ECCO IL PROGETTO SEGRETISSIMO DI GIOVANNI BAZOLI
MARCIARE VERSO LA FUSIONE DI BANCA INTESA, MEDIOBANCA E GENERALI
PER CREARE IL PRIMO GRANDE COLOSSO BANCARIO-ASSICURATIVO EUROPEO

Quando il genio e la paura si toccano possono nascere i capolavori oppure disastri mostruosi.
Su questo equilibrio incerto della natura si sussurra in queste ore a Milano a proposito di un progetto segretissimo al quale è stato dato il nome di. - chiamiamolo "Operazione Polipo" per le sue dimensioni tentacolari - che attraverserebbe in modo devastante l'intero panorama della finanza italiana.

La paternità del progetto che - secondo quanto ha appreso Dagospia da una fonte primaria - è conosciuto soltanto da quindici professionisti di importanti studi legali, viene attribuita a Giovanni Bazoli, il riservatissimo banchiere bresciano, montiniano e prodiano, che da dieci giorni si sta agitando in modo del tutto imprevisto sul palcoscenico dove si recita il "rosiko" bancario del dopo-Fazio.

Che il "Cuccia bianco" fosse in preda a una strana irrequietezza, lo si era capito martedì della scorsa settimana quando aveva rotto il silenzio dichiarando che BancaIntesa era pronta per nuove aggregazioni. Un'affermazione inattesa che aveva gettato benzina sulla Borsa provocando scintille su MontePaschi, San Paolo e Capitalia.

Agli occhi dei ragazzini che con le bretelle colorate giocano al piccolo raider davanti ai monitor, le tre banche sono state considerate partner potenziali per una maxi-aggregazione italiana capace di intercettare l'avanzata dei francesi e contrastare gli appetiti degli gnomi di Amsterdam e di Madrid. Ma di vero c'era ben poco.

Poi è arrivata la notizia dell'incontro meneghino di Bazoli con Cesare Geronzi e le scintille sono diventate fiamme (non solo sul listino della Borsa dove il titolo Capitalia è schizzato alle stelle) ma anche ai vertici della stessa BancaIntesa dentro la quale i soci francesi di Crédit Agricole, che poche settimane prima avevano acquistato Nextra da BancaIntesa per 815,8 milioni, hanno ricacciato in gola al presidente bresciano l'ipotesi di procedere verso qualsiasi tipo di aggregazione senza il loro consenso.
A dar man forte ai francesi, piccati dall'intraprendenza di Bazoli, sono scesi in campo il quotidiano transalpino "Les Echos" (chiaramente allineato al Crédit Agricole) e il "Sole 24 Ore" di martedì scorso, che ha tentato una scoperta difesa della strategia "aggregatrice" del banchiere bresciano.

Ormai si sa per certo che l'incontro milanese tra i due grandi vecchi di BancaIntesa e Capitalia è finito a cannonate, con surplus di coltellate. L'ipotesi di un grande polo bancario "milanocentrico" è stata seccamente rifiutata da Geronzi per nulla sedotto dall'idea di poter un domani appoggiare i glutei sulla poltrona di Mediobanca. Non a caso il suo braccio destro Matteo Arpe è sceso in campo dichiarando che Capitalia è aperta soltanto ad "aggregazioni guidate da valutazioni industriali" (come dire che qualsiasi ipotesi di fusione sotto il cappello di BancaIntesa è da buttare nel cestino).

Non è difficile immaginare che nel vivace scontro tra Roma e Milano abbiano giocato un ruolo importante la valutazione del momento politico e la definizione della governance. Chi avrebbe guidato il nuovo colosso bancario?, il bresciano amico di Prodi, oppure il romano che nel patto di sindacato della sua banca annovera Fininvest, Ligresti e altri soci tendenzialmente amici del Cavaliere?

E ancora: ve le immaginate due prime donne come Corrado Passera e Matteo Arpe dividere le stesse lenzuola sotto la coperta soffice dei due grandi vecchi?
Impossibilia tenetur, e con buona pace di Mario Draghi, che ancora ieri ha invocato le concentrazioni nazionali, il progetto CapIntesa è rotolato in un tombino del Colosseo.

Va detto che è stato cestinato senza problemi e interrogativi perché la mente di Bazoli - mentre era impegnata a rintuzzare le pretese di Geronzi - custodiva gelosamente i tentacoli dell'"Operazione Polipo", un disegno ancora più ambizioso che la mente fertile del presidente di BancaIntesa avrebbe partorito in un corposo e riservatissimo dossier.

