MOGGI STORY/31 - STAGIONE '97-'98, ARRIVA IL GIORNO DI JUVE-INTER. L'ARBITRO È PIERO CECCARINI, CHE CON UNA SERIE DI DECISIONI A SENSO UNICO, "FALSA" IL RISULTATO FINALE E ASSEGNA LO SCUDETTO ALLA JUVE.

Tratto da "Lucky Luciano - Intrighi, maneggi e scandali del padrone del calcio italiano Luciano Moggi", Ala Sinistra e Mezzala Destra, Kaos Edizioni (Un libro scritto in joint-venture da tre giornalisti sportivi, che hanno preferito l'anonimato, e da Marco Travaglio)


Lucianone, fischietti e soffietti

Nel mondo del calcio Lucianone ha sempre avuto un debole, anzi due. Non tanto per i calciatori, muscolosi e miliardari burattini; non tanto per i presidenti, salvadanai più o meno forniti; non tanto per i tifosi, banderuole decorative. Sono ben altre le categorie che da sempre stanno in cima ai suoi pensieri, nonostante il loro ruolo all'apparenza marginale: quella degli arbitri, e quella dei giornalisti. Gli arbitri, perché possono decidere il risultato di una gara, e perfino di un intero campionato; e i giornalisti, perché hanno il potere di censurare o inventare o alterare la realtà a propria discrezione, e talvolta possono essere eccellenti strumenti di pressione. Questo doppio debole moggiano per l'arbitro e per il giornalista ha trovato una degna sintesi e consacrazione pubblica sul finire del campionato 1997-98. Il 26 aprile 1998 è una domenica importante per il campionato italiano. È la trentunesima e quartultima giornata, e allo stadio Delle Alpi di Torino si gioca lo scontro al vertice tra la Juventus (prima in classifica con 66 punti) e l'Inter (che la insegue a 65). Una sfida decisiva per l'assegnazione dello scudetto: l'ultima vera occasione dei nerazzurri per superare la capolista - chi vince l'incontro probabilmente si aggiudicherà il campionato.

L'arbitro designato è Piero Ceccarini, consulente finanziario di Livorno, ed è proprio lui - più che le due squadre - il vero protagonista della partita: con una serie di decisioni a senso unico, tutte a favore della Juventus, "falsa" il risultato finale, e assegna lo scudetto alla Juve. Lo scandaloso arbitraggio di Juve-Inter suscita grande scalpore, tanto più che è solo l'ultimo di una lunga serie di favoritismi arbitrali pro Juventus. Favoritismi che emergono anche da un semplice dato statistico: la squadra diretta da Moggi è stata la più fallosa (814 le scorrettezze fischiate dagli arbitri), ma è anche quella che ha subìto meno ammonizioni (terzultima, con 65 cartellini gialli) e espulsioni (penultima, con appena 3 cartellini rossi). Per la cronaca, alcuni degli arbitri pro-Juve - Cesari, Collina e Ceccarini - verranno poi messi sotto inchiesta dalla Federcalcio.

All'indomani di Juve-Inter lo scandalo dilaga su tutti i giornali e le televisioni, in Italia e all'estero. Le reazioni in casa interista sono furibonde: Ronaldo dice che è «una vergogna»; il presidente Massimo Moratti minaccia di dimettersi, e invita Nizzola - il grande amico di Moggi - a lasciare la presidenza della Federcalcio. Lucianone replica con la consueta eleganza: «Ronaldo ha imparato troppo in fretta l'italiano, ma in campo avrà toccato sì e no quattro palloni. Impari a star zitto e a segnare, invece!».

Sistemato il brasiliano, Lucianone diventa patetico: «Noi della Juve le cose le prepariamo per bene [sic] e i risultati si vedono [sic]... Per vincere la Juventus ha messo in campo tutto il suo repertorio [sic]». Poi Moggi spiega che si rifiuta di discutere del rigore su Ronaldo non fischiato dall'arbitro, perché la Juve non parla di moviole, «è una regola che ho stabilito io, figurarsi se la infrango», ma appena un minuto dopo dice che «il rigore su Ronaldo non c'era». Roberto Bettega, altro gentleman stile-Juve, sfodera la sua migliore arroganza: «Ho sentito quello che ha detto di noi Moratti, e gli auguro di non dover aspettare altri nove anni prima di vincere uno scudetto».
Completa il simpatico quadretto l'augusto avvocato-presidente Vittorio Chiusano: «Non esiste vittoria più limpida di questa, il rigore su Del Piero è di un'evidenza scolastica, mentre quello su Ronaldo non si è visto». Basterebbe ammettere quello che tutti sanno, cioè che i bianconeri hanno beneficiato di un errore arbitrale, e invece no: la reazione della Juve moggiana è di quelle che autorizzano i peggiori sospetti. La triade Moggi-Bettega-Chiusano è spudorata. Lo dimostra il fatto che lo stesso quotidiano di casa Agnelli, "La Stampa", a firma di Roberto Beccantini, prende una posizione molto netta: «La Juve - o almeno quella costola di Juve meno faziosa - faticherà a celebrare l'imminente titolo, se questo è il prezzo non da pagare, ma da far pagare... Il concetto di vergogna è stato ripreso, a tutta ugola, persino dal mite Ronaldo. È difficile, in casi del genere, non scottarsi al fuoco del sopruso patito... Non si può dire che nel corso della stagione la classe arbitrale abbia preso di petto la Juventus. Tutt'altro... Non si può rimanere indifferenti di fronte a certe coincidenze così singolari e, permettetecelo, così "nutrite"... C'è il sospetto che le regole non siano uguali per tutti, o che, comunque, per alcuni siano più uguali che per gli altri».

