TRACOLLO CORRIERE DI MIELI (-8,2%) - A DICEMBRE LA RESA DEI CONTI CON BAZOLI?
BINARIO, TRISTE E SOLITARIO: ACCANTONATO FABIANI, SALTA FUORI BERNABÈ
TRONCHETTI DISSE NO ALLA CESSIONE DE LA7 A DE BENEDETTI - JUVE, AVVOCATI NERI
BINARIO, TRISTE E SOLITARIO: ACCANTONATO FABIANI, SALTA FUORI BERNABÈ
TRONCHETTI DISSE NO ALLA CESSIONE DE LA7 A DE BENEDETTI - JUVE, AVVOCATI NERI
1 - BINARIO, TRISTE E SOLITARIO: ACCANTONATO FABIANI, È SALTATO FUORI IL NOME DI BERNABÈ
C'è ancora maretta alle Ferrovie dello Stato.
I problemi non riguardano più l'esodo di Elio Catania per il quale il ministero dell'Economia ha fatto i conteggi della liquidazione cercando di mediare tra le richieste dei 10 milioni di euro del manager e i 5 proposti.
In ballo c'è la nomina del presidente che è ritornata in alto mare dopo l'accantonamento definitivo della candidatura di Fabiano Fabiani, l'etrusco amico di VeltronJohn, che gareggia in supponenza con Romano Prodi, entrato nel mirino di Rutelli (l'ex Cicciobello rimise l'appannato Etrusco in sella nominandolo all'Acea e come gratitudine Fabiani fece fuori tutti i rutelliani)
Le ultime voci che arrivano dal palazzo-obitorio di piazza della Croce Rossa dicono che all'improvviso è saltato fuori il nome di Franco Bernabè, l'ex-amministratore dell'Eni e di TelecomItalia che adesso si dedica alla Cina ed è vicepresidente della banca Rothschild in Europa.
Le pressioni su Franchino, che a settembre compirà 58 anni, sono molto forti e arrivano anche da ambienti della finanza "laica" internazionale, la stessa che potrebbe accettare come ripiego la nomina di Forlenza, l'attuale direttore alle Ferrovie per il personale e le risorse umane.
A quanto si dice la reazione di Bernabè non sarebbe stata positiva. La convivenza con un tecnico duro e decisionista come Mauro Moretti, prossimo amministratore delegato, appare quasi impossibile. Entrambi hanno, pur con profili e storie diverse, personalità troppo forti per convivere senza deragliamenti immediati.
Questa incompatibilità è ben presente anche agli occhi dello stesso Moretti che di fronte all'arrivo di Bernabè potrebbe scendere dal treno.
2 - TRACOLLO PER IL CORRIERE DI MIELI (-8,2%) - A DICEMBRE LA RESA DEI CONTI CON BAZOLI?
I "magnifici 15" del Patto di sindacato Rcs, riuniti come i cavalieri di re Artù intorno alla tavola rotonda del Gruppo editoriale di via Rizzoli, oggi metteranno sul tavolo le loro spade, e apriranno le porte del Palazzo a Lancillotto-Perricone, il manager che viene dalla "Stampa" di Torino per raccogliere l'eredità di Colao Meravigliao.
Toccherà al notaio PierGaetano Marchetti fare il maestro di cerimonie perchè è stato lui il protagonista delle ultime settimane.
Alle sue capacità di mediazione si deve l'accordo per la buonuscita di Colao che, secondo il quotidiano "MF", si porterà a casa un gruzzolo di quasi 10 milioni di euro. Nel conteggio sono previsti due anni di stipendio e un conguaglio per le stock options in suo possesso e che non può esercitare fino al 2008.
C'è ancora maretta alle Ferrovie dello Stato.
I problemi non riguardano più l'esodo di Elio Catania per il quale il ministero dell'Economia ha fatto i conteggi della liquidazione cercando di mediare tra le richieste dei 10 milioni di euro del manager e i 5 proposti.