Secondo Bazoli l'unica strada per sopravvivere allo shopping degli stranieri e nello stesso tempo dare soddisfazione ai soci francesi e scalpitanti di Crédit Agricole sarebbe quella di marciare verso la fusione tra BancaIntesa, Mediobanca e Generali, per creare il primo grande colosso di bankassurance europeo.



A dar credito a questo disegno gigantesco, capace di scardinare tutte le possibili alleanze del rosiko bancario, sarebbero alcune mosse, prima fra tutte l'acquisto del 2,3% di Generali che l'imprenditore franco-polacco Zaleski, amico fedele di Bazoli, ha completato martedì con 800 milioni di euro.

Dell'"Operazione Polipo" pare che siano all'oscuro anche personaggi come Alberto Nagel (direttore generale di Mediobanca) e Giovanni Perissinotto (Ad di Generali), mentre cauti sondaggi sono stati fatti con alcuni soci forti di Mediobanca tra cui i francesi Vincént Bolloré e Tarak Ben Ammar. Comunque, dopo l'estate Gabriele Galateri di Genola darà l'addio alla presidenza di Mediobanca, per scadenza del mandato. L'ottuagenario Berheim, a sua volta, lascerà la presidenza del Leone di Trieste nel 2007. E per Bazoli si apre un futuro di Grande Presidente a capo di un mènage-à-trois Intesa-Mediobaca-Generali.

L'operazione è complessa e sotterranea, ma qualcosa comincia a trapelare se anche un giornalista come Rosario Dimito che ha le antenne lunghe nelle banche comincia oggi sul "Messaggero" a farne cenno.

Per il "Messaggero" il maxi-polo bancario-assicurativo che frulla nella testa di Bazoli contemplerebbe anche la presenza di Capitalia, ma questo francamente appare difficile dopo le cannonate tra i due grandi vecchi e dopo la fucilata che è arrivata l'altra notte da Parma e che ha messo da parte (per il momento) il banchiere romano dai capelli bianchi.

A via Minghetti ostentano una grande calma; il titolo ieri è salito contro ogni previsione, e Matteo Arpe ha preso in mano la situazione sapendo benissimo che l'incidente Ciappazzi non significa affatto l'uscita di scena del banchiere di Marino (sopravvissuto a ben altre tempeste).
Ma se è vero che l'"Operazione Polipo" non può contare sul pilastro di Capitalia è altrettanto vero che Nanni Bazoli, classe 1932, dovrà fare i conti con situazioni assai complesse.

Prima di tutto bisogna vedere come possa prendere corpo un'alleanza tra francesi che per la forza dei pacchetti azionari li metterebbe in posizione dominante e che tra di loro vivono difficili armonie (quelli di Crédit Agricole non hanno mai avuto simpatia né per i Bolloré, né tanto meno per Monsieur Bernheim). Poi c'è da considerare la delicatezza del momento politico e la valanga di polemiche che un'operazione del genere potrebbe sollevare tra le forze che si preparano al confronto elettorale.

Chi glielo mette in testa al Cavaliere trapiantato di palazzo Chigi che il Polipo tentacolare non assomigli da vicino a quel Professore di Bologna che ha incoraggiato la crociata europea di Alessandro Profumo, e che adesso potrebbe con il suo amico di sempre Nanni Bazoli mettere in piedi il primo gruppo di bankassurance europeo?

Non sono obiezioni da poco, ma resta il fatto che secondo le indiscrezioni raccolte, lo gnomo di Brescia, che ama la Bibbia, il silenzio e la solitudine, sta pensando in grande mentre la politica sta volando basso.

Il genio e la follia si sono toccati altre volte. E' successo con Enrico Cuccia, un siciliano piccolo di statura, vestito di nero, dall'apparenza fragile e con uno sguardo penetrante. Renato Cantoni lo definì "genio del male convinto di essere l'angelo custode del capitalismo". Forse Nanni Bazoli si è messo in testa di essere l'angelo custode dell'italianità, una bandiera malconcia, che oggi i capitali francesi, spagnoli e olandesi considerano vulnerabile.

Cuccia però ha sempre preferito rappresentare per cinquant'anni il punto di riferimento del sistema creditizio e industriale. Ha fatto il polipo. Con genio e senza follia.


Dagospia 23 Febbraio 2006