Candido Cannavò - direttore della "Gazzetta dello Sport" (gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, cioè Fiat-Mediobanca) - non usa perifrasi: scrive di «vergogna allo scoperto», di «errori arbitrali a senso unico», della «comune paura che il gioco più amato dagli italiani non sia più credibile, che gioie e sofferenze siano pilotate dalla regia di un inganno». Cannavò conclude: «Solo Chiusano, Bettega e Moggi, con il loro spocchioso modo di reagire, negando l'evidenza, incassando e infischiandosi del resto, non hanno capito il danno che stanno procurando alla loro creatura».



Dopo Juve-Inter alcuni quotidiani pubblicano una fotografia molto interessante: ritrae tre personaggi seduti vicini nella tribuna d'onore juventina dello stadio Delle Alpi, durante l'incontro incriminato. Il primo è l'ex arbitro Fabio Baldas, triestino, funzionario della Regione Friuli e soprattutto designatore degli arbitri (subentrato all'altro ex arbitro Paolo Casarin l'11 luglio 1997). Il secondo è Danilo Di Tommaso, giornalista del quotidiano torinese "Tuttosport", che da anni segue da molto vicino le vicende degli arbitri e del "palazzo" calcistico. Il terzo soggetto della foto, un tipo pittoresco e corpulento, è tale Fabrizio Carroccia, romano, più noto col nome d'arte "Er Mortadella": è il capo degli ultrà della Roma, volato chissà perché a Torino - e finito chissà come nella tribuna vip - per assistere alla partita della Juve, anziché essere al seguito dei giallorossi; in realtà, più che della Roma, il "Mortadella" è tifosissimo di Lucianone.

Che il designatore arbitrale Baldas sieda in quel palco è cosa normale: rientra nei suoi doveri istituzionali visionare le partite per valutare le prestazioni degli arbitri. Stupisce invece, e molto, la compagnia del giornalista e dell'ultrà. Chi li ha fatti accomodare, visto che in quelle poltrone vip si accede soltanto "a inviti", e questi inviti possono venire solo dalla Juventus e dalla Publigest (la società che gestisce lo stadio delle Alpi)? Er Mortadella dichiara: «Avevo avuto un biglietto da Luciano Moggi, di cui sono amico da anni». Ma la sera stessa, intervistato in Tv, il pittoresco ultrà romanista tenta una goffa marcia indietro: «Mi sono infilato lì nel palco vip da solo». Quanto a Di Tommaso, il mistero è fitto. L'unico dato certo è che nessun giornalista può avere - né ha mai avuto - accesso alle poltrone vip dello stadio torinese, e nessuno sa chi l'abbia invitato. «Non ce lo spieghiamo», fa sapere un portavoce di casa Juve, «noi certo non l'abbiamo invitato. Ma se il designatore si presenta con due ospiti, la sua compagna e Di Tommaso, noi li facciamo accomodare».

Baldas, in televisione, finge che si sia trattato di una semplice coincidenza: «Ho trovato lì Di Tommaso come a San Siro trovo Moratti o Facchetti», e spiega che, avendo posteggiato la propria auto lontano dallo stadio, ha incontrato Di Tommaso che passava di lì e ha accettato un passaggio sulla sua fiammante "Lancia K" fino al parcheggio della tribuna vip - una specie di autostop di lusso... Il venerdì successivo la Publigest si addossa tutta la responsabilità: «Abbiamo invitato noi sia Di Tommaso sia Mortadella», ma lascia intendere che questa è una versione sollecitata dalla Juventus. Anche perché è stranoto che Di Tommaso è un altro amicone di Lucianone.

La Juventus è imbarazzata per le voci e i sospetti sorti intorno alla triangolazione Di Tommaso-Moggi-Baldas. Per cui tenta di prendere le distanze da Di Tommaso, anche perché il giornalista di quelle "amicizie" - Baldas e Moggi - non fa mistero. Così Lucianone si produce in uno dei suoi migliori pezzi: «La Juventus non è responsabile di ciò che una persona dice in giro, delle amicizie più o meno intime di cui chiunque si potrebbe vantare... La Juventus risponde soltanto dei comportamenti dei suoi tesserati». Ma - fa notare la "Gazzetta dello Sport" - «diversi giornalisti si sono lamentati con la Juventus perché Di Tommaso in alcune trasferte di Champions League ha viaggiato sul charter e alloggiato nell'albergo della squadra juventina, in vacanza da impegni professionali, pare da ospite».

Alla Juventus non resta che confermare: «Se qualcosa del genere è accaduto in passato, da quest'anno non accadrà più». Altre voci, intanto, spiegano i rapporti all'amatriciana fra Er Mortadella e Lucianone. Una di queste ricorda il burrascoso passaggio di Moggi dalla Roma alla Juventus nell'estate 1994: una furiosa litigata, finita sui giornali, con il presidente Franco Sensi che accusava Lucianone di aver "rubato" alla Roma il difensore Ciro Ferrara e il centrocampista Paulo Sousa, i quali - benché in trattative con la società giallorossa - erano passati alla Juve al seguito di Moggi. Da allora Sensi era stato protagonista di epiche risse anche con Er Mortadella: polemiche finite addirittura in tribunale. Dopodiché il presidente capitolino era stato bersagliato da continue e spesso ingiustificate contestazioni dalla tifoseria romanista, tifoseria che - guarda un po' - aveva tra i suoi capi indiscussi proprio "il signor Mortadella" amico di Lucianone.

31 - continua


Dagospia 28 Giugno 2006