In ballo c'è la nomina del presidente che è ritornata in alto mare dopo l'accantonamento definitivo della candidatura di Fabiano Fabiani, l'etrusco amico di VeltronJohn, che gareggia in supponenza con Romano Prodi, entrato nel mirino di Rutelli (l'ex Cicciobello rimise l'appannato Etrusco in sella nominandolo all'Acea e come gratitudine Fabiani fece fuori tutti i rutelliani)
Le ultime voci che arrivano dal palazzo-obitorio di piazza della Croce Rossa dicono che all'improvviso è saltato fuori il nome di Franco Bernabè, l'ex-amministratore dell'Eni e di TelecomItalia che adesso si dedica alla Cina ed è vicepresidente della banca Rothschild in Europa.
Le pressioni su Franchino, che a settembre compirà 58 anni, sono molto forti e arrivano anche da ambienti della finanza "laica" internazionale, la stessa che potrebbe accettare come ripiego la nomina di Forlenza, l'attuale direttore alle Ferrovie per il personale e le risorse umane.
A quanto si dice la reazione di Bernabè non sarebbe stata positiva. La convivenza con un tecnico duro e decisionista come Mauro Moretti, prossimo amministratore delegato, appare quasi impossibile. Entrambi hanno, pur con profili e storie diverse, personalità troppo forti per convivere senza deragliamenti immediati.
Questa incompatibilità è ben presente anche agli occhi dello stesso Moretti che di fronte all'arrivo di Bernabè potrebbe scendere dal treno.
2 - TRACOLLO PER IL CORRIERE DI MIELI (-8,2%) - A DICEMBRE LA RESA DEI CONTI CON BAZOLI?
I "magnifici 15" del Patto di sindacato Rcs, riuniti come i cavalieri di re Artù intorno alla tavola rotonda del Gruppo editoriale di via Rizzoli, oggi metteranno sul tavolo le loro spade, e apriranno le porte del Palazzo a Lancillotto-Perricone, il manager che viene dalla "Stampa" di Torino per raccogliere l'eredità di Colao Meravigliao.
Toccherà al notaio PierGaetano Marchetti fare il maestro di cerimonie perchè è stato lui il protagonista delle ultime settimane.
Alle sue capacità di mediazione si deve l'accordo per la buonuscita di Colao che, secondo il quotidiano "MF", si porterà a casa un gruzzolo di quasi 10 milioni di euro. Nel conteggio sono previsti due anni di stipendio e un conguaglio per le stock options in suo possesso e che non può esercitare fino al 2008.
Ma ai Soci del Patto che credono di aver trovato in Perricone il profilo ideale dell'uomo che risolleverà le sorti del Gruppo, potrebbe arrivare una doccia fredda. Gli uscieri di via Solferino che riescono ad avere in anteprima qualsiasi notizia, si passano di mano in mano i dati Audipress sul numero dei lettori del "Corriere della Sera" nel periodo che va dall'autunno 2005 alla primavera 2006.
A quanto si legge il tracollo per il quotidiano di Paolino Mieli sarebbe stato in questi mesi dell'8,2% con 2,7 milioni di lettori contro i 3,003 milioni dell'avversario "Repubblica" (cresciuto dell'1,5%). Di fronte a questi numeri è probabile che i principi intorno alla tavola di Lancillotto-Perricone aggrottino le sopracciglia e si chiedano le ragioni del trend negativo.
Le cause saranno ricercate soprattutto nella gestione di Colao Meravigliao che nonostante le trovatine di marketing, non è riuscito a fare una politica di sviluppo e ha perso importanti occasioni di crescita all'estero.
Ma i riflettori cominceranno ad accendersi anche intorno alla linea editoriale di Paolino Mieli che tra l'autunno e la primavera ha concepito il giornale come un pendolo tra il centrodestra e il centrosinistra con risultati che hanno sconcertato una fascia di pubblico. Poi a maggio è arrivato il suo pronunciamento deciso per il governo di centrosinistra e sarà davvero curioso capire se la flessione dell'8,2% ha provocato ulteriori emorragie di lettori. Per saperlo bisognerà aspettare dicembre quando l'ADS (l'organismo costituito nel '75 per accertare la diffusione della stampa) certificherà i dati relativi all'intero anno. Dopodichè Bazoli, Passera, Merloni, Nagel e salotto cantante - che hanno dovuto inghiottire il rospo montezemolato Perricone al posto del loro amato Colao - chiederanno conto della fallimentare gestione editoriale di Mieli. Chissà se Paolino - carissimo al cuore di Tronchetti, con cui si attovaglia ogni martedì - mangerà il panettone 2006 in via Solforino.
