KRIZIA E CHI COPIA CHI: "GLI STILISTI SONO OMOSESSUALI: SI VEDE CHE TRA LE LENZUOLA SI PARLANO ANCHE DI MODA" - BRRR, IL "MOON LOOK" - IL VETO DI CASTITÀ DI DONATELLA VERSACE - ROMEO GIGLI E LA PATACCA-FISICA - IL "FAT TON" DI SIBILLA DELLA GHERARDESCA.

Gianluca Lo Vetro per www.crisalidepress.it


1 - TECHNO TAILORING/MOON LOOK.

Tra la Luna e Savile Row, sfila la techno sartorialità 2007/08. Lo si poteva intuire già da Pitti. Ma il fenomeno è esploso nella prima giornata di Milano Moda Uomo con le passerelle di Costume National e Dolce&Gabbana.
La formula di questa nuova eleganza che si annuncia vincente, finalmente concreta e calibrata sulle esigenze della contemporaneità, nasce dalla fusione di realtà agli antipodi, anche geograficamente. Da un lato, propone tutto lo chic della sartorialità (celebrata da Pitti con la mostra The London Cut) che l'uomo recupera dopo stagioni e stagioni di stracci: dall'altro, la dimensione lunare con plastiche, vernici, argenti e capi spalla oversize da stratificare tipo tuta spaziale, potrebbe sembrare un gioco di styling per svecchiare il tailoring, viceversa anacronistico e improponibile.

Si potrebbe anche tirare in ballo il fatto che sia iniziata la vendita di terreni sulla Luna. E poi ci sarebbe anche la logica declinazione al maschile della moda femminile dell'estate, omaggio a Paco Rabanne e a Courreges.
Ma a ben vedere, il techno tailoring circola già nelle strade. Perché, anche un elegante signore in giacca e cravatta, come il condirettore di Chi, Giovanni Iozzia, all'uscita da Dolce&Gabbana in sella alla moto col casco dotato di microfonino, il giubbottone e il copertone, pare un astronauta con la scorza tecnologica e l'anima British di cachemire. E che dire della maggior parte dei giovani che con quei piumoni evocano la sagoma di Neil Armstrong nel primo allunaggio del 1969? Mancano i moon boot, ma l'effetto è moon look.

2 - CA-NASA: SECURE NATIONAL.
Se il Nasa-tailoring è dunque un'attitudine, gli stilisti lo evolvono ulteriormente. Anche per rispondere al gusto sempre più diffuso per la tecnologia che, in un trionfo di iPod e iPhone, influenza con il suo stile metallico l'estetica della moda. Così, se Dolce&Gabbana dedicano la loro collezione a 2001 Odissea nello spazio, Ennio Capasa nella sua linea Costume National, usa la seta lucida e coibentata o la bava serica specchiata per donare un riflesso avveniristico ai suoi capi nel più elegante dei tessuti.

Insomma, da Capasa a Ca-Nasa. Anche perché, tutto è staccabile, scomponibile, ricomponibile per un clima - anche lui - senza più regole. Mentre, l'interno dei parka è attrezzato con nuovi cuscinetti che preservano una delle parti fisiche più pressate dalle fatiche e dallo stress. Ad enfatizzare il tono futuribile della collezione, il passamontagna da Uomo Ragno. Iperbole apparente che, tuttavia, ha anch'essa un riscontro funzionale nella realtà: la difesa dalle poveri sottili. Secure National.

3 - VERSACE: VETO DI CASTITA'.
Dal rock al clero? Donatella Versace, in vena di spiritualità, ripulisce il suo uomo da ogni orpello, sino a trasformarlo in un clergyman. Ma siccome la stilista è "una donna e non è una santa", il suo "pio uomo" non è padre Mariano (pace e bene a tutti!) ma resta pur sempre un maschio sexy con abiti neri guru ben tagliati sul corpo e scarpe di vernice. Per non parlare dei tessuti: l'esatto contrario del voto di povertà, nei quali è filato persino l'argento vero.
Dovendo proprio fare dei paragoni ecclesiastici, Versace cita "padre Georg", l'avvenente assistente del papa "coi sensi sani". Mentre, la giornalista maliziosa, le suggerisce Uccelli di rovo con il conturbante padre Ralph. Il veto di castità è, dunque, scongiurato.

Fra l'altro, ad eccezione di alcune camicie bianche con il colletto guru e di certi capi spalla di questa foggia, il resto della collezione sempre profilata di vernice, si illumina con tagli di applicazioni in materiali fluo che alludono al costruttivismo di Malevich. Oppure, assume toni militari nei modelli in panno un po' infeltrito e bronzato. Sicché, la conversione religiosa resta soprattutto una fede molto mediatica in cui credere ciecamente.
Con quale coraggio, allora, si può chiedere a Donatella se è un po' bigotta? "Io? - replica stupita la stilista -. Ma se sono favorevole anche ai pacs... E poi la spiritualità non è religione. E a me interessa la prima. Anche per sancire la fine di un uomo palestrato con orpelli inutili e l'avvento di un nuova generazione maschile. Che resti umana. Voglio un uomo, non un robot".



4 - KRIZIA E LE AKKOPPIATE KREATIVE: "LA MODA NASCE A LETTO".
Ki l'ha vista sogghigna, ma nessuno ha il koraggio di chiederle ulteriori delucidazioni. Nella puntata di Magazine sul Due, (Rai due) alla domanda di Antonello Aglioti sul presunto spionaggio di idee tra le maison, Krizia ha replicato con una sorprendente teoria. "Gli stilisti sono omosessuali - ha detto, in sintesi Mariuccia Mandelli - si vede che tra le lenzuola si parlano anche di moda".

Ma a quali designer si riferiva la mitika kreatrice con la K? Una delle poche coppie dikiaratissime nel mondo della moda è quella di Dolce e Gabbana. Ma è possibile che Dolce kopiasse Gabbana o Gabbana kopiasse Dolce? Non vogliamo immaginare altre akkoppiate... In una storia che farebbe passare dalle lenzuola le idee dei vestiti, in una sorta di stilistopoli.
Certo, il fatto che Krizia sia acclaratamente estranea a questi movimenti di letti, dove si partorirebbero le tendenze, può spiegare molte kose sullo stile della kreatrice...

5 - GIGLI E LA PATACCA-FISICA.
Ci risiamo: Romeo Gigli è di nuovo per vie legali con il gruppo Mood che ha rilevato la licenza della sua griffe, affidandone la direzione artistica a Gentucca Bini. Certo, non deve essere simpatico veder sfilare una linea disegnata da altri col proprio nome e per giunta in una scenografia curata da Dario Fo che ha già suscitato molto scalpore. A Gigli, probabilmente, sarebbe piaciuto anche essere figlio dei genitori di Gentucca Bini, lui che cresciuto in un casello di Castel Bolognese, ha sempre fantasticato di bibliofilia. A casa di questa stilista, figlia dell'architetto Stefano Bini, non si contano le opere d'arte e i cimeli di Bay, Manzoni, Rotella. "Tutti amici di famiglia", dice il padre patafisico.

Ma tant'è. Se si fa presente a Pierluigi Mancinelli, amministratore unico della Mood, l'imbarazzo di veder sfilare Gigli senza Gigli, lui replica con rammarico e racconta un'ennesima storia di incomprensioni con lo stilista. "Subito dopo aver rilevato la licenza - dice - abbiamo interpellato Gigli per fargli disegnare le collezioni. Per tutta risposta, lui ha chiesto un incontro dagli avvocati. Un po' stupiti per l'approccio poco cordiale, ci siamo comunque presentati all'appuntamento. Il commercialista di Gigli ci ha subito manifestato la disastrosa situazione finanziaria. Ognuno ha fatto le proprie proposte. Poi Gigli non si è più fatto vivo. E dopo qualche mese è partita la sua azione legale". Patafisico o patacca-fisico?

P.S. ROMEO NEL FRATTEMPO...
...intanto Romeo Gigli è stato ingaggiato da Riva, marchio dello storico motoscafo Aquarama, per disegnarne la collezione presentata a Pitti. Alla manifestazione fiorentina, tuttavia, lo stilista non si è visto.

6 - VIVIENNE: L'ORBITA SULLE SFERE.
Chi si aspettava il peep show annunciato dall'invito, è rimasto deluso. Vivienne Westwood ha offerto una collezione sartoriale col cavallo basso. E a ogni ospite, un tanga in omaggio con la sua tipica orbita stampata proprio sulle "sfere".

7 - SIBILLA: FAT TON.
Sibilla della Gherardesca, nota dispensatrice di bon ton, ad un evento istituzionale ha accolto una giornalista, dicendole: "però staresti bene con 20 chili di meno". E' vero, Non si dice "piacere", come recita il volume della nobildonna (ed. Sperling & Kupfer, 2000). Ma anche rimarcare il sovrappeso è fat ton.


Dagospia 15 Gennaio 2007