salottini dei Parioli: "Mia cara, senti come è duro. Sembra marmo... che emozione".
La Burrosa è apparsa inadeguata anche nel moderare il dialogo tra Tonini e Sergio Zavoli. Ha tentato, invano, di dare i tempi. Ma nessuno dei due grandi vecchi pareva ascoltarla. Tutti gli ospiti hanno suonato a braccio, ignorando lo spartito. Semplicemente perché il direttore d'orchestra aveva dimenticato la bacchetta: errore imperdonabile, specialmente nella città di Riccardo Muti e di Paolo Olmi. L'armonia è venuta a mancare in più occasioni: patetico è stato il tentativo di contingentare l'intervento del presidente della Provincia. Che si è trattenuto dal protestare solo per buona educazione e per senso dell'ospitalità.
Velenosa la frecciata di Zavoli, probabilmente indispettito dal tono e dalle domande dell'interlocutrice: "Zavoli, da quanto tempo fa il giornalista?". "Dall'Ottocento". Imbarazzante la scena dei fogli che cadono dal leggio. La Burrosa perde la scaletta della manifestazione e il prefetto prova a venirle in soccorso. Nonostante il gesto da galantuomo la frittata è fatta. La Burrosa balbetta: "Dunque... ehm... scusate". In platea si sghignazza e ci si dà di gomito: "Ma è proprio quella della Rai? Siamo sicuri?". Cominciano i sussurri: in molti rimpiangono la sobria conduzione - forse un po' notarile ma di grande efficacia - di Benedetta Corbi. Il prossimo anno, scegliamo meglio.
Dagospia 08 Novembre 2005
Anna La Burrosa è planata su Ravenna come un'aliena. L'hanno chiamata a presentare il premio Guidarello e lei, neanche si trovasse davanti a un piatto di coda alla vaccinara, non si è certo tirata indietro.
Un appetito professionale pari a quello fisico: la debordante giornalista calabrese, ineguagliata protagonista di memorabili clic nella sezione "Stracafonal" del sito Dagospia, ultimamente interviene un po' dappertutto. Infaticabile. Spazia dalla tivvù alla carta stampata accumulando riconoscimenti e un bel po' di quattrini.
Un talento esploso grazie anche al centrodestra, dicono. Sarà per questo che la conduzione di sabato sera al teatro Alighieri non è stata affatto impeccabile: La Burrosa in realtà è un'agente segreto al servizio di Sua Emittenza spedita nel cuore della Romagna rossa a boicottare la manifestazione simbolo di Ravenna. Non c'è altra spiegazione alle gaffe e ai numerosi infortuni verbali.
Di fronte a quel sant'uomo dell'Ersilio si è impappinata come una velina sulla Critica della ragion pura: "Il cardinal Tonino", lo ha chiamato. L'Alighieri è venuto già dalle risate. Chissà, forse la contemporanea presenza di Tonino Guerra l'ha mandata in tilt. E per fortuna che, con quel cognome, non ha dato del militarista al poeta di Santarcangelo.
Non ha neanche mancato di sfoggiare il suo potere taumaturgico: "Non vedo l'ora di visitare il Guidarello". Dovesse resuscitarlo, lo meriterebbe come compagno. Una scultura utile per la vita e per il lavoro: il guerriero "bello e romantico" diverrebbe una star a Saxa Rubra. Un po' meno telegenico di Bertinotti, un pochino di più di La Russa, sicuramente più preparato di entrambi. Immaginatelo nei salottini dei Parioli: "Mia cara, senti come è duro. Sembra marmo... che emozione".
La Burrosa è apparsa inadeguata anche nel moderare il dialogo tra Tonini e Sergio Zavoli. Ha tentato, invano, di dare i tempi. Ma nessuno dei due grandi vecchi pareva ascoltarla. Tutti gli ospiti hanno suonato a braccio, ignorando lo spartito. Semplicemente perché il direttore d'orchestra aveva dimenticato la bacchetta: errore imperdonabile, specialmente nella città di Riccardo Muti e di Paolo Olmi. L'armonia è venuta a mancare in più occasioni: patetico è stato il tentativo di contingentare l'intervento del presidente della Provincia. Che si è trattenuto dal protestare solo per buona educazione e per senso dell'ospitalità.
Velenosa la frecciata di Zavoli, probabilmente indispettito dal tono e dalle domande dell'interlocutrice: "Zavoli, da quanto tempo fa il giornalista?". "Dall'Ottocento". Imbarazzante la scena dei fogli che cadono dal leggio. La Burrosa perde la scaletta della manifestazione e il prefetto prova a venirle in soccorso. Nonostante il gesto da galantuomo la frittata è fatta. La Burrosa balbetta: "Dunque... ehm... scusate". In platea si sghignazza e ci si dà di gomito: "Ma è proprio quella della Rai? Siamo sicuri?". Cominciano i sussurri: in molti rimpiangono la sobria conduzione - forse un po' notarile ma di grande efficacia - di Benedetta Corbi. Il prossimo anno, scegliamo meglio.
Dagospia 08 Novembre 2005