A JUVE E' IRRITATA COI GIUDICI E I SUOI AVVOCATI - IL PROGETTO DI CARLO CALLIERI
Con una borsa piena di libri e una gran voglia di mare, Guido Rossi se ne torna oggi nel suo ritiro in Sardegna nella villa della Maddalena per riposarsi dalle fatiche di Calciopoli.
Il superavvocato è superincazzato per la sentenza-indultino che lo ha spinto sull'orlo delle dimissioni e si è chiesto più volte nelle ultime ore per quale ragione ha dovuto mettere la testa in un ventilatore di chiacchiere e di problemi che fanno ribrezzo alla sua coscienza ciceroniana.
C'è qualcuno però che è più incazzato di lui ed è Cobolli Gigli, il presidente della Juventus che vuole imitare l'Avvocato arrivando con l'elicottero sui campetti dove la squadra torinese si allena. Per l'ex-manager di Rinascente al quale è stata messa in mano la patata bollente della Juve, la sentenza è scandalosa.
Il suo malumore si è trasferito nel Consiglio di amministrazione informale che si è svolto all'indomani del verdetto. Sotto accusa non sono soltanto i giudici che hanno emesso la sentenza nei sotterranei dell'hotel Parco dei Principi, ma anche il collegio degli avvocati che in queste settimane hanno difeso la Vecchia Signora.
Le critiche si sarebbero rivolte soprattutto verso l'avvocato Cesare Zaccone, un professionista con il pizzetto e la barba risorgimentali, che viene dalla scuola del mitico avvocato Vittorio Chiusano e che è sempre stato legato alla Fiat.
La linea difensiva che invocava clemenza per la Juventus accettando senza mezzi termini la retrocessione in Serie B, è apparsa autolesionista anche se non è mai stata sconfessata dall'altro avvocato, Luigi Chiappero (sindaco della città di Ciriè) che ha sostenuto la difesa di Giraudo.
Adesso a Torino si leccano le ferite giudiziarie che insieme a quelle patrimoniali e di immagine pesano come un macigno sul futuro della squadra. Il vicepresidente della Fiat, Yaki Elkann, ha smentito con calore l'ipotesi di vendita del Club bianconero. E a Dagospia, che per primo ne aveva parlato suscitando reazioni irritate, risulta che per il momento il progetto di vendita è stato accantonato.
A dispetto di ogni smentita il progetto tuttavia esiste ed è stato elaborato nei dettagli da Carlo Callieri, un manager che ha vissuto per oltre trentanni in Fiat ed è stato vicepresidente di Confindustria.
Callieri, che oggi occupa la carica di presidente della Fondazione per l'Arte della Compagnia San Paolo, pensava ad una cordata di "nobili" imprenditori che avrebbero dovuto costituire il nocciolo duro di una public company aperta ai milioni di tifosi della Vecchia Signora.
Se ne riparlerà più avanti.
4 - TRONCHETTI CHE DISSE NO ALLA CESSIONE DE LA7 A DE BENEDETTI
Fulmini e saette attraversano i rapporti tra Marco Tronchetti Provera e Carletto De Benedetti.
Ieri è stata la giornata più calda delle polemiche e il marito di Afef è sceso in campo accusando in una lettera ai dipendenti gli "editori senza scrupoli che hanno creato una turbolenza mediatica che deforma la realtà".
Il riferimento è soprattutto al fiume di articoli e di attacchi che nelle ultime settimane i giornali controllati dall'Ingegnere hanno sferrato nei confronti di TelecomItalia. Tronchetti non fa cenno nella sua lettera all'esagerata benevolenza con cui altri giornali (come il Corriere di Mieli e il "Sole 24 Ore") hanno commentato i risultati del primo semestre di TelecomItalia, e concentra le cannonate su Carletto perchè è convinto che dietro il furore degli articoli ci sia un disegno che mira alle fondamenta del primo gruppo telefonico italiano.
Che il manager di Pirelli e il finanziere di Torino non si siano mai amati non è un mistero; come non è un mistero che l'addio di Marco De Benedetti dopo la fusione Telecom-Tim e le molte chiacchiere sull'improvvisa rottura, siano state un punto di svolta.
Il grande scontro ha però delle ragioni di natura industriale che vanno ben oltre la cronaca nera, le intercettazioni, e la difesa degli interessi familiari.
Carletto, l'uomo che ha inventato Colaninno, e che considera il telefono una cosa "che ti allunga la vita" è convinto che la vulnerabilità di Tronchetti e del suo impero in questo momento sia assoluta. Con il titolo che rischia di sfondare al ribasso la soglia dei 2 euro l'intera galassia Telecom diventa scalabile e se l'ipotesi del cavaliere bianco con le sembianze dello "squalo" Murdoch non prenderà consistenza, tra pochi mesi sul fortino di Tronchetti si potrebbe alzare la bandiera bianca.
In questo scenario l'Ingegnere e i suoi figli non stanno a guardare e si muovono a tutto campo anche nelle sedi politiche.
Risulta infatti a Dagospia che circa un mese fa De Benedetti abbia varcato la soglia di Palazzo Chigi per chiedere a Romano Prodi di convincere Tronchetti a cedere La7 e le altre attività multimediali.
L'operazione è per sua natura assolutamente sinergica agli interessi del Gruppo "Espresso" che ieri ha chiuso un bilancio molto positivo (54,8 milioni di utili nel primo semestre), ma il sondaggio condotto dal Professore di Bologna verso il marito di Afef avrebbe dato esiti negativi.
Da quel momento sarebbero partiti i missili terra-aria contro TelecomItalia e avrebbe preso consistenza quella turbolenza mediatica di cui Tronchetti ieri si è lamentato.
5 - DRAGHI MANGIA FRANCESE
Oggi Mario Draghi presenterà al Consiglio Superiore di Bankitalia la bozza con di riforma dello Statuto, cioè del nuovo regolamento che dovrebbe consentire di sciogliere il vecchio direttorio e di procedere al riassetto di via Nazionale.
Per il Governatore è un passaggio importante e un segno di vitalità che arriva nel momento in cui il risiko bancario si è letteralmente paralizzato.
A Draghi, che all'inizio del suo mandato aveva sferzato le banche verso nuove aggregazioni, non sfugge il clima surreale che attraversa il mondo del credito. I valori dei singoli istituti sono cresciuti in questi ultimi mesi e sulla scena non sembra esserci nessun soggetto in grado di lanciare un'Opa per realizzare una fusione simile a quella che ha portato francesi e olandesi ad accaparrarsi Bnl e Antonveneta.
Mentre i banchieri stanno mettendo nelle valigie i costumi da bagno e gli accappatoi per andarsene in vacanza, al Governatore non resta che battersi per il rinnovamento dell'Istituto e per il ricambio del Direttorio dove Vincenzo Desario, Pierluigi Ciocca e Antonio Finocchiaro dovranno lasciare il posto ad altri personaggi.
E' probabile che la riunione di oggi comprenda anche una rapida colazione. A questo provvederà la multinazionale francese Accor che - secondo il quotidiano "MF" - rifornisce i pasti ai dipendenti di via Nazionale.
Lo stesso Draghi ha avuto occasione di scendere nella mensa e di assaggiare democraticamente la nouvelle cousine dei francesi che si sono aggiudicati i pasti di Palazzo Koch vincendo l'appalto con un'offerta di 17 milioni di euro.
Dagospia 27 Luglio 2006
A quanto si legge il tracollo per il quotidiano di Paolino Mieli sarebbe stato in questi mesi dell'8,2% con 2,7 milioni di lettori contro i 3,003 milioni dell'avversario "Repubblica" (cresciuto dell'1,5%). Di fronte a questi numeri è probabile che i principi intorno alla tavola di Lancillotto-Perricone aggrottino le sopracciglia e si chiedano le ragioni del trend negativo.
Le cause saranno ricercate soprattutto nella gestione di Colao Meravigliao che nonostante le trovatine di marketing, non è riuscito a fare una politica di sviluppo e ha perso importanti occasioni di crescita all'estero.
Ma i riflettori cominceranno ad accendersi anche intorno alla linea editoriale di Paolino Mieli che tra l'autunno e la primavera ha concepito il giornale come un pendolo tra il centrodestra e il centrosinistra con risultati che hanno sconcertato una fascia di pubblico. Poi a maggio è arrivato il suo pronunciamento deciso per il governo di centrosinistra e sarà davvero curioso capire se la flessione dell'8,2% ha provocato ulteriori emorragie di lettori. Per saperlo bisognerà aspettare dicembre quando l'ADS (l'organismo costituito nel '75 per accertare la diffusione della stampa) certificherà i dati relativi all'intero anno. Dopodichè Bazoli, Passera, Merloni, Nagel e salotto cantante - che hanno dovuto inghiottire il rospo montezemolato Perricone al posto del loro amato Colao - chiederanno conto della fallimentare gestione editoriale di Mieli. Chissà se Paolino - carissimo al cuore di Tronchetti, con cui si attovaglia ogni martedì - mangerà il panettone 2006 in via Solforino.
A JUVE E' IRRITATA COI GIUDICI E I SUOI AVVOCATI - IL PROGETTO DI CARLO CALLIERI
Con una borsa piena di libri e una gran voglia di mare, Guido Rossi se ne torna oggi nel suo ritiro in Sardegna nella villa della Maddalena per riposarsi dalle fatiche di Calciopoli.
Il superavvocato è superincazzato per la sentenza-indultino che lo ha spinto sull'orlo delle dimissioni e si è chiesto più volte nelle ultime ore per quale ragione ha dovuto mettere la testa in un ventilatore di chiacchiere e di problemi che fanno ribrezzo alla sua coscienza ciceroniana.
C'è qualcuno però che è più incazzato di lui ed è Cobolli Gigli, il presidente della Juventus che vuole imitare l'Avvocato arrivando con l'elicottero sui campetti dove la squadra torinese si allena. Per l'ex-manager di Rinascente al quale è stata messa in mano la patata bollente della Juve, la sentenza è scandalosa.
Il suo malumore si è trasferito nel Consiglio di amministrazione informale che si è svolto all'indomani del verdetto. Sotto accusa non sono soltanto i giudici che hanno emesso la sentenza nei sotterranei dell'hotel Parco dei Principi, ma anche il collegio degli avvocati che in queste settimane hanno difeso la Vecchia Signora.
Le critiche si sarebbero rivolte soprattutto verso l'avvocato Cesare Zaccone, un professionista con il pizzetto e la barba risorgimentali, che viene dalla scuola del mitico avvocato Vittorio Chiusano e che è sempre stato legato alla Fiat.
La linea difensiva che invocava clemenza per la Juventus accettando senza mezzi termini la retrocessione in Serie B, è apparsa autolesionista anche se non è mai stata sconfessata dall'altro avvocato, Luigi Chiappero (sindaco della città di Ciriè) che ha sostenuto la difesa di Giraudo.
Adesso a Torino si leccano le ferite giudiziarie che insieme a quelle patrimoniali e di immagine pesano come un macigno sul futuro della squadra. Il vicepresidente della Fiat, Yaki Elkann, ha smentito con calore l'ipotesi di vendita del Club bianconero. E a Dagospia, che per primo ne aveva parlato suscitando reazioni irritate, risulta che per il momento il progetto di vendita è stato accantonato.
A dispetto di ogni smentita il progetto tuttavia esiste ed è stato elaborato nei dettagli da Carlo Callieri, un manager che ha vissuto per oltre trentanni in Fiat ed è stato vicepresidente di Confindustria.
Callieri, che oggi occupa la carica di presidente della Fondazione per l'Arte della Compagnia San Paolo, pensava ad una cordata di "nobili" imprenditori che avrebbero dovuto costituire il nocciolo duro di una public company aperta ai milioni di tifosi della Vecchia Signora.
Se ne riparlerà più avanti.
4 - TRONCHETTI CHE DISSE NO ALLA CESSIONE DE LA7 A DE BENEDETTI
Fulmini e saette attraversano i rapporti tra Marco Tronchetti Provera e Carletto De Benedetti.
Ieri è stata la giornata più calda delle polemiche e il marito di Afef è sceso in campo accusando in una lettera ai dipendenti gli "editori senza scrupoli che hanno creato una turbolenza mediatica che deforma la realtà".
Il riferimento è soprattutto al fiume di articoli e di attacchi che nelle ultime settimane i giornali controllati dall'Ingegnere hanno sferrato nei confronti di TelecomItalia. Tronchetti non fa cenno nella sua lettera all'esagerata benevolenza con cui altri giornali (come il Corriere di Mieli e il "Sole 24 Ore") hanno commentato i risultati del primo semestre di TelecomItalia, e concentra le cannonate su Carletto perchè è convinto che dietro il furore degli articoli ci sia un disegno che mira alle fondamenta del primo gruppo telefonico italiano.
Che il manager di Pirelli e il finanziere di Torino non si siano mai amati non è un mistero; come non è un mistero che l'addio di Marco De Benedetti dopo la fusione Telecom-Tim e le molte chiacchiere sull'improvvisa rottura, siano state un punto di svolta.
Il grande scontro ha però delle ragioni di natura industriale che vanno ben oltre la cronaca nera, le intercettazioni, e la difesa degli interessi familiari.
Carletto, l'uomo che ha inventato Colaninno, e che considera il telefono una cosa "che ti allunga la vita" è convinto che la vulnerabilità di Tronchetti e del suo impero in questo momento sia assoluta. Con il titolo che rischia di sfondare al ribasso la soglia dei 2 euro l'intera galassia Telecom diventa scalabile e se l'ipotesi del cavaliere bianco con le sembianze dello "squalo" Murdoch non prenderà consistenza, tra pochi mesi sul fortino di Tronchetti si potrebbe alzare la bandiera bianca.
In questo scenario l'Ingegnere e i suoi figli non stanno a guardare e si muovono a tutto campo anche nelle sedi politiche.
Risulta infatti a Dagospia che circa un mese fa De Benedetti abbia varcato la soglia di Palazzo Chigi per chiedere a Romano Prodi di convincere Tronchetti a cedere La7 e le altre attività multimediali.
L'operazione è per sua natura assolutamente sinergica agli interessi del Gruppo "Espresso" che ieri ha chiuso un bilancio molto positivo (54,8 milioni di utili nel primo semestre), ma il sondaggio condotto dal Professore di Bologna verso il marito di Afef avrebbe dato esiti negativi.
Da quel momento sarebbero partiti i missili terra-aria contro TelecomItalia e avrebbe preso consistenza quella turbolenza mediatica di cui Tronchetti ieri si è lamentato.
5 - DRAGHI MANGIA FRANCESE
Oggi Mario Draghi presenterà al Consiglio Superiore di Bankitalia la bozza con di riforma dello Statuto, cioè del nuovo regolamento che dovrebbe consentire di sciogliere il vecchio direttorio e di procedere al riassetto di via Nazionale.
Per il Governatore è un passaggio importante e un segno di vitalità che arriva nel momento in cui il risiko bancario si è letteralmente paralizzato.
A Draghi, che all'inizio del suo mandato aveva sferzato le banche verso nuove aggregazioni, non sfugge il clima surreale che attraversa il mondo del credito. I valori dei singoli istituti sono cresciuti in questi ultimi mesi e sulla scena non sembra esserci nessun soggetto in grado di lanciare un'Opa per realizzare una fusione simile a quella che ha portato francesi e olandesi ad accaparrarsi Bnl e Antonveneta.
Mentre i banchieri stanno mettendo nelle valigie i costumi da bagno e gli accappatoi per andarsene in vacanza, al Governatore non resta che battersi per il rinnovamento dell'Istituto e per il ricambio del Direttorio dove Vincenzo Desario, Pierluigi Ciocca e Antonio Finocchiaro dovranno lasciare il posto ad altri personaggi.
E' probabile che la riunione di oggi comprenda anche una rapida colazione. A questo provvederà la multinazionale francese Accor che - secondo il quotidiano "MF" - rifornisce i pasti ai dipendenti di via Nazionale.
Lo stesso Draghi ha avuto occasione di scendere nella mensa e di assaggiare democraticamente la nouvelle cousine dei francesi che si sono aggiudicati i pasti di Palazzo Koch vincendo l'appalto con un'offerta di 17 milioni di euro.
Dagospia 27 Luglio 2006