"CANNIBAL" DE LAURENTIIS E LA CENSURA ANTIDEMOCRATICA - RICICCIA LA QUAGLIA FISICHELLA, AL CUI CONFRONTO LUXURIA SEMBRA UN LUMINOSO ESEMPIO DI UNIVOCITÀ - CHE MONTALBANO ARRESTI CAMILLERI E IL SUO ITALIANO CARAVAGGESCO.
1 - ANIMALESCHI E CANNIBALI.
Massimo Gramellini per "La Stampa"
Siamo nelle mani di persone come Aurelio De Laurentiis, il produttore cinematografico che ha fatto fortuna vellicando le nostre pulsioni più basse: volgarità e paura. Dopo la consueta pellicola natalizia a uso dei trucidi, ecco planare nelle nostre vite l'educazione sentimentale del giovane Hannibal the Cannibal, fra bimbe cucinate in pentola e spiedini di carne umana. In attesa di capire se l'Italia vieterà il film ai bambini o almeno agli adulti, fra le due categorie di spettatori sicuramente la più impressionabile, il prode Aurelio si erge ad apostolo della libertà di pensiero: «La censura è antidemocratica, sta alla sensibilità di un genitore vegliare su quello che un figlio va a vedere. Non si possono mettere al mondo bambini in modo animalesco, senza poi curarsi di quello che fanno».
Come pistolotto libertario e responsabilizzante è davvero splendido. Io confeziono e strombazzo su tutte le tv una storia truculenta allo scopo di attirare al cinema i ragazzini, gli unici a vivere questo genere di pellicole come un rito di iniziazione, indispensabile per acquisire la patente di «grandi». Poi però sta ai genitori essere meno animaleschi del mio film e vigilare affinché i figli se ne tengano alla larga. Come se madri e padri, anche grazie ai guasti combinati negli ultimi anni da simili ragionamenti, avessero ancora il potere di controllare le scelte degli adolescenti. I quali non ascoltano né i genitori né i professori, ma il gruppo di coetanei di cui ambiscono a far parte, a sua volta condizionato proprio dalla pubblicità pagata da De Laurentiis.
2 - L'UNIVOCO FISICHELLA.
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"
Era stato zitto dall'inizio della legislatura. Aveva scelto il silenzio fino a ieri, quando lo ha rotto, d'improvviso, dopo aver deciso di astenersi sulla famosa mozione dei quattro cantoni, altro che bipolare, con cui l'opposizione ha sostenuto il governo e il governo per ripicca ha sostenuto l'opposizione. Ma è stato un piacere risentire la voce del senatore Domenico Fisichella, vale a dire dell'unico monarchico al mondo capace di passare da destra a sinistra per aver licenziato un omosessuale in quanto omosessuale. E' stato un piacere leggerne l'intervista sul Corriere della Sera. Fisichella che denuncia le divisioni interne ai partiti, Fisichella che sottolinea il degrado della politica, Fisichella che ribadisce la propria autonomia e la propria proverbiale indipendenza, già un Fisichella così lascia sperare che non tutto sia perduto. Ma quando denuncia, definendosi tuttora un uomo di destra moderata: "La realtà è preoccupante. Non è normale che un governo di centrosinistra sia sostenuto da una maggioranza di centrodestra", allora è semplicemente meraviglioso. L'onorevole Luxuria sembra, al confronto, un luminoso esempio di univocità.
3 - MONTALBANO ARRESTI CAMILLERI.
Riccardo Chiaberge per il "Domenicale" de "Il Sole 24 Ore"
Il nuovo delitto sul quale dovrà indagare il commissario Montalbano è quello commesso dal suo creatore, Andrea Camilleri, con il libro che sta per uscire da Mondadori: "Il colore del sole", un romanzo storico sulla fuga a Malta e in Sicilia di Caravaggio, condannato a morte per omicidio. Centodieci pagine, di cui una buona parte in italiano seicentesco di cui vi offriamo qualche assaggio: «Ho comenzato a lavorare a la Decollazione del Battista (chissà come la prenderà il vicedirettore del Corriere, ndr)... Per me non havvi differenzia alcuna tra la notte e lo jorno...». «Fra' Raffaele, dopo avermi veduto in atto di dipignere lo muro del carzaro...» «Mentre io quasi isveniva per lo stupore elli rivelommi... che non può esser nomato cavaliero chi d'omicidio erasi macchiato» . «Hodie, a veder la scopritura... lo Gran Maestro chinossi ver me e sussurrommi...». «Lo sangue fuoriescito da lo Battista... » (ancora Pigi?).
Ma è tutto scritto in questa maniera, il libro? Tranquilli, non tutto. «La parte iniziale - osserva un estatico Roberto Cotroneo che lo intervista per "Panorama" - è molto lineare e in un italiano moderno». E Camilleri: «Più che lineare direi ovvia, anzi di un ovvio ributtante. Ma quello è un fatto di teatro, è la ricostruzione di un linguaggio abituale, piatto, non sciatto, però. In modo da avere poi la botta che ti arriva con la seconda parte del libro». Botta? Che bisogno c'è di una botta finale? Il disgraziato lettore non è già abbastanza tramortito da tutti quegli hodie, quegli havvi e quei rivelommi? Prima ch'elli giugna alla seconda parte sarà come minimo isvenuto.
«Quando non scrivo di Montalbano - confida Camilleri a Cotroneo - mi sento libero. È come una fuga d'amore». Libero, speriamo, ancora per poco. Proprio come il pittore maledetto, anche lui è braccato. Ma non dalle guardie del Papa e dai Cavalieri di Malta: dai lettori imbufaliti che ormai gli preferiscono il sosia Fiorello e chiedono a gran voce: «Commissario, arresti Camilleri!».
Dagospia 05 Febbraio 2007
Massimo Gramellini per "La Stampa"
Siamo nelle mani di persone come Aurelio De Laurentiis, il produttore cinematografico che ha fatto fortuna vellicando le nostre pulsioni più basse: volgarità e paura. Dopo la consueta pellicola natalizia a uso dei trucidi, ecco planare nelle nostre vite l'educazione sentimentale del giovane Hannibal the Cannibal, fra bimbe cucinate in pentola e spiedini di carne umana. In attesa di capire se l'Italia vieterà il film ai bambini o almeno agli adulti, fra le due categorie di spettatori sicuramente la più impressionabile, il prode Aurelio si erge ad apostolo della libertà di pensiero: «La censura è antidemocratica, sta alla sensibilità di un genitore vegliare su quello che un figlio va a vedere. Non si possono mettere al mondo bambini in modo animalesco, senza poi curarsi di quello che fanno».
Come pistolotto libertario e responsabilizzante è davvero splendido. Io confeziono e strombazzo su tutte le tv una storia truculenta allo scopo di attirare al cinema i ragazzini, gli unici a vivere questo genere di pellicole come un rito di iniziazione, indispensabile per acquisire la patente di «grandi». Poi però sta ai genitori essere meno animaleschi del mio film e vigilare affinché i figli se ne tengano alla larga. Come se madri e padri, anche grazie ai guasti combinati negli ultimi anni da simili ragionamenti, avessero ancora il potere di controllare le scelte degli adolescenti. I quali non ascoltano né i genitori né i professori, ma il gruppo di coetanei di cui ambiscono a far parte, a sua volta condizionato proprio dalla pubblicità pagata da De Laurentiis.
2 - L'UNIVOCO FISICHELLA.
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"
Era stato zitto dall'inizio della legislatura. Aveva scelto il silenzio fino a ieri, quando lo ha rotto, d'improvviso, dopo aver deciso di astenersi sulla famosa mozione dei quattro cantoni, altro che bipolare, con cui l'opposizione ha sostenuto il governo e il governo per ripicca ha sostenuto l'opposizione. Ma è stato un piacere risentire la voce del senatore Domenico Fisichella, vale a dire dell'unico monarchico al mondo capace di passare da destra a sinistra per aver licenziato un omosessuale in quanto omosessuale. E' stato un piacere leggerne l'intervista sul Corriere della Sera. Fisichella che denuncia le divisioni interne ai partiti, Fisichella che sottolinea il degrado della politica, Fisichella che ribadisce la propria autonomia e la propria proverbiale indipendenza, già un Fisichella così lascia sperare che non tutto sia perduto. Ma quando denuncia, definendosi tuttora un uomo di destra moderata: "La realtà è preoccupante. Non è normale che un governo di centrosinistra sia sostenuto da una maggioranza di centrodestra", allora è semplicemente meraviglioso. L'onorevole Luxuria sembra, al confronto, un luminoso esempio di univocità.
3 - MONTALBANO ARRESTI CAMILLERI.
Riccardo Chiaberge per il "Domenicale" de "Il Sole 24 Ore"
Il nuovo delitto sul quale dovrà indagare il commissario Montalbano è quello commesso dal suo creatore, Andrea Camilleri, con il libro che sta per uscire da Mondadori: "Il colore del sole", un romanzo storico sulla fuga a Malta e in Sicilia di Caravaggio, condannato a morte per omicidio. Centodieci pagine, di cui una buona parte in italiano seicentesco di cui vi offriamo qualche assaggio: «Ho comenzato a lavorare a la Decollazione del Battista (chissà come la prenderà il vicedirettore del Corriere, ndr)... Per me non havvi differenzia alcuna tra la notte e lo jorno...». «Fra' Raffaele, dopo avermi veduto in atto di dipignere lo muro del carzaro...» «Mentre io quasi isveniva per lo stupore elli rivelommi... che non può esser nomato cavaliero chi d'omicidio erasi macchiato» . «Hodie, a veder la scopritura... lo Gran Maestro chinossi ver me e sussurrommi...». «Lo sangue fuoriescito da lo Battista... » (ancora Pigi?).
Ma è tutto scritto in questa maniera, il libro? Tranquilli, non tutto. «La parte iniziale - osserva un estatico Roberto Cotroneo che lo intervista per "Panorama" - è molto lineare e in un italiano moderno». E Camilleri: «Più che lineare direi ovvia, anzi di un ovvio ributtante. Ma quello è un fatto di teatro, è la ricostruzione di un linguaggio abituale, piatto, non sciatto, però. In modo da avere poi la botta che ti arriva con la seconda parte del libro». Botta? Che bisogno c'è di una botta finale? Il disgraziato lettore non è già abbastanza tramortito da tutti quegli hodie, quegli havvi e quei rivelommi? Prima ch'elli giugna alla seconda parte sarà come minimo isvenuto.
«Quando non scrivo di Montalbano - confida Camilleri a Cotroneo - mi sento libero. È come una fuga d'amore». Libero, speriamo, ancora per poco. Proprio come il pittore maledetto, anche lui è braccato. Ma non dalle guardie del Papa e dai Cavalieri di Malta: dai lettori imbufaliti che ormai gli preferiscono il sosia Fiorello e chiedono a gran voce: «Commissario, arresti Camilleri!».
Dagospia 05 Febbraio 2007