A MAGLIE STRETTE - RADICALI A PESCI IN FACCIA. PANNELLA A CAPEZZONE: "CREDI DI ESSERE UN GRANDE STRATEGA?, DICI MENZOGNE" - IL SEGRETERARIO (QUASI) DEFENESTRATO: "HAI FATTO UN'ORA DI TRASMISSIONE PER FARMI UN CULO COSÌ».

Maria Giovanna Maglie per Dagospia


Caro Dago, oggi, se permetti, speciale radicali. Un po' perché ci abito giusto di fronte (come sa il marrazzone egiziano che mi aspetta alla sera per minacciarmi), un po' perché di loro ho qualche conoscenza e ricordo, infine perché dopo la Gardini sotto choc al cesso è la vicenda politica più interessante in circolazione. Via Capezzone, dentro, a viva forza, Rita Bernardini, il grande capo Marco Kronos torna saldamente al comando ed Emma tutta ormai di governo per un po' è placata. Da rimarcare che alla nuova segretaria del partito, ogni volta che vede Pannella, le batte il cuore, e sì che di tempo ne è passato. Il Capezzone nazionale però non ci sta e protesta, grande purga si annuncia. O no? Era solo la Direzione nazionale, il congresso comincia giovedì, segue cronaca, dall'integrale di Radio Radicale on line. Mgm

PRIMO ATTO. "È necessario che i Radicali aprano un confronto in positivo ma serrato con la Rosa nel pugno e con il governo". È quanto afferma il segretario di Radicali italiani, Daniele Capezzone. In vista del congresso, Capezzone si dice pronto a rinunciare al suo incarico di segretario perché "è naturale che vi sia un ricambio. Sono fiero del fatto che il nostro sia un partito aperto, dove le discussioni sono conoscibili e giudicabili da tutti. Non solo non mi dispiace - dichiara Capezzone - ma lo rivendico come metodo: e mi piacerebbe che in altri luoghi della politica ufficiale si procedesse così. Quanto a me, sulla mia segreteria, al Congresso, non discuterò neanche per un minuto. Come ho già annunciato in svariate assemblee precongressuali, è naturale che vi sia un ricambio, anche in relazione agli incarichi parlamentari che ho assunto. Ma il punto - aggiunge - è che occorre, sia rispetto alla Rosa nel pugno sia rispetto al governo, che i radicali aprano un confronto in positivo, ma serrato e senza sconti, per cercare di mutare una situazione esistente che non è soddisfacente, e a cui non potremmo adattarci in modo rinunciatario. È il momento di Blair-Fortuna-Zapatero; è il momento della radicalità delle riforme, sia in economia che sui diritti civili. Dobbiamo rendere possibile questo scatto, questo colpo di reni, questa uscita dalle secche: vale per le riforme economiche e sociali, vale per le libertà individuali. Altrimenti - conclude - temo che sia il governo sia la Rosa nel pugno, sia i Radicali, pagherebbero prezzi politici altissimi".

COMINCIA IL CASINO. Capezzone versus Pannella è un lungo duello che dura due ore, a base di parolacce in romanesco, sospetti e accuse reciproche. Col giovane segretario, a un passo dalla defenestrazione, che rivendica il lavoro compiuto in cinque mesi: «Noi - anzi mi permetto di dire io - le ho azzeccate tutte: l'agenda Giavazzi, la legge Biagi, il tavolo dei volenterosi», sbotta Capezzone. E invece - si lamenta con Pannella - «vengo destituito» con una gestione autolesionistica, «da Tafazzi». E ancora: «Sembra che il calo degli iscritti sia colpa di quello stronzo di Capezzone. Io sono presidente di questa cazzo di commissione (quella delle Attività produttive ndr), grazie a te, Emma e alla baracca radicale, ma...». Quindi il grido morettiano: «Smettiamola di farci del male». E rivolto a Marco: «Domenica hai fatto un'ora di trasmissione per farmi un culo così». «Perché - invoca Capezzone - ti devi infilare nel cliché più stupido, quello di Pannella che divora i suoi figli?».



Replica immediata: «È da 20 anni che non mi faccio spaventare da questo». Pannella si scalda: «Ma aooh? Ti credi davvero di essere il grande stratega mentre gli altri sono degli stronzi?». Capezzone prova a ricucire: «Io sono calmo e tu no, sto facendo esercizi buddisti per non perdere la calma». E quell'altro di rimando: «Non cambiare le carte in tavola, dici menzogne». Capezzone non molla: «Ho aperto dei varchi mediatici con campagne che mi sono inventato io». Pannella: «Qualche ideuzza, ti è venuta anche da noi...».

«Ma noi siamo gli unici - attacca il segretario - che in 5 mesi non hanno mai creato un problema al governo Prodi, avendone una caterva così. Sui Pacs, sull'eutanasia, sul testamento biologico, sui diritti civili, ci stanno prendendo per il culo». Di seguito: «Mentre tu al congresso dell'anno scorso dicevi indulto, indulto, indulto, io ribattevo con Pacs, droga e Giavazzi». «Ci stiamo cespuglizzando» è l'accusa di Capezzone, al quale non è neanche andata giù la maniera con cui è stato segato dal governo Prodi il tavolo dei volenterosi: «Se l'avesse fatto Berlusconi, avremmo avuto l'Italia in rivolta contro il porco fascista».

Pannella gli rinfaccia: «Se dipendeva da te, la Rosa nel pugno era già chiusa». E Capezzone se la piglia allora con l'alleato dello Sdi: «Basta con la fregnaccia di Boselli che "perdiamo peso politico", lo perde lui che non l'ha mai avuto. Gli è stata regalata la possibilità di aprire una vertenza al giorno, e stronzo com'è, non l'ha mai fatto». Ma è il rapporto ormai usurato con Pannella che tiene banco. «E' indice di un malanimo che non capisco. Ma io ho per te affetto e rispetto» tende la mano Capezzone. «Io ho il malanimo - ribatte Pannella - e lo esprimo». Capezzone: «Io sono calmo». Pannella: «Sì, lo sappiamo che dormi solo tre ore...». A quel punto prende la parola Emma Bonino, rimasta silente fino ad allora e sollecitata ad intervenire da Pannella.
«Se il gioco è tra governativi è movimentisti non mi sta bene. Se uno non fa tre dichiarazioni al giorno contro il governo, è succube? Ma dai!» sbotta il ministro. «Caro Daniele - polemizza Emma - non basti da solo, anche se sei bravissimo. Anch'io nel mio piccolo...».

Pannella decide di intervenire ai microfoni di Radio Radicale: «È il modo per rianimare il nostro soggetto politico, quello che è e quello che ci unisce». Quanto a Capezzone, «l'ho dovuto difendere contro le antipatie e le critiche anche giuste, dicendo "guardate che questo è uno di grande valore", di cui occorre fare tesoro. Naturalmente - fa notare Pannella - poi per il carattere di Daniele è tutto scontato, questo non è nulla. Poi, magari, uno gli dice che ha un neo sulla punta del naso e si incazza. Pannella conclude guardando a Padova: «Mi dicono che nel congresso ci saranno anche quelli che vengono a difendere Daniele e le democrazie, ben vengano». Capezzone in una nota nella quale ribadisce che è pronto a rinunciare al suo incarico di segretario perché «è naturale che vi sia un ricambio» si dice «fiero del fatto che il nostro sia un partito aperto, dove le discussioni sono conoscibili e giudicabili da tutti. Non solo non mi dispiace ma lo rivendico come metodo».


Dagospia 31 Ottobre